Cultura & Attualità

Una vita difficile
Messaggio del 25-02-2008 alle ore 21:20:34
ma vuoi dirmi che esiste una regione chiamata abruzzo???" (cit)


io questa l'ho sentita una volta a "la pupa e il secchione"


l'abruzzo è il buco del culo del mondo, almeno nel resto del sud c'è la malavita, qua manco quella ci stà, per dire quanto siamo inutili


quanto sei drastico
Messaggio del 25-02-2008 alle ore 17:18:28
BELLISSIMA LETTERA


ma la mia esperianza è un tantino diversa, io ho avuto l'opportunità di andare a lavorare fuori ma ho scelto di rischiare e sono rimasto in Abruzzo e dopo varie esperienze ho deciso di avventurarmi nella libera professione (nulla è più precario) e le cose vanno bene, chiaramente è molto difficile il lavoro, è molto difficile avere a che fare con uffici pubblici poco efficienti e per nulla collaborativi, è molto difficile farsi pagare, ma tutto sommato io in Abruzzo ci sto bene. Qui si vive bene, a Roma o Milano avrei speso tutto lo stipendio per affitti e spese varie per vivere in un buco di casa, con una macchina scassata bloccata nel traffico.
Meglio il nostro Abruzzo e la nostra Lanciano.
Messaggio del 25-02-2008 alle ore 16:21:42
Esagerato.

Buco del culo del mondo

Non so se devo ridere più per la battuta o più per l'affermazione-cazzata.

Cominciamo a fare i conti della produzione metalmeccanica?
O parliamo del parco nazionale?
O dei prodotti agricoli-alimentari-e robba varia, che escono da questa regione?

Anche io sono dovuto andare altrove per un buon lavoro, quindi dovrei essere il primo a "parlarne male", visto che a suo tempo non sono riuscito a trovare un lavoro "adatto" per ciò che volevo e sapevo fare...

ma disprezzare così una regione che non è sicuramente il top, ma nemmeno il buco del culo, mi sembra veramente da paraocchi.

Ma da White me lo dovevo aspettare!

Vabbè, dai, ti amo lo stesso !!!
Messaggio del 25-02-2008 alle ore 14:40:11
... non mi viene nemmeno da scrivere...
Messaggio del 25-02-2008 alle ore 12:33:48
nonò, tutto vero e tutto drammaticamente quotidiano, l'abruzzo è il buco del culo del mondo, almeno nel resto del sud c'è la malavita, qua manco quella ci stà, per dire quanto siamo inutili

"ma vuoi dirmi che esiste una regione chiamata abruzzo???" (cit)

Messaggio del 23-02-2008 alle ore 16:11:10
cioè white, caso limite e chiacchiere sbuciate secondo te?
Messaggio del 23-02-2008 alle ore 14:20:41
il buco del culo del mondo
Messaggio del 23-02-2008 alle ore 01:37:29
mi auguro sia solo un caso "limite"
Messaggio del 23-02-2008 alle ore 01:06:34
Ho scelto questo titolo perchè leggendo l'articolo del Messaggero mi veniva in mente solo il capolavoro di Sordi:


Parto diciottenne da Francavilla al Mare, con il mio meritato diploma di liceo scientifico, e tanta voglia di un'esperienza fuori casa. A Perugia ha inizio il mio cammino.Mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza, mi laureo, svolgo i 2 anni di pratica e mi capita l'occasione di lavorare in una prestigiosa società di consulenza torinese. Mi assegnano la Toscana e l'Umbria e lì inizia il mio percorso lavorativo, io intimorita giovane laureata, mi trovo ad insegnare a imprenditori sul mercato da decenni, norme di organizzazione aziendale.

I timori iniziali via via scompaiono, gli imprenditori mi danno fiducia, mi ascoltano, mi stimano. Inizia una carriera scintillante, con una retribuzione che non avrei sognato neppure lontanamente, do tutta me stessa, il lavoro mi gratifica, i miei capi mi motivano, mi "gasano", è un successo. Decido quindi di fare il salto a Milano. Platee di imprenditori mi ascoltano, io, che l'imprenditrice non l'ho mai fatta, porto una ventata di novità all'interno delle aziende, perché le norme ISO, e in seguito il Marketing, a volte valgono la pena…

Assumo un ruolo di consulente a pieno titolo… procedo con il mio tailleur e la mia valigetta a grandi passi. Ma dopo 15 anni fuori dell'Abruzzo arriva la grande decisione, il desiderio di rientrare, di avvicinarmi alla famiglia, di riscoprire la mia regione. Rientro entusiasmante, rispetto all'Umbria mi sembrava di essere a Milano, grande sfoggio di professionalità, competenze… Sono assunta in una società che lavora per un'azienda estera, questo gusto esotico dell'internazionalità, nella mia città, mi sembra il completamento di un percorso ed un ritorno vittorioso. Ci credo, mi fido, mi metto a disposizione, rispolvero l'inglese. Lo stipendio non è alto ma è ovvio che devo dimostrare, umilmente mi metto al lavoro.

Vantavo un Abruzzo diverso ritrovato, con grande orgoglio. A mio padre che mi diceva questo è il sud, gli dicevo: "Papà è il tuo complesso d'inferiorità che è "tipico del sud", ti assicuro che l'Abruzzo è cambiato, è avanzato, non ha niente da invidiare a Veneto e Lombardia. E' qui il boom!" Tecnologia, professionalità, spirito imprenditoriale. Telefoni, bluetooth, computer portatili, slides, meeting, convention… Tutto sommato tutti quegli elementi che conoscevo, anche se qui sono utilizzati in maniera più fashion. Piano piano l'illusione si dissolve. La professionalità si rivela essere un vestito di Dolce & Gabbana neanche tanto ben indossato, in auto lucide e all'ultima moda. Lo spirito imprenditoriale si rivela essere l'ingegno dell'azzeccagarbugli all'italiana, spudoratamente dichiarato.

Insomma incontro "lo sbruffone", che si vanta di saper aggirare le leggi, di saper usare mezzi illeciti nella legalità, di collaborare con professionalissimi zingari, e che sotto il vestito di Dolce & Gabbana è un piccolo personaggio all'Alberto Sordi, meritevole di una parte da protagonista in una novella pirandelliana. Non capisco, metto in discussione me stessa…sono inadeguata? Perchè qualcosa non torna? Possono tante gratificazioni passate morire qui? Ma il quotidiano non consente di pensare troppo, il lavoro è pressante, certo non è chiaro l'obiettivo, la MISSION non è definita, mi viene un dubbio. Vogliono il marketing o il marketting?

No perché qui più di competenza si continua a parlare di bella presenza? Ma bella presenza per chi? Siamo io e la mia giovane collega, fresca di laurea a Milano, non vediamo nessuno salvo occasionalmente l'amministratore unico dell'azienda costituita dietro una fiduciaria sammarinese e due medici che si definiscono comitato scientifico. Vabbè andiamo avanti, lavoriamo, ci impegniamo. Bisogna lanciare un nuovo prodotto, il nostro prodotto di punta. Come. Oddio un po' difficile, non ho che un'immagine sgranata, utilizziamola comunque. Evidentemente altro questi stranieri non hanno? Ma siamo sicuri? La casa produttrice è in piedi da 20 anni, distribuisce regolarmente…possibile non abbia uno straccio di foto?

Guarda me ne frego, il prodotto lo fotografiamo noi, mi dicono che l'impostazione di questo paese estero è artigianale, ci credo. Ma se la mission è vendere questo prodotto, se noi siamo distributori, chi sono i venditori? Monitorare la concorrenza sarebbe un obbligo da parte del marketing, ma basta dare un'occhiata e ho un attacco di panico. Calma…mi riprendo. Ci vuole lucidità. Vedo nelle altre aziende nomi noti, pubblicità patinate, ricerche scientifiche, garanzie, eventi nazionali ed internazionali. Tra l'altro qui si tocca la salute…mica posso scrivere cazzate…! L'amministratore unico e il comitato scientifico mi dicono che arriveranno…siamo solo in fase di start up.

Vengono intanto meno tre punti essenziali di questo benedetto start up:
1) la mission
2) la competitività
3) le garanzie sanitarie!

Andiamo oltre, sfrutterò le mie doti per trovare qualche escamotage. Dunque, l'azienda è artigianale, i metodi saranno artigianali. Ci aggrapperemo al passaparola, i clienti saranno convinti con tecniche di programmazione neuro linguistica. Il grillo parlante, un tale assunto come responsabile commerciale, e strappato dopo 14 anni alla concorrenza più prestigiosa, ogni tanto mi solleva obiezioni. Cavoli non posso dargli retta, mi distoglie dal lavoro. Lo aggredisco: lei deve credere nell'azienda! Non demolirla! Ma il dubbio si insinua. Non ha certo l'età per l'alzheimer. Qualcosa continua a non quadrare. Non mi arrendo, ritento.

Io che dettavo il messaggio agli altri mi ritrovo a chiedermi quale sia il nostro. Il Responsabile commerciale viene licenziato. Costava troppo e poi era scomodo. Non aveva portato quel parco clienti promesso, come se i clienti fossero ostaggi in un pullman da dirottare su una qualunque strada, per di più senza benzina. E cosa più grave nel settore medico, della salute! Poi si lamentava continuamente del fatto che non c'erano gli strumenti per lavorare. Ripeteva la solita solfa: niente ricerche scientifiche di supporto, nessuna garanzia, neanche il materiale pubblicitario da mostrare ai clienti!

E la rete vendita? Dove sono gli informatori scientifici che dovrei coordinare? Era vero, ma un altro posto non si trova dietro l'angolo. Conviene tacere. Viene sbattuta fuori anche la responsabile commerciale area nord, oltre alla qualifica non le era stato fornito niente. Anche da lei ci si aspettava il pullman di clienti poiché proveniva dalla stessa concorrenza. Perdono la faccia nel settore, uno si dedica all'abbigliamento, l'altra al tango. Un paio di volte sembra si sia trovata la persona giusta, capace di vendere anche il fumo, quindi adatto alle nostre esigenze.

Peccato che uno scompare con prodotti, macchina e bottino nel napoletano, l'altro si perde con una lauta somma in quel di Roma. I capi sospirano: "Vabbè quelli potevamo permetterci, il rischio si è corso…andrà meglio la prossima volta…quello che 'sti stronzi ingrati ci hanno fregato lo recupereremo tramite gli zingari più qualificati". Io e la mia collega, sempre più tristi, e tra le avances ormai spudorate dei capi, andiamo avanti. Ci sono ancora i cestini della spazzatura da svuotare, qualche telefonata a cui rispondere… Sicuramente ci stiamo sbagliando. Il messaggio da trasmettere, come il prodotto da vendere, sono sempre più misteriosi. Di attendibile arrivano solo notizie dall'esterno: "Guardate che il prodotto che state vendendo è stato ceduto dagli "stranieri" alla concorrenza, guardate che la stessa azienda è stata venduta".

Al centro di Pescara, nel bel palazzo rosa tutto uffici e professionisti, siamo ormai una società fantasma. Ma perché dico ormai, lo siamo sempre stati. Altrimenti perché l'azienda non sarebbe iscritta all'Enasarco? Perché non avrebbe versato i contributi previdenziali degli agenti (quelli che hanno lavorato seriamente, arrampicandosi sugli specchi), pur avendoli trattenuti? Mica si saranno voluti appropriare indebitamente di soldi altrui? Ma figuriamoci… Nulla ci viene spiegato, ci viene chiesto però di lavorare, di stare in ufficio. Ma cosa dobbiamo fare? Ci arrendiamo?

Stanche e deluse ci rivolgiamo ad un sindacalista, e anche lì … "Ragazze ma di cosa vi meravigliate? A me hanno insegnato che se un'azienda vuole vendere aria fritta può farlo, se è collusa con la malavita l'importante è che paghi gli stipendi…che le famiglie campino… Non capisco, cosa volete…? Ah voi volevate un lavoro serio? Scusate non avevo capito, pensavo parlaste di stipendio, solo su quello sono preparato. Qui con lo Statuto dei Lavoratori, la mia bibbia, non so darvi la risposta. Quello che dallo Statuto posso dirvi è che le vs. qualifiche, di commessa e aiuto commessa, non vi espongono a rischi".

Con fatica, e l'orgoglio ferito per aver preso consapevolezza anche delle nostre squalificanti qualifiche, con la fatica anche solo di pensare mi rivolgo ad un avvocato, un vecchio amico, che qui pare abbia fatto carriera. "Cara mia! Ma possibile che non lo sapevi? Ma dai, qui è così. Mi sembrava strano quando mi raccontavi di un'azienda giovane e intraprendente, e quando, certo appena assunta, ti ho visto motivata. Che fa questa società? Ah non si sa. Ma è normale dai! Come, fa del nero? Non si sa dove finiscono i soldi? Ma certo che sei impertinente, quante ne vuoi sapere! Tienitelo per te. Sai è la norma. Si è appropriata dei contributi previdenziali degli agenti? Caspita questa è grave, c'è quindi un falso in bilancio, ….mhh…ma quello è stato depenalizzato, a limite si paga una multa. Si un'appropriazione indebita aggravata…quella sì, ma bisogna vedere se non chiudono prima della denuncia. E poi voi scusa mica siete venditrici, tu e la tua collega lo stipendio l'avete preso…tranquilla, di che ti preoccupi!".

E poi c'è l'amica saggia, con qualche anno in più, e ormai totalmente disillusa. "Sindacati, avvocati…ragazze ma sognate? Pensavate di diventare manager? Eh lo so i requisiti ci sarebbero tutti, anch'io li avevo. Ma davvero pensavate di essere state assunte per i vostri curriculum? Ahh Ahhh…è esilarante! Muoio dal ridere! Era da tempo che non mi capitava! Curriculum impeccabili, intraprendenza,…ma siete in Abruzzo, al sud, nonchè in Italia, e siete donne… Date retta a me. Io ho sognato, ho lottato…vi assicuro, il meglio che vi possa capitare è un lavoro dove, in attesa della pensione, non si faccia niente. Per ottenerlo? Non create problemi. Ringraziate Dio per avervi fornito di una gradevole presenza, scoprite il seno, scoprite le gambe fino a quando potete. Le porte vi si apriranno magicamente. Non abbiate pudore, magari trovate ache un bel tizio che oltre a portarvi a letto e a darvi un lavoro vi piace! Mal che vada sarà una scopata qualsiasi…il fine giustifica sempre i mezzi. La gratificazione potrete trovarla coltivando degli hobby…! AhAhAh".

Chiara D'Annunzio

(22 febbraio 2008)

Nuova reply all'argomento:

Una vita difficile

Login




Registrati
Mi so scurdate la password
 
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui

© 2026 Lanciano.it network (Beta - Privacy & Cookies)