La Piazza
RIO DE JANEIRO — È bionda, piccoletta, ha la pelle bianca. Il suo liceo si chiamava Dante Alighieri. Mai la si troverebbe in uno strip club di Copacabana o a braccetto con un sessantenne italiano sul lungomare di Fortaleza. Si potrebbe piuttosto incontrarla sui gradini dell'università o a far shopping con la mamma in un centro commerciale. Le memorie sessuali di Bruna Surfistinha, vero nome Raquel, non sono nemmeno una gran novità: già prostitute di mezzo mondo hanno raccontato la loro esperienza, più o meno caricandola di angoscia e aneddoti. In Brasile, invece, il diario di Raquel, campione di vendite, ha provocato un terremoto mediatico. Da qualche mese il Paese che soffre un grave complesso davanti al mondo, essere meta di un turismo sessuale senza scrupoli, ha scoperto un'altra verità. Raquel è solo la punta di un fenomeno in crescita continua, quello della prostituzione libera e consapevole (o quasi), diffusa nella classe media urbana, alla quale appartengono non solo i clienti, ma anche le ragazze. Gli stranieri famelici, per una volta, non c'entrano. Tutto è nato su Internet. Come tante ragazze, Raquel si offre su un sito corredato di foto.
Dopo pochi mesi ha un'altra idea. Decide di aprire un blog e aggiorna religiosamente il suo diario tutte le sere, a fine lavoro. Ha appena vent'anni, ma vive sola in un appartamento di San Paolo, dove riceve in media cinque clienti al giorno. Tutto è anonimo, ma le storie — assicura — sono assolutamente vere. La ragazza ha i numeri, e non solo tra le lenzuola. Scrive bene, appare sincera, racconta gli alti e bassi della professione, psicanalizza gli uomini. Dice soprattutto perché lo fa e come, senza lesinare dettagli. Il più delle volte esce soddisfatta dall'incontro: tra i suoi orgasmi e quelli degli uomini è spesso parità. C'è del marketing, senza dubbio, ma i siti paralleli dei clienti, sempre su Internet, confermano: Raquel sa quel che vuole, è brava a letto e in più intelligente. Si raccomanda. A fine 2005, «Bruna Surfistinha» annuncia nel blog il ritiro, sempre spiegando tutto. Appende le mutandine al chiodo perché si è innamorata di un cliente e soprattutto ha messo via abbastanza soldi per poter fare altro. Molti soldi, per gli standard brasiliani: può scegliere. Inizia scrivendo un libro, intitolato «Il dolce veleno dello scorpione», come il tatuaggio che si è fatta fare sulla spalla destra. Il successo è immediato. Il blog resta aperto, ma si svuota di incontri sessuali e diventa l'agenda di una celebrità. Due, tre interviste al giorno, copertine di riviste, offerte di lavoro, fama internazionale (il top, due giorni fa, è giunto con un articolo del New York Times).
Com'è che si diceva una volta? "Chi fà da se fà per tre"? oppure "aiutati che dio ti aiuta"?

Ed io mi chiedo, hanno ancora senso i valori di una volta?

Animamundi,questa qui è una MESTIERANDA,di certo non una santarella,in Brasile ci sono stato e posso garantirti ke non è proprio come lo si immagina
.....detto proprio terra,terra,non e ke tutte aspettano il turista a gambe aperte.
ma pecché chessé di chi é la fije?
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alternativa alla disoccupazione...
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