Cultura & Attualità
Un Leghista a Parigi :asd:
Messaggio del 07-07-2008 alle ore 15:08:22
Se oggi un leghista vero, un padano doc, una camicia verde, di quelle che maneggiano le ampolle con l'acqua del Po, dovesse farsi un weekend a Parigi gli prenderebbe una sincope. Oppure, a essere ottimisti, potrebbe avere una crisi d'identità. Proviamo a fare una simulazione: il nostro leghista, arrivato in aeroporto, prende un taxi per raggiungere il suo alberghetto in centro. Guarda dal finestrino anche lui, no? «Ehi, ma qui è pieno di negri», dice Osvaldo Bernasconi, appena uscito dall'autostrada e avviatosi per le prime strade più prettamente parigine... «Ehi, ma qui l'intero quartiere è controllato dai negri!». Non solo africani, per la verità, ci sono anche un sacco di arabi... E tanti si vestono alla loro maniera: «Cosa credono, di essere a casa loro?». In effetti, sono a casa loro: hanno il passaporto francese da un sacco di tempo. Situazione complicata. Vaste aree di una delle più grandi metropoli d'Europa, uno dei centri della civiltà d'Occidente in mano alla gente di colore. Eppure non si vedono barricate, né muri, né manifesti con la scritta «föra dalle balle!», né tantomeno fiaccolate di cittadini indignati.
Ora, è vero che c'è qualche problemuccio nelle lontane periferie, problemucci che Sarkò aveva cercato di reprimere quand'era ministro degli interni (Osvaldino l'aveva visto sul Tg5, dal quale aveva tratto la convinzioni che gli islamici avessero esportato le brigate di Bin Laden anche in Francia), ma che ci fosse tutta questa gente di colore anche in piena città, questo per Osvaldino è veramente un brutto colpo.
Ma non finisce qui. Sceso al suo alberghetto a Montmartre, il padano fa una passeggiatina con sua moglie. «Hai visto quei due uomini che si tenevano per mano?», gli dice scandalizzata lei dandogli una gomitata. «Roba da pazzi...»: a quanto c'è n'è un sacco di maschi che se ne vanno a giro abbracciati, o sbaciucchiandosi. Una roba disgustosa. «Guarda, io non c'ho nulla contro i froci, però tutta questa ostentazione fa veramente schifo... le porcate le facessero a casa loro». Passano davanti ad un caffé dove gente strana suona rumorosamente il rock. «Ma questi non rispettano nemmeno le ordinanze sul rumore? Non c'è nessuno che rispetti le regole in questo posto?». C'è gente che fa impunemente musica ad ogni angolo. Persino nella metropolitana: «Chiedono elemosina, ecco cosa fanno...». Dentro la metro ha trovato persino dei bonghisti.. gente che suone i bonghi, insomma, e nessuno che gli dicesse alcunché. Un bordello, come direbbe Bossi.
Osvaldino cominicia a spazientirsi davvero. Il bello è che non c'è solo il «négher», qui a Parigi, o di arabi, o di gay, uomini e donne. È pieno di asiatici di ogni risma e genere, gente che come minimo si mangia i cani o i gatti che tanto è lo stesso. È pieno di gente che si veste strana. E c'è pochissima polizia: lo sapete che il Paese che in termini assoluti ha il numero più alto di membri delle forze dell'ordine è l'Italia? (...ma non basta mai, signora mia, noi padani ci mettiamo anche le ronde, no?).
E vabbé, Parigi è pur sempre Parigi: c'è la Tour Eiffel, gli Champs Élisées, Notre-Dame... epperò se vai a Place des Vosges pare un accampamento nomade. Stanno tutti per terra, e calpestano le aiuole: sembra un bivacco («che degrado...», mormora il nostro). Passeggiando Osvaldo e signora si sono pure persi, là al Marais. Di sera vieppiù: «Dove siamo, a Marrakesh?», si chiede sconsolato l'uomo del Carroccio, mentre si divincola tra quei loschi personaggi che fanno la fila davanti al kebabbaro (peraltro uno dei più famosi del mondo... consultate la guida Routard).
Scandaloso. Proprio in mezzo all'Europa (del nord, oltretutto, visto da una prospettiva rigorosamente padana), pare di essere in un suk: «È il declino dell'Occidente», pensa l'onesto lavoratore padano, conscio d'aver avuto un pensiero molto profondo. Però deve essere cominciato un sacco di tempo fa, questo declino: è dal Medioevo che Parigi continua ad attrarre forestieri, senza, peraltro, cacciarli. Una vasta umanità che va dai belgi agli ebrei sefarditi del Nordafrica fino a vietnamiti, dai caraibici ai cinesi della Manciuria, dai libanesi ai russi, compresi ovviamente gli africani (musulmani e cristiani) di evidente color nero (tanto per non sbagliarsi): insomma, circa il 20 per cento degli abitanti dell'area metropolitana parigina è nata fuori dalla Francia. A questi bisogna poi sommare gli stranieri di seconda, terza, quarta generazione, ormai naturalizzati francesi da chissà quando.
Roba da sentirsi male, per un povero leghista doc che vuole ricacciare i rom a casa loro (e qual è, di grazia?) e che è terrorizzato dall'orda islamica: meglio rinchiudersi nei confini della Padania, e il weekend farselo a Varese, il vero ombelico del mondo.



Roberto Brunelli, 7.7.2008
Se oggi un leghista vero, un padano doc, una camicia verde, di quelle che maneggiano le ampolle con l'acqua del Po, dovesse farsi un weekend a Parigi gli prenderebbe una sincope. Oppure, a essere ottimisti, potrebbe avere una crisi d'identità. Proviamo a fare una simulazione: il nostro leghista, arrivato in aeroporto, prende un taxi per raggiungere il suo alberghetto in centro. Guarda dal finestrino anche lui, no? «Ehi, ma qui è pieno di negri», dice Osvaldo Bernasconi, appena uscito dall'autostrada e avviatosi per le prime strade più prettamente parigine... «Ehi, ma qui l'intero quartiere è controllato dai negri!». Non solo africani, per la verità, ci sono anche un sacco di arabi... E tanti si vestono alla loro maniera: «Cosa credono, di essere a casa loro?». In effetti, sono a casa loro: hanno il passaporto francese da un sacco di tempo. Situazione complicata. Vaste aree di una delle più grandi metropoli d'Europa, uno dei centri della civiltà d'Occidente in mano alla gente di colore. Eppure non si vedono barricate, né muri, né manifesti con la scritta «föra dalle balle!», né tantomeno fiaccolate di cittadini indignati.
Ora, è vero che c'è qualche problemuccio nelle lontane periferie, problemucci che Sarkò aveva cercato di reprimere quand'era ministro degli interni (Osvaldino l'aveva visto sul Tg5, dal quale aveva tratto la convinzioni che gli islamici avessero esportato le brigate di Bin Laden anche in Francia), ma che ci fosse tutta questa gente di colore anche in piena città, questo per Osvaldino è veramente un brutto colpo.
Ma non finisce qui. Sceso al suo alberghetto a Montmartre, il padano fa una passeggiatina con sua moglie. «Hai visto quei due uomini che si tenevano per mano?», gli dice scandalizzata lei dandogli una gomitata. «Roba da pazzi...»: a quanto c'è n'è un sacco di maschi che se ne vanno a giro abbracciati, o sbaciucchiandosi. Una roba disgustosa. «Guarda, io non c'ho nulla contro i froci, però tutta questa ostentazione fa veramente schifo... le porcate le facessero a casa loro». Passano davanti ad un caffé dove gente strana suona rumorosamente il rock. «Ma questi non rispettano nemmeno le ordinanze sul rumore? Non c'è nessuno che rispetti le regole in questo posto?». C'è gente che fa impunemente musica ad ogni angolo. Persino nella metropolitana: «Chiedono elemosina, ecco cosa fanno...». Dentro la metro ha trovato persino dei bonghisti.. gente che suone i bonghi, insomma, e nessuno che gli dicesse alcunché. Un bordello, come direbbe Bossi.
Osvaldino cominicia a spazientirsi davvero. Il bello è che non c'è solo il «négher», qui a Parigi, o di arabi, o di gay, uomini e donne. È pieno di asiatici di ogni risma e genere, gente che come minimo si mangia i cani o i gatti che tanto è lo stesso. È pieno di gente che si veste strana. E c'è pochissima polizia: lo sapete che il Paese che in termini assoluti ha il numero più alto di membri delle forze dell'ordine è l'Italia? (...ma non basta mai, signora mia, noi padani ci mettiamo anche le ronde, no?).
E vabbé, Parigi è pur sempre Parigi: c'è la Tour Eiffel, gli Champs Élisées, Notre-Dame... epperò se vai a Place des Vosges pare un accampamento nomade. Stanno tutti per terra, e calpestano le aiuole: sembra un bivacco («che degrado...», mormora il nostro). Passeggiando Osvaldo e signora si sono pure persi, là al Marais. Di sera vieppiù: «Dove siamo, a Marrakesh?», si chiede sconsolato l'uomo del Carroccio, mentre si divincola tra quei loschi personaggi che fanno la fila davanti al kebabbaro (peraltro uno dei più famosi del mondo... consultate la guida Routard).
Scandaloso. Proprio in mezzo all'Europa (del nord, oltretutto, visto da una prospettiva rigorosamente padana), pare di essere in un suk: «È il declino dell'Occidente», pensa l'onesto lavoratore padano, conscio d'aver avuto un pensiero molto profondo. Però deve essere cominciato un sacco di tempo fa, questo declino: è dal Medioevo che Parigi continua ad attrarre forestieri, senza, peraltro, cacciarli. Una vasta umanità che va dai belgi agli ebrei sefarditi del Nordafrica fino a vietnamiti, dai caraibici ai cinesi della Manciuria, dai libanesi ai russi, compresi ovviamente gli africani (musulmani e cristiani) di evidente color nero (tanto per non sbagliarsi): insomma, circa il 20 per cento degli abitanti dell'area metropolitana parigina è nata fuori dalla Francia. A questi bisogna poi sommare gli stranieri di seconda, terza, quarta generazione, ormai naturalizzati francesi da chissà quando.
Roba da sentirsi male, per un povero leghista doc che vuole ricacciare i rom a casa loro (e qual è, di grazia?) e che è terrorizzato dall'orda islamica: meglio rinchiudersi nei confini della Padania, e il weekend farselo a Varese, il vero ombelico del mondo.



Roberto Brunelli, 7.7.2008
Messaggio del 07-07-2008 alle ore 17:23:26

l'ho sempre detto che la francia è una merda

l'ho sempre detto che la francia è una merda
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