Cultura & Attualità

Una storia fantastica
Messaggio del 18-08-2007 alle ore 10:14:58

La straordinaria "avventura" della famiglia Curie, anticlericale e comunista

Radiografia di famiglia

Spesso i premi Nobel si dividono in due o in tre, tanto che nelle scienze è ormai diventato difficile vincerne uno da soli. Quasi mai, invece, i premi si moltiplicano: soltanto quattro persone hanno raddoppiato, e cinque famiglie (mariti e mogli, o genitori e figli) ne hanno vinti due. E’ dunque significativo che ben quattro di queste nove eccezioni portino lo stesso cognome: quello ormai mitico dei Curie, che hanno meritato ben cinque premi tra il 1903 e il 1935. La storia di questa singolare famiglia è narrata da Pierre Radvanyi in I Curie, numero 25 della collana I grandi della scienza pubblicata dalla rivista Le scienze.
IL capostipite fu Pierre, il cui motto da ragazzo era che “bisogna fare della vita un sogno, e del sogno la realtà”. Poiché la scuola non si addice ai sognatori, i suoi comprensivi genitori evitarono di mandarcelo e gli diedero in famiglia un’istruzione elementare, media e superiore, rigorosamente anticlericale e naturalistica. Gli effetti positivi non tardarono a manifestarsi: nel 1882, a soli 23 anni, Pierre fece le prime scoperte importanti sulle proprietà piezoelettriche del quarzo, la cui più nota applicazione sono oggi gli orologi al quarzo.
Nel decennio successivo il giovane fisico pose le basi per la descrizione delle leggi naturali in termini di proprietà di simmetria, enunciando il principio che porta il suo nome:”La simmetria delle cause si ripercuote sugli effetti”. Oggi la simmetria è diventata il linguaggio comune della teoria delle particelle, con un ingrediente aggiuntivo che Curie non aveva previsto: la rottura di simmetria, che si manifesta, per esempio, nel fatto che molti animali simmetrici camminano a passi alterni come noi, invece di saltare a piedi giunti come canguri.



Durante la primavera del 1894 Pierre incontrò Maria Sklodowska, una giovane ricercatrice di origine polacca che, come lui, era stata ateisticamente educata alla vera fede: quella nel progresso scientifico. Immediatamente innamoratisi, i due si sposarono l’anno dopo e fecero una romantica luna di miele in bicicletta. Dopo due anni nacque Irene, alla quale i genitori diedero lo stesso tipo di educazione che avevano ricevuta, senza neppure battezzarla.
Nel frattempo Henri Becquerel aveva scoperto che l’uranio emette una misteriosa radiazione invisibile, e i novelli sposi si dedicarono a studiarla. Nel 1898 essi scoprirono due nuovi elementi, che chiamarono rispettivamente polonio, in onore del paese d’origine di Maria, e radio, a causa dell’intensità della sua radiazione: circa un milione e mezzo di volte superiore a quella dell’uranio. Il fenomeno fu invece chiamato radioattività, e la sua scoperta segnò ufficialmente l’era della fisica atomica. I Curie sperimentarono sulla propria pelle (letteralmente) l’effetto delle radiazioni e misurarono l’intensità dell’energia coinvolta, scoprendo che in un’ora il radio è in grado di fondere una quantità di ghiaccio pari al proprio peso.
Nel 1903 i due coniugi ricevettero il Nobel per la fisica insieme a Becquerel, e la radioattività incominciò a essere applicata nei campi più disparati: dalla medicina alla geologia. Per esempio, in base al tempo di decadimento dell’uranio si scoprì che la Terra aveva non qualche migliaio di anni, come sosteneva la Bibbia, e neppure qualche milione, come concedeva Lord Kelvin, bensì qualche miliardo!




I coniugi Curie sembravano avviati a una carriera strepitosa, quando un giorno del 1906 Pierre scivolò sul selciato bagnato e finì sotto una carrozza a cavalli, morendo sul colpo a quarantasette anni. Maria rimase traumatizzata, e per un anno gli scrisse lettere sotto forma di un diario. Poi prese il suo posto alla Sorbona, diventandone la prima professoressa, così come ne era stata la prima dottorata. Nel 1911 la misogina e clericale Accademia delle Scienze rifiutò di eleggerla, insinuando che le scoperte che aveva fatto erano tutte merito del marito. Poco dopo la moglie del fisico Paul Langevin la denunciò per adulterio col marito: la stampa xenofoba ne approfittò per lanciare una campagna scandalistica, chiamando lui “lo Chopin della polacca” e chiedendo a lei di tornarsene “a casa”. Nel bel mezzo dell’affare Maria ricevette un secondo premio Nobel, questa volta per la chimica.





Durante la guerra madame Curie divenne la responsabile nazionale del servizio di radioterapia: equipaggiò decine di vetture per i raggi X, chiamati petite Curie, e organizzò centinaia di gabinetti fissi di radiologia, che prestarono soccorso a un milione di feriti. Finita la guerra, Maria tornò agli studi sulla radioattività e prese a lavorare con se la figlia Irene, che l’aveva già aiutata nel servizio radiologico al fronte, oltre a un gran numero di brillanti ricercatori. Il più vulcanico di questi è Frédéric Juliot, che si innamora presto di Irene e la sposa nel 1926.




La nuova coppia emula presto la vecchia. Già nel 1932 essa fallisce per un soffio la scoperta del neutrone, sbagliando l’interpretazione di una radiazione poco intensa, ma molto penetrante, del polonio. E nel 1934 mette a segno la scoperta di un nuovo tipo di radioattività, indotta da materiali radioattivi (come il polonio) su materiali che non lo sono (come l’alluminio). Mentre la radioattività solita si mantiene per miliardi di anni, questo nuovo tipo decade in brevissimo tempo, e non si trova dunque in natura: per questo viene chiamata “artificiale”. L’anno dopo la scoperta merita a Frédéric e Irene il premio Nobel per la chimica, mentre quello per la fisica va a James Chadwick per la scoperta del neutrone. Maria non fa però in tempo a vedere il successo della figlia e del genero: è morta nel 1934 di un’anemia, provocata dalle radiazioni alle quali gli esperimenti l’avevano esposta per tutta la vita.
Nel frattempo, la fisica nucleare è ormai entrata nella sua maturità, e sta per partorire il suo frutto più pericoloso. Nel 1937 Enrico Fermi, in Italia, e Otto Hahn e Lisa Meitner, in Germania, credono di aver ottenuto elementi transuranici (di numero atomico maggiore di 92), ma Irene dimostra che le proprietà di questi elementi sono invece stranamente vicine a quelle del lantanio (di numero atomico 57). Nel 1938 Hahn e Meitner capiscono di aver scoperto chimicamente la fissione nucleare, e subito dopo Frédéric ne dà una prova fisica indipendente. Immediatamente intuisce la possibilità di realizzare una reazione a catena e incomincia a lavorarci, come sta simultaneamente e indipendentemente facendo Fermi negli Stati Uniti. Quando Einstein scrive la famosa lettera a Roosevelt del 2 agosto 1939, per perorare la causa della bomba atomica, fa appunto riferimento “al lavoro di Joliot in Francia e quello di Fermi e Szilard in America”.
Frédéric pensa però non alla bomba atomica, bensì all’energia nucleare. Dopo la guerra, durante la quale si era iscritto al Partito Comunista e aveva vissuto in clandestinità, diventa l’alto commissario per l’Energia Atoimica e dirige il programma nucleare francese. Viene deposto nel 1950 a causa delle sue posizioni pacifiste, e della sua richiesta di interdizione assoluta della bomba atomica. Nel 1955 è tra i firmatari dell’appello Einstein-Russell sugli armamenti atomici, che sfocerà due anni dopo nella conferenza Pugwash.
Irene è su posizioni politiche analoghe. Già nel 1936, diventata sottosegretario alla ricerca scientifica, si era dimessa dopo tre soli mesi. Nel 1948, all’arrivo negli Stati Uniti, viene internata a Ellis Island come indesiderabile.




Analogamente alla madre, viene rifiutata quattro volte dall’Accademia delle Scienze e muore nel 1956 di una leucemia da radiazioni. L’anno dopo la segue Frédéric, ultimo sopravvissuto di una doppia coppia che si può a ragione chiamare la quinta “famiglia radioattiva”, oltre alle quattro che esistono in natura.
Nel 1995 la Francia tributerà alla prima coppia il massimo onore, traslando le ceneri di Pierre e Maria al Panthéon: per la prima volta fra i “grandi uomini” della patria c’è una donna, finalmente accettata come una grande scienziata. Anzi, la più grande della storia.



Messaggio del 18-08-2007 alle ore 12:01:27
La straordinaria storia di un uomo comunista, ateo e anticlericale


Josif Vissarionovič Džugašvili (in russo: Иосиф Виссарионович Джугашвили, il cui vero nome era Ioseb Besarionis Dze Jughashvili (in georgiano: იოსებ ბესარიონის ძე ჯუღაშვილი, detto Stalin (in russo: Сталин, ossia "d'acciaio"; altro pseudonimo Koba, cioè "indomabile"), fu un rivoluzionario bolscevico, capo del Partito Comunista e dell'Unione Sovietica (nato a Gori, Tiblisi, Georgia nel 1878 e morto a Mosca, Russia il 5 marzo 1953). Secondo i registri della chiesa parrocchiale di Gori la sua data di nascita è il 6 dicembre del 1878, ma egli dichiarava di essere nato il 21 dicembre 1879 e in tale data veniva festeggiato ufficialmente il suo anniversario nell'Unione Sovietica. È considerato uno dei dittatori più sanguinari della storia, avendo causato la morte di milioni di persone. In Ucraina vi è un giorno dell'anno, il 25 novembre, dedicato alla rimembranza dei milioni di ucraini morti a causa di Stalin. Italia, Usa, Canada e altri 7 Paesi hanno accettato la definizione di genocidio per la tragedia ucraina nota col nome di Holodomor.

Messaggio del 18-08-2007 alle ore 12:03:31

Gli storici in genere concordano che, tenendo in considerazione oltre al terrorismo di stato (deportazioni e purghe politiche), le carestie e la mortalità in prigione e nei campi di lavoro, Stalin e i suoi accoliti furono direttamente o indirettamente responsabili della morte di almeno una ventina di milioni di persone. Secondo Aleksandr Yakovlev che dirige la Commissione per la riabilitazione delle vittime delle repressioni (creata dal presidente Eltsin nel 1992) ed ex braccio destro di Stalin (si veda la sua intervista sul Corriere della sera del 07 agosto 2003) probabilemte il maggiore esperto sull'argomento, i morti causati da Stalin furono oltre 20 milioni. Sulla cifra esiste però un ampio dibattito. Gli archivi sovietici, del tutto incompleti ed approssimativi, riferiscono che 786,098 persone vennero condannate a morte tra il 1930 e il 1953 per motivi politici (di cui 681,692 nel 1937 e 1938, durante le "grandi purghe", che però non vennero tutte eseguite in realta' gli arrestati furono oltre 42 milioni, e buona parte di essi morirono nei gulag; inoltre risulta che tra il 1921 e il 1954 2,400,000 persone sono state mandate nei gulag per reati politici (tra questi l'unico reato di parole era comunque solo l'incitamento a sovvertire o indebolire lo Stato) a questi sono da aggiungere i circa 40 milioni di arrestati per reati comuni, buona parte dei quali erano in ralta arrestati solo per motivi ideologici o, più spesso, senza alcuna ragione. Tuttavia molti ritengono questi cifre sottostimate. Lo storico e demografo russo Erlikman ha stimato 1.500.000 giustiziati (aggiungendo alla cifra degli archivi di 800.000 persone giustiziate 700.000 esecuzioni sommarie), 4.300.000 morti nei campi di concentramento amministrati dal Gulag e in prigione (agli 1.900.000 ufficiali ha aggiunto 2.400.000 non riportati; la cifra sale a 5 milioni con i 700.000 morti nei campi di lavoro dal 1922 al 1929), 1.700.000 morti nelle deportazioni (di 7.500.000 deportati) e 1 milione di civili e prigionieri stranieri morti a causa dell'Armata Rossa, per un totale di 8.500.000 morti causati da Stalin. In Georgia circa 80.000 persone vennero giustiziate nei periodi 1921, 1923–24, 1935–38, 1942 e 1945-50, e più di 100.000 vennero deportate nei campi di lavoro.

I condannati ai gulag per "reati controrivoluzionari" (per vedere di che cosa si trattavano vedi articolo 58 (codice penale della RSFSR) furono, in totale, secondo gli archivi, dal 1921 al 1954, 2,400,000 e i condannati totali (anche per altri reati) nello stesso periodo non superarono i 9 milioni. I confronti tra il censimento del 1926 e quello del 37 suggeriscono un numero 5-10 milioni di morti in eccesso rispetto a quanto sarebbe stato normale per quel periodo, dovuti principalmente alla carestia del 1931–34. Il censimento del 1926 fissa la popolazione dell'Unione Sovietica a 147 milioni, mentre quello del 1937 registra una popolazione compresa tra i 162 e i 163 milioni. Quest'ultima cifra è di 14 milioni inferiore a quanto atteso dalle proiezioni. Il censimento del 1937 venne invalidato come "censimento disfattista" e i responsabili vennero puniti severamente. Un nuovo censimento venne eseguito nel 1939, ma la cifra pubblicata di 170 milioni viene in genere attribuita direttamente ad una decisione di Stalin. Si noti che la cifra di 14 milioni non implica 14 milioni di morti in più, poiché fino a 3 milioni possono essere ricondotti a nascite mai avvenute a causa di una riduzione della fertilità o per scelta.

Il 5 marzo, 1940, Stalin e altri alti funzionari sovietici firmarono l'ordine di esecuzione di 25.700 cittadini polacchi, tra cui 14.700 prigionieri di guerra. Questo episodio è noto come Massacro di Katyn. Il 20 agosto dello stesso anno un agente dell'NKVD assassina l'antico avversario di Stalin Lev Trockij, esiliato in Messico.



Un esempio per tutti i comunisti anticlericali
Messaggio del 18-08-2007 alle ore 12:12:20
Messaggio del 18-08-2007 alle ore 12:22:05
Molta ironia nel tuo commento a fumetti ma il post propone un altro tipo di discussione.


Messaggio del 18-08-2007 alle ore 12:28:20
Sì, scassare la minkia
Messaggio del 18-08-2007 alle ore 12:35:21
N O N T I I N C A V O L A R E !

C A R O ! !


Messaggio del 18-08-2007 alle ore 12:41:37
Tra i crimini ascrivibili a Stalin c'è un episodio poco importante che non passerà mai alla storia.
Per colpa sua mio padre ha cambiato nome e lì sono nati i guai con la burocrazia, che ancora oggi non riesce a risolvere.
Mio padre nei primi anni 40, quando andava all'asilo, si chiamava solo Giuseppe. Il nome di suo nonno e di tanti altri italiani. Ma la sua particolarità era che il padre, mio nonno, lavorava come uscere al Ministero dell'Africa. Una bella mattina un dirigente del Ministero, un gerarca fascista, fece notare a mio nonno che il figlio portava il nome di Stalin e che se non voleva perdere il posto di lavoro doveva cambiargli nome...
Mio nonno lo fece e per una cinquantina d'anni mio padre ha avuto un altro nome. Quando un bel giorno una serie di circolari sui doppi nomi non ha risuscitato anche il nome originario. Da lì cambi di carta d'identità, nuovo codice fiscale. Ogni tanto arriva a casa un'ingiunzione di pagamento da parte di qualche ente pubblico perchè non risulta pagato un'imposta col vecchio codice fiscale.
Tutto per colpa di quel gerarca fascista antistalinista
Messaggio del 19-08-2007 alle ore 10:17:13
Ki, già te l'ho detto: LEGGI QUALCOS'ALTRO, sei ancora in tempo
Messaggio del 20-08-2007 alle ore 19:44:16
interessante

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