Messaggio del 06-12-2005 alle ore 16:14:52
Annuncio del direttore dell'Ufficio Onu contro droga e crimine
Amsterdam presto dovrà uniformarsi ad una decisione dell'Ue
Olanda, addio ai coffee shop
finisce l'era della droga legale
Ora si guarda ai prodotti venduti negli smart shop e in internet
sostanze stupefacenti talvolta "mascherate" con un volto innocuo
Un coffee shop di Amsterdam
PALERMO - Addio ai 'coffee shop' olandesi. I "bar" dove da almeno 15 anni vengono vendute e consumate legalmente le droghe derivate dalla Cannabis, verranno chiusi in tempi stretti: lo ha deciso il governo olandese, secondo quanto ha riferito stamani Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Ufficio delle Nazione Unite contro la droga e il crimine (Unodc), alla IV Conferenza nazionale contro la droga di Palermo. Il direttore dell'Unodc ha aggiunto che ora l'attenzione è puntata sugli 'smart shop'.
Già ieri il ministro della giustizia, Roberto Castelli, aveva accennato alla decisione del governo olandese, costretto a uniformarsi a una deliberazione presa dall'Unione Europea nel corso del semestre di presidenza italiana. I coffee shop, ha spiegato Costa, "violavano le convenzioni internazionali, il rifornimento della merce, inoltre, avveniva attraverso canali illegali".
Ora l'attenzione degli organismi internazionali e dei singoli Paesi si sta appuntando, ha riferito il direttore dell'Unodc, sui cosiddetti smart shop, quei negozi cioè che vendono prodotti di erboristeria che possano talvolta sconfinare in sostanze farmacologiche, come ad esempio la 'salvia divinorum' un farmaco psicotropo ad effetto allucinogeno.
Già da tempo, ha riferito Costa, in Olanda si era registrata una consistente diminuzione del numero di coffee shop, che dai circa 1.700 dei "tempi d'oro" sono scesi a circa 700. Anche la quantità massima di cannabis vendibile legalmente in questi caffè è scesa da 5 a 3 grammi.
Molti gestori di coffee shop, ha riferito sempre Costa, cominciano a considerare l'affare antieconomico, in quanto molta gente preferisce rifornirsi sul mercato illegale perchè i prezzi sono più bassi. Inoltre il governo olandese - ha spiegato ancora Costa - ha imposto un sistema fiscale che ha reso la vita difficile ai gestori. Non solo. Negli ultimi anni i coffee shop sono stati allontanati dalle scuole, poi dai parchi. Sono stati stabiliti anche gli orari di apertura e chiusura. Insomma, oggi gestire un coffee shop in Olanda è antieconomico. Per questo il governo ha deciso la chiusura, considerandolo un esperimento fallito. Anche altri Paesi europei come la Svezia, ha riferito il direttore dell'Unodc, hanno fatto o stanno facendo un'inversione di tendenza rispetto alle politiche sulla droga.
Ora, quindi, l'attenzione si sta concentrando sugli smart shop, ma anche sulla vendita di sostanze stupefacenti via internet, talvolta "mascherate" da un volto innocuo, come ad esempio alcuni tè alle foglie di coca non cocainizzate. Un mercato, secondo Gilberto Giarre, responsabile dell'Osservatorio nazionale sulle tossicodipendenze, che sta assumento proporzioni sempre più preoccupanti: "Negli Stati Uniti - ha riferito - la vendita via on line ha forse superato il mercato tradizionale di vendita delle droghe".
Governi e organismi internazionali stanno quindi studiando forme di controllo più efficaci contro questo nuovo "nemico", come ad esempio un accordo con i gestori di carte di credito, che potrebbe aiutare a individuare i canali, ma che pone problemi di conflitto con la legislazione sulla privacy.
Messaggio del 06-12-2005 alle ore 23:07:04
Smentite e polemiche dopo l'affermazione di Antonio Maria Costa
direttore dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro droga e crimine
Olanda: "I coffee shop continuano"
L'Aja contro l'Onu sulla chiusura
Il ministero per la Salute olandese: "Nostra politica sulle droghe
è stata un successo confrontata a quelle di altri paesi"
di GIOVANNI GAGLIARDI
Antonio Maria Costa, direttore dell'Agenzia Onu contro la droga
ROMA - "Non è affatto vero che coffee shop verranno chiusi". E' netta la dichiarazione del segretario dell'ambasciata olandese a Roma. Ten Hagen, interpellato da Repubblica, replica così, con poche parole all'annuncio di Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Onu per la lotta alla droga e al crimine, intervenuto alla IV Conferenza nazionale contro la droga di Palermo.
Secondo Costa, L'Aja starebbe per far abbassare la saracinesca ai circa 800 "bar" dove da almeno 15 anni vengono vendute e consumate legalmente le droghe derivate dalla Cannabis. Già ieri il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, aveva accennato alla decisione del governo olandese, costretto a uniformarsi a una deliberazione presa dall'Unione europea nel corso del semestre di presidenza italiana. I coffee shop, ha spiegato Costa, "violavano le convenzioni internazionali, il rifornimento della merce, inoltre, avveniva attraverso canali illegali".
Ma dall'ambasciata olandese di Roma la cosa viene smentita: "Non so esattamente cosa abbia detto il dottor Costa - premette Ten Hagen, segretario di ambasciata - ma non mi risulta che il governo olandese abbia preso decisioni in questo senso. Non so a cosa si riferisca Costa. Per precauzione ho fatto delle verifiche sui nostri giornali e ho contattato il mio ministero della Giustizia: nessuno parla o ha sentito parlare di chiusura dei coffee shop".
Non solo, ma sul sito del ministero olandese per la Salute, Welfare e Sport, un documento dell'11 ottobre di quest'anno afferma, con un certo orgoglio, che "la politica olandese sulle droghe è stata, ragionevolmente, un successo, confrontata alle politiche di altri paesi e - dice ancora il ministero - in particolare per quanto riguarda la prevenzione e la cura. Il numero degli utilizzatori di vari tipi di droghe non è maggiore di altri paesi, mentre il numero dei morti per droga, 2,4 per milione di abitanti, è il più basso in Europa".
Insomma un documento ufficiale del governo olandese che fa a pugni con l'affermazione di Antonio Maria Costa, secondo cui le autorità dei Paesi Bassi stanno per prendere la decisione della chiusura dei coffee shop, dopo che ''l'esperimento è stato considerato fallito''.
Non solo. In aprile un sondaggio telefonico condotto dal quotidiano olandese Trouw, ha evidenziato che la proposta di regolamentare, sotto strette condizioni, la produzione di cannabis, per rifornire i coffee shop, lanciata dal sindaco di Maastricht Gerd Leers, è ampiamente condivisa dai cittadini. In particolare trenta grandi città, tra cui Amsterdam, sono addirittura favorevoli ad avviare sperimentazioni.
Una questione, però, controversa, oggetto di polemica tra i governi locali e il governo nazionale. In particolare il ministro della giustizia Piet Hein Donner, si è detto contrario a regolamentare la produzione di cannabis ed ha proposto di ridurre il numero dei coffee shop e di bandirne l'ingresso ai non residenti. Questo per mettere un freno al fenomeno del turismo da "fumo". Ma da qui a parlare di chiusura dei coffe shop ce ne vuole.
A fine giornata, dopo oltre quattro ore dalla prima dichiarazione, arriva la precisazione di Costa: il governo olandese per i coffe shop ha adottato "restrizioni e limitazioni" che li stanno portando alla "progressiva chiusura". I crescenti vincoli - spiega - "stanno portando infatti alla progressiva chiusura degli stessi. Il rifornimento della merce, inoltre, avviene anche attraverso canali illegali".
Ma ormai la frittata è fatta. "Costa invece di contrastare il narcotraffico internazionale continua a raccontare frottole sugli effetti positivi della 'war on drugs' e adesso aggiunge pure le fandonie che riguarderebbero l'Olanda", attacca l'eurodeputato di Prc, Giusto Catania.
"L'Olanda è odiata dalla narcoburocrazia che vive sulla pelle dei tossicodipendenti", rincara la dose Franco Corleone, presidente dell'associazione Forum droghe che aggiunge: "Costa non sa nulla di droghe ed è specialista in bufale. La prima è stata quando ha detto che non esiste più differenziazione tra marijuana, eroina e cocaina, poi ha proseguito proponendo di fare in Italia test su urina e capelli degli studenti (un suggerimento che anche il ministro dell'Istruzione Moratti ha definito inaccettabile). Questo è il personaggio".
Messaggio del 06-12-2005 alle ore 23:23:39
in Italia tutto è vietato, con quale risultato? ci si abitua così tanto a trasgredire la legge che uno stupro non viene percepito come un reato grave. Meno divieti, più educazione.
n Italia tutto è vietato, con quale risultato? ci si abitua così tanto a trasgredire la legge che uno stupro non viene percepito come un reato grave. Meno divieti, più educazione.