Messaggio del 21-04-2004 alle ore 14:46:20
E se la persona in questione trovasse nel dover partire per l'Iraq un modo per dire e per fare qualcosa in qualche modo contro quello scempio?
E se la persona in questione si sentisse ad un bivio e seppur divisa dal "tenere in maniera incredibile" alla persona che le dice di restare, troverebbe nel partire la ragione per essere se stessa??
Messaggio del 21-04-2004 alle ore 14:52:03
be io ho un amico in iraq....siamo grandi amici niente di più ma tengo comunque a lui...è brutto perchè vivi un po con il terrore ma è partito volontarioe cercare di soffocare le sue scelte di vita nn va bene anche se i teniamo tanto..io voglio il suo bene ma se lui vede questa esperienza come qualcosa per crescere be sia io che la ragazza che i famigliari nn siamo riusciti a impedirglielo...non so quale sia la tua situazione...però diglio ciò che pensi senza imporgli nulla
Messaggio del 21-04-2004 alle ore 17:03:57
Se va in Iraq senza armi, non per lavorare per le Multinazionali americane, ma con qualche associazione che aiuta la popolazione (Medici senza Frontiere, Un Ponte Per ... ecc) Dovresti essere contento per lei. Le scelte altrui vanno sempre rispettate e una scelta di questo tipo cambia l'esistenza a chi la vive. Te lo dico perchè io ho fatto questa scelta partendo per la Palestina come volontaria. Tornando non sei più come prima, dentro cambiano un sacco di cose. Il "problema" è che poi non ti puoi più fermare. Quando si vede il "mondo capovolto" (come definisco io i paesi in guerra) poi devi sempre ripartire, diventa un bisogno impellente. Se a una persona ci tieni accetti cmq, questa scelta.
Messaggio del 21-04-2004 alle ore 19:31:38
infatti si ariel.....anche io..se proprio nn può o nn vuole fare a meno di partire... parto insieme a lui...