Cultura & Attualità
dicono che la melma che sta affiorando preoccupa più dei nuovi uragani che si stanno avvicinando alla costa atlantica...
dicono che 2 americani su 3 sono insoddisfatti per la gestione del disastro da parte dell'Amministrazione...
dicono che sono pronte 25.000 sacche per cadaveri....
si, ma questo ha una scarsissima importanza!!
continuo a fregarmene altamente...
mat, se facessi attenzione ai post ti renderesti conto che mi ha tirato per i....capelli dean. ha chiesto esplicitamente di citare un governo che avesse fatto di più degli usa nel sociale, e io gli ho risposto!! anzi glie ne ho citati 2 di casi. ho menzionato anche il peronismo e in special modo evita peron.
jekil chissenefrega del fascismo, è un post sull'uragano... please
anima, solo una correzione d'obbligo: il fascismo non è stato affatto spazzato via dalla storia, ma da eserciti più potenti. la differenza non è da poco!!
ci sono alcuni errori nel testo ma non avevo voglia di rileggere...
a buon intenditor poche parole
non oso pensare dove sarebbero arrivate le politiche sociali del fascismo nel 2005........
non oso immaginare quale mondo sarebbe se il duce & la sua cricca di pazzi estremisti violenti e reazionari non fossero stata spazzati via dalla storia.
Ritornando al tema originale:
Il clima terrestre NON è mai e ripeto MAI stato stabile per un lungo periodo. Come ogni fenomeno naturale anch'esso è soggetto a cicli di stasi alternantisi a momenti parossistici di crisi violente e, all'apparenza inspiegabili. Di qui le tante visioni apocalittiche etc etc...
In realtà statisticamente queste crisi sono spiegabilissime e rientrano perfettamente nell'ordine "naturale" delle cose. I problemi nascono quando si parla degli uomini e delle loro politiche ambientali. Costruire DOVUNQUE E COMUNQUE (solo perchè l'economia deve girare...) non si può. Poichè ci sono fenomeni che non posso essere imbrigliati e controllati a tavolino. Se a questo aggiungiamo il caos derivante da un "organizzazione" che in realtà nei momenti di crisi vera non è MAI organizzata (e come potrebbe esserlo, in fisica il massimo dell'organizzazione corrisponde al caos totale
e di conseguenza sempre impreparata a fronteggiare le emrgenze. Questo INDIPENDENTEMENTE dai soldi stanziati. Se a questo si aggiunge un pizzico di "natura" umana (molti non hanno voluto evacuare nonostante gli allarmi, molti non hanno evacuato perchè non avevano nessuno altro posto dove andare, molti altri semplicemente per ignoranza/stupidità) serviti il "disastro" e la "tragedia" . Il caffè consiste nella politicizzazione del tutto
skin, sulle poitiche sociali del fascismo non si parla con i se, ma delle riforme RIVOLUZIONARIE che applicò!!! se tanto mi da tanto....
ma non si parlava dell'uragano?
mannaggia, se veron avesse segnato quel goal, l'inter avrebbe vinto la coppa dei campioni...
dean, non c'è bisogno. sulle politiche sociali l'italia fascista può fermarsi al '38, già allora era anni luce avanti all'america del 2005. non oso pensare dove sarebbero arrivate le politiche sociali del fascismo nel 2005........
ci tengo a precisare che io non sono schierato, ne con la sinistra ne con la destra, sono una persona libera di pensare ed agire di consequenza. mi piace un vero governo demogratico ed una buona opposizione, lo sò tutto questo è difficile ottenere ma mi auguro che le cose vadano meglio di adesso, che gli italiani si sveglino e votano le persone serie e le più oneste possibile, altrimenti di questo passo finiremo come l'argentina.
Ma le riforme sociali del fascismo non sono quelle del socialismo? Cmq mi sembra che siano stati aperti infiniti post su questo argomento
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Editato da Skin il 08/09/2005 alle 16:34:20
bisognerebbe paragonare un'italia fascista del 2005 con un'america liberista del 2005
questo è un altro discorso che sarò lieto di affrontare in uno specifico post. quì si stà parlando di socialità dello stato e mi sembra che oggettivamente nonb ci sia paragone tra l'italia fascista e l'america liberista!!
Jekil però è stato il fascismo ad allearsi con Hitler, cosa che secondo me non era affatto scontata, è stato il fascismo ad entrare in un guerra per cui oggettivamente l'itlaia non era preparata
certo che lo considero!!! considero che il fascismo fu spazzato via dai nemici con l'uso della forza. dalla supremazia militare. ma questo non vuol dire certo che chi perde la guerra è per forza dalla parte sbagliata.
poi, certo, il fascismo ha anche avuto i suoi lati negativi. ma non facciamo l'errore di mischiare la politica fascista con l'esito bellico.
il fascismo almeno ci ha provato, e per molti versi ci è riuscito, a livellare verso l'alto la vita dei cittadini italiani!!
Ho riconosciuto in un altro post i meriti sociali del fascismo, ma la parabola del fascismo va presa tutta, dalla marcia su roma alla vergogna di piazzale loreto.
E così non puoi non considerarlo un fallimento.
Ma alla fine di tutto cosa hanno lasciato?
Solo macerie il fascismo ed una dittatura militare presa a calci dagli inglesi il peronismo
e tutto ciò nonostante nè l'italia, nè l'argentina, erano ricche ed opulente come gli stati uniti d'america!!!!
dean, mi inviti a nozza. il FASCISMO!!!
adesso parlami della mancanza di libertà, della guerra o di tutto quel che ti pare, ma non puoi negare che dal punto di vista delle politiche sociali è stato all'avanguardia!! non puoi negare che ha dato diritti alle classi più deboli che prima non esistevano.
ma se vuoi ti faccio un secondo esempio. il peronismo. soprattutto con le politiche sociali di evita peron!!
se non ci fossero tutti quei poveri,i volontari per le guerre dove li troverebbero bush e company?
"i ricchi sarebbero un pò meno ricchi e i diseredati, gli emarginati, i miserabili, avrebbero una vita un tantino più dignitose e degna di essere vissuta"
Complimenti! E' una frase che finora avevo sentito solo da comunisti convinti!
Dean, stavo x rispondere io...
Adesso voi 2 mi dovete fare un esempio di un qualsiasi regime alternativo al liberismo che non abbia ridotto la popolazione non solo in schiavitù ma anche nella fame più nera.
Me ne basta 1
azzurrissimo, la bestialità del sistema americano, quello al quale i libersti nostrani i ispirano e decantano, stà a monte. un paese così ricco non dovrebbe avere tanti suoi figli nello stato di miseria e emarginazione. dovrebbe ridistribuire le ingenti richezze delle quali dispone. magari i ricchi sarebbero un pò meno ricchi e i diseredati, gli emarginati, i miserabili, avrebbero una vita un tantino più dignitose e degna di essere vissuta!!
la bestialità di questo sistema è tutto lì. possiamo capire che, chessò, in uganda o in angola(per citare 2 paesi poveri, ci possano essere strati di emarginazione, ma quando questo avviene nel paese più ricco del mondo vuol dire che "qualcosa non va". vuol dire che quel sistema è SCHIFOSO!!!
bravo jekil!! diciamo pure dove c'è tanta ricchezza c'è anche tanta miseria si sapeva dell'uragano, bastava caricarli sui bus e metterli in salvo, se poi non volevano andar via questo sarebbe stato affari loro!!! però intanto dargli una possibuilità era compito del governo!!! ma forse come ho già detto nel mio post, per il governo è meglio così meno poveri più lavoro per ricostruire + soldi da spartire!!!
dean, secondo me la cosa importante che è emersa con questa sciagura è un'altra: è venuta drammaticamente fuori l'altra faccia dell'america!!!la ricca, opulenta, consumista america, ha scoperto(ma in realtà sono gli europei e gli italiani ad averlo scoperto), che ci sono molti, troppi escusi dall'edorado, dal "sogno americano". quel che è venuto alla luce è la barbarie di un sistema che, pur essendo il paese più ricco del mondo, mantiene una parte dei propri figli nella disperazione assoluta. in un paese così ricco(per alcuni), esite una fascia di popolazione che ha visto nella sciagura una possibilità: lo sciacallaggio!!
Mi ricorda tanto un racconto edito da un nazi-green americano sul loro sito, parlo delle sparatorie dei/tra neri, non del disastro metereologico.
Prove generali per un'apocalisse nordamericana, in cui il proliferare delle armi da fuoco sta creando non pochi grattacapi.
Si è colpa Kerry e dell'europa Kyotista, abbiamo trovato il colpevole. Povero Bush che in questi giorni si è costretto a farsi vedere sempre più spesso in Lousiana a dispetto dei primi giorni in cui era latitante, quante ne fanno i giornali comunisti e la coscienza di non aver fatto tutto ciò che si poteva fare, non dico prima ma almeno dopo.
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Editato da Mat3o3 il 07/09/2005 alle 20:39:26
Non ho la pretesa di giudicare alcune personalissime posizioni, prese, coscientemente voglio credere, di fronte a vittime, senza tetto, sfollati, disperati. Esse parlano da sole. Eppure non capisco di quali colpe si possono rimproverare queste popolazioni, se non quelle di essere state travolte da un cataclisma ambientale in una particolare zona del globo.
Mi basta dire che in America, invece, sono commossi per l’offerta generosa di aiuti stanziati tra gli altri dallo Sri Lanka, uno dei paesi più colpiti dallo tsunami di capodanno. Questo vorrà pur dire qualcosa.
Evidentemente c’è chi non ha la memoria così corta. C’è chi sa, con umiltà, ricambiare, facendo una lucida distinzione tra solidarietà e critica ideologica.
Invece, su queste vecchie e sazie sponde poco si smuove. Nessuna particolare iniziativa stavolta, neppure un maxi-concerto (grazie a dio). Questa volta non si sente il bisogno di lavarsi la coscienza con i sacrosanti sms. Con una certa vena razzistica, il cittadino americano è da bistrattare, punto e basta e poi ci si trastulla sul razzismo degli altri. Nascere poveri su quelle terre non è considerato alla stessa stregua di nascere poveri da qualche altra parte del mondo. Ci pensino da soli ai loro problemi! Non si tratta forse del paese più ricco della terra?
Non c’è coerenza in quello che alcuni dicono e fanno e forse non è male. L’incoerenza può essere ben accetta da queste parti, se non altro è un buon modo per capire di che pasta sono fatti. Ma perché questa volta non fanno i buoni? Perché della loro incoerenza non ne fanno un credo? Perché per una volta, fedeli alla loro incoerenza, non prendono lezioni da chi tanto ripudiano? Perché non sono un po’ più tolleranti, quantomeno con loro stessi?
Non mi sembrava il momento di continuare a scagliare le loro personalissime sharie per chi poco li garba. Non mi sembrava il momento di continuare a lavorare di cucito ritagliando per gli amerikani, diseredati o meno poco importa, il solito ruolo da paria, di antica tradizione indiana.
I liberal americani sono dei cerebrolesi, non hanno ancora mandato giù il fatto che bush abbia vinto con una valanga di voti e non dei campagnoli fanatici, ma delle classi meno ricche delle città, alla faccià delle cazzate sui poveri detti questi giorni
Ma jamà, mica è stata l'opposizione italiana a inventarsi la polemica, ci avevano già pensato i giornali americani. Senza contare che le critiche alla politica ambientale risalgono a qualche anno fa, non sono certo cosa nuova
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Editato da Skin il 06/09/2005 alle 10:10:58
ovviamente no,
con Kerry Katrina avrebbe saltato la luisiana e si sarebbe srovesciato sul texas
e che dire del fatto che il Presidente Usa non ha competenze in materia di protezione civile che è materia strettamente riservata ai singoli stati?
e perchè nessuno dice che il governatore della Louisiana è una "democratica"?
ovviamente se ci fosse stato kerry tutto questo non sarebbe accaduto.....
Il paradosso di questo sciacallaggio è che i santoni radical chic si sono trasformati nella versione integralista dei telepredicatori evangelici più conservatori. Quelli dicono che l’uragano è la punizione di Dio, ma almeno si basano sulle Scritture. Questi credono che Katrina sia la vendetta di un’intelligenza superiore nei confronti di chi rigetta Kyoto, ma con fede in Pecoraro Scanio.
Il no a Kyoto, innanzitutto. Ammesso che quel trattato serva a qualcosa, il no a Kyoto non è esclusiva bushiana. Ai tempi di Clinton, il Senato bocciò, con 98 voti a 0, un pacchetto di misure energetiche uguali a quelle previste da Kyoto. Cina e India non hanno firmato il trattato, mentre l’Europa kyotista si guarda bene dal rispettarne i termini. Il paradosso è che gli unici a seguire autonomamente i parametri di Kyoto sono le grandi multinazionali americane
L’America “ha abbastanza soldi e mezzi” e infatti i giornali italiani non invitano a nessuna sottoscrizione, non pubblicano appelli, non organizzano collette per le vittime. Neanche un Sudoku di solidarietà. Neanche un soldo agli americani. Sono ricchi, che diamine. Sono carnefici e vittime delle loro stesse manipolazioni dell’ambiente. E, però, qualche riga più in là, con la stessa naturalezza e lo stesso cinismo, gli sciacalli intellettuali usano l’argomento opposto per andare, di nuovo, contro Bush: spiegano che i piani di evacuazione erano buoni soltanto per i ricchi e che le vittime sono i poveri disgraziati, i neri, i paria della società consumistica statunitense. Però, neanche un centesimo.
New Orleans è coperta d’acqua. Una buona parte della Louisiana e del Mississippi e dell’Alabama è in rovina. La più grande catastrofe naturale, totalmente naturale, della storia americana s’è portata via centinaia e centinaia di persone, forse di più. Gli sfollati, i senza tetto, i devastati e le vittime dell’uragano Katrina sono ancora in difficoltà. Chi senza casa, chi senza cibo, chi senza medicine, chi dipendente dalla gigantesca macchina di aiuti statale e federale. I danni sono incalcolabili, così come l’impatto sull’economia globale. E naturalmente non sono mancati gli sciacallaggi e i saccheggi e le violenze. Katrina non ci ha risparmiato quel caos tristemente noto ogni qualvolta una piccola o grande catastrofe si abbatte sulle nostre comunità. Un caos che sembrava inimmaginabile entro i confini della nazione più potente del mondo, non solo perché, come ha detto ieri George W. Bush, i risultati delle operazioni di soccorso “non sono accettabili”, ma per il solito “difetto di immaginazione” di politici e amministratori e burocrati che la Commissione sull’11 settembre nel suo rapporto sull’attacco alle torri gemelle aveva sancito nero su bianco. Stavolta nessuno credeva che l’impatto dell’uragano potesse essere così devastante, nessuno pensava che gli argini del Lago Pontchartrain potessero sbriciolarsi. E’ tutta qui la spiegazione della tragedia. Una tragedia che secondo gli esperti avrebbe potuto provocare centinaia di migliaia di morti, se i piani di evacuazione non fossero scattati per tempo. Solo che sono scattati in tempo.
Eppure sui giornali, specialmente su quelli italiani, spalleggiati dal sempre più inacidito New York Times e dalla galassia di blog radicali ed estremisti d’America, si è approfittato della tragedia per inscenare un disgustoso e ripugnante spettacolo di antibushismo, se non di antiamericanismo. Un fenomeno di sciacallaggio ideologico e di saccheggio intellettuale, pari a quello che in queste ore sta ulteriormente martoriando New Orleans, forse peggiore visto e considerato che non è motivato dallo stato di necessità ma da un micragnoso calcolo politico.
Gli articoli e i titoli dei giornali sono lì, a disposizione di tutti, con in neretto le solite firme dell’antiamericanismo made in Italy. E anche la più americana, la più informata e la più equilibrata di tutte, quella di Gianni Riotta, stona un altrimenti ottimo commento con la preoccupazione non preoccupante che gli Stati Uniti siano guidati da un presidente che divide. No, semplicemente sono guidati da un presidente che i compagnucci radical chic non accettano, non sopportano, non digeriscono. Che cosa abbia fatto Bush in questo caso per dividere, a parte leggere i giornali liberal che dividono mica male accusandolo di ogni empietà, non è dato saperlo. Anzi risulta che abbia arruolato Bill Clinton, piuttosto.
Per il FT, Bush era preparato
Così, mentre il compassato organo dell’establishment finanziario liberal, il Financial Times, titola a tutta pagina “Bush agisce per attenuare la crisi di Katrina” e all’interno spiega con precisione che “Bush era preparato ad affrontare l’uragano”, sulle gazzette nostrane (e americane liberal) si assiste a un carnevale di accuse alla Casa Bianca non solo e non tanto per le operazioni di prevenzione e di soccorso, ma addirittura di essere la causa prima, diretta e scatenante la forza distruttiva di Katrina. Le firme sono le solite: il fenomenale Zucconi detto Zuccopycat e d’ora in poi Zuckyoto, il neo-metereologo Ennio Caretto, il novello borghese Riccardo Barenghi, per restare soltanto ai grandi giornali. Repubblica ieri ha pubblicato anche due pagine di Howell Raines, il più disastroso direttore della storia del New York Times, solo pochi mesi fa costretto a ignominiose e scandalose dimissioni per aver coperto le truffe giornalistiche di un suo pupillo e per averle coperte con l’obiettivo ideologico di proteggere una legge totem per la sinistra liberal. Secondo Raines e i suoi discepoli italiani è tutta colpa di Bush. Senza di lui, non ci sarebbe stato nessun uragano. Senza di lui, Katrina avrebbe risparmiato New Orleans e gli argini del lago avrebbero certamente retto. Senza la sua sporca guerra in Iraq, in Louisiana tutto sarebbe filato liscio come l’olio. Bush non ha programmato nulla. Bush è in vacanza. Bush ha abbandonato il sud a se stesso. Bush ha inviato la Guardia nazionale in medio oriente. Bush ha trasformato l’America in Terzo mondo e, non contento, ogni giorno si adopera per far retrocedere anche l’Iraq. Il mantra dell’operazione mediatica italiota, come se davvero un battito d’ali a Roma potesse avere effetti a Washington, ripete che la tragedia provocata dall’uragano Katrina sia una vendetta, una rivincita della natura contro le politiche del presidente, di questo presidente.
“I disastri”, nella splendida prosa immaginifica di Zucconi, sono sempre “cosiddetti naturali”, perché in realtà sono opera di Georgino e del suo spocchioso rifiuto di firmare il trattato di Kyoto. Georgino se l’è cercata e quindi l’America “non avrà bisogno dei nostri aiuti, di pacchi Onu e di beneficenza internazionale”. L’America “ha abbastanza soldi e mezzi” e infatti i giornali italiani non invitano a nessuna sottoscrizione, non pubblicano appelli, non organizzano collette per le vittime. Neanche un Sudoku di solidarietà. Neanche un soldo agli americani. Sono ricchi, che diamine. Sono carnefici e vittime delle loro stesse manipolazioni dell’ambiente. E, però, qualche riga più in là, con la stessa naturalezza e lo stesso cinismo, gli sciacalli intellettuali usano l’argomento opposto per andare, di nuovo, contro Bush: spiegano che i piani di evacuazione erano buoni soltanto per i ricchi e che le vittime sono i poveri disgraziati, i neri, i paria della società consumistica statunitense. Però, neanche un centesimo. Un blog americano di sinistra, tra i più autorevoli, ha invitato a non finanziare, a non aiutare, a non aprire il portafoglio per i cittadini della Louisiana, dell’Alabama e del Mississippi. Sono “red states”, Stati che hanno votato per George Bush: “Questi stronzetti ovviamente condividevano le politiche di Bush, quindi meritano di vivere le conseguenze del loro voto”. Non importa che il voto di New Orleans, come di quasi tutte le città, sia stato a favore di John Kerry, quello che importa è che “una parte di me – scrive il blogger Bradblog – crede che molti dei fan di George W. meritino di soffrire e di morire”. Ministri tedeschi, esperti britannici, estremisti islamici, mamme pacifiste e Michael Moore si sono uniti al coro del piove-governo-ladro. C’è chi ripete ogni due righe che il caos dei soccorsi e il disastro umanitario siano da addebitare alla guerra in Iraq, al fatto che Bush abbia inviato la Guardia nazionale nel pantano mediorientale. Ma non è vero: laggiù c’è meno di un terzo dei contingenti dei tre Stati coinvolti. Il resto era allertato e dislocato sul campo: 11 mila uomini prima che Katrina colpisse la costa, poi 21 mila, e 32 mila entro lunedì grazie all’esercito e alla marina.
C’è poi l’accusa di aver condotto politiche devastanti per l’ambiente, addirittura generatrici di uragani. Il no a Kyoto, innanzitutto. Ammesso che quel trattato serva a qualcosa, il no a Kyoto non è esclusiva bushiana. Ai tempi di Clinton, il Senato bocciò, con 98 voti a 0, un pacchetto di misure energetiche uguali a quelle previste da Kyoto. Cina e India non hanno firmato il trattato, mentre l’Europa kyotista si guarda bene dal rispettarne i termini. Il paradosso è che gli unici a seguire autonomamente i parametri di Kyoto sono le grandi multinazionali americane. Il surriscaldamento della terra, in ogni caso, non c’entra nulla con Katrina, come ha ammesso anche il New York Times.
Gli scienziati spiegano che il numero e la potenza degli uragani dipende dai ciclici e decennali cambiamenti di temperatura nell’oceano Atlantico. E’ sufficiente consultare il sito del National Hurricane Center per apprendere che oggi ci sono meno uragani, e meno potenti, rispetto agli anni 30, 40 e 50. Secondo l’Organizzazione mondiale meteorologica, un’Agenzia Onu, negli ultimi anni l’intensità degli uragani è diminuita. Sul Corriere, Ennio Caretto ha citato un esperto americano, il professor Kerry Emanuel, il quale avanza l’ipotesi che l’effetto serra c’entri, però s’è dimenticato di riportare la frase chiave del ragionamento di Emanuel e cioè che “ciò cui assistiamo nell’Atlantico è principalmente un cambiamento naturale”.
Il paradosso di questo sciacallaggio è che i santoni radical chic si sono trasformati nella versione integralista dei telepredicatori evangelici più conservatori. Quelli dicono che l’uragano è la punizione di Dio, ma almeno si basano sulle Scritture. Questi credono che Katrina sia la vendetta di un’intelligenza superiore nei confronti di chi rigetta Kyoto, ma con fede in Pecoraro Scanio.
Christian Rocca
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