Cultura & Attualità

where have all the flowers gone?
Messaggio del 02-11-2004 alle ore 18:18:41
Due domande:

1- ma dove le leggi tutte stè cose?

2- chi é il tuo pusher? Lo conosco? me lo fai conoscere?
Messaggio del 02-11-2004 alle ore 18:06:55
di quale fine abbiano mai fatto i fiori, è Hunther Thompson ad avanzarne un’ipotesi…

“La Storia è difficile da conoscere, per via di tutte le stronzate che ci aggiungono, ma anche senza essere sicuri di cosa dice la Storia pare del tutto ragionevole pensare che ogni tanto l’energia di un’intera generazione si concentri in un lungo bellissimo lampo, per ragioni che sul momento nessuno capisce…
Il mio ricordo principale di quel tempo sembra aggrappato a una o a cinque o forse a quaranta notti – o mattine molto presto – quando mezzo sconvolto lasciavo il Fillmore e, invece di andare a casa, prendevo la grandiosa Lightning 650 e sfrecciavo sopra al Bay Bridge a centosessanta all’ora con indosso dei calzoncini L.L. Bean e un giubbotto Butte da pastore…irrompevo di là del tunnel di Treasure Island sullo spettacolo di luci di Oakland, Berkeley e Richmond, non molto sicuro su quale uscita imboccare una volta arrivato di là (sempre spegnendo il motore al casello del pedaggio, troppo fatto per trovare la folle mentre rovistavo in cerca di spiccioli)…ma assolutamente certo che per qualunque strada fossi andato sarei arrivato in un posto dove la gente era ispirata e selvaggia, esattamente come me, nessun dubbio su questo…
C’era follia in ogni direzione, o ogni ora. Se non attraverso la Baia, allora su al Golden Gate o giù sulla 101 per Los Altos o La Honda…Potevi sprizzare scintille dovunque. C’era una fantastica universale impressione che qualunque cosa si facesse fosse giusta, che si stesse vincendo…
E quella, credo, era la ragione d’essere – quel senso di inevitabile vittoria contro le forze del Vecchio e del Male. Vittoria non in senso violento o militare: non ne avevamo bisogno. La nostra energia avrebbe semplicemente prevalso. Non c’era lotta – tra la nostra parte e la loro. Avevamo tutto l’abbrivo noi; stavamo cavalcando un’onda altissima e meravigliosa…
Ora, meno di cinque anni dopo, potevi andare su una qualsiasi collina a Las Vegas e guardare verso ovest, e con gli occhi adatti potevi quasi vedere il segno dell’alta marea – quel punto in cui l’onda, alla fine, si è spezzata per tornare indietro.
(…) E’ stata questa la falla fatale nel viaggio di Tim Leary. Ha bombardato l’America con la sua “espansione di coscienza” senza minimamente preoccuparsi della realtà sinistra e rapace che attendeva tutti quelli che lo avrebbero preso troppo sul serio. Dopo West Point e il sacerdozio, l’LSD deve essergli sembrato perfettamente logico…e non è di gran consolazione sapere che è finito così male, perché nella sua caduta si è tirato dietro davvero troppa gente.
Non che non se lo fossero cercato pure loro: non c’è dubbio che tutti hanno avuto ciò che si meritavano. Tutti quei lisergisti patetici e appassionati che pensavano di potersi comprare pace e comprensione a 3 dollari la botta. Ma la loro sconfitta e il loro fallimento sono anche nostri. Ciò che Leary si è portato dietro nella rovina è l’illusione circa un intero stile di vita che lui stesso aveva contribuito a creare…una generazione di sciancati permanenti, di cercatori falliti, che non è mai riuscita a capire l’originaria menzogna che la cultura lisergica ha ereditato dai vecchi mistici: la disperata supposizione che qualcuno – o perlomeno qualche forza – custodisse la Luce alla fine del tunnel.
E’ la stessa merda crudele e paradossalmente caritatevole che ha guidato nei secoli il cammino della chiesa cattolica. Ed è anche l’etica militare…la fede cieca in qualche più saggia e superiore “autorità”. Il papa, il generale, il primo ministro…su su fino a Dio.
Uno dei momenti cruciali degli anni Sessanta è stato quando i Beatles misero la propria sorte in mano al Maharishi. Come se Bob Dylan se ne andasse in Vaticano a baciare l’anello del papa.
Prima i “guru”…e poi, constatato che non funzionavano, il ritorno a Gesù. E infine, sotto la guida istintivo-primitiva di Charlie Manson, una nuova ondata di dei da comunità stile clan, come Mel Lyman, duce di “Avatar”, e Come-Si-Chiama che ha fondato “Spirit and Flesh”.
Sonny Barger non ha mai ben capito la portata della cosa, ma non saprà mai quanto si è arrivato vicino a uno strepitoso sfondamento. Gli Angeli mandarono tutto all’aria, nel 1965, sul fronte Oakland-Berkeley, quando agirono seguendo il suo istinto da capo-detenuto patriota e attaccarono le prime linee di una marcia contro la guerra. Quello rappresentò uno scisma storico nella marea montante del Movimento Giovanile degli anni Sessanta. Fu la prima esplicita rottura tra greasers e capelloni, e l’importanza di quella rottura la si può leggere nella storia dell’SDS, che finì per autodistruggersi nello sforzo vano in partenza di conciliare gli interessi delle categorie proletariato/piccola borghesia/motorizzata/allo sbando e attivisti/medio-alto borghesi/studenti di Berkeley.
Nessuno che fosse coinvolto in quei fatti, all’epoca, avrebbe potuto lontanamente prevedere il fallimento del tentativo Ginsberg/Kesey di convincere gli Hell’s Angels a confluire nella sinistra radicale di Berkeley.
La rottura finale sopraggiunse ad Altamont, quattro anni dopo, ma a quel punto era già stata prevista da tutti, tranne che da un manipolo di scoppiati dell’industria rock e dalla stampa nazionale. L’orgia di violenza di Altamont non fece che drammatizzare il problema. La realtà dei fatti si era già determinata; fu compreso che la malattia era diventata terminale, e che le energie del Movimento si erano già da tempo aggressivamente consumate nella lotta per l’autoconservazione.”
Messaggio del 02-11-2004 alle ore 13:24:14
si tu stai male
Messaggio del 02-11-2004 alle ore 13:14:43
Non è la vittoria delle bandiere, dei trionfi e delle parate a cui mi riferisco.
Insomma le rivoluzioni hanno strade tutte loro.
La vittoria del Uomo sugli egoismi e gli interessi.
La vittoria dell'uomo su se stesso?
E se poi avanza pane per chi non ne ha ben venga, no?
Una strada lunga che divide come spada, e lungo il cammino lische di pesce che occultano la vista per dirla come Non-Ricordo-Più-Come-Si-Chiama.
E voi la sapete di certo più lunga di me in materia, che son un povero dilettante uditore di comprendonio duro. Più che altro è la legge dei grandi numeri che la spunta sempre.
Non so che altro, se non che…(a capo, lettera maiuscola)

Io devo avere dei serissimi problemi…
Quando st'estate mi stravaccai nella la calda ombra frangiata di un variopinto albero da spiaggia, ad uno schioppo da quello che pareva il miraggio del un po’ torbido del tanto agognato refrigerio, su uno scarrupatissimo telo steso sopra i famigerati cocoloni fossacecani, osservando tutt’intorno, mi interrogai a lungo se putacaso nella fungaia d’origine del vasetto di trifolati buttati giù, magari con troppa incosciente nonchalance, come fastosa chiosa alla primissima colazione, non fosse cresciuto inavvertitamente qualche esemplare specialissimo di champignon, poi inaspettatamente finito al macero tra le mie ignare mandibole.
Ad appena quattro passi dagli scalcinati muri della stazione ferroviaria, forse dei semplici sopravvisuti a qualche scassatissimo treno superstite delle nostre gloriose e tanto rimpiante ferrovie di stato, uscito dalla linea retta dei binari, avendo magari confuso quella striscia di costa pietrosa per una massicciata appena appena un po’ fuori misura (beh…quando si dice il deragliamento dei sensi), tutt’intorno brulicava un’orda di varie forme di vita, tutte basate in prevalenza sull’alcool, assiepate qua e là com’è norma a mò di sbracatissimi screanzati barcollanti nel continuo andirivieni tra una tenda e l’altra.
Non mi ricordavo affatto che in cotanto lido migrassero nella calda stagione fiori simili a quelli estinti tra il fango nell’orgia finale di Woodstock.
E non so se sia cosa tanto giusta e buona fare di simili capriole temporali…
Fatto sta che mi è venuto da chiedermi (magari era solo il primo chiaro sintomo di un imminente colpo di sole, si voglia perdonare) cosa continui a persistere di quell’epoca di rottura, a parte un indiscusso malessere adolescenziale sempre serpeggiante…
Quali briciole seminate dal Pollicino sessantottino abbiano mai resistito alla furia del vento del tempo, oltre l’abbaglio di ideali sempiterni duri a morire…
Senza dubbio erano stati additati modelli altri di vita e tanta buona musica…e davvero ora non resta altro che qualche drappello refuso sbattuto qua e là sotto il sole estivo?

...ormai solo piante carnivore in questa città!

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