Cultura & Attualità
si permettono pure di parlare...
Messaggio del 29-06-2008 alle ore 19:11:25
Puglia, boss scarcerati per decorrenza dei termini
di Giusy Di Marsilio del 26/06/2008 in Cronaca - Letto 801 volte - Voto: 0 / 5 - Commenti: 3
FOGGIA. La faida del Gargano potrebbe ritornare. I sei maggiori esponenti della mafia locale saranno scarcerati, a partire da oggi, per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
Tale decisione scaturisce dal fatto che gli otto periti dell’accusa non sono riusciti, in tre anni, a trascrivere l’enorme numero di intercettazioni effettuate dai carabinieri del Ros. Tutto ciò sta a significare che il processo è rimasto fermo, nonostante dal 7 novembre 2005 accusa e difesa si sono incontrati davanti alla Corte d’Assise per ben 94 volte. Nell’ultima udienza, tenuta il 20 giugno scorso, i magistrati non hanno potuto che leggere l’ordinanza di scarcerazione per i 6 boss ritenuti colpevoli di numerosi omicidi. La vicenda, ritenuta inaccettabile, ha immediatamente scatenato non poche polemiche e dovrà essere spiegata dal presidente del tribunale di Foggia. Il primo esponente della malavita foggiana ad essere scarcerato oggi è Armando Libergolis, 33enne di Manfredonia, accusato di aver commesso 5 omicidi. Armando, ufficialmente allevatore, fu arrestato nel giugno del 2004 dai carabinieri di Foggia nel corso del blitz Iscaro-Saburo. E’ stato considerato uno degli eredi del boss di zio Ciccillo Libergolis, uno dei più pericolosi della zona. Oltre al 33enne saranno scarcerate anche altre tre persone: due presunti assassini ed uno spacciatore, coinvolti nel medesimo processo. Tra circa un mese uscirà dalla gattabuia, sempre per decorrenza dei termini, Gennaro Giovanditto, uno dei sicari del clan Libergolis che avrebbe commesso alcuni omicidi contro il clan rivale Alfieri-Primosa. Queste scarcerazioni “assurde” rischiano di portare di nuovo la zona del Gargano ad essere scenario di guerra tra questi spietati clan, che negli ultimi 30 anni hanno dato vita alla faida di Monte Sant’Angelo uccidendo circa 35 persone.
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Busto Arsizio - Roberto Benatti è uscito di cella pochi giorni fa su istanza del suo legale: il fascicolo era passato per competenza territoriale alla Procura di Belluno
Abusava sessualmente dei pazienti, scarcerato per decorrenza dei termini
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Abusò per anni di decine di suoi pazienti (uomini), che prima narcotizzava poi violentava. Dopo un anno di carcere è tornato in libertà per decorrenza dei termini Roberto Benatti, 54enne ex fisioerapista abusivo, ma dalla vasta clientela nel Gallaratese e nel Bellunese, dove aveva affermati studi frequentati anche da ignari sportivi di note società locali.
L'ennesimo episodio che farà discutere ha visto protagonista suo malgrado la Procura di Belluno, cui quella di Busto Arsizio, che aveva condotto l'indagine insieme ai Carabinieri di Gallarate, aveva trasmesso lo scorso 23 novembre l'incartamento, praticamente completo in ogni aspetto. La decisione di passare a Belluno il fascicolo era stata presa a seguito della pronuncia del gip del tribunale di Busto Arsizio Maria Greca Zoncu, che aveva constatato una incompetenza territoriale - l'episodio più grave della quarantina verificata dagli inquirenti, a carico di un minorenne, avvenne infatti a Colle Santa Lucia, fra le vette delle Dolomiti.
A Belluno i termini sono scaduti il 18 giugno: resta da capire perchè, forse si è pensato che la decorrenza fosse a partire dall'ordinanza di custodia del gip locale, e non di quello di Busto Arsizio. Fatto sta che non è stata fissata l'udienza preliminare: e allo scadere della misura il legale di Benatti, avvocato Alberto Talamone, ha presentato istanza di scarcerazione al tribunale - puntualmente accolta. Ecco quindi il Benatti tornare a piede libero. Ma difficilmente alla professione (abusiva) precedente: quella che lo aveva visto stimato e apparentemente irreprensibile "riparatore" di muscoli e schiene doloranti - queste ultime con una "mossa" segreta tutta sua, che richiedeva di addormentare i pazienti con sedativi. Ufficialmente per manipolare la regione pelvica e il coccige, in realtà per abusarne. L'avvocato Talamone richiederà a questo punto anche una perizia psichiatrica a tutela dell'assistito.
La scarcerazione del Benatti è una brutta sorpresa per la Procura di Busto Arsizio, che pure non ne ha la minima responsabilità. A parlare, poco e con misura, è il procuratore Francesco Dettori, che apprende la notizia dai giornalisti con un certo stupore: «Noi avevamo inoltrato a Belluno il fascicolo, l'istruttoria ormai era chiusa» constata perplesso: non restava dunque che istruire il giudizio. «Non vorrei però dire altro ed entrare nel merito prima di aver sentito il mio collega di Belluno e di aver approfondito le motivazioni di quanto accaduto - e questo
non per una difesa corporativa della categoria, ma per elementare correttezza».
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Puglia, boss scarcerati per decorrenza dei termini
di Giusy Di Marsilio del 26/06/2008 in Cronaca - Letto 801 volte - Voto: 0 / 5 - Commenti: 3
FOGGIA. La faida del Gargano potrebbe ritornare. I sei maggiori esponenti della mafia locale saranno scarcerati, a partire da oggi, per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
Tale decisione scaturisce dal fatto che gli otto periti dell’accusa non sono riusciti, in tre anni, a trascrivere l’enorme numero di intercettazioni effettuate dai carabinieri del Ros. Tutto ciò sta a significare che il processo è rimasto fermo, nonostante dal 7 novembre 2005 accusa e difesa si sono incontrati davanti alla Corte d’Assise per ben 94 volte. Nell’ultima udienza, tenuta il 20 giugno scorso, i magistrati non hanno potuto che leggere l’ordinanza di scarcerazione per i 6 boss ritenuti colpevoli di numerosi omicidi. La vicenda, ritenuta inaccettabile, ha immediatamente scatenato non poche polemiche e dovrà essere spiegata dal presidente del tribunale di Foggia. Il primo esponente della malavita foggiana ad essere scarcerato oggi è Armando Libergolis, 33enne di Manfredonia, accusato di aver commesso 5 omicidi. Armando, ufficialmente allevatore, fu arrestato nel giugno del 2004 dai carabinieri di Foggia nel corso del blitz Iscaro-Saburo. E’ stato considerato uno degli eredi del boss di zio Ciccillo Libergolis, uno dei più pericolosi della zona. Oltre al 33enne saranno scarcerate anche altre tre persone: due presunti assassini ed uno spacciatore, coinvolti nel medesimo processo. Tra circa un mese uscirà dalla gattabuia, sempre per decorrenza dei termini, Gennaro Giovanditto, uno dei sicari del clan Libergolis che avrebbe commesso alcuni omicidi contro il clan rivale Alfieri-Primosa. Queste scarcerazioni “assurde” rischiano di portare di nuovo la zona del Gargano ad essere scenario di guerra tra questi spietati clan, che negli ultimi 30 anni hanno dato vita alla faida di Monte Sant’Angelo uccidendo circa 35 persone.
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Busto Arsizio - Roberto Benatti è uscito di cella pochi giorni fa su istanza del suo legale: il fascicolo era passato per competenza territoriale alla Procura di Belluno
Abusava sessualmente dei pazienti, scarcerato per decorrenza dei termini
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Abusò per anni di decine di suoi pazienti (uomini), che prima narcotizzava poi violentava. Dopo un anno di carcere è tornato in libertà per decorrenza dei termini Roberto Benatti, 54enne ex fisioerapista abusivo, ma dalla vasta clientela nel Gallaratese e nel Bellunese, dove aveva affermati studi frequentati anche da ignari sportivi di note società locali.
L'ennesimo episodio che farà discutere ha visto protagonista suo malgrado la Procura di Belluno, cui quella di Busto Arsizio, che aveva condotto l'indagine insieme ai Carabinieri di Gallarate, aveva trasmesso lo scorso 23 novembre l'incartamento, praticamente completo in ogni aspetto. La decisione di passare a Belluno il fascicolo era stata presa a seguito della pronuncia del gip del tribunale di Busto Arsizio Maria Greca Zoncu, che aveva constatato una incompetenza territoriale - l'episodio più grave della quarantina verificata dagli inquirenti, a carico di un minorenne, avvenne infatti a Colle Santa Lucia, fra le vette delle Dolomiti.
A Belluno i termini sono scaduti il 18 giugno: resta da capire perchè, forse si è pensato che la decorrenza fosse a partire dall'ordinanza di custodia del gip locale, e non di quello di Busto Arsizio. Fatto sta che non è stata fissata l'udienza preliminare: e allo scadere della misura il legale di Benatti, avvocato Alberto Talamone, ha presentato istanza di scarcerazione al tribunale - puntualmente accolta. Ecco quindi il Benatti tornare a piede libero. Ma difficilmente alla professione (abusiva) precedente: quella che lo aveva visto stimato e apparentemente irreprensibile "riparatore" di muscoli e schiene doloranti - queste ultime con una "mossa" segreta tutta sua, che richiedeva di addormentare i pazienti con sedativi. Ufficialmente per manipolare la regione pelvica e il coccige, in realtà per abusarne. L'avvocato Talamone richiederà a questo punto anche una perizia psichiatrica a tutela dell'assistito.
La scarcerazione del Benatti è una brutta sorpresa per la Procura di Busto Arsizio, che pure non ne ha la minima responsabilità. A parlare, poco e con misura, è il procuratore Francesco Dettori, che apprende la notizia dai giornalisti con un certo stupore: «Noi avevamo inoltrato a Belluno il fascicolo, l'istruttoria ormai era chiusa» constata perplesso: non restava dunque che istruire il giudizio. «Non vorrei però dire altro ed entrare nel merito prima di aver sentito il mio collega di Belluno e di aver approfondito le motivazioni di quanto accaduto - e questo
non per una difesa corporativa della categoria, ma per elementare correttezza».
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