Messaggio del 08-08-2007 alle ore 16:43:25
Storica la decisione del Comune di Venezia: dopo più di un secolo dalla costruzione ad opera degli Austriaci dell’ultimo ponte sul Canal Grande - quello degli Scalzi di fronte alla stazione di Santa Lucia - un quarto ponte attraverserà la principale arteria della città.
Anche i mori di Piazza San Marco assistono alla vicenda del ponte di CalatravaCon un’idea da un miliardo di vecchie lire e una realizzazione da dieci, la prima grande opera pubblica locale testimone dell’epoca moderna è attualmente in costruzione e collegherà Piazzale Roma, luogo d’arrivo e partenza dei mezzi su gomma e acqua, alla Ferrovia e alla nuova sede degli uffici della Regione Veneto.
Il progetto è stato affidato ad uno dei maggiori architetti viventi, lo spagnolo Santiago Calatrava, lo stesso cui è stata commissionata anche la realizzazione della nuova Path Station di Ground Zero a New York. Un ponte - come puntualizza lo stesso ideatore - costruito con materiali modernissimi e dall’impatto “gentile” e armonico in rispetto del luogo.
Ma solo dopo l’approvazione dell’idea progettuale (avvenuta ad opera della giunta precedente, quella del filosofo Massimo Cacciari), a guardare con più attenzione i modellini, ci si è accorti che il quarto ponte non sarebbe stato fruibile per tutti. Di qui la reazione allarmata delle associazioni legate al mondo della disabilità e la presentazione di proposte alternative e accessibili.
Gian Antonio Stella, noto opinionista del “Corriere della Sera”, ha più volte sollevato il problema puntando il dito sull’interrogativo alla base: perché nel 2004 la grande progettazione architettonica dimentica ancora quelle istanze di inclusione sociale per cui da decenni si combatte? Eppure, a domanda apparentemente retorica, non segue risposta retorica. Seguirebbe invece, secondo i due esponenti comunali da noi intervistati, una risposta teorico-analitica: dipende. Da che cosa? Dipende da che cos’è un ponte...
Cosa accadde all’inizio
Intervista a Roberto Scibilia (ingegnere del Comune di Venezia, responsabile nella Giunta Cacciari e nella Giunta Costa dei lavori per la costruzione del ponte)
Perché costruire un quarto ponte sul Canal Grande?
«Per collegare Piazzale Roma, luogo d’accesso intermodale di mezzi pubblici e privati su gomma e su acqua, alla ferrovia, che oggi è una ferrovia di testa e nel futuro sarà anche il punto d’arrivo di un nuovo servizio regionale di “metropolitana a cielo aperto”. Inoltre, il ponte arriverà a ridosso di un edificio che sarà presto convertito a sede degli uffici della Regione Veneto».
Come ne fu affidata la progettazione a Calatrava?
«Attraverso una gara internazionale di appalto, indetta dalla Giunta Cacciari, precedente all’attuale, basata sulla selezione non di un’idea progettuale ma del curriculum del progettista».
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 16:55:29
Ma l'hai mai visto?
Tutto mi parrebbe, benchè io sia un grandissimo estimatore du F.L W. meno che un capolavoro, anche in considerazione delle altre sue opere.
Causa della bocciatura del progetto fu anche la sua collocazione, sul Canal Grande.
Avesse scelto un altro sito la cosa forse, anzi sicuramente si sarebbe fatta.
Hai mai visitato la sede attuale della fondazione Bevilacqua? Mi sembra tutt'altro che malvagia.
Mi colpirono soprattutto i pavimenti in cemento industriale simil cuoio. Davvero un'opera d'arte oltre che una citazione dottissima dell'antica tecnica del "seminato alla veneziana".
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:05:45
non condivido quello che dici villa Savoy di Le Corbusier non è una cazzata
io dico che vole conservare a tutti i costi tutto come era prima è sbagliato, in questo modo si sono perse delle grandi occasioni.
E' vero che ci sono stati scempi da per tutto ma un progetto di Frank Lloyd Wright a venezia sia una occasione persa, ora sono contento che una amministrazione coraggiosa e illuminata (Massimo Cacciari) ha approvato un tale progetto
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:08:59
questo fabbricato rovina il verde, cioè è uno scempio?
oppure migliora il verde e innalza la creatività umana a livello della natura stessa?
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:13:04
E che ne devo pensare? Non ancora lo costruiscono e tra il dire (o il disegnare) e il fare c'è di mezzo... il Canal Grande.
Ordunque avendo vissuto per molti anni a Venezia posso dirti la mia opinione da "Veneziano" di adozione.
Bisogna premettere che stiamo parlando della zona più brutta della città, anche storicamente era la sede dei mattatoi, e di una zona estremamente periferica rispetto al centro della città.
la domanda che bisogna porsi è? Era necessario un ponte che congiungesse piazzale Roma terminal delle auto e dei Bus alla Stazione dei Treni?
Da ex veneziano posso risponderti di si.
Il problema ora è stabilire se questo ponte di calatrava sarà oltre che "bello" utile. Sinceramente a leggere che sarà l'ennesima struttura con barriere architettoniche mi viene da pensare il contrario.
P.S I lavori di costruzione del ponte degli Scalzi iniziarono il 4 maggio 1932 su progetto dell'ingegnere Eugenio Miozzi (1889-1979).Venne inaugurato il 28 ottobre 1934. È costituito da una singola arcata interamente in pietra d'Istria. Che c'azzeccano gli Austriaci?
P.S. 2 Cmq piazzale roma e la stazione erano già colelgati dal Pone degli Scalzi, lungo il tragitto si può anche vedere una delle opere più importanti di Ignazio Gardella.
Di poco precedente è il ponte dell'Accademia del 1933.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:17:23
questo fabbricato rovina il verde, cioè è uno scempio?
oppure migliora il verde e innalza la creatività umana a livello della natura stessa?
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Molto dipende da dove finiscono gli scarichi di quella villa, e se quell'acqua poi deve berla qualcuno... o se una cascata da luogo che è di tutti diventa luogo di uno solo.
Ci sono moltissime variabili, forse dovresti approfondire il concetto di "sensibilità" del territorio.
PS: Villa Savoy è uno dei peggiori esempi di architettura. E' una casa in cui mai nessuno è riuscito a vivere.
Resta pur sempre un monumento d'arte.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:17:39
Lo splendido palazzo della Scuola Grande San Giovanni Evangelista di Venezia ha fatto da cornice, lo scorso 8 ottobre, al seminario di studio su "La Pietra d'Istria e Venezia". Il convegno, patrocinato dalla Regione del Veneto, si è articolato in due sessioni: una mattutina, dedicata agli aspetti prettamente storico-scientifici ed al legame secolare nell'architettura tra Venezia e l'Istria rappresentato dalle pietre, ed una pomeridiana nella quale si è preso in esame soprattutto l'uso della Pietra d'Istria negli antichi cantieri veneziani del Seicento ed il suo concreto utilizzo nelle vere da pozzo, nelle sculture erratiche e negli edifici di Venezia
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:18:25
"La Pietra d'Istria e l'architettura veneziana" è il titolo del contributo di Mario Piana, docente di Restauro presso la Facoltà di Architettura dell'Università Iuav di Venezia. La Pietra d'Istria, scoperta dai veneziani alla metà del XIII secolo ed adoperata fino a tutto l'Ottocento, è stata particolarmente sfruttata nel periodo gotico. Gli esempi architettonici in Pietra d'Istria a Venezia si sprecano e riguardano la maggior parte delle strutture della città lagunare dal momento che in massima parte, ponti, case, chiese e palazzi di Venezia sono costruiti, decorati e rivestiti di Pietra d'Istria.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:20:15
la pietra d'Istria è da sempre usata a venezia, (uso parole tue) "non dire cazzate"
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e con ciò?
Mica l'architettura è solo il materiale da costruzione?
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:21:09
Embè che ffà nin vabbone su ponte.............fate tanto i professori e non capite che l'architettura è testimone del tempo e del valore di una civiltà, fra 100/200 anni anche il nostro ex-atla sarà un'opera d'arte........(mo allarme li pombiere)
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:21:14
una cascata da luogo che è di tutti diventa luogo di uno solo - perché no, se questo tipo si è comprato mezzo bosco o una intera regione si gode quello che vi è solo o in compagnia.
tu non ti godi il panorama del tuo terrazzo da solo o in compagnia a tuo piacimento?
P.S I lavori di costruzione del ponte degli Scalzi iniziarono il 4 maggio 1932 su progetto dell'ingegnere Eugenio Miozzi (1889-1979).Venne inaugurato il 28 ottobre 1934. È costituito da una singola arcata interamente in pietra d'Istria. Che c'azzeccano gli Austriaci?
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:24:33
VENEZIA - La lunga notte di Calatrava ha lasciato per ore la città con il fiato sospeso. Con migliaia di persone sulle rive a guardare preoccupate, dentro un silenzio profondo e in un'atmosfera irreale, da ritorno al futuro, il passaggio del grande convoglio che trasportava sull'acqua i primi due pezzi del ponte del grande architetto spagnolo che collegherà la stazione con Piazzale Roma. Paura, e tensione, soprattutto al momento del passaggio sotto il ponte di Rialto, dove le distanze erano minime, appena pochi centimetri dalle rive, meno di un metro di altezza dalla sommità dell'arcata cinquecentesca dello storico ponte.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:27:11
Capisco che se la mangiano milioni di mosche non può essere cattiva ma da qui a dire che la merda è buona!
Ti prengo di non prendere spezzoni di mie frasi usandole a tuo piaciemento. Io non ho mai detto che tutte le cascate sono pubbliche o che non si può costruire nulla.
Ho affermato, cosa della quale sono profondamente convinto, che bisogna tener conto di tutte le variabili.
Visto il risultato potrei tollerare che QUELLA casa sorga su QUELLA cascata.. ma non posso certo ammettere che si possa costruire QUALSIASI cosa su QUALSIASI logo.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:32:17
hai detto: Che c'azzeccano gli Austriaci?
ho pensato che tu credevi che hanno messo quel tipo di pietra per colpa degli austriaci.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 17:43:47
Riportavo quanto affermato nell'articolo postato da te!
Certo che ho il progetto di Wright, credo allo studio, ma non credere, è solo una facciata chiusa tra due palazzi e il progetto venne bocciato perchè non rispettoso del regolamento edilizio non per altro, benchè si scatenò all'epoca un furioso dbattito che riguardava l'architettura "moderna" nei centri storici.
Se non ricordo male Wright aveva proposto dei balconi eccessivamente aggettanti., anche se credo che il problema principale della mancata realizzazione fu il venir meno della committenza....
D'altra parte venezia è piena di capolavori d'archietettura contemporanea che non vedo perchè avrebbero dovuto dire di no proprio a lui. Vedi le varie realizzazioni di Scarpa e Gardella, vero interprete moderno della tradizione veneziana.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 18:08:06
infatti Scarpa non era Architetto!
Guarda che dopo la morte di Masieri furono i suoi genitori a commissionare un progetto a Wright non più per una abitazione ma per una casa dello studente. Poi però, appunto lasciarono perdere senza rinuanciare però a realizzare qualcosa di originale.
A mio giudizio un architetto è tanto più bravo quanti più vincoli riesce ad includere nel suo progetto... ma questa è un'opinione assolutamente personale.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 18:12:20
che condivido
se uno riesce a trasformare i vincoli, i paletti, le strettoie in risorse non può che trarne un capolavoro (vedi la cappella sistina o il david di michelangelo)
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 18:24:18
Infatti sul luogo dove avrebbe dovuto esserci la palazzina di FLW oggi c'è un capolavoro di Carlo Scarpa... che è riuscito a realizzare qualcosa di unico nel rispetto del luogo e di tutti i vincoli e regole del caso.
Messaggio del 08-08-2007 alle ore 19:27:52
La linea di quel ponte assomiglia vagamente a quella del ponte che Leonardo da Vinci progettò per Istanbul e mai realizzato.
E che ne devo pensare? Non ancora lo costruiscono e tra il dire (o il disegnare) e il fare c'è di mezzo... il Canal Grande.
Il Ponte di Calatrava, bello ma instabile va costantemente monitorato
Venezia, l’ultima «sorpresa»: l’arco di acciaio non potrà mai essere lasciato solo. E' un'opera "viva": si dilata, si stringe e si sposta, tanto che sotto la pressione della folla l'arco può cedere e finire nel Canal Grande. Una squadra di tecnici vigilerà sulla struttura. E i costi della manutenzione lievitano ancora
di Roberta De Rossi
Il Ponte di Calatrava dovrà essere monitorato 24 ore al giorno. Per sempre. Ogni minuto ci dovrà essere un operatore pronto a leggere i dati inviati da una serie di sensori (già posati) che registreranno ogni minimo movimento delle fondamenta. Una squadra tecnica dovrà poi essere pronta ad intervenire seduta stante, in caso di emergenza. Questa la clamorosa novità emersa ieri nel corso dell'audizione del direttore dei lavori Roberto Casarin, alla commissione d'indagine sul quarto ponte.
«Il collaudo è andato bene, il ponte è sicuro», ha detto l'ingegnere ai consiglieri, «ma ci siamo resi conto della necessità di monitorarlo costantemente». Lo scheletro di acciaio è un'opera «viva»: si dilata e restringe con il variare della temperatura e si può spostare lateralmente sotto la pressione della folla. E' poi un arco ribassato che scarica 1500 tonnellate di peso su ogni riva. Da progetto - e non è una novità - è prevista una tolleranza massima di 4 centimetri: di più e l'arco si trasforma in una trave e finisce in Canal Grande. Nel corso del collaudo la struttura si è spostata di un solo centimetro e le rive hanno retto. Tant'è, è stato deciso di «blindarlo» con un monitoraggio costante: del resto, ogni giorno il moto ondoso erode questa o quella riva.
«E' una notizia che ha dell'incredibile», commenta il presidente della commissione, Raffaele Speranzon, «perché il ponte - dopo tutti i rialzi di prezzo, che con l'ultima richiesta di riserva avanzata dalla Cignoni per quasi 5 milioni, saliranno a 20 milioni di euro (compreso l'aumento da 740 mila euro a 1,2 milioni della spesa per l'ovovia) - dovrà avere anche una manutenzione quotidiana, delicata e certamente costosa. Eppoi questo è un ponte "artigianale", che va fatto pezzo per pezzo, tutti pezzi unici, gradino per gradino, balaustra per balaustra: sostituirne uno in caso di rottura, sarà molto caro».
L'ingegnere Casarin (subentrato a Roberto Scibilia nel giugno 2006) non ha fornito una data per l'inaugurazione: «Ogni giorno c'è una sorpresa, che va affrontata nello specifico e concordata con lo studio Calatrava di Zurigo». Ha poi ribadito che, a suo giudizio, «nella fase iniziale c'è stata una grande sottovalutazione delle difficoltà e dei costi di un progetto tanto particolare». Da qui la necessità di continue modifiche, con relativi aumenti di tempo e costi: tutti giustificati, secondo il direttore. L'ultima scoperta è che anche la corsia centrale in trachite che separa i gradini di vetro, affinché la pietra resti allineata con il vetro in caso di assestamenti, va tagliata secondo una sezione sinora mai immaginata. Pezzo per pezzo.
«Come ci ha confermato anche l'ingegner Casarin», conclude Speranzon, «fidandosi della fama del progettista, si è messo a gara un progetto esecutivo che tale non era e si è preso per buono il preventivo - 4,7 milioni di euro - bandendo una gara in economia e facendo vincere l'offerta più bassa, come previsto per le opere sotto i 5 milioni. Non si è evidenziata la categoria prevalente "carpenteria", cosicché ha vinto una ditta specializzata in edilizia, che nulla sapeva di acciaio, tanto che ha dovuto affidare la fusione alla Lorenzon: ma essendo la spesa superiore al 30% dell'appalto, non ha potuto subappaltare l'opera, ma ha dovuto ricorrere ad una fornitura d'opera, sottraendola al controllo del Comune. Ma perché continuare ad errare affidando alla Cignoni anche l'ovovia? E, ancora, in corso d'opera è stato messa e rimessa più volte mano al progetto, per correggerlo nella fase esecutiva: la direzioni lavori avrebbe dovuto essere affidata a Calatrava, che avrebbe dovuto curare le modifiche e che, invece, adesso può dire di aver dato al Comune un progetto perfetto, tanto che ad ottobre ha chiesto al Comune di cambiare impresa. Lo stesso dicesi dei costi, gravemente sottostimati. Per non dire del fatto che ci si era dimenticati delle legge per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Errori e responsabilità sono stati molti». La commissione chiuderà i lavori a fine febbraio.
(18 gennaio 2008)
Messaggio del 19-01-2008 alle ore 00:15:39
Durante una mostra delle opere di Leonardo da Vinci l’artista norvegese Vebjorn Sand ebbe l’idea di trasformare l’originale concetto di ponte di Leonardo in un ponte piu’ piccolo, per pedoni. Il concetto di Leonardo era un grandioso ponte in pietra che avrebbe traversato il Corno d’Oro, l’estuario a forma di corno che divide la citta’ di Istanbul Europea. La struttura, con la sua campata di 234 metri e 40 metri sul livello dell’acqua in altezza sarebbe stata una delle grandi meraviglie del mondo, se fosse stata eseguita.