La Piazza
Aggiornamenti Palestina
Messaggio del 01-06-2004 alle ore 13:36:50
Ad una lettura poco attenta può sembrare che parli solo di un ingresso, in realtà... è la prima volta che degliisraeliani fanno un intervento così direto e mirato ad un check point e vi garantisco che politicamente è molto importante.
Ad una lettura poco attenta può sembrare che parli solo di un ingresso, in realtà... è la prima volta che degliisraeliani fanno un intervento così direto e mirato ad un check point e vi garantisco che politicamente è molto importante.
Messaggio del 01-06-2004 alle ore 11:47:51
Che culo che ho Phar Lap... grazie...
Che culo che ho Phar Lap... grazie...
Messaggio del 01-06-2004 alle ore 11:18:28
Tutto questo per dire che sono passati
io non sono un mostro,Dean lo è
Peter, anche se ci scherziamo su,ci puoi sempre trovare un lato positivo.Non facciamo scendere il post
Tutto questo per dire che sono passati
io non sono un mostro,Dean lo è
Peter, anche se ci scherziamo su,ci puoi sempre trovare un lato positivo.Non facciamo scendere il post
Messaggio del 01-06-2004 alle ore 10:49:10
mostro!
mostro!
Messaggio del 01-06-2004 alle ore 10:47:19
Messaggio del 01-06-2004 alle ore 10:42:51
Non leggere se non ti va...
mostro!!!
Non leggere se non ti va...
mostro!!!
Messaggio del 01-06-2004 alle ore 10:39:57
Ho letto le prime 10 righe................

almeno cambia titolo
Ho letto le prime 10 righe................

almeno cambia titolo
Messaggio del 01-06-2004 alle ore 10:37:07
Ho ricevuto una bella mail da un volontario che è partito da poco per Nablus - Palestina occupata
Spero che vi siate divertiti leggendo la precedente mail,
>ora siamo a Nablus
>e qui si ride un po' meno.
>Intanto vi racconto come siamo entrati.
>Giovedi' scorso alle 16 io e Giuditta (un'altra volontaria italiana) siamo
>arrivati al solito check point di Hawara, unico accesso a Nablus arrivando
>da Gerusalemme.
>Siamo arrivati con un'ambulanza del Medical Relief (la ONG palestinese con
>cui collaboriamo) insieme a noi c'era una dottoressa residente a
>Gerusalemme.
>Avevamo tutti una identity card del Medical Relief con foto e timbri per
>dimostrare la nostra appartenenza a questa organizzazione.
>Il check point era completamente bloccato.
>Oltre alle persone in fila, nella corsia delle macchine c'era una coda di
>auto, ambulanze, jeep delle nazioni unite e di altre Ong.
>Al primo tentativo ci respingono, o meglio ci dicono che l'ambulanza e
>l'autista possono passare ma noi no, Nablus e' chiusa a chiunque non sia
>residente in citta', il nostro tentativo di spiegare che lavoriamo per un
>associazione italiana che ha un progetto di cooperazione con il Medical
>Relief non sortisce nessun effetto: "per questo tipo di visita c'e' bisogno
>di un permesso rilasciato dalle autorita' israeliane",
>Scusa (menzogna) sentita gia' altre volte qui ad Hawara…
>Attesa, giro di telefonate tra Nablus e Ramallah;
>sondiamo la possibilita' di aggirare a piedi il check point passando dalle
>colline (pratica diffusa qui) o di farci recuparare da amici samaritani del
>villaggio qui vicino,
>khalas, no way, tutte le strade intorno alla citta' sono chiuse da posti di
>blocco.
>Intanto sono passate due ore e una decina di sigarette…la dottoressa e'
>molto nervosa, suo marito vive a nablus, io sono scoraggiato, e l'autista
>ci consiglia di tornare indietro.
>L'unica a non perdersi d'animo e' l'intrepida Giuditta, che e' arrivata fin
>qui da Verona e non ha intenzione di farsi fermare da un ragazzino che,
>seppur armato di M16, e' comunque piu' giovane di sua figlia.
>Quindi decidiamo di riprovarci a piedi senza ambulanza, facciamo la fila e
>abbiamo subito l'impressione che qualcosa e' cambiato, la situazione sembra
>piu' fluida.
>Dieci minuti prima da un furgoncino con targa arancione (israeliano) sono
>scese alcune cinque o sei donne di mezza eta', un po' sovrappeso, con
>cappellini ed un'aria molto occidentale, hanno tutte un tesserino con delle
>scritte in ebraico; sono le donne di Makhsum (check point in arabo) Watch,
>un organizzazione israeliana che monitorizza la situazione ai check point e
>preme sui soldati per far entrare quelli che vengono respinti.
>Avevo sentito parlare di loro ma non le avevo mai viste in azione, sono
>israeliane e quindi non hanno il permesso di passare il check point,
>rimangono solitamente dall'altro lato rispetto a quello dove siamo noi
>(cioe' all'interno della municipalita' di Nablus).
>Insomma queste donne dall'aria seria e severa si sono piazzate all'inizio
>di ogni fila, pregando i palestinesi di passare ordinatamente, rivolgendo
>sguadi torvi ai soldatini, andando a chiedere chiarimenti su quelli che
>erano respinti, e come per magia il flusso ha cominciato a scorrere.
>L'unico sorriso che hanno tirato fuori era rivolto a me che ero in fila con
>il mio zainone…ricambiavano uno sguardo d' intesa che gli avevo lanciato.
>L'atteggiamento di queste donne rispetto ai soldati era il medesimo che
>aveva la nostra intrepida Giuditta: alla fine questi soldatini sono in
>maggioranza ragazzi di circa vent'anni, vittime e complici di uno stato di
>polizia, ma comunque dei ragazzi.
>Le donne di Makhusm Watch oltre ad essere madri sono anche israeliane, e
>quindi in qualche modo tutelate dal razzismo strisciante che permea questo
>stato sin dalla sua fondazione, quei soldatini sono i loro figli, i loro
>nipoti, il fatto che fossero armati e prepotenti non le intimoriva; la
>severita' e la disapprovazione nei loro sguardi di madri ha avuto un
>effetto devastante sulla sicurezza che i ragazzini armati mostravano fino a
>pochi minuti prima.
>Insomma alla fine siamo passati tutti, noi, la dottoressa di Gerusalemme, i
>palestinesi, le ambulanze, le jeep dell'UN etc. etc.
>Vi ho raccontato nei dettagli questa storia perche' per la prima volta ho
>visto degli (delle) israeliani/e fare qualcosa di realmente utile per
>ammorbidire la vergognosa occupazione perpetuata dallo stato di cui sono
>cittadini/e, e questo mi ha dato una piccola speranza per il futuro, per il
>futuro dello stato israeliano s'intende, che sta' perdendo questa guerra…ma
>questa e' un'altra storia.
Ho ricevuto una bella mail da un volontario che è partito da poco per Nablus - Palestina occupata
Spero che vi siate divertiti leggendo la precedente mail,
>ora siamo a Nablus
>e qui si ride un po' meno.
>Intanto vi racconto come siamo entrati.
>Giovedi' scorso alle 16 io e Giuditta (un'altra volontaria italiana) siamo
>arrivati al solito check point di Hawara, unico accesso a Nablus arrivando
>da Gerusalemme.
>Siamo arrivati con un'ambulanza del Medical Relief (la ONG palestinese con
>cui collaboriamo) insieme a noi c'era una dottoressa residente a
>Gerusalemme.
>Avevamo tutti una identity card del Medical Relief con foto e timbri per
>dimostrare la nostra appartenenza a questa organizzazione.
>Il check point era completamente bloccato.
>Oltre alle persone in fila, nella corsia delle macchine c'era una coda di
>auto, ambulanze, jeep delle nazioni unite e di altre Ong.
>Al primo tentativo ci respingono, o meglio ci dicono che l'ambulanza e
>l'autista possono passare ma noi no, Nablus e' chiusa a chiunque non sia
>residente in citta', il nostro tentativo di spiegare che lavoriamo per un
>associazione italiana che ha un progetto di cooperazione con il Medical
>Relief non sortisce nessun effetto: "per questo tipo di visita c'e' bisogno
>di un permesso rilasciato dalle autorita' israeliane",
>Scusa (menzogna) sentita gia' altre volte qui ad Hawara…
>Attesa, giro di telefonate tra Nablus e Ramallah;
>sondiamo la possibilita' di aggirare a piedi il check point passando dalle
>colline (pratica diffusa qui) o di farci recuparare da amici samaritani del
>villaggio qui vicino,
>khalas, no way, tutte le strade intorno alla citta' sono chiuse da posti di
>blocco.
>Intanto sono passate due ore e una decina di sigarette…la dottoressa e'
>molto nervosa, suo marito vive a nablus, io sono scoraggiato, e l'autista
>ci consiglia di tornare indietro.
>L'unica a non perdersi d'animo e' l'intrepida Giuditta, che e' arrivata fin
>qui da Verona e non ha intenzione di farsi fermare da un ragazzino che,
>seppur armato di M16, e' comunque piu' giovane di sua figlia.
>Quindi decidiamo di riprovarci a piedi senza ambulanza, facciamo la fila e
>abbiamo subito l'impressione che qualcosa e' cambiato, la situazione sembra
>piu' fluida.
>Dieci minuti prima da un furgoncino con targa arancione (israeliano) sono
>scese alcune cinque o sei donne di mezza eta', un po' sovrappeso, con
>cappellini ed un'aria molto occidentale, hanno tutte un tesserino con delle
>scritte in ebraico; sono le donne di Makhsum (check point in arabo) Watch,
>un organizzazione israeliana che monitorizza la situazione ai check point e
>preme sui soldati per far entrare quelli che vengono respinti.
>Avevo sentito parlare di loro ma non le avevo mai viste in azione, sono
>israeliane e quindi non hanno il permesso di passare il check point,
>rimangono solitamente dall'altro lato rispetto a quello dove siamo noi
>(cioe' all'interno della municipalita' di Nablus).
>Insomma queste donne dall'aria seria e severa si sono piazzate all'inizio
>di ogni fila, pregando i palestinesi di passare ordinatamente, rivolgendo
>sguadi torvi ai soldatini, andando a chiedere chiarimenti su quelli che
>erano respinti, e come per magia il flusso ha cominciato a scorrere.
>L'unico sorriso che hanno tirato fuori era rivolto a me che ero in fila con
>il mio zainone…ricambiavano uno sguardo d' intesa che gli avevo lanciato.
>L'atteggiamento di queste donne rispetto ai soldati era il medesimo che
>aveva la nostra intrepida Giuditta: alla fine questi soldatini sono in
>maggioranza ragazzi di circa vent'anni, vittime e complici di uno stato di
>polizia, ma comunque dei ragazzi.
>Le donne di Makhusm Watch oltre ad essere madri sono anche israeliane, e
>quindi in qualche modo tutelate dal razzismo strisciante che permea questo
>stato sin dalla sua fondazione, quei soldatini sono i loro figli, i loro
>nipoti, il fatto che fossero armati e prepotenti non le intimoriva; la
>severita' e la disapprovazione nei loro sguardi di madri ha avuto un
>effetto devastante sulla sicurezza che i ragazzini armati mostravano fino a
>pochi minuti prima.
>Insomma alla fine siamo passati tutti, noi, la dottoressa di Gerusalemme, i
>palestinesi, le ambulanze, le jeep dell'UN etc. etc.
>Vi ho raccontato nei dettagli questa storia perche' per la prima volta ho
>visto degli (delle) israeliani/e fare qualcosa di realmente utile per
>ammorbidire la vergognosa occupazione perpetuata dallo stato di cui sono
>cittadini/e, e questo mi ha dato una piccola speranza per il futuro, per il
>futuro dello stato israeliano s'intende, che sta' perdendo questa guerra…ma
>questa e' un'altra storia.
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