Cultura & Attualità
UN ASCETA ASSAI POCO ”SPIRITUALE”
Messaggio del 08-01-2008 alle ore 09:05:01
Embè?
Embè?
Messaggio del 08-01-2008 alle ore 00:46:50
Direi proprio di sì.
Direi proprio di sì.
Messaggio del 08-01-2008 alle ore 00:45:13
dici che viene da qui?
dici che viene da qui?
Messaggio del 08-01-2008 alle ore 00:30:58
Ti sei dato ai Puzzle?
Ti sei dato ai Puzzle?
Messaggio del 08-01-2008 alle ore 00:16:52
Mordi il ciuccetto, sciocco!
Mordi il ciuccetto, sciocco!
Messaggio del 08-01-2008 alle ore 00:07:28
gnegnegnegne
gnegnegnegne
Messaggio del 07-01-2008 alle ore 23:54:38
Niente più camerati...scomparsi nel nulla! Adieu!!
Niente più camerati...scomparsi nel nulla! Adieu!!

Messaggio del 07-01-2008 alle ore 23:49:55
Messaggio del 07-01-2008 alle ore 21:32:10
Gne gne gne gne gne gne
Gne gne gne gne gne gne
Messaggio del 07-01-2008 alle ore 21:30:29
Sei stato toppato
Sei stato toppato
Messaggio del 07-01-2008 alle ore 21:19:11
Ho letto "Razza del sangue, razza dello spirito" di Giulio Cesare(Jiulius
) Evola.
Definito da Giorgio Almirante “il nostro Marcuse”, fu ancora indicato nel gennaio del 1995, all’atto di nascita di Alleanza Nazionale, tra i più significativi riferimenti teorici e culturali.
Due in particolare gli aspetti da sottolineare: la centralità del razzismo nell’elaborazione evoliana e l’interventismo politico, ambedue volutamente depotenziati e “purificati” dai suoi estimatori, tesi a veicolare un’immagine edulcorata del “maestro”. IL RAZZISMO “TOTALITARIO”.
Il razzismo non fu in Evola una breve parentesi, chiusasi con il 1945, né i contenuti espressi meno criminali di quelli nazisti.
Il “barone nero” si fece portatore di una teoria che egli stesso definì “totalitaria”, incentrata su tre livelli (razzismo del corpo, dell’anima e dello spirito) “ben più rigorosa e discriminante” di quella in auge nel Terzo Reich, non limitando l’indagine razziale unicamente ai corpi. Ad ogni salto di grado corrispondeva infatti un ulteriore giro di vite nella selezione razziale del genere umano.
Il razzismo evoliano non è affatto un razzismo per così dire dal ‘volto umano’: esso non esclude il razzismo biologico, ma lo potenzia. L’approvazione data al progetto eugenetico della Germania hitleriana, con l’eliminazione di oltre 80 mila portatori di handicap e malati mentali, per “impedire che un’eredità guasta si trasmetta in altre generazioni”, come scrisse lo stesso Evola, è lì a testimoniarlo.
La “dottrina della razza” fu centrale nel pensiero evoliano. Elevata a concezione generale, a visione del mondo capace di investire tutte le manifestazioni culturali, dalla scienza, alla filosofia, al diritto, fu anche concepita come possibile motore di una “rivoluzione conservatrice”, in cui la guerra, il “più alto strumento di risveglio interno della razza”, avrebbe preparato un definitivo ritorno al mondo delle “Origini e della Tradizione”, segnato non solo dal dominio delle “razze superiori”, ma anche socialmente da una rigida gerarchia in caste.
La storia stessa è “storia delle razze”, disse Evola.
Anche l’antisemitismo fu “totale”, fino a giustificare ideologicamente pratiche di persecuzione e di sterminio.
L’ammirazione, contraccambiata, per Himmler, che finanzierà i soggiorni di Evola in Germania (“va pazzo per Evola” si scrisse nel 1939 in una nota della Divisione della Polizia Politica fascista), rimarrà costante. Verrà riaffermata nel dopoguerra, quando sulla rivista di Ordine Nuovo Evola dedicherà pagine apologetiche proprio alle SS, assunte a modello “ascetico-cavalleresco”.
Sarà solo per ragioni di opportunità che Evola conierà, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, il termine di “razzismo spirituale”. All’epoca della sua carcerazione, nel maggio del 1951, con l’accusa di essere l’ispiratore del gruppo terroristico dei FAR (i Fasci di Azione Rivoluzionaria), guidato da Pino Rauti e Clemente Graziani.
In sua difesa cercherà di dimostrare come le teorie razziste da lui stesso elaborate si muovessero unicamente nel campo rarefatto dello “spirito”. Si smentirà negli anni immediatamente successivi in opere come “Gli uomini e le rovine” (1953), dove disquisirà della “necessità di combattere e perfino di sterminare un altro popolo”. Finirà negli ultimi anni della sua vita a inveire contro “l’egualitarismo democratico”, la “sovversione comunista” e la “rivolta dei neri”, pronunciandosi a favore dell’apartheid e della deportazione dei popoli di colore.
Ossessionato dalla “negrizzazione” degli Stati Uniti, destinata a coinvolgere presto anche l’Italia e l’Europa, si scagliò contro il rock and roll e la beat generation, i blue-jeans, il jazz, le ballerine di colore, tutte espressioni della decadenza del mondo moderno.
IL FILOGOLPISMO un altro aspetto fondamentale, presente nell’opera di Jiulius Evola nel dopoguerra, fu senz’altro il tentativo di condizionare gli avvenimenti politici, nonostante fosse stato costretto su una sedia a rotelle, dopo le ferite riportate a Vienna nel 1945 nel corso di un bombardamento.
Il gruppo di Ordine Nuovo, strutturatosi inizialmente come corrente interna al MSI, fin dal 1954, rappresentò in un qualche modo una sua proiezione. Lo ribadì anni dopo lo stesso Clemente Graziani, uno dei suoi dirigenti più importanti: ”Il lavoro di Ordine Nuovo è sempre stato quello di trasferire sul piano politico gli insegnamenti di Evola”.
Dopo i fatti del luglio 1960 si pronunciò con forza in favore di un colpo di Stato militare, sostenendo la necessità di “un’azione preparatoria” all’interno delle “forze sane” dell’esercito, delineando “un’ora X” in cui si sarebbero dovute occupare le sedi del Partito Comunista ed arrestare i suoi rappresentanti. A tale scopo indispensabile era, sempre secondo Evola, il sostegno degli Stati Uniti e della NATO.
Propose anche un “blocco nazionale” composto da liberali, missini e monarchici. Non siamo per nulla lontani da quello che poi davvero si tentò in Italia negli anni della “strategia della tensione”, con Ordine Nuovo in prima fila nel campo dello stragismo nero.
Non si limitò, in conclusione, come qualcuno ancora ci vorrebbe far credere, a rimanere nel campo dell’”utopico” e dell’”impolitico”. Dagli scritti di Evola, se opportunamente letti, si ricava un profilo ben più complesso dall’asceta indifferente al corso della storia.
Decisamente qualcosa di più di un semplice “maestro spirituale”.
Un mostro.

Ho letto "Razza del sangue, razza dello spirito" di Giulio Cesare(Jiulius
) Evola.Definito da Giorgio Almirante “il nostro Marcuse”, fu ancora indicato nel gennaio del 1995, all’atto di nascita di Alleanza Nazionale, tra i più significativi riferimenti teorici e culturali.
Due in particolare gli aspetti da sottolineare: la centralità del razzismo nell’elaborazione evoliana e l’interventismo politico, ambedue volutamente depotenziati e “purificati” dai suoi estimatori, tesi a veicolare un’immagine edulcorata del “maestro”. IL RAZZISMO “TOTALITARIO”.
Il razzismo non fu in Evola una breve parentesi, chiusasi con il 1945, né i contenuti espressi meno criminali di quelli nazisti.
Il “barone nero” si fece portatore di una teoria che egli stesso definì “totalitaria”, incentrata su tre livelli (razzismo del corpo, dell’anima e dello spirito) “ben più rigorosa e discriminante” di quella in auge nel Terzo Reich, non limitando l’indagine razziale unicamente ai corpi. Ad ogni salto di grado corrispondeva infatti un ulteriore giro di vite nella selezione razziale del genere umano.
Il razzismo evoliano non è affatto un razzismo per così dire dal ‘volto umano’: esso non esclude il razzismo biologico, ma lo potenzia. L’approvazione data al progetto eugenetico della Germania hitleriana, con l’eliminazione di oltre 80 mila portatori di handicap e malati mentali, per “impedire che un’eredità guasta si trasmetta in altre generazioni”, come scrisse lo stesso Evola, è lì a testimoniarlo.
La “dottrina della razza” fu centrale nel pensiero evoliano. Elevata a concezione generale, a visione del mondo capace di investire tutte le manifestazioni culturali, dalla scienza, alla filosofia, al diritto, fu anche concepita come possibile motore di una “rivoluzione conservatrice”, in cui la guerra, il “più alto strumento di risveglio interno della razza”, avrebbe preparato un definitivo ritorno al mondo delle “Origini e della Tradizione”, segnato non solo dal dominio delle “razze superiori”, ma anche socialmente da una rigida gerarchia in caste.
La storia stessa è “storia delle razze”, disse Evola.
Anche l’antisemitismo fu “totale”, fino a giustificare ideologicamente pratiche di persecuzione e di sterminio.
L’ammirazione, contraccambiata, per Himmler, che finanzierà i soggiorni di Evola in Germania (“va pazzo per Evola” si scrisse nel 1939 in una nota della Divisione della Polizia Politica fascista), rimarrà costante. Verrà riaffermata nel dopoguerra, quando sulla rivista di Ordine Nuovo Evola dedicherà pagine apologetiche proprio alle SS, assunte a modello “ascetico-cavalleresco”.
Sarà solo per ragioni di opportunità che Evola conierà, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, il termine di “razzismo spirituale”. All’epoca della sua carcerazione, nel maggio del 1951, con l’accusa di essere l’ispiratore del gruppo terroristico dei FAR (i Fasci di Azione Rivoluzionaria), guidato da Pino Rauti e Clemente Graziani.
In sua difesa cercherà di dimostrare come le teorie razziste da lui stesso elaborate si muovessero unicamente nel campo rarefatto dello “spirito”. Si smentirà negli anni immediatamente successivi in opere come “Gli uomini e le rovine” (1953), dove disquisirà della “necessità di combattere e perfino di sterminare un altro popolo”. Finirà negli ultimi anni della sua vita a inveire contro “l’egualitarismo democratico”, la “sovversione comunista” e la “rivolta dei neri”, pronunciandosi a favore dell’apartheid e della deportazione dei popoli di colore.
Ossessionato dalla “negrizzazione” degli Stati Uniti, destinata a coinvolgere presto anche l’Italia e l’Europa, si scagliò contro il rock and roll e la beat generation, i blue-jeans, il jazz, le ballerine di colore, tutte espressioni della decadenza del mondo moderno.
IL FILOGOLPISMO un altro aspetto fondamentale, presente nell’opera di Jiulius Evola nel dopoguerra, fu senz’altro il tentativo di condizionare gli avvenimenti politici, nonostante fosse stato costretto su una sedia a rotelle, dopo le ferite riportate a Vienna nel 1945 nel corso di un bombardamento.
Il gruppo di Ordine Nuovo, strutturatosi inizialmente come corrente interna al MSI, fin dal 1954, rappresentò in un qualche modo una sua proiezione. Lo ribadì anni dopo lo stesso Clemente Graziani, uno dei suoi dirigenti più importanti: ”Il lavoro di Ordine Nuovo è sempre stato quello di trasferire sul piano politico gli insegnamenti di Evola”.
Dopo i fatti del luglio 1960 si pronunciò con forza in favore di un colpo di Stato militare, sostenendo la necessità di “un’azione preparatoria” all’interno delle “forze sane” dell’esercito, delineando “un’ora X” in cui si sarebbero dovute occupare le sedi del Partito Comunista ed arrestare i suoi rappresentanti. A tale scopo indispensabile era, sempre secondo Evola, il sostegno degli Stati Uniti e della NATO.
Propose anche un “blocco nazionale” composto da liberali, missini e monarchici. Non siamo per nulla lontani da quello che poi davvero si tentò in Italia negli anni della “strategia della tensione”, con Ordine Nuovo in prima fila nel campo dello stragismo nero.
Non si limitò, in conclusione, come qualcuno ancora ci vorrebbe far credere, a rimanere nel campo dell’”utopico” e dell’”impolitico”. Dagli scritti di Evola, se opportunamente letti, si ricava un profilo ben più complesso dall’asceta indifferente al corso della storia.
Decisamente qualcosa di più di un semplice “maestro spirituale”.
Un mostro.

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