Cultura & Attualità
alla morte di Stalin, Togliatti lo commemorò alla Camera dei Deputati (6 marzo 1953) affermando che:
«Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell'azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano [...]»
per poi adeguarsi alle conclusioni del XX Congresso del PCUS (quello che lanciò il processo di destalinizzazione) dichiarando (L'Unità del 15 marzo 1956):
Stalin divulgò tesi esagerate e false, fu vittima di una prospettiva quasi disperata di persecuzione senza fine, di una diffidenza generale e continua, del sospetto in tutte le direzioni.
Nel gennaio 1943 il dirigente comunista Vincenzo Bianco scriveva a Togliatti chiedendogli di intercedere presso le autorità sovietiche per evitare la morte dei prigionieri italiani in Russia.
Togliatti rispose che
"la nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso l'Unione Sovietica è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero di prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da ridire. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, e il più efficace degli antidoti. .. T'ho già detto: io non sostengo affatto che i prigionieri di guerra si debbano sopprimere, tanto più che possiamo servircene per ottenere certi risultati in un altro modo, ma nelle durezze oggettive che possono provocare la fine di molti di loro, non riesco a vedere altro che la concreta espressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia."
da wikipedia eh!
Togliatti è un personaggio molto complesso che non può liquidarsi in poche attute.
Fu sicuramente Staliniano, ma non si saprà mai quanto per convinzione e quanto per salvare la pelle a Mosca.
Fu il principe della doppiezza incarnata dalla sua formazione gesuitica (anche stalin aveva studiato in un convento), lo stalinismo fu la sua arma vincente nello scontro tra le varie anime del PCI, anzi del Pc d'I (Partito Comunista d'Italia, sezione del Komintern) e per tutta la vita non se ne allontanò mai, ma in qualche modo lo superò facendosi rapprensentante dello Stalinismo in una realtà totalmente diversa, l'occidente.
Da un punto di vista teorico verrà ricordato per "la doppiezza rivoluzionaria" che non è nient'altro che il cinismo Stalinista applicato ll'occidente.
Da un punto di vista pratico lo si ricorderà per la "svolta di Salerno" che cmq fu voluta più dal suo capo moscovita che da lui, per ottemperare allo spirito di Yalta che vedeva l'Italia definitivamente assegnata all'occidente.
Cmq il carteggio con Bianco riusltò essere un falso
a me non risulta che fosse un falso...
neanche alla fondazione gramsci
Molto significativa è anche il rapporto con Tito e la gestione della questione triestina:
Tra il 1945 ed il 1948 il PCI esalta Tito, che definisce il nuovo Garibaldi, e solidarizza con lui fino ad appoggiare le sue pretese sulla Venezia Giulia. Il 7 novembre 1946 Palmiro Togliatti va a Belgrado e rilascia a L'Unità la seguente dichiarazione: Desideravo da tempo recarmi dal Maresciallo Tito per esprimergli la nostra schietta e profonda ammirazione...
Tra il 1948 ed il 1956, dopo la condanna del Cominform, il PCI si allinea immediatamente e L'Unità del 29 giugno 1948 pubblica: La direzione del Partito Comunista Italiano, udito il rapporto dei compagni Togliatti e Secchia, esprime all'unanimità la propria approvazione completa e senza riserve delle decisioni del Cominform... Durante questo periodo Tito viene criticato in modo assai veemente dal PCI, e i seguaci del maresciallo chiamati spregiativamente titini.
Nel 1956 il vento cambia. Khruščёv si reca a Belgrado riabilitando Tito affermando: deploriamo ciò che è avvenuto e respingiamo tutti gli errori accumulati in questo periodo...
Il PCI si adegua immediatamente ed in occasione di un nuovo viaggio di Palmiro Togliatti a Belgrado, L'Unità del 28 maggio 1956 pubblica un'intervista in cui il segretario afferma: (...) Scopo della mia visita a Belgrado è di riannodare relazioni regolari con i comunisti jugoslavi dopo la grave frattura provocata dall'erronea decisione del Cominform (...).
se fosse vivo lo ammazzerei di nuovo!
Io ricordavo che fosse venuto fuori che non era autentico, magari mi sbaglio.
E' inutile ch eti incazzi, per una comunista la verità era quella che diceva Mosca punto e basta.
Guareschi li prendeva in giro con la vignetta dell'unità che dice una cosa e il girono dopo con un Contrordine compagni diceva l'esatto contrario
e chi si incazza?
è grasso che cola!
Bisognerebbe ricordare di più la figura di Vincenzo Baccalà. Concittadino, che brutta fine ti hanno fatto fare Stalin e Togliatti.
non la conosco , racconta...
è divertente vedere come certi post siano accuratamente snobbati da quegli utenti per i quali erano stati pensati!
Era un comunista lancianese degli anni '30. Era un fervente comunista e durante il fascismo si rifugiò nel Paese della Rivoluzione d'ottobre. Però non tornò mai. Fu una vittima delle purghe staliniane, sicuramente su mandato dei comunisti italiani. Fu fucilato a Odessa nel 1937 con l'accusa di tradimento.
Dava fastidio a qualche altro comunista italiano e fu eliminato dove nessuno avrebbe mai osato fare domande. Inutilmente la vedova fece delle dure battaglie per la verità e per la memoria di Vincenzo Baccalà e di tutte le altre vittime dello stalinismo
Ultimamente ci sono stati dei libri su Vincenzo Baccalà, dei convegni, anche fuori Abruzzo e Lanciano.
allucinante!
ki , ti odio!

Sciocco!

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togliatti
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