Cultura & Attualità

Tfr
Messaggio del 02-07-2007 alle ore 11:53:34
Giavazzi, tifa, non per i lavoratori ma per chi lo paga ovvero il "gestor dei fondi aperti"!
Non per il mondo del Lavoro ma per il mondo borsistico!


Messaggio del 02-07-2007 alle ore 11:16:21
Stamattina ho letto questo... m'ha piaciute....qualcosa col tfr c'entra...

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Siamo andati a rileggerci gli articoli “Votiamo Rifondazione, soffriremo di meno” e “La prossima Corea del Nord”, pezzi pubblicati subito prima e dopo le elezioni politiche del 2006.
Se guadagnassimo un euro per ogni cosa che abbiamo azzeccato in quegli scritti saremmo quasi ricchi!
I cosiddetti progressisti ebbero libidine di cacciare Berlusconi non per riportare la “democrazia e l’equità”.
Ma, lo si evince sempre più palesemente, per salvaguardare i loro sordidi interessi di parassiti pubblicamente assistiti.
NON UNO dei punti del programma unionista è stato rispettato.
Solo la parte relativa all’immigrazione, per creare lo “zoccolo duro” elettorale del loro immondo privilegio.
Il governo Prodi ha definitvaamente assurto a nuovo rango, la casta degli intoccabili I DIPENDENTI PUBBLICI. Il bacino elettorale dei nuovi nobili “democratici” senza nobiltà ma dal capillare controllo dell’informazione solo mitigato (per ora) dalla libertà di Internet. Per il gregge dei pecoroni parassiti di ogni colore, razza e religione ecco il nuovo “ovile”.
Il Partito Democratico sancisce la nascita di una nuova era: il qualunquismo culturale anche a sinistra. Il NULLA politico assoluto. Non a caso da destra già si risponde con entusiasmo alla creazione di un pari partito "unico" che per altro già esiste. “Forza italia”, il partito il cui nome è uno slogan d’incitamento per una squadra di calcio!
La verità che i partiti sono in mano ad una classe cresciuta ed ammaestrata all'ombra di tangentopoli dove erano già cadute ideologie e principi di riferimento. Una combriccola dotata di una moralità autogena, che governa per se, i propri parenti e amanti, e da se senza bisogno di rispondere a nessuno se non alla propria coscienza sporca. Una classe politica radicata solo all'interno del “palazzo” e completamente assente tra la gente.
Ma ora c’è di più.
L’Unione, col surrettizio appoggio di AN e FI, non sta governando “per il bene del paese” ma per gettare le basi del suo potere indefinitamente incontrato.
Dopo il ’68, per la sopravvivenza, avevano strumentalizzato gli operai delle grandi fabbriche e gli studenti; negli anni 90 la questione meridionale ed ora gli immigrati. Dei diritti degli operai si è persa traccia.
Ne è dimostrazione la recente riforma del TFR.
Badate alla “consecutio temporum”.
All’inizio hanno tolto ai lavoratori il Trattamento di Fine Rapporto vendendola come una conquista epocale degli operai privati. E che poi FORSE avrebbero fatto la medesima riforma per i dipendenti pubblici. Questo solamente dimostra che tale riforma è stato un furto ai danni dei lavoratori, sicchè, state veramente tranquilli, che se la riforma della “liquidazione” fosse cosa positiva PER PRIMI ne beneficerebbero gli “statali”.
Di seguito il “padoascoppiato” aveva annunciato che l’”emergenza conti” era finita e quindi c’era spazio per il rinnovo dei contratti pubblici e abbassare le tasse. La settimana successiva hanno rinnovato il contratto degli statali con un aumento di ben 101 euro mensili senza attuare per loro nessuna riforma del TFR, come da noi previsto.
Una volta firmato il contratto pubblico, provvida come una nevicata alla vigilia di Natale, ecco la UE tuonare che l’italia non può abbassare le tasse poiché “bisogna essere rigorosi coi parametri eurpei”.
Sugellando di fatto una sempre più inaccettabile discriminazione tra privilegi pubblici e incertezza dell’impiego privato. La legge 30, la cosidetta legge Biagi, non è stata riformata, anche questo da noi pronosticato. Per i lavoratori privati salari da fame che crescono SEMPRE meno dell’inflazione, per “fare fronte alla competitività sui mercati“ assicurano gli ipocriti romani del TG5.
Gli statali, che sono pagati con i soldi dei privati, invece sempre più garantiti, sempre più coccolati in quanto “satrapi” dell’unità “nazionale”.
Mancano le pensioni all’erezione definitiva del nuovo “cielo” platonico, il moderno eden dei fankazzisti.
I dipendenti statali vanno in pensione col 100% del corposo stipendio anziche col 70% ma non soddisfarà, vedrete che “liberalizzeranno” anche l’età pensionabile, solo per loro naturalmente. Perché LAVORARE per 40 anni sarà d’obbligo solo per “padani” bifolchi.
Chi non ha voglia di lavorare e trascorre l'esistenza non a detestare Berlusconi con la sua nullità politica, bensì a INVIDIARE i suoi soldi coglie ogni occasione, qualunque appiglio per invocare la “solidarietà” e la “redistribuzione del reddito”. E l’avete visto in piazza per il Primo Maggio: pensionati-baby, statali di ogni risma, leoncavallini, studenti fuori corso, politicanti, disoccupati “cronici” (nota 1), immigrati in attesa di voto, artisti di dubbia fama, e sindacalisti di professione. Tutta gente che è arduo definire “LAVORATORI” . C'è bisogno di sranieri per fare i lavori che COSTORO non vogliono fare!
Il Partito Democratico è il ricettacolo ideale per questo genere di fauna fankazzista, per i privilegiati di stato, per gli speculatori che campano di “plusvalenze”. Anche costoro voteranno PD dato che il governo Prodi, rimangiandosi uno dei CAPISALDI della sua campagna elettorale, non ha aumentato la tassazione sulle rendite finanziarie.
Questo non stupisca.
Le “regioni rosse” e le grandi città pullulano di progressisti ricchi fi famiglia, che giocano ai rivoluzionari grazie alle rendite di capitale accumulate dal nonno. “Disprezzano il denaro”, sicche loro non devono alzarsi di buonora per andare a guadagnarsi luridi mille euro mensili.
Il Cavaliere si è detto entusiasta del PD.
Ovviamente il nulla assoluto va a braccetto con un altro nulla totale. Berlusconi ha sottoscritto le più schifose azioni del governo unionista, dall’indulto alla guerra in Afghanistan, e ora si appresta sostenere il voto agli immigrati e la riforma delle pensioni.Tagliando il vitalizio NON ai milioni di falsi invalidi del Sud, NON ai privilegi pubblici ma alle pensioni di anzianità degli operai del Nord, quelli che i contributi previdenziali li hanno versati. Sennò il Meridione se ne andrebbe per i fatti suoi e gli statali smetterebbero di servire la “nazione”.
Per questo anche il “Partito della Libertà” sarà il patito dei parassiti di ogni colore, razza e religione.
Un capo per il nulla di centrodestra esiste già, ed è perfetto.
Si chiama Gianfranco Fini.
Una parodia di politicante che nell’arco della medesima intervista riesce ad essere fascista e sionista, statalista e liberista, nazionalista e favorevole al voto agli immigrati. Passi che uno possa idealmente ispirarsi al fascismo, nonstante le leggi razziali, ed essere contemporaneamente favorevole allo stato di Israele. Però un nazionalista che vuol dare il voto a degli stranieri che neanche parlano italiano suona veramente strano.
Nazionalista è qualcuno come Putin che ha vietato il commercio ambulante a coloro che non posseggono il passaporto russo. Nazionalista è uno come Chavez che ha mandato affankulo le potentissime multinazionali del petrolio venezuelano.
Fini vuol dare il diritto di voto ai “vucumpra” totalmente illegali ma garanti dell’”unità nazionale”. Quelli che fanno concorrenza slealissima ai piccoli commercianti tartassati dal fisco, che DOVREBBERO votare per AN.
Ma perché stupirsi di Fini poi?
Non fu il suo “mentore ideale”, colui il quale non sbagliava mai, a riempire il Sud Tirolo di italiani per assicurarne la sottomissione a Roma capitale e fascista?
Questo vuole lo stato unitario elevare all’immunità generale i parassiti extracomunitari, statalisti e comunisti. A spese dei cittadini onesti lavoratori del Nord e del Sud, esecrati e tacciati di “evasione” come pretesto per spremerli ancora di più. E nessuna iniziativa contro il dipendente regionale calabrese che tra ferie, permessi retribuiti e certificati medici compiacenti si presenta in ufficio per non più di sei mesi l’anno. Per il partito unico “democratico della libertà dei fankazzisti” questa non è evasione.
Che in uno stato con innumerevoli problemi la priorità sia solo qualla di giustificare in ogni modo l’ingresso di immigrati e dare loro il diritto di voto la dice lunga: che sanno che l’economia salterà in aria, la classe politica si aggrappa al prospetto di creazione di una “razza italica”, una bolgia infernale di disperati, senza arte ne parte, senza morale ne regole, senza una religione ed un colore della pelle definiti ma buona in cabina elettorale a votare per i partiti del’”tricolore”.
I partiti “unici” non sono altro che il tentativo di abolire la democrazia e la rappresentatività popolare in particolare al Nord invocando i fankazzisti da tutto il mondo.
Questa è la vera chiave di lettura di questa abominevole repubblica delle banane. Altro che le ridicole pagliacciate sociologiche sul “distacco dei cittadini dal mondo politico”.
I partiti “unici” sono l’ultimo disperato, infruttuoso tentativo di procrastinare lo stato-zombie con qualsiasi mezzo, a qualunque costo.

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Messaggio del 02-07-2007 alle ore 10:06:47

Oggi è l’ultimo giorno utile per decidere che fare del proprio Tfr. È una scelta che riguarda tutti i lavoratori dipendenti, con la sola eccezione degli impiegati pubblici. Milioni di lavoratori (l’associazione dei direttori del personale stima fino al 70%) non hanno ancora scelto. Se non lo faranno oggi subiranno le regole del silenzio-assenso che sono fortemente punitive (per informarsi si legga «Non è d’oro il silenzio sul Tfr» sul sito www.lavoce.info). Il Tfr rappresenta il 6,91% della retribuzione annua. A questo va aggiunto un contributo addizionale a carico dell’azienda, circa l’1% dello stipendio al lordo delle imposte (ma dal quale potrebbe essere escluso chi non sceglie oggi).


Mi sarei aspettato che in queste settimane il governo lanciasse una campagna di informazione per spiegare ai lavoratori l’importanza di questa scelta e i rischi del non scegliere. Che approfittasse di questa scadenza per spiegare ai giovani che fra trenta, quarant’anni quando andranno in pensione, l’Inps non esisterà più e la loro vecchiaia dipenderà da quanto avranno risparmiato e da come avranno investito i loro risparmi. Che accettasse la sfida del Governatore della Banca d’Italia e riducesse, anche di poco, i contributi obbligatori, consentendoci di investire direttamente una parte del risparmio che oggi dobbiamo obbligatoriamente affidare all’Inps. Che avesse il coraggio di mettere in discussione alcune delle scelte di previdenza integrativa del precedente governo.
Perché ad un lavoratore non deve essere consentito di riscattare il 100% del capitale maturato al momento del pensionamento e farne ciò che vuole? Perché se un lavoratore decide di investire il suo Tfr in un fondo non previsto dagli accordi sindacali perde il diritto al contributo addizionale a carico dell’azienda? Perché se è scontento dei rendimenti offerti dal suo fondo di categoria deve aspettare due anni prima di poter trasferire i propri risparmi altrove? Forse perché la gran parte dei fondi negoziali sono co-gestiti dai sindacati? Al tavolo intorno al quale nei giorni scorsi si è discusso di riforme delle pensioni si è svolto un balletto vecchio di almeno vent’anni.
Come sempre, il governo ha invitato solo i sindacati. Ma che cosa sperava di ottenere dalla trattativa con una controparte i cui iscritti sono perlopiù lavoratori già in pensione o prossimi alla pensione? Un governo lungimirante avrebbe invitato a quel tavolo rappresentanze di giovani. L’altro ieri Walter Veltroni ha citato Vittorio Foa: «La destra è figlia legittima degli interessi egoistici dell’oggi; la sinistra degli interessi di coloro che non sono ancora nati». Forse la sinistra che sogna Veltroni, certo non quella rappresentata in questo governo.
Prodi ha già deciso di accettare la richiesta dei sindacati: la legge Maroni verrà cancellata e dal prossimo anno si potrà continuare ad andare in pensione prima dei 60 anni. «Non si può mica rischiare uno sciopero generale!» (si osservi: contro una legge già in vigore, non contro una proposta previdenziale thatcheriana). La realtà è che quello sciopero avrebbe la stessa legittimazione dei blocchi stradali attuati dai tassisti contro il decreto Bersani: basterebbe avere il coraggio di spiegare ai cittadini quali privilegi si vogliono proteggere con quello sciopero.
Nel Dpef il ministro dell’Economia ha scritto che qualsiasi sarà l’accordo non dovrà pesare sui conti pubblici dei prossimi due-tre anni: dovrà essere compensato da altre modifiche nelle regole previdenziali. Non si rende conto che non si tratta di una questione solo contabile, che silenzi e reticenze sul Tfr e il passo indietro sull’età di pensione continuano a dare ai cittadini la sensazione di una politica che non sa dare prospettive.



di Francesco Giavazzi
da Corriere.it

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