La Piazza
E fu così che gett� la maschera...
Messaggio del 13-07-2004 alle ore 10:55:48
IL COMMENTO
La minaccia
del Cavaliere
di CURZIO MALTESE
" Se vai avanti, ti scateno contro le mie televisioni". Nella minaccia rivolta l'altra notte dal premier al ribelle Follini c'è tutta la miseria e il senso di pericolo che accompagna l'inesorabile declino di Berlusconi. Neppure il più acceso e caricaturale anti berlusconismo avrebbe potuto figurarsi una versione più penosa e ricattatoria del Cavaliere che, messo alle strette, agita il manganello mediatico contro un alleato davanti al gran consiglio al completo di leader, ministri e faccendieri vari. È chiaro che uno così è capace di qualsiasi cosa pur di rimanere al potere. Più che da basso impero, è una scena da impero basso, infimo e un po' ridicolo.
La minaccia di Berlusconi, che nelle intenzioni sarebbe l'" arma fine di mondo" di uno Stranamore della Brianza, offende in un colpo solo una montagna di persone, cose e istituzioni, come spesso accade all'autore quando non c'è pronto un Letta o un Confalonieri per farlo sembrare civile. È un'offesa anzitutto per chi la pronuncia, nel caso in cui qualcuno credesse ancora alla favola del Berlusconi statista che da tre anni finge di voler regolare il suo conflitto d'interessi. Era un'offesa ai presenti, la trentina o quarantina di illustri convitati ai tre tavoli della trattativa, che per l'occasione si sono ridotti col silenzio al ruolo di falsi spettatori al gioco delle tre tavolette. È o sarebbe anche un'offesa alle migliaia di giornalisti e mezzibusti a libro paga del premier, i quali tuttavia sono di schiena flessibile e modesto orgoglio professionale.
In genere i padroni scatenano i cani e non i giornalisti, anche se in Italia statisticamente è più frequente il contrario e infatti i cani che mordono fanno sempre notizia. L'ultima offesa è all'intelligenza degli italiani, già parecchio vilipesa dal premier.
Perfino il popolo più teledipendente della terra potrebbe avere reazioni imprevedibili, cioè sensate, a una martellante campagna contro il povero Follini. I precedenti non mancano. Bossi e la Lega uscirono dal pestaggio televisivo delle reti berlusconiane, dopo il ribaltone del '94, con il record assoluto di voti, oltre il 10 per cento. Gruber e Santoro, fra i bersagli preferiti della muta giornalistica berlusconiana, sono stati appena eletti a furor di popolo con una milionata o quasi di preferenze personali. Perché dunque porre limiti alla provvidenza e non immaginare un Follini beneficiato dalla persecuzione televisiva, almeno quanto l'ultimo Berlusconi è stato danneggiato dal noioso servilismo dei mezzibusti?
Ma al di là degli effetti concreti che avrà , il prevedibile quanto disperato ricatto ci rivela quanto il grande Berlusconi si senta minacciato dal piccolo Follini. È la prima volta che un altro leader lo sfida su un terreno che per dieci anni era stato il suo, quello del senso comune. Nella nebbia mediatica sparsa ad arte sulle richieste dei centristi, fatti passare per cacciatori di poltrone, al cittadino medio arrivano in ogni caso un paio di messaggi destabilizzanti per la maggioranza.
Il primo messaggio è che Follini chiede cose di semplice buon senso, condivise da buona parte dell'opinione pubblica, perfino oltre l'appartenenza politica. La revisione di una devolution che non piace e non interessa a nessuno, la nomina di un vero ministro dell'Economia in tempi di vera crisi, un minimo di pluralismo in una Rai schifosamente censoria e servile.
Se si tenessero su questi tre temi altrettanti referendum, invece dei tavoli romani, le tesi di Follini vincerebbero a larghissima maggioranza. E forse, di questo passo, vincerà anche la quarta proposta. Il ritorno al proporzionale con lo sbarramento 5 per cento, al posto del pasticcio maggioritario all'italiana, con i suoi venti partitini.
È la nuova capacità dei centristi d'intercettare il senso comune a rendere possibile la sfida di Davide a Golia. Un talento che l'ultimo Berlusconi, perso in un sogno monarchico, non ha più. Prima l'aveva e sapeva combinarla in maniera mirabile con lo strapotere televisivo. Era questo il segreto del carisma di Berlusconi, che non è mai stato un carisma classico, nel senso weberiano, in certo modo da super uomo. Piuttosto il carisma del " mi consenta", ovvero quello permesso all'epoca della massificazione televisiva, che scaturisce dall'identificazione di molti in uno. L'ultimo Berlusconi non permette a nessuno d'identificarsi nel suo delirio egocentrico. Gli è rimasto soltanto lo strapotere televisivo, slegato dal senso comune, usato come puro privilegio. E' soltanto un padrone che urla " lei non sa chi sono io!". Viene voglia di rispondere: " Magari". Tutti siamo costretti da troppo tempo a sapere chi è. Ma la sua onnipresenza è ormai un'arma spuntata come l'eterna minaccia di elezioni anticipate.
Al posto di Follini chiunque non abbia sangue democristiano nelle vene si sarebbe alzato alla minaccia di Berlusconi e se ne sarebbe andato. Lui ha sgranato lo sguardo da Harry Potter sulla piazzata del capo, meravigliato ma calmo.
Avrà magari calcolato la vera convenienza. È il tipo di reazione da scuola politica che un padrone non s'aspetta, quella che lo disarma e lo inchioda al rito doroteo della verifica, giorno dopo giorno, notte dopo notte, in un gioco dove non è più prevista la figura mitica del vincente.
Repubblica (13 luglio 2004)
IL COMMENTO
La minaccia
del Cavaliere
di CURZIO MALTESE
" Se vai avanti, ti scateno contro le mie televisioni". Nella minaccia rivolta l'altra notte dal premier al ribelle Follini c'è tutta la miseria e il senso di pericolo che accompagna l'inesorabile declino di Berlusconi. Neppure il più acceso e caricaturale anti berlusconismo avrebbe potuto figurarsi una versione più penosa e ricattatoria del Cavaliere che, messo alle strette, agita il manganello mediatico contro un alleato davanti al gran consiglio al completo di leader, ministri e faccendieri vari. È chiaro che uno così è capace di qualsiasi cosa pur di rimanere al potere. Più che da basso impero, è una scena da impero basso, infimo e un po' ridicolo.
La minaccia di Berlusconi, che nelle intenzioni sarebbe l'" arma fine di mondo" di uno Stranamore della Brianza, offende in un colpo solo una montagna di persone, cose e istituzioni, come spesso accade all'autore quando non c'è pronto un Letta o un Confalonieri per farlo sembrare civile. È un'offesa anzitutto per chi la pronuncia, nel caso in cui qualcuno credesse ancora alla favola del Berlusconi statista che da tre anni finge di voler regolare il suo conflitto d'interessi. Era un'offesa ai presenti, la trentina o quarantina di illustri convitati ai tre tavoli della trattativa, che per l'occasione si sono ridotti col silenzio al ruolo di falsi spettatori al gioco delle tre tavolette. È o sarebbe anche un'offesa alle migliaia di giornalisti e mezzibusti a libro paga del premier, i quali tuttavia sono di schiena flessibile e modesto orgoglio professionale.
In genere i padroni scatenano i cani e non i giornalisti, anche se in Italia statisticamente è più frequente il contrario e infatti i cani che mordono fanno sempre notizia. L'ultima offesa è all'intelligenza degli italiani, già parecchio vilipesa dal premier.
Perfino il popolo più teledipendente della terra potrebbe avere reazioni imprevedibili, cioè sensate, a una martellante campagna contro il povero Follini. I precedenti non mancano. Bossi e la Lega uscirono dal pestaggio televisivo delle reti berlusconiane, dopo il ribaltone del '94, con il record assoluto di voti, oltre il 10 per cento. Gruber e Santoro, fra i bersagli preferiti della muta giornalistica berlusconiana, sono stati appena eletti a furor di popolo con una milionata o quasi di preferenze personali. Perché dunque porre limiti alla provvidenza e non immaginare un Follini beneficiato dalla persecuzione televisiva, almeno quanto l'ultimo Berlusconi è stato danneggiato dal noioso servilismo dei mezzibusti?
Ma al di là degli effetti concreti che avrà , il prevedibile quanto disperato ricatto ci rivela quanto il grande Berlusconi si senta minacciato dal piccolo Follini. È la prima volta che un altro leader lo sfida su un terreno che per dieci anni era stato il suo, quello del senso comune. Nella nebbia mediatica sparsa ad arte sulle richieste dei centristi, fatti passare per cacciatori di poltrone, al cittadino medio arrivano in ogni caso un paio di messaggi destabilizzanti per la maggioranza.
Il primo messaggio è che Follini chiede cose di semplice buon senso, condivise da buona parte dell'opinione pubblica, perfino oltre l'appartenenza politica. La revisione di una devolution che non piace e non interessa a nessuno, la nomina di un vero ministro dell'Economia in tempi di vera crisi, un minimo di pluralismo in una Rai schifosamente censoria e servile.
Se si tenessero su questi tre temi altrettanti referendum, invece dei tavoli romani, le tesi di Follini vincerebbero a larghissima maggioranza. E forse, di questo passo, vincerà anche la quarta proposta. Il ritorno al proporzionale con lo sbarramento 5 per cento, al posto del pasticcio maggioritario all'italiana, con i suoi venti partitini.
È la nuova capacità dei centristi d'intercettare il senso comune a rendere possibile la sfida di Davide a Golia. Un talento che l'ultimo Berlusconi, perso in un sogno monarchico, non ha più. Prima l'aveva e sapeva combinarla in maniera mirabile con lo strapotere televisivo. Era questo il segreto del carisma di Berlusconi, che non è mai stato un carisma classico, nel senso weberiano, in certo modo da super uomo. Piuttosto il carisma del " mi consenta", ovvero quello permesso all'epoca della massificazione televisiva, che scaturisce dall'identificazione di molti in uno. L'ultimo Berlusconi non permette a nessuno d'identificarsi nel suo delirio egocentrico. Gli è rimasto soltanto lo strapotere televisivo, slegato dal senso comune, usato come puro privilegio. E' soltanto un padrone che urla " lei non sa chi sono io!". Viene voglia di rispondere: " Magari". Tutti siamo costretti da troppo tempo a sapere chi è. Ma la sua onnipresenza è ormai un'arma spuntata come l'eterna minaccia di elezioni anticipate.
Al posto di Follini chiunque non abbia sangue democristiano nelle vene si sarebbe alzato alla minaccia di Berlusconi e se ne sarebbe andato. Lui ha sgranato lo sguardo da Harry Potter sulla piazzata del capo, meravigliato ma calmo.
Avrà magari calcolato la vera convenienza. È il tipo di reazione da scuola politica che un padrone non s'aspetta, quella che lo disarma e lo inchioda al rito doroteo della verifica, giorno dopo giorno, notte dopo notte, in un gioco dove non è più prevista la figura mitica del vincente.
Repubblica (13 luglio 2004)
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 17:12:28
ma quelle non sono minacce? alla faccia della libertà d'informazione...
ma quelle non sono minacce? alla faccia della libertà d'informazione...
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 12:22:57
già fatto
già fatto
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 12:17:58
che ridere!leggiti "dalla folla fischi al cavaliere"
per me è un comico!nemmeno fantozzi me l'immagino in una scena del genere
che ridere!leggiti "dalla folla fischi al cavaliere"
per me è un comico!nemmeno fantozzi me l'immagino in una scena del genere
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 11:52:54
pe santa niend mo li vaie accattà !è di oggi?
pe santa niend mo li vaie accattà !è di oggi?
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 11:44:55
"Ti scateno contro le mie tv"
ROMA - "Marco, continua così e vedrai come ti tratteranno nei prossimi giorni le mie televisioni... ". Il vertice della verità stava per trasformarsi nel vertice dell'addio. Lo scambio di battute tra Berlusconi e Follini è stato violentissimo e solo la mediazione di Gianni Letta ha fatto sì che la riunione andasse avanti...
...Così dopo il servizio del premier, ecco di nuovo la risposta di Follini: "Può darsi che sulle reti Rai abbia avuto qualche spazio, ma ti rendo noto di essere stato presente sulle reti Mediaset per 42 secondi in un mese". "Non dire sciocchezze - si scaglia ancora il Cavaliere - la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai".
A questo punto il botta e risposta si fa più serrato. Pochi argomenti e tante frasi secche e durissime. "Ci mancherebbe pure che mi attacchino", dice a muso duro il capo degli ex democristiani. "Eppure - taglia corto Berlusconi - se continui così te ne accorgerai".
da Repubblica
Alla faccia del pluralismo dell'informazione in Italia, ma il conflitto di interessi non era stato risolto ?
"Ti scateno contro le mie tv"
ROMA - "Marco, continua così e vedrai come ti tratteranno nei prossimi giorni le mie televisioni... ". Il vertice della verità stava per trasformarsi nel vertice dell'addio. Lo scambio di battute tra Berlusconi e Follini è stato violentissimo e solo la mediazione di Gianni Letta ha fatto sì che la riunione andasse avanti...
...Così dopo il servizio del premier, ecco di nuovo la risposta di Follini: "Può darsi che sulle reti Rai abbia avuto qualche spazio, ma ti rendo noto di essere stato presente sulle reti Mediaset per 42 secondi in un mese". "Non dire sciocchezze - si scaglia ancora il Cavaliere - la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai".
A questo punto il botta e risposta si fa più serrato. Pochi argomenti e tante frasi secche e durissime. "Ci mancherebbe pure che mi attacchino", dice a muso duro il capo degli ex democristiani. "Eppure - taglia corto Berlusconi - se continui così te ne accorgerai".
da Repubblica
Alla faccia del pluralismo dell'informazione in Italia, ma il conflitto di interessi non era stato risolto ?
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