La Piazza

Arafat il Santo
Messaggio del 02-08-2004 alle ore 16:51:56
Nuovi disordini nei Territori. Il premier Abu Ala: «Di questo passo andiamo incontro a un disastro senza precedenti»


«Arafat è seduto sui cadaveri palestinesi»

Il raìs attaccato dall’uomo forte di Gaza, Dahlan: 10 giorni per le riforme o scenderemo in piazza


DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME - Una frase che suona come un ultimatum: riforme entro il 10 agosto o ci saranno trentamila persone a manifestare per le strade dei Territori. Nello scontro con il Raìs di Ramallah, l’ex capo della sicurezza Mohammed Dahlan, uomo forte di Gaza, alza il tiro. E, sull’onda delle recenti proteste che hanno coinvolto anche la Cisgiordania (ieri di nuovo a Nablus), passa all’attacco: «Arafat è seduto sui cadaveri palestinesi e sulle rovine della Palestina, nel momento in cui il popolo ha bisogno di sostegno e di un cambiamento di mentalità».
A leggerlo, per il presidente è uno schiaffo. Che, però, riportato nel suo contesto, perde parte della carica aggressiva: le dichiarazioni di Dahlan sono state raccolte ad Amman (e pubblicate ieri) dal quotidiano kuwaitiano Al Watan , generalmente poco favorevole ad Arafat (un segnale indicativo: il giornale non lo chiama mai «presidente»). Non una vera intervista, piuttosto qualche frase tra virgolette e molte considerazioni riportate in maniera indiretta.
Resta la sostanza dello scontro, e la sensazione di un avvicinarsi della resa dei conti tra i vari leader palestinesi. Con due fazioni principali (tra molte sfumature e sottogruppi): i riformisti da una parte; la vecchia guardia fedele al Raìs dall’altra. «Non è più possibile sopportare la corruzione - dice Dahlan a Al Watan -: si impone la necessità di applicare le riforme». «La mentalità che regola la situazione palestinese - continua - è ormai inutile, non si contano più le vittime e la vita palestinese è distrutta: abbiamo bisogno di scendere in piazza e ciò che è avvenuto a Gaza è l'espressione delle nostre rivendicazioni; la forza di chi sostiene le riforme nelle piazze sta nell’aver portato avanti le due intifada, passando ora alla lotta ai corrotti». E a proposito di corruzione, l’ultima stoccata: il totale degli aiuti internazionali all'Autorità palestinese ammonta a 5 miliardi di dollari, «si sono persi come polvere al vento e non sappiamo come siano stati spesi».
A quali riforme Dahlan si riferisca, è stato lo stesso esponente politico a spiegarlo recentemente nei dettagli, in un’intervista sabato al quotidiano saudita Okath : 1) attuare il documento di riforma approvato dal Parlamento; 2) ristrutturare i servizi di sicurezza; 3) allontanare dal governo i funzionari corrotti; 4) firmare tutte le leggi approvate dai deputati; 5) dare maggior potere al Parlamento.
In attesa che qualcosa si muova ai piani alti, la base continua ad agitarsi turbolenta. Ieri a Jenin, il leader locale delle Brigate martiri di Al Aqsa, Zakaria Zubeidi (lo stesso che la notte precedente aveva appiccato il fuoco agli edifici dell’Anp), ha guidato una manifestazione per le vie della città. Stima nei confronti di Arafat, ha detto, ma a Ramallah c’è chi «trama contro il presidente». Poche ore dopo a Nablus (dove resta ancora da chiarire il rapimento lampo dei tre occidentali) militanti delle Brigate Al Awda («il ritorno») hanno interrotto, sparando in aria, una riunione di dirigenti «riformisti» del Fatah. Un’azione pro Arafat, secondo questi ultimi. Molti nel partito del Raìs chiedono un congresso e il rinnovo del Comitato centrale (che è rimasto lo stesso dal 1989). Le Brigate del Ritorno, guidate da Hani Al Hassan, sono tra i gruppi «conservatori»: di fatto, ricoprono posti chiave nel Comitato e sanno che con nuove elezioni non li conserverebbero.
Di questo passo, i Territori andranno fuori controllo, ed è stato lo stesso premier Abu Ala a lanciare l’allarme. «Se il caos si estende in Cisgiordania - ha detto in un’intervista ieri al quotidiano palestinese Al Quds (nome arabo di Gerusalemme) - rischiamo un disastro senza precedenti». Il timore è anche che comincino i regolamenti di conti interni. Adli Sadek, esponente dei «riformisti» a Gaza, ha raccontato al Corriere di aver ricevuto minacce: «Qualcuno ha tirato un foglio nella finestra di casa. C’era scritto: sei un mercenario e le pallottole ti si stanno avvicinando». Più leggero l’avvertimento a Moawiya Al Masri, uno degli oppositori di Arafat a Nablus, ma di uguale effetto: «Gente della sicurezza mi ha avvicinato: abbiamo avuto ordine di bruciarti la macchina, mi hanno detto, portala via».
Messaggio del 02-08-2004 alle ore 16:55:04
Forse qualcuno ha trovato il coraggio di aprire gli occhi....
Messaggio del 02-08-2004 alle ore 16:56:17
mmmmmmmmmmmmmmm
che schifo
Messaggio del 02-08-2004 alle ore 17:08:47
mi sa che nn è politically correct....
Messaggio del 04-08-2004 alle ore 10:07:54
GERUSALEMME
Nessuno nei territori palestinesi può sentirsi al di sopra delle legge», ha avvertito ieri il premier palestinese Abu Ala (Ahmed Qurei), al termine di una lunga seduta di governo a Ramallah a cui hanno preso parte anche i responsabili alla sicurezza. Eppure qualcuno a Gaza si sente già al di sopra di qualsiasi legge. Mohammed Dahlan, principale oppositore del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Yasser Arafat, e i suoi miliziani hanno cominciato i preparativi della manifestazione di 30 mila palestinesi che dovrebbero sfilare nelle strade di Gaza domenica prossima 8 agosto o nei giorni successivi, «per le riforme e contro la corruzione». Uomini delle nuove «Brigate dei martiri di Al-Aqsa», create a Gaza dallo stesso ex ministro, ieri erano impegnati a mobilitare la popolazione per quella che viene vista come la sfida più pericolosa al potere di Arafat dai tempi della rivolta di Abu Musa che, dopo l'invasione israeliana del Libano (nel 1982), provocò una ribellione in Al-Fatah con l'aperto sostegno dei siriani. Dahlan, che piace molto a israeliani e statunitensi, domenica in una intervista al quotidiano Al-Watan aveva accusato Arafat «di sedere sui cadaveri dei palestinesi e sulle rovine». «I palestinesi - ha continuato l'ex ministro - hanno bisogno di appoggi e di un nuovo approccio. Quello che ha guidato la causa palestinese è divenuto inutile, le perdite sono insopportabili e la vita dei palestinesi è distrutta».

E' ormai evidente che c'è proprio Dahlan dietro le proteste delle (nuove) «Brigate dei martiri di Al-Aqsa» di due settimane fa a Gaza. Dahlan, che si è arricchito con attività oscure quando era a capo del servizio di sicurezza preventiva dell'Anp, ora sta cavalcando l'onda della legittima protesta popolare per la corruzione nell'entourage di Arafat e ai vertici delle forze di sicurezza. «Dahlan si sente forte, ha capito di poter conquistare il potere», ha detto al manifesto il giornalista e analista di Gaza Safwat Kahlut. «Non gli sarà difficile portare in strada 30mila palestinesi in questa situazione di caos in cui la gente vuole soluzioni concrete ai problemi e ha voglia di far sentire la sua voce».

Determinante sarà a questo punto l'atteggiamento del movimento islamico Hamas, forza di maggioranza a Gaza, che sino ad oggi ha mantenuto nella crisi politica palestinese una posizione di basso profilo. Kahlut ha riferito che Hamas e Dahlan hanno avuto colloqui «positivi» e che le due parti «sono a favore del rispetto reciproco». Un sito internet legato ad Hamas ha tuttavia denunciato che Dahlan è l'ultimo che può parlare di lotta alla corruzione perché si è costruito una fortuna personale aggiudicandosi le commissioni su numerose transazioni con l'Anp.

La tensione è altissima nella striscia di Gaza, gli uomini di Musa Arafat - accusato di corruzione proprio come Dahlan e tanti altri, lasciato a capo dell'intelligence militare dal presidente palestinese nonostante le proteste popolari - hanno ricevuto l'ordine di tenersi pronti a reagire a «violazioni dell'ordine pubblico». La manifestazione dei 30mila potrebbe facilmente sfociare in scontri senza precedenti tra palestinesi.

Tutto ciò mentre il caos da Gaza sta passando alla Cisgiordania dove tuttavia le «Brigate dei martiri di Al-Aqsa» hanno riaffermato fedeltà ad Arafat pur criticando il suo entourage. A Jenin, Zakarya Zubeidi, il leader delle «Brigate» in Cisgiordania sfuggito a vari tentativi di assassinio da parte delle forze armate israeliane, domenica ha guidato una manifestazione di migliaia di persone contro la corruzione e a sostegno del presidente palestinese. Sabato Zbeidi aveva accusato l'intelligence dell'Anp di aver inoltrato ai servizi segreti israeliani informazioni sui militanti delle «Brigate», consentendo la loro eliminazione. Nelle stesse ore altri militanti di al-Fatah, membri armati delle «Brigate del Ritorno», hanno compiuto una sfilata dimostrativa a Nablus durante la quale hanno interrotto una seduta politica del loro stesso movimento perché critica nei confronti del presidente palestinese.

In questo clima di caos in cui nessuno bada alle ultime quattro uccisioni di palestinesi da parte di Israele e in cui le bande armate giustiziano in pubblico i sospetti collaborazionisti (tre in appena 24 ore), le «Forze nazionali ed islamiche» (che includono tutti i partiti e movimenti palestinesi), hanno rivolto un appello alla popolazione affinché i dissensi «vengano superati mediante il dialogo e non con la forza», ciò nella convinzione che le divisioni facciano «solo il gioco di Israele».

A conferma di ciò, ieri il premier israeliano Ariel Sharon ha dato via libera alla costruzione di 600 nuovi edifici nella colonia di Maale Adumim, la più estesa della Cisgiordania.
Messaggio del 04-08-2004 alle ore 10:31:27
il bignami di voi due dove si vende?
Messaggio del 04-08-2004 alle ore 10:34:35
Allo spaccio della neuro
Messaggio del 04-08-2004 alle ore 12:46:41
la giuvinè mi ti ddà arraggione?

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