Messaggio del 14-12-2007 alle ore 11:04:43
Nel secondo dopoguerra Ugo La Malfa terrorizzava gli imprenditori, ancora troppo affezionati al protezionismo fascista, con la sua idea di mercato competitivo e globale.
Fu però proprio quella concezione a determinare il passaggio dalla ricostruzione al miracolo economico, fino a sancire l'ingresso dell'Italia nel circolo dei paesi più industrializzati, mentre il comunismo cadeva miseramente(e nemmeno qui si può negare l'aspetto concorrenziale di uno scontro epico ed emozionante).
In questa difficile fase di stagnazione dell'economia nazionale in un contesto internazionale caratterizzato da una competitività sempre più accesa, sono evidenti(ma forse inevitabili in un paese che rimane fermo al cospetto di un mondo soggetto a sempre più veloci cambiamenti) rigurgiti di protezionismo e di assistenzialismo. Sarebbe però un grosso errore assecondare i capricci degli imprenditori da una parte o dei lavoratori dall'altra, perchè significherebbe dare un sonoro calcio nel sedere agli ideologi del miracolo e all'economia tutta, nonchè alla nostra secolare tradizione di paese "aperto".
Detto questo occorre:
1) proteggere i prodotti nazionali con i brevetti anzichè coi dazi;
2) flessibilità anzichè il precariato attuale;
3) non impedire l'immigrazione ma controllarla attraverso l'imposizione di regole chiare e precise(certezza della pena, rispetto delle moratorie comunitarie spesso disattese e lotta senza esclusione di colpi al lavoro nero).
Messaggio del 14-12-2007 alle ore 14:10:53
vedi jena, appena cambi papozzo e ne metti uno come si deve ricominci ad aprire post decenti
vuol dire che resta piu' porchetta per me