La Piazza

effetto serra
Messaggio del 03-12-2007 alle ore 17:54:47
Qui di seguito l'articolo con le esternazioni del Prof. Christy.

Il Nobel ci ripensa: "L'effetto serra? Un bluff"
articolo di Nino Materi - domenica 04 novembre 2007.

Il professor Christy restituisce il premio e attacca i suoi colleghi:
"Nessuna apocalisse". Lo scienziato americano: "L'uomo non ha alcuna
responsabilità sugli aumenti di temperatura che stiamo registrando"
«L'effetto serra è un bluff»; «Il pianeta non si sta riscaldando»; «I
ghiacciai non si stanno sciogliendo»; «Le previsioni meteo sono
inattendibili»; «La colpa dell'inquinamento non è dell'uomo». Firmato,
professor John R. Christy, direttore dell'Earth System Science Center
dell'Università dell'Alabama. Un colpo mortale per i professionisti della
«difesa della Terra» che, sui fantasmi dell'emergenza ambientale, hanno
costruito le fortune politiche ed economiche.
Ma ora il professor Christy ci ha ripensato, diventando il primo Nobel
«pentito». Una circostanza che, se da una parte lo farà entrare nella
storia, dall'altra lo ha reso inviso ai suoi colleghi dell'Ipcc
(Intergovernmental Panel on Climate Change), la commissione Onu premiata
dall'Accademia di Svezia insieme con Al Gore per avere denunciato i rischi
di un'«apocalisse» prossima ventura, effetto dell'incombente global warming.
Così il professor Christy ha deciso di fare outing. Dalla prima pagina del
Wall Street Journal, il suo dietrofront ha gettato nello sconforto le folte
schiere dei catastrofisti planetari. Christy il Nobel non l'ha vinto da solo
ma grazie al lavoro di squadra dell'Ipcc di cui è un illustre componente: un
organismo composto da un migliaio di cervelloni internazionali,
determinatissimi nel sostenere che l'uomo sta andando dritto verso il
baratro.
Le conclusioni a cui è giunto l'Ipcc non collimano però esattamente con le
teoria di Christy. Di qui la clamorosa decisione dello scienziato americano:
restituire la «sua» quota di Nobel ai parrucconi della commissione
norvegese. Non si tratta di un capriccio, anzi le motivazioni sono
serissime: «Sono certo che la maggior parte dei miei colleghi all'Ipcc
storcerà la bocca ma non vedo né una catastrofe imminente né la "pistola
fumante" che provi la responsabilità inequivocabile dell'uomo per gli
aumenti di temperatura che registriamo. Al contrario; quel che si vede sono
attivisti e, purtroppo, scienziati pronti a saltare a conclusioni affrettate
e ad attribuire qualsiasi anomalia climatica alla fantomatica apocalisse da
global warming prossima ventura. Presentare qualsiasi fenomeno conseguente
come il risultato dell'attività umana probabilmente li fa sentire più a loro
agio».
«Forse la tendenza a dare la colpa di tutto all'uomo è dovuta al fatto che
non abbiamo visto di cosa fosse capace il nostro clima prima che l'uomo
facesse la sua comparsa sulla Terra - dichiara Christy sul Wall Street
Journal -. In realtà il livello dei mari cresce e diminuisce da sempre. La
calotta artica si è sciolta altre volte». E poi: «In un recente reportage
della Cnn sul "pianeta in pericolo" non si fa altro che parlare dello
scioglimento dei ghiacci artici. Non si dice nulla, però, di quelli
dell'Antartico, dove il mese scorso è stato raggiunto il massimo storico di
congelamento dei mari». Un perpetuarsi di luoghi comuni che comporta un
enorme spreco di risorse economiche: «Se anche riducessimo della metà le
emissioni degli Stati Uniti, entro il 2020 le temperature scenderebbero in
misura infinitesimale. Quel che spendiamo per ridurre così marginalmente il
global warming porterebbe benefici da 50 a 200 volte superiori se ci
concentrassimo sulla sanità, la prevenzione dell'Aids e la depurazione delle
acque del continente africano».
Del resto Christy è in buona compagnia. Anche Tim Ball infatti, professore
di Geografia dell'Università di Winnipeg, è convinto che «il riscaldamento
globale - ammesso che esista - non è causato dalle attività umane, ma è un
fenomeno naturale». A smentire le responsabilità della «società dei consumi»
sono pure gli studi di Patrick Michaels, professore dell'Università della
Virginia, Dipartimento di Scienze Ambientali: «Nel periodo tra 1905 e 1940,
in cui il mondo occidentale viveva le guerre e le crisi economiche con un
arretramento dello sviluppo industriale e quindi con miseria, povertà e
poche attività umane nei confronti dell'ambiente, la temperatura mondiale è
aumentata notevolmente. Invece tra 1940 e 1975, periodo di boom economico
con lo sviluppo industriale più importante di sempre, la temperatura è
diminuita».
Infine - a proposito dell'autorevolezza dell'Ipcc - va segnalata
l'annotazione del professor Paul Reiter: «Si crede che all'interno dell'Ipcc
operino i migliori studiosi del pianeta che l'Onu ha messo insieme per
studiare il clima. In realtà, spulciando i curricula, si scopre che
moltissimi di loro no scienziati».
Messaggio del 03-12-2007 alle ore 17:45:35
Qualcosa comincia a muoversi... finalmente... Sulla strada della
conoscenza...


l'IPCC, il famigerato organo intergovernativo sul controllo del clima, si
ficca nell'ennesimo scandalo. Infatti la falla prodotta da alcuni
scienziati, quelli con una dignità, continua ad ingrandirsi ribellandosi
alla politica imposta dall'alto che li vuole costringere ad appoggiare
determinate teorie e a nasconderne altre.

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