La Piazza
COMPLOTTI COMPLOTTI SEMPRE COMPLOTT
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 09:42:42
Lo sapevate? Qualche minuto prima della strage di Londra, due agenti di Scotland Yard si sono recati presso l’ambasciata di Israele e hanno avvertito l’ex primo ministro di Gerusalemme Netanyahu, che si trovava là in riunione, di non uscire in strada. Non vi basta come teoria del complotto? Bene, allora sentite questa: come mai l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani si trovava a Londra il 7 luglio, come a Manhattan l’11 settembre? Tutte le prove del complotto sul sito www.ctrl.org , archivio di chi vede dietro ogni figura un’ombra e dietro ogni luce un buio: i complottisti. «L’umanità non resiste, un complotto per ogni evento. Ha paura di non spiegarsi quel che accade: meglio accettare che sottoterra ci sia una regia occulta. L’angoscia scatena la mania del complotto che finisce per tranquillizzarci»: in vacanza alla terme, di ritorno dal viaggio negli Usa dopo la traduzione americana del romanzo «La misteriosa fiamma della regina Loana», lo scrittore Umberto Eco ascolta, senza stupirsi, le ultime fole sulla politica segreta. Alla sindrome del complotto ha dedicato il suo secondo romanzo, «Il Pendolo di Foucault», storia dei tre redattori Belbo, Casaubon e Diotallevi, che a furia di inventare una fantomatica sedizione la vedono, tragicamente, prendere forma e forza. Concepito negli anni di piombo del terrorismo italiano, pubblicato nel 1988, il «Pendolo» dovrebbe fare giustizia di ogni tentazione dietrologica: «ma è inutile illudersi, mi indicano come il padre della reazione contro i complotti e invece è stato già il filosofo Karl Popper nel suo saggio "Congetture e confutazioni" tradotto dal Mulino, a riflettere sul bisogno che sembra innato nell’umanità di spiegarsi la realtà, non con la ragione e quel che abbiamo sotto gli occhi, ma con un segreto capro espiatorio. Tutto inutile».
La nuova stagione della «piovra nascosta» connette la strage di Londra alla presenza di un ex premier israeliano e un ex sindaco newyorkese: non sorridete, ancora oggi circola su Internet, ed è ripetuta ovunque, la storia che «nessun ebreo è morto l’11 settembre alle Torri Gemelle, perché lo spionaggio israeliano, il Mossad, avvisò tutti, uno per uno» (caddero invece almeno 300 ebrei, uomini e donne). Forse anche per questo il primo ministro britannico Tony Blair ha detto no alla commissione di inchiesta: perché cercare segreti, quando l’evidenza e la trasparenza sono l’antidoto migliore contro terrore e complicità?
«Provo a spiegare, da anni, che i soli complotti pericolosi sono quelli che diventano pubblici. Se un gruppo si affanna a tramare in segreto, e non veniamo mai a sapere di che cosa si occupa, è solo perché ha fallito, clamorosamente. I complotti che riescono affiorano dalla storia, prepotenti. Il golpe in Cile, i colpi di Stato in genere sono, sì, complotti, ma la loro importanza sta nell’essere arrivati nei libri di storia. Mi verrebbe da dire, occupiamoci di quel che conta, delle nostre vicende concrete, anziché inseguire fantasmi. Sono i dittatori che agitano spettri per distrarre l’opinione pubblica. I Protocolli dei Savi di Sion, il falso libello usato per calunniare gli ebrei, è stato venduto per decenni nelle bancarelle più sordide, ora lo si trova su Internet. Un bravissimo disegnatore l’ha denunciato in un suo libro a fumetti, si chiamava Will Eisner, è da poco scomparso e adesso il suo libro appare in italiano. L’odio seminato dai Protocolli è durato per decenni, eppure non si riesce mai a cancellare quelle falsità».
Come nascono le favole dei complotti? Come si propaga una storia come quella di Giuliani regista della strage, degli ebrei evacuati l’11 settembre? Eco usa il «teorema dell’ingorgo» per chiarire la genesi di tante falsità: «Sei chiuso in un ingorgo sull’autostrada, una macchina dietro l’altra, non ci si muove. Gli automobilisti cominciano a imprecare, colpa del ministro, colpa delle riparazioni non fatte, colpa dei Tir, colpa a tutti pur di non ammettere la verità, la "colpa" non è di nessuno, ci sono migliaia di auto in coda. Se gli automobilisti fossero rimasti in casa, niente ingorgo». «L’ingorgo mediatico», sfruttato dal terrorismo, colpisce dunque una debolezza tipica del nostro modo di reagire: «In Scozia era riunito il G-8. Doveva discutere di Africa, di aiuti ai Paesi poveri, i leader, per una volta, si davano da fare contro la miseria. Tutto cancellato dalle coscienze e dalle prime pagine: la strage domina. Non dovrebbe essere difficile analizzare che dunque ai terroristi dell’Africa non importa proprio nulla. Eppure non leggerai nessuna interpretazione in questo senso nei siti dei complotti, si va sempre in cerca del capro espiatorio».
«Il primo libro sulle trame è l’Iliade. Anziché spiegare la guerra tra Achei e Troiani con storiche ragioni, la rimanda alla rissa degli dei, colpa loro! Poi la colpa è stata dei cristiani che bruciano Roma, dei cavalieri Templari, i gesuiti attribuiscono la Rivoluzione francese a una manovra segreta dei massoni. Ricordiamoci del terrorismo italiano. Nacque la figura del Grande Vecchio perché, così si diceva, un pugno di trentenni inesperti non potevano certo progettare il rapimento e la morte di Aldo Moro. Bene, quando li hanno presi ci siamo accorti che erano proprio trentenni, il Piccolo Giovane aveva messo in crisi la Repubblica. Perché la teoria del complotto nasconde la realtà che pretende di illuminare. Se a 30 anni si può governare o dirigere un’azienda, perché non si dovrebbero poter condurre azioni clandestine?».
Blair ha provato a mettere i suoi connazionali al riparo dall’infinito stillicidio di rivelazioni e smentite, denunce e ritrattazioni, gole profonde e verità superficiali, che si trasformano presto in paludi: ma la passione per le teorie della cospirazione non è solo italiana: «Ho presentato il romanzo a Dallas e mi hanno portato a vedere il museo, allestito nel vecchio magazzino dei libri dove Oswald si appostò per colpire il presidente Kennedy. Ma c’è anche un altro museo, il Museo della cospirazione, che raccoglie tutti i reperti delle varie, macchinose teorie per spiegare la morte di John Kennedy».
«Scrivendo "il Pendolo" ho usato la letteratura complottistica, fino alla peggiore spazzatura, per esorcizzarla. E invece è arrivato Dan Brown, con il "Codice da Vinci", ha preso alla lettera quei libelli e tantissimi lettori, in America, mi chiedono se davvero l’intero corpus di opere e dottrine della Chiesa cattolica è una trama»: Eco ha sperato di tosare i complotti con il rasoio di Ockam della ragione e quelli sono rispuntati insolenti, onnipresenti. «Feuerbach, e gliene lascio l’intera responsabilità, attribuisce perfino la religione a un complotto, non sappiamo spiegarci la natura, la vita e la morte e ci creiamo gli dei. Quindi se devo giudicare quel che sento sulla posizione di Tony Blair mi viene da dire che ha ragione a ritornare al G-8, che faticava su soluzioni concrete ai problemi del nostro mondo.
Così se ne esce, quella è la strada giusta. Altrimenti ci capiterà di non inseguire più Osama Bin Laden, troppo facile: un giorno leggeremo di un Grande Vecchio dietro Osama, il vero responsabile degli attentati di Al Qaeda, e lo braccheremo invano e così via all’infinito. Lo studioso Norman Cohn nel suo saggio "Licenza di genocidio" traccia la tragica parabola dai Protocolli dei Savi di Sion all’Olocausto. I finti complotti spesso ispirano verissime carneficine». Gli analisti politici diranno se la scelta di Tony Blair, niente caccia alle streghe, ma concentrarsi sulla lotta al terrorismo e alle cause del terrorismo, è stata opportuna. Mentre Eco torna alla sua stazione termale, la riflessione è quella, amara, già seguita all’11 settembre 2001. L’erbaccia dei falsi complotti è tenace, come la gramigna: denunciata in questo articolo la fola di Netanyahu e Giuliani rimbalzerà su mille siti corroborata malgrado tutto, «L’ha scritto il Corriere !», «Eco non lo ha smentito!», «Il gruppo di studio Bildeberg guida il mondo!», «Riotta è stato a Bildeberg!», «Eco è appena tornato dall’America!», «Riotta ha intervistato Giuliani e Netanyahu in America!» e il gioco, perverso, è fatto. «Gli uomini» dice il Vangelo di Giovanni «preferirono le tenebre alla luce».
Lo sapevate? Qualche minuto prima della strage di Londra, due agenti di Scotland Yard si sono recati presso l’ambasciata di Israele e hanno avvertito l’ex primo ministro di Gerusalemme Netanyahu, che si trovava là in riunione, di non uscire in strada. Non vi basta come teoria del complotto? Bene, allora sentite questa: come mai l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani si trovava a Londra il 7 luglio, come a Manhattan l’11 settembre? Tutte le prove del complotto sul sito www.ctrl.org , archivio di chi vede dietro ogni figura un’ombra e dietro ogni luce un buio: i complottisti. «L’umanità non resiste, un complotto per ogni evento. Ha paura di non spiegarsi quel che accade: meglio accettare che sottoterra ci sia una regia occulta. L’angoscia scatena la mania del complotto che finisce per tranquillizzarci»: in vacanza alla terme, di ritorno dal viaggio negli Usa dopo la traduzione americana del romanzo «La misteriosa fiamma della regina Loana», lo scrittore Umberto Eco ascolta, senza stupirsi, le ultime fole sulla politica segreta. Alla sindrome del complotto ha dedicato il suo secondo romanzo, «Il Pendolo di Foucault», storia dei tre redattori Belbo, Casaubon e Diotallevi, che a furia di inventare una fantomatica sedizione la vedono, tragicamente, prendere forma e forza. Concepito negli anni di piombo del terrorismo italiano, pubblicato nel 1988, il «Pendolo» dovrebbe fare giustizia di ogni tentazione dietrologica: «ma è inutile illudersi, mi indicano come il padre della reazione contro i complotti e invece è stato già il filosofo Karl Popper nel suo saggio "Congetture e confutazioni" tradotto dal Mulino, a riflettere sul bisogno che sembra innato nell’umanità di spiegarsi la realtà, non con la ragione e quel che abbiamo sotto gli occhi, ma con un segreto capro espiatorio. Tutto inutile».
La nuova stagione della «piovra nascosta» connette la strage di Londra alla presenza di un ex premier israeliano e un ex sindaco newyorkese: non sorridete, ancora oggi circola su Internet, ed è ripetuta ovunque, la storia che «nessun ebreo è morto l’11 settembre alle Torri Gemelle, perché lo spionaggio israeliano, il Mossad, avvisò tutti, uno per uno» (caddero invece almeno 300 ebrei, uomini e donne). Forse anche per questo il primo ministro britannico Tony Blair ha detto no alla commissione di inchiesta: perché cercare segreti, quando l’evidenza e la trasparenza sono l’antidoto migliore contro terrore e complicità?
«Provo a spiegare, da anni, che i soli complotti pericolosi sono quelli che diventano pubblici. Se un gruppo si affanna a tramare in segreto, e non veniamo mai a sapere di che cosa si occupa, è solo perché ha fallito, clamorosamente. I complotti che riescono affiorano dalla storia, prepotenti. Il golpe in Cile, i colpi di Stato in genere sono, sì, complotti, ma la loro importanza sta nell’essere arrivati nei libri di storia. Mi verrebbe da dire, occupiamoci di quel che conta, delle nostre vicende concrete, anziché inseguire fantasmi. Sono i dittatori che agitano spettri per distrarre l’opinione pubblica. I Protocolli dei Savi di Sion, il falso libello usato per calunniare gli ebrei, è stato venduto per decenni nelle bancarelle più sordide, ora lo si trova su Internet. Un bravissimo disegnatore l’ha denunciato in un suo libro a fumetti, si chiamava Will Eisner, è da poco scomparso e adesso il suo libro appare in italiano. L’odio seminato dai Protocolli è durato per decenni, eppure non si riesce mai a cancellare quelle falsità».
Come nascono le favole dei complotti? Come si propaga una storia come quella di Giuliani regista della strage, degli ebrei evacuati l’11 settembre? Eco usa il «teorema dell’ingorgo» per chiarire la genesi di tante falsità: «Sei chiuso in un ingorgo sull’autostrada, una macchina dietro l’altra, non ci si muove. Gli automobilisti cominciano a imprecare, colpa del ministro, colpa delle riparazioni non fatte, colpa dei Tir, colpa a tutti pur di non ammettere la verità, la "colpa" non è di nessuno, ci sono migliaia di auto in coda. Se gli automobilisti fossero rimasti in casa, niente ingorgo». «L’ingorgo mediatico», sfruttato dal terrorismo, colpisce dunque una debolezza tipica del nostro modo di reagire: «In Scozia era riunito il G-8. Doveva discutere di Africa, di aiuti ai Paesi poveri, i leader, per una volta, si davano da fare contro la miseria. Tutto cancellato dalle coscienze e dalle prime pagine: la strage domina. Non dovrebbe essere difficile analizzare che dunque ai terroristi dell’Africa non importa proprio nulla. Eppure non leggerai nessuna interpretazione in questo senso nei siti dei complotti, si va sempre in cerca del capro espiatorio».
«Il primo libro sulle trame è l’Iliade. Anziché spiegare la guerra tra Achei e Troiani con storiche ragioni, la rimanda alla rissa degli dei, colpa loro! Poi la colpa è stata dei cristiani che bruciano Roma, dei cavalieri Templari, i gesuiti attribuiscono la Rivoluzione francese a una manovra segreta dei massoni. Ricordiamoci del terrorismo italiano. Nacque la figura del Grande Vecchio perché, così si diceva, un pugno di trentenni inesperti non potevano certo progettare il rapimento e la morte di Aldo Moro. Bene, quando li hanno presi ci siamo accorti che erano proprio trentenni, il Piccolo Giovane aveva messo in crisi la Repubblica. Perché la teoria del complotto nasconde la realtà che pretende di illuminare. Se a 30 anni si può governare o dirigere un’azienda, perché non si dovrebbero poter condurre azioni clandestine?».
Blair ha provato a mettere i suoi connazionali al riparo dall’infinito stillicidio di rivelazioni e smentite, denunce e ritrattazioni, gole profonde e verità superficiali, che si trasformano presto in paludi: ma la passione per le teorie della cospirazione non è solo italiana: «Ho presentato il romanzo a Dallas e mi hanno portato a vedere il museo, allestito nel vecchio magazzino dei libri dove Oswald si appostò per colpire il presidente Kennedy. Ma c’è anche un altro museo, il Museo della cospirazione, che raccoglie tutti i reperti delle varie, macchinose teorie per spiegare la morte di John Kennedy».
«Scrivendo "il Pendolo" ho usato la letteratura complottistica, fino alla peggiore spazzatura, per esorcizzarla. E invece è arrivato Dan Brown, con il "Codice da Vinci", ha preso alla lettera quei libelli e tantissimi lettori, in America, mi chiedono se davvero l’intero corpus di opere e dottrine della Chiesa cattolica è una trama»: Eco ha sperato di tosare i complotti con il rasoio di Ockam della ragione e quelli sono rispuntati insolenti, onnipresenti. «Feuerbach, e gliene lascio l’intera responsabilità, attribuisce perfino la religione a un complotto, non sappiamo spiegarci la natura, la vita e la morte e ci creiamo gli dei. Quindi se devo giudicare quel che sento sulla posizione di Tony Blair mi viene da dire che ha ragione a ritornare al G-8, che faticava su soluzioni concrete ai problemi del nostro mondo.
Così se ne esce, quella è la strada giusta. Altrimenti ci capiterà di non inseguire più Osama Bin Laden, troppo facile: un giorno leggeremo di un Grande Vecchio dietro Osama, il vero responsabile degli attentati di Al Qaeda, e lo braccheremo invano e così via all’infinito. Lo studioso Norman Cohn nel suo saggio "Licenza di genocidio" traccia la tragica parabola dai Protocolli dei Savi di Sion all’Olocausto. I finti complotti spesso ispirano verissime carneficine». Gli analisti politici diranno se la scelta di Tony Blair, niente caccia alle streghe, ma concentrarsi sulla lotta al terrorismo e alle cause del terrorismo, è stata opportuna. Mentre Eco torna alla sua stazione termale, la riflessione è quella, amara, già seguita all’11 settembre 2001. L’erbaccia dei falsi complotti è tenace, come la gramigna: denunciata in questo articolo la fola di Netanyahu e Giuliani rimbalzerà su mille siti corroborata malgrado tutto, «L’ha scritto il Corriere !», «Eco non lo ha smentito!», «Il gruppo di studio Bildeberg guida il mondo!», «Riotta è stato a Bildeberg!», «Eco è appena tornato dall’America!», «Riotta ha intervistato Giuliani e Netanyahu in America!» e il gioco, perverso, è fatto. «Gli uomini» dice il Vangelo di Giovanni «preferirono le tenebre alla luce».
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 12:54:51
.....già che leggi il corriere si capisce da che parte stai
....e cmq sei letteralmete offuscato dalla propaganda governativa!!!
.....già che leggi il corriere si capisce da che parte stai
....e cmq sei letteralmete offuscato dalla propaganda governativa!!!
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 12:56:47
:looik: allora lo è pure Umberto Eco
:looik: allora lo è pure Umberto Eco
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 13:06:41
bhe adesso non esagerare....Eco è comunista !!
bhe adesso non esagerare....Eco è comunista !!
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 13:07:48
Si ma quest'articolo è suo
Si ma quest'articolo è suo
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 13:09:22
dean.....lo so...te l'ho detto prima ...l'ho letto stamattina sul corriere....mhmhmhmh
dean.....lo so...te l'ho detto prima ...l'ho letto stamattina sul corriere....mhmhmhmh
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 20:25:51
poi dean mi spieghi tu per favore secondo te perchè se hanno riconosciuto il dna dei kamicaze di londra voleva dire che erano schedati e se erano schedati voleva dire che erano sotto controllo... uhhhmmm
nonostante la deflagrazione dei kamikaze ne hanno trovato i documenti. interessante anche questo. non pare anche a te?
ma rispondi tu per favore , non far parlare altri
scherzi a parte vorrei una tua opinione.
poi dean mi spieghi tu per favore secondo te perchè se hanno riconosciuto il dna dei kamicaze di londra voleva dire che erano schedati e se erano schedati voleva dire che erano sotto controllo... uhhhmmm
nonostante la deflagrazione dei kamikaze ne hanno trovato i documenti. interessante anche questo. non pare anche a te?
ma rispondi tu per favore , non far parlare altri
scherzi a parte vorrei una tua opinione.
Messaggio del 13-07-2005 alle ore 08:38:54
Ma sta cosa del DNA dove cazzo l'hai letta? mi sembra una tipica stronzata giornalistica
Ma sta cosa del DNA dove cazzo l'hai letta? mi sembra una tipica stronzata giornalistica
Messaggio del 13-07-2005 alle ore 08:42:36
Per quanto riguarda i documenti mi spieghi cosa c'è di strano? C'è stata un'esplosione non un incendio e basta che si sia salvato un piccolo frammento o del codice o della fgoto per identificarlo, poi magari da quella sono risaliti magari al DNA che potrebbero aver confrointato con lo spazzolino del tizio, non mi sembra così difficile
Per quanto riguarda i documenti mi spieghi cosa c'è di strano? C'è stata un'esplosione non un incendio e basta che si sia salvato un piccolo frammento o del codice o della fgoto per identificarlo, poi magari da quella sono risaliti magari al DNA che potrebbero aver confrointato con lo spazzolino del tizio, non mi sembra così difficile
Messaggio del 13-07-2005 alle ore 08:49:37
....comunque...l'idea dell'oligarchia complottistica....non la vedo così impossibile...anche se....fosse vera....vorrebbe dire che...siamo tutti dei burattini ciechi
....anche se..preciso...che odio Eco....panzone ricreduto!!!
....comunque...l'idea dell'oligarchia complottistica....non la vedo così impossibile...anche se....fosse vera....vorrebbe dire che...siamo tutti dei burattini ciechi
....anche se..preciso...che odio Eco....panzone ricreduto!!!
Messaggio del 13-07-2005 alle ore 09:13:56
cos'hai contro i panzoni!?
cos'hai contro i panzoni!?
Messaggio del 17-12-2005 alle ore 19:24:37
LONDRA - Il 7 luglio, quattro bombe (apparentemente portate sul posto da quattro «suicidi islamici») esplosero nella metropolitana di Londra, uccidendo 52 persone e ferendone centinaia.
Oggi, sei mesi dopo, il ministro dell'Interno inglese Charles Clarke (Home Office) annuncia: non ci sarà alcuna inchiesta pubblica e aperta sui fatti (1).
Nessuna discussione giudiziaria di prove e indizi.
Al posto di un vero processo, o almeno di una commissione parlamentare d'indagine, il ministero stesso pubblicherà «una narrativa degli eventi».
Una narrativa di sua propria concezione: com'è noto, il genere narrativo comprende esclusivamente romanzi, racconti, fiction.
La scusa è la stessa addotta dalla Casa Bianca per bloccare ogni inchiesta seria, giudiziaria e parlamentare, sull'11 settembre: una vera indagine «sottrarrebbe risorse e attenzione alla lotta contro il terrorismo» e agli «urgenti compiti della sicurezza», senza dire che «occuperebbetroppo tempo».
Non c'è tempo per la verità.
Così, non sapremo mai più perché i quattro giovani terroristi «suicidi», andando a morire a Londra da Leeds, comprarono anche il biglietto di ritorno del treno.
E perché parcheggiarono l'auto a noleggio nel parcheggio della stazione di Leeds, pagando il regolare pedaggio per la giornata, e con il biglietto del pagamento bene in vista.
Mai sapremo perché si fecero saltare ad Aldgate e ad Edgware, quartieri popolati da musulmani, con la certezza di ammazzare (come è stato) quasi più musulmani che odiati cristiani.
Non sapremo come mai nessuno di loro, prossimo al suicidio per Allah, abbia lasciato un proclama, un video.
Come mai il più giovane di loro, un diciottenne che viveva coi genitori, non abbia lasciato una lettera d'addio alla mamma; e come mai solo la sera prima aveva partecipato ad una partita di cricket come nulla fosse.
Come mai quello che si fece saltare sull'autobus a due piani a Tavistock, poco prima era entrato tranquillo in un McDonald's a farsi un hamburger.
Sull'autobus, invece, i testimoni se lo ricordano agitatissimo, sudato, che frugava freneticamente nel suo zaino, si alzava, tornava a sedersi, frugava ancora.
Perché?
Non lo sapremo.
Non sapremo se i quattro giovani, musulmani, ma britannici di nascita e di cultura, sapevano di dover morire o se, invece, siano stati usati come ignare pedine.
Silenzio definitivo sui loro collegamenti con centrali estere, e quali centrali, e di quale «estero».
Nulla sapremo dell'esplosivo usato: era il miscuglio casalingo e instabile di perossido di acetone come ci è stato detto, o un plastico militare d'alta potenza?
Non lo sapremo mai.
Non vedremo mai né perizie tecniche, né reperti di autopsie.
Non sapremo mai se i quattro «suicidi» abbiano innescato loro, manualmente, gli ordigni, o se questi fossero radiocomandati.
Nulla sapremo della strana «esercitazione» in corso quel mattino: dove una impresa di sicurezza, la Visor Consultants, per conto di «un cliente» non identificato, stava simulando un attacco con bomba proprio nelle stazioni della metropolitana dove realmente avvenne la strage.
Lo disse, eccitato e sgomento, lo stesso capo della Visor, tale Peter Power, alla BBC radio: poi tacque e non rispose più ai giornalisti.
Nessun giudice lo obbligherà mai più a testimoniare.
Né sarà più possibile fare un collegamento tra le almeno cinque esercitazioni in corso in USA e a New York il mattino dell'11 settembre, e questa misteriosa esercitazione di Londra.
Nessuno sarà obbligato a rivelare il nome del «cliente» della Visor, da cui non dovrebbe essere impossibile risalire al «mandante». E nemmeno si parlerà più dell'avviso preventivo che ricevette Netanyahu, il ministro israeliano che si trovava a Londra quel mattino, di non uscire dall'albergo.
Il Mossad ha ammesso di averlo avvisato, avendo saputo quel che stava per accadere: ma con «soli due minuti di anticipo».
Su questa faccenda, che tanto puzza, sarà steso il velo definitivo dell'omertà di Stato.
E nemmeno si saprà come mai Robin Cook, ex ministro degli Esteri, dopo l'attentato parlò di punto in bianco del fatto che «Al Qaeda, per quanto ne ricordo io, è il nome del database americano con i nomi dei guerriglieri mandati dalla CIA a battersi in Afghanistan».
E quale malattia misteriosa uccise Robin Cook due giorni dopo, a 59 anni, mentre passeggiava in ottima salute.
Forse Robin Cook non era un cardiopatico, ma un eroe che sapeva e minacciava di accusare gli architetti della strage.
Non lo sapremo mai più.
A tutte queste domande risponderà una «narrativa» del ministero dell'Interno.
Dedichiamo questa notiziola ai lettori (ne abbiamo) i quali continuano a credere che il «terrorismo islamico» sia vero, indubitabile, comprensibile.
Che le responsabilità siano ben evidenti: «Al Qaeda», «Al Zarkawi» e simili figure.
Che i ministeri degli Interni non abbiano nulla da nascondere, e che non ci siano complicità con servizi ricollegabili a un «estero» vicino e molto esperto in false flag operation.
Attenti alla strategia della tensione: il nostro difensore istituzionale può essere il nostro nemico.
I nostri alleati, i peggiori terroristi.
Attenzione, voi troppo fiduciosi.
Anche perché da più parti, in questi giorni, si fa circolare una voce che preannuncia un attentato sul metrò di Milano per il 23 o il 24 dicembre.
Persone con facce «da marocchino» andrebbero in giro ad avvertire, discretamente, di tenersi alla larga dal metrò in quei giorni.
Forse è una voce metropolitana.
La diffondiamo nella vaga speranza che il solo fatto di pubblicarla possa trattenere gli architetti del possibile attentato.
Ma temiamo molto.
Perché da tempo il «terrorismo islamico» non dà segni di vita, e in altissimo loco possono aver valutato che l'opinione pubblica ha bisogno di una rinfrescata alla memoria, ha bisogno di ricordarsi che è ancora e sempre minacciata dal «grande nemico» senza volto.
E le date, consentirebbero bellissimi titoli: «Natale di sangue a Milano», «Al Qaeda colpisce l'Italia».
Al Qaeda o qualcun altro?
L'inchiesta non ci sarà.
Anche noi ci dovremo accontentare di narrativa.
Maurizio Blondet
LONDRA - Il 7 luglio, quattro bombe (apparentemente portate sul posto da quattro «suicidi islamici») esplosero nella metropolitana di Londra, uccidendo 52 persone e ferendone centinaia.
Oggi, sei mesi dopo, il ministro dell'Interno inglese Charles Clarke (Home Office) annuncia: non ci sarà alcuna inchiesta pubblica e aperta sui fatti (1).
Nessuna discussione giudiziaria di prove e indizi.
Al posto di un vero processo, o almeno di una commissione parlamentare d'indagine, il ministero stesso pubblicherà «una narrativa degli eventi».
Una narrativa di sua propria concezione: com'è noto, il genere narrativo comprende esclusivamente romanzi, racconti, fiction.
La scusa è la stessa addotta dalla Casa Bianca per bloccare ogni inchiesta seria, giudiziaria e parlamentare, sull'11 settembre: una vera indagine «sottrarrebbe risorse e attenzione alla lotta contro il terrorismo» e agli «urgenti compiti della sicurezza», senza dire che «occuperebbetroppo tempo».
Non c'è tempo per la verità.
Così, non sapremo mai più perché i quattro giovani terroristi «suicidi», andando a morire a Londra da Leeds, comprarono anche il biglietto di ritorno del treno.
E perché parcheggiarono l'auto a noleggio nel parcheggio della stazione di Leeds, pagando il regolare pedaggio per la giornata, e con il biglietto del pagamento bene in vista.
Mai sapremo perché si fecero saltare ad Aldgate e ad Edgware, quartieri popolati da musulmani, con la certezza di ammazzare (come è stato) quasi più musulmani che odiati cristiani.
Non sapremo come mai nessuno di loro, prossimo al suicidio per Allah, abbia lasciato un proclama, un video.
Come mai il più giovane di loro, un diciottenne che viveva coi genitori, non abbia lasciato una lettera d'addio alla mamma; e come mai solo la sera prima aveva partecipato ad una partita di cricket come nulla fosse.
Come mai quello che si fece saltare sull'autobus a due piani a Tavistock, poco prima era entrato tranquillo in un McDonald's a farsi un hamburger.
Sull'autobus, invece, i testimoni se lo ricordano agitatissimo, sudato, che frugava freneticamente nel suo zaino, si alzava, tornava a sedersi, frugava ancora.
Perché?
Non lo sapremo.
Non sapremo se i quattro giovani, musulmani, ma britannici di nascita e di cultura, sapevano di dover morire o se, invece, siano stati usati come ignare pedine.
Silenzio definitivo sui loro collegamenti con centrali estere, e quali centrali, e di quale «estero».
Nulla sapremo dell'esplosivo usato: era il miscuglio casalingo e instabile di perossido di acetone come ci è stato detto, o un plastico militare d'alta potenza?
Non lo sapremo mai.
Non vedremo mai né perizie tecniche, né reperti di autopsie.
Non sapremo mai se i quattro «suicidi» abbiano innescato loro, manualmente, gli ordigni, o se questi fossero radiocomandati.
Nulla sapremo della strana «esercitazione» in corso quel mattino: dove una impresa di sicurezza, la Visor Consultants, per conto di «un cliente» non identificato, stava simulando un attacco con bomba proprio nelle stazioni della metropolitana dove realmente avvenne la strage.
Lo disse, eccitato e sgomento, lo stesso capo della Visor, tale Peter Power, alla BBC radio: poi tacque e non rispose più ai giornalisti.
Nessun giudice lo obbligherà mai più a testimoniare.
Né sarà più possibile fare un collegamento tra le almeno cinque esercitazioni in corso in USA e a New York il mattino dell'11 settembre, e questa misteriosa esercitazione di Londra.
Nessuno sarà obbligato a rivelare il nome del «cliente» della Visor, da cui non dovrebbe essere impossibile risalire al «mandante». E nemmeno si parlerà più dell'avviso preventivo che ricevette Netanyahu, il ministro israeliano che si trovava a Londra quel mattino, di non uscire dall'albergo.
Il Mossad ha ammesso di averlo avvisato, avendo saputo quel che stava per accadere: ma con «soli due minuti di anticipo».
Su questa faccenda, che tanto puzza, sarà steso il velo definitivo dell'omertà di Stato.
E nemmeno si saprà come mai Robin Cook, ex ministro degli Esteri, dopo l'attentato parlò di punto in bianco del fatto che «Al Qaeda, per quanto ne ricordo io, è il nome del database americano con i nomi dei guerriglieri mandati dalla CIA a battersi in Afghanistan».
E quale malattia misteriosa uccise Robin Cook due giorni dopo, a 59 anni, mentre passeggiava in ottima salute.
Forse Robin Cook non era un cardiopatico, ma un eroe che sapeva e minacciava di accusare gli architetti della strage.
Non lo sapremo mai più.
A tutte queste domande risponderà una «narrativa» del ministero dell'Interno.
Dedichiamo questa notiziola ai lettori (ne abbiamo) i quali continuano a credere che il «terrorismo islamico» sia vero, indubitabile, comprensibile.
Che le responsabilità siano ben evidenti: «Al Qaeda», «Al Zarkawi» e simili figure.
Che i ministeri degli Interni non abbiano nulla da nascondere, e che non ci siano complicità con servizi ricollegabili a un «estero» vicino e molto esperto in false flag operation.
Attenti alla strategia della tensione: il nostro difensore istituzionale può essere il nostro nemico.
I nostri alleati, i peggiori terroristi.
Attenzione, voi troppo fiduciosi.
Anche perché da più parti, in questi giorni, si fa circolare una voce che preannuncia un attentato sul metrò di Milano per il 23 o il 24 dicembre.
Persone con facce «da marocchino» andrebbero in giro ad avvertire, discretamente, di tenersi alla larga dal metrò in quei giorni.
Forse è una voce metropolitana.
La diffondiamo nella vaga speranza che il solo fatto di pubblicarla possa trattenere gli architetti del possibile attentato.
Ma temiamo molto.
Perché da tempo il «terrorismo islamico» non dà segni di vita, e in altissimo loco possono aver valutato che l'opinione pubblica ha bisogno di una rinfrescata alla memoria, ha bisogno di ricordarsi che è ancora e sempre minacciata dal «grande nemico» senza volto.
E le date, consentirebbero bellissimi titoli: «Natale di sangue a Milano», «Al Qaeda colpisce l'Italia».
Al Qaeda o qualcun altro?
L'inchiesta non ci sarà.
Anche noi ci dovremo accontentare di narrativa.
Maurizio Blondet
Messaggio del 18-12-2005 alle ore 04:46:35
Dean sei sempre più scontato, sapessi quello che si dice nell'underground vero...
Dean sei sempre più scontato, sapessi quello che si dice nell'underground vero...
Messaggio del 18-12-2005 alle ore 11:00:13
siamo sempre più controllati!
con la scusa d proteggerci, c controllano ogni giorno sempre più e tra qlc anno finiremo catalogati in un regime k si veste da democrazia e l'opinione pubblica ancora a credere ai vari fantocci come Bin Laden..
siamo sempre più controllati!
con la scusa d proteggerci, c controllano ogni giorno sempre più e tra qlc anno finiremo catalogati in un regime k si veste da democrazia e l'opinione pubblica ancora a credere ai vari fantocci come Bin Laden..
Nuova reply all'argomento:
COMPLOTTI COMPLOTTI SEMPRE COMPLOTT
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