Cultura & Attualità
Su latino & greco x Deleuze
Messaggio del 15-02-2005 alle ore 00:10:39
Stavo facendo il bagno e ho ripensato al discorso che mi hai fatto da Danilo riguardo al latino e greco.
Tu mi dici che possiamo ricostruire con una buona approssimazione l'identità fonetica delle due lingue.
Mi è venuto in mente questo paragone: se tu dovessi spiegare a chi non l'abbia mai sentito l'accento di un russo che parla in italiano, potendeglielo "significare" solo con parole, senza imitarlo, pensi che potresti rendere l'idea a quella persona ignara quell'accento?
Io penso che possa essere un paragone utile; penso che sia difficile ricostruire un fenomeno complesso come la musicalità di una lingua a prescindere da un'esperienza diretta.
Che ne pensi?
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Editato il 00:11:50 15/02/2005 da Adonai
Stavo facendo il bagno e ho ripensato al discorso che mi hai fatto da Danilo riguardo al latino e greco.
Tu mi dici che possiamo ricostruire con una buona approssimazione l'identità fonetica delle due lingue.
Mi è venuto in mente questo paragone: se tu dovessi spiegare a chi non l'abbia mai sentito l'accento di un russo che parla in italiano, potendeglielo "significare" solo con parole, senza imitarlo, pensi che potresti rendere l'idea a quella persona ignara quell'accento?
Io penso che possa essere un paragone utile; penso che sia difficile ricostruire un fenomeno complesso come la musicalità di una lingua a prescindere da un'esperienza diretta.
Che ne pensi?
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Editato il 00:11:50 15/02/2005 da Adonai
Messaggio del 16-02-2005 alle ore 02:39:24
Premetto che non ho capito bene il senso del paragone che hai fatto; ne si riparlerà in caffetteria davanti ad una cioccolata calda.
Per quello che concerne l'ultima parte del tuo intervento, mi sento di dirti ciò:
Naturalmente è impossibile stabilire con certezza quale sia stato il corrispondente sonoro di un determinato carattere alfabetico in uno stadio evolutivo di una lingua anteriore a qualsiasi possibilità di registrazione di fenomeni acustici; questo è chiaro e nessuno lo può negare; piuttosto, il carattere di approssimazione si basa su ricostruzioni "a ritroso" nel tempo. Espresso meglio: In una lingua "x" (il tedesco ad esempio), la possibilità che un determinato fonema (ad esempio [a]) non si discosti di molto dal fonema effettivo attuale ([a] piena come in "haus") è piuttosto alta in quanto si sa che, ad esempio, in ambito germanico il fonema [a] ha un range che varia dalla "a" normale aperta ad una "quasi" [o] o la sua variante con labbra protruse (ä)). Naturalmente la linguistica non è cieca e si prende la briga di allargare il campo di indagine, ad esempio, alle altre lingue germaniche; le compara con le famiglie vicine (romanza e slava) e poi con quelle che vengono dallo stesso ceppo (ario, Tocario, antico indiano e quant'altro).
Naturalmente, trattandosi in toto di una ricostruzione congetturale, non si avrà mai la certezza che quel suono ricostruito sia assolutamente fedele a quello supposto originale; il grado di approssimazione lo si può d'altro canto considerare accettabile, o quanto meno statisticamente possibile in base al discorso che già ti facevo sul fatto che l'apparato fonatorio umano è capace di articolare in tutto una settantina di suoni (una quindicina di suoni vocali, 3/4 semivocali ed il resto consonanti. Sarebbe d'altro canto possibile che nel corso dell'evoluzione umana si sia persa la capacità di articolare alcuni suoni come anche che si siano create le condizioni fisio-morfologiche per la nascita di nuovi suoni.
In pratica, un suono come [a], in ambito indoeuropeo ha 4/5 possibilità realizzative (umanamente possibili); la magra consolazione in pratica è che che la percentuale di errore è 1 su 5; non è malissimo se pensi al deserto che la linguistica diacronica si trova ad attraversare.
A proposito del paragone: a parole non è che puoi spiegare molto; trattasi di suoni (L'accento del russo che parla italiano); non puoi sfuggire alla logica della spiegazione tautologica (per "spiegare" il suono "ripeti" il suono). Del resto, mi viene in mente, come si può spiegare a parole, ad esempio, un do# tirato da un clarinetto piuttosto che da un contrabbasso? Si dovrà forzatamente avere a disposizione un clarinetto ed un contrabbasso per spiegare al discente la differenza (ponendo, coma fai tu nel tuo esempio, che il discente in questione non abbia mai sentito un clarinetto ed un contrabbasso).
Fammi sapere che ne pensi
Ciao
Premetto che non ho capito bene il senso del paragone che hai fatto; ne si riparlerà in caffetteria davanti ad una cioccolata calda.
Per quello che concerne l'ultima parte del tuo intervento, mi sento di dirti ciò:
Naturalmente è impossibile stabilire con certezza quale sia stato il corrispondente sonoro di un determinato carattere alfabetico in uno stadio evolutivo di una lingua anteriore a qualsiasi possibilità di registrazione di fenomeni acustici; questo è chiaro e nessuno lo può negare; piuttosto, il carattere di approssimazione si basa su ricostruzioni "a ritroso" nel tempo. Espresso meglio: In una lingua "x" (il tedesco ad esempio), la possibilità che un determinato fonema (ad esempio [a]) non si discosti di molto dal fonema effettivo attuale ([a] piena come in "haus") è piuttosto alta in quanto si sa che, ad esempio, in ambito germanico il fonema [a] ha un range che varia dalla "a" normale aperta ad una "quasi" [o] o la sua variante con labbra protruse (ä)). Naturalmente la linguistica non è cieca e si prende la briga di allargare il campo di indagine, ad esempio, alle altre lingue germaniche; le compara con le famiglie vicine (romanza e slava) e poi con quelle che vengono dallo stesso ceppo (ario, Tocario, antico indiano e quant'altro).
Naturalmente, trattandosi in toto di una ricostruzione congetturale, non si avrà mai la certezza che quel suono ricostruito sia assolutamente fedele a quello supposto originale; il grado di approssimazione lo si può d'altro canto considerare accettabile, o quanto meno statisticamente possibile in base al discorso che già ti facevo sul fatto che l'apparato fonatorio umano è capace di articolare in tutto una settantina di suoni (una quindicina di suoni vocali, 3/4 semivocali ed il resto consonanti. Sarebbe d'altro canto possibile che nel corso dell'evoluzione umana si sia persa la capacità di articolare alcuni suoni come anche che si siano create le condizioni fisio-morfologiche per la nascita di nuovi suoni.
In pratica, un suono come [a], in ambito indoeuropeo ha 4/5 possibilità realizzative (umanamente possibili); la magra consolazione in pratica è che che la percentuale di errore è 1 su 5; non è malissimo se pensi al deserto che la linguistica diacronica si trova ad attraversare.
A proposito del paragone: a parole non è che puoi spiegare molto; trattasi di suoni (L'accento del russo che parla italiano); non puoi sfuggire alla logica della spiegazione tautologica (per "spiegare" il suono "ripeti" il suono). Del resto, mi viene in mente, come si può spiegare a parole, ad esempio, un do# tirato da un clarinetto piuttosto che da un contrabbasso? Si dovrà forzatamente avere a disposizione un clarinetto ed un contrabbasso per spiegare al discente la differenza (ponendo, coma fai tu nel tuo esempio, che il discente in questione non abbia mai sentito un clarinetto ed un contrabbasso).
Fammi sapere che ne pensi
Ciao
Messaggio del 18-02-2005 alle ore 01:34:01
Adonai, ma non pensi niente a proposito?
Adonai, ma non pensi niente a proposito?
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