La Piazza
Continenza
Messaggio del 30-03-2007 alle ore 02:09:22
Sei uno sciocchetto
Sei uno sciocchetto
Messaggio del 30-03-2007 alle ore 02:06:47
divertente aprire i post con i cloni e rispondere col nick originale. Mi sembri Norman Bates di Psyco
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Messaggio del 30-03-2007 alle ore 02:04:47
Parole molto sagge. Peccato abbiano poca eco tra i mortali.
Parole molto sagge. Peccato abbiano poca eco tra i mortali.
Messaggio del 29-03-2007 alle ore 03:14:50
Poiché è proprio dell'intelletto umano scoprire gl'invisibili legami che uniscono tutte le cose che cadono sotto la nostra osservazione, dobbiamo derivarne che l'esperienza non sia altro che l'accumulo delle scoperte fatte in relazione al mondo circostante e a noi stessi, in quanto solo attraverso l'opposizione naturale della nostra individualità con quanto ci circonda ed è in noi, siamo in grado di tracciare i confini della nostra coscienza; e attraverso la coscienza di noi e del mondo esterno, ogni essere umano deduce una legge cui deve conformarsi e piegare il proprio istinto affinché questo non ci induca in quelle spiacevoli condizioni in cui le nostre scelte passate ci hanno condotti e che costituiscono il fondo delle nostre delusioni e di ogni nostro rammarico.
La legge che ne deduciamo è una norma utile al raggiungimento di uno stato intimo che potremmo dire di felicità, ovvero quello stato che ci garantisce la maggiore protezione possibile dagli urti dell'esistenza. Infatti dobbiamo addebitare ogni stato di disagio a noi stessi, e riconoscerci autori delle nostre sofferenze che non si traducono in nulla se non nella frustrazione che ci viene inflitta dall'impossibilità di conseguire l'obiettivo che ci siamo prefissati avventatamente e senza considerare adeguatamente lo stato reale delle cose.
Tale legge deve dunque essere il modello cui il nostro animo, portatore intimo delle istanze della volontà, debba conformarsi affinché i nostri istinti siano guidati razionalmente e non fuggano precipitosamente dietro ogni ombra; la qual cosa non costituisce altro se non un continuo asservimento delle nostre forze alle illusioni, il cui svanimento porta con sé molteplici stati d'animo susseguentesi e caratterizzati dalla prostrazione cui ci inducono.
Deve essere dunque la continenza, una costante moderazione delle nostre ambizioni, delle nostre aspirazioni e dei nostri desideri, a dettare il governo delle nostre azioni, in via razionale. Ma ciò non deve costituire una mortificazione della nostra naturale tendenza, bensì un indirizzo realistico della nostra effettiva capacità d'azione, concorde con la nostra volontà, in armonia con la fattualità dei nostri intendimenti.
Sicché una riflessiva valutazione della realtà circostante, unita alla moderazione degl'impeti che muovono l'animo, ci renderà meno vulnerabili alle intemperie che scuotono quei piccoli vascelli che sono gli uomini; ma anzi, quanto più essi saranno ben governati, tanto più facilmente potranno conseguire quegli approdi ch'essi tanto anelano e si propongono, poiché meno energie saranno disperse nei folli rabbie alle quali spesso i mortali accordano più credito che ai buoni propositi.
Poiché è proprio dell'intelletto umano scoprire gl'invisibili legami che uniscono tutte le cose che cadono sotto la nostra osservazione, dobbiamo derivarne che l'esperienza non sia altro che l'accumulo delle scoperte fatte in relazione al mondo circostante e a noi stessi, in quanto solo attraverso l'opposizione naturale della nostra individualità con quanto ci circonda ed è in noi, siamo in grado di tracciare i confini della nostra coscienza; e attraverso la coscienza di noi e del mondo esterno, ogni essere umano deduce una legge cui deve conformarsi e piegare il proprio istinto affinché questo non ci induca in quelle spiacevoli condizioni in cui le nostre scelte passate ci hanno condotti e che costituiscono il fondo delle nostre delusioni e di ogni nostro rammarico.
La legge che ne deduciamo è una norma utile al raggiungimento di uno stato intimo che potremmo dire di felicità, ovvero quello stato che ci garantisce la maggiore protezione possibile dagli urti dell'esistenza. Infatti dobbiamo addebitare ogni stato di disagio a noi stessi, e riconoscerci autori delle nostre sofferenze che non si traducono in nulla se non nella frustrazione che ci viene inflitta dall'impossibilità di conseguire l'obiettivo che ci siamo prefissati avventatamente e senza considerare adeguatamente lo stato reale delle cose.
Tale legge deve dunque essere il modello cui il nostro animo, portatore intimo delle istanze della volontà, debba conformarsi affinché i nostri istinti siano guidati razionalmente e non fuggano precipitosamente dietro ogni ombra; la qual cosa non costituisce altro se non un continuo asservimento delle nostre forze alle illusioni, il cui svanimento porta con sé molteplici stati d'animo susseguentesi e caratterizzati dalla prostrazione cui ci inducono.
Deve essere dunque la continenza, una costante moderazione delle nostre ambizioni, delle nostre aspirazioni e dei nostri desideri, a dettare il governo delle nostre azioni, in via razionale. Ma ciò non deve costituire una mortificazione della nostra naturale tendenza, bensì un indirizzo realistico della nostra effettiva capacità d'azione, concorde con la nostra volontà, in armonia con la fattualità dei nostri intendimenti.
Sicché una riflessiva valutazione della realtà circostante, unita alla moderazione degl'impeti che muovono l'animo, ci renderà meno vulnerabili alle intemperie che scuotono quei piccoli vascelli che sono gli uomini; ma anzi, quanto più essi saranno ben governati, tanto più facilmente potranno conseguire quegli approdi ch'essi tanto anelano e si propongono, poiché meno energie saranno disperse nei folli rabbie alle quali spesso i mortali accordano più credito che ai buoni propositi.
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