Cultura & Attualità
www.coverboy.it
Messaggio del 15-04-2008 alle ore 10:58:34
Cover Boy
Un pugno dritto allo stomaco. Non saprei effettivamente come altro definire questo film che viene proiettato nelle sale due anni dopo la sua uscita, dopo 40 festival internazionali e decine di premi vinti in tutto il mondo, e la cui presenza nelle sale passa vergognosamente sottovoce dopo la non casuale sottrazione dei finanziamenti pubblici promessi alla produzione e poi di colpo spariti.
"Cover Boy" è la storia di Ioan, un ragazzo cresciuto nella Romania post Ceausescu, quella dell' "Ultima Rivoluzione".
Il rumeno arriverà a Roma in cerca di fortuna spinto dalle allettanti proposte di un amico. Ad attenderlo la dura realtà del modello occidentale, quella per la quale "Se non hai i soldi in tasca non conti un cazzo". Ad attenderlo nella Capitale il suo alter ego italiano, Michele, il tipico precario medio, neanche più tanto giovane, fuggito da un paese di provincia – Lanciano - e che si arrangia con piccoli lavori a tempo determinato. Ed è proprio mentre svolge uno di questi pulendo i pavimenti della stazione Termini che si scontra con Ioan, costretto ad arrangiarsi dopo l'arresto dell'amico durante il viaggio verso l'Italia...
Immigrazione, precarietà, xenofobia...Carmine Amoroso non si è fatto mancare niente in questa feroce critica di un modello di vita che ci ha silenziosamente portato sull'orlo del baratro.
Il tutto nell'alienazione e nell'indifferenza (a sorpresa impersonificata da un'inedita Luciana Litizzetto) di persone che vivono i loro piccoli fallimenti come isole, senza riuscire a comunicare, a tendere la mano al prossimo, a sfuggire alle tremende fatalità che con cui la vita condisce le nostre giornate.
Il messaggio politico (per cui ho avuto la netta sensazione che il film sia stato tanto osteggiato) rimane sotopelle per tutta la durata della proiezione. Inizialmente non ci avevo prestato particolare attenzione ma fate caso ad un discorso di Berlusconi che si sente in sottofondo verso la fine (il film, uscito con due anni di ritardo, è chiaramente ambientato quando era ancora Presidente) in cui qualche anno fa la recessione che veniva imputata al suo periodo di Governo e che comunque ancora oggi viviamo, fosse secondo lui un'invenzione della sinistra radicale.
Apparenza, finzione, spregiudicatezza di una società che ha perso la percezione di se stessa son rappresentate dal personaggio di un'azzeccatissima Chiara Caselli con lo spostamento di parte della storia a Milano.
Ma "Cover Boy" anche un'inaspettata storia di amore, un amore silenzioso e raccontato nel silenzio di frasi troncate e di sguardi rubati alla notte, un amore mai minimamente pronunciato, costretto dai pregiudizi e dalle mancanze e dalle inadempienze istituzionali che, esattamente come nel tema della precarietà, non mancano di farsi sentire.
Infine, su una colonna sonora niente male il racconto dei molteplici volti di Roma a partire dalla Stazione, porta della città sul mondo, affascinante punto di incontro e scontro fra diverse culture fra diversi stili di vita ed emblema del fallimento dei sogni dei due protagonisti e di centinaia di altre persone nella realtà, passando per le piazze e le vie del centro e non trascurando quella parte più intima ed autentica di Roma, quella delle periferie tanto care a Pasolini, dei parchi e di questo strano rapporto che la città ha col mare verso il quale, lontana, sembra tendere un caldo ma timido abbraccio.
film, cinema, politica, recensione, critica, cover boy, precariato, xenofobia
Scritto da -Andrew- alle 20:35 di martedì, 08 aprile 2008
[cinema, attualità]
commenti (16) | commenti (16) (Popup)
Cover Boy
Un pugno dritto allo stomaco. Non saprei effettivamente come altro definire questo film che viene proiettato nelle sale due anni dopo la sua uscita, dopo 40 festival internazionali e decine di premi vinti in tutto il mondo, e la cui presenza nelle sale passa vergognosamente sottovoce dopo la non casuale sottrazione dei finanziamenti pubblici promessi alla produzione e poi di colpo spariti.
"Cover Boy" è la storia di Ioan, un ragazzo cresciuto nella Romania post Ceausescu, quella dell' "Ultima Rivoluzione".
Il rumeno arriverà a Roma in cerca di fortuna spinto dalle allettanti proposte di un amico. Ad attenderlo la dura realtà del modello occidentale, quella per la quale "Se non hai i soldi in tasca non conti un cazzo". Ad attenderlo nella Capitale il suo alter ego italiano, Michele, il tipico precario medio, neanche più tanto giovane, fuggito da un paese di provincia – Lanciano - e che si arrangia con piccoli lavori a tempo determinato. Ed è proprio mentre svolge uno di questi pulendo i pavimenti della stazione Termini che si scontra con Ioan, costretto ad arrangiarsi dopo l'arresto dell'amico durante il viaggio verso l'Italia...
Immigrazione, precarietà, xenofobia...Carmine Amoroso non si è fatto mancare niente in questa feroce critica di un modello di vita che ci ha silenziosamente portato sull'orlo del baratro.
Il tutto nell'alienazione e nell'indifferenza (a sorpresa impersonificata da un'inedita Luciana Litizzetto) di persone che vivono i loro piccoli fallimenti come isole, senza riuscire a comunicare, a tendere la mano al prossimo, a sfuggire alle tremende fatalità che con cui la vita condisce le nostre giornate.
Il messaggio politico (per cui ho avuto la netta sensazione che il film sia stato tanto osteggiato) rimane sotopelle per tutta la durata della proiezione. Inizialmente non ci avevo prestato particolare attenzione ma fate caso ad un discorso di Berlusconi che si sente in sottofondo verso la fine (il film, uscito con due anni di ritardo, è chiaramente ambientato quando era ancora Presidente) in cui qualche anno fa la recessione che veniva imputata al suo periodo di Governo e che comunque ancora oggi viviamo, fosse secondo lui un'invenzione della sinistra radicale.
Apparenza, finzione, spregiudicatezza di una società che ha perso la percezione di se stessa son rappresentate dal personaggio di un'azzeccatissima Chiara Caselli con lo spostamento di parte della storia a Milano.
Ma "Cover Boy" anche un'inaspettata storia di amore, un amore silenzioso e raccontato nel silenzio di frasi troncate e di sguardi rubati alla notte, un amore mai minimamente pronunciato, costretto dai pregiudizi e dalle mancanze e dalle inadempienze istituzionali che, esattamente come nel tema della precarietà, non mancano di farsi sentire.
Infine, su una colonna sonora niente male il racconto dei molteplici volti di Roma a partire dalla Stazione, porta della città sul mondo, affascinante punto di incontro e scontro fra diverse culture fra diversi stili di vita ed emblema del fallimento dei sogni dei due protagonisti e di centinaia di altre persone nella realtà, passando per le piazze e le vie del centro e non trascurando quella parte più intima ed autentica di Roma, quella delle periferie tanto care a Pasolini, dei parchi e di questo strano rapporto che la città ha col mare verso il quale, lontana, sembra tendere un caldo ma timido abbraccio.
film, cinema, politica, recensione, critica, cover boy, precariato, xenofobia
Scritto da -Andrew- alle 20:35 di martedì, 08 aprile 2008
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