Cultura & Attualità

si finisce con una poesia
Messaggio del 26-01-2008 alle ore 11:39:29
...quoto Anima fino alla morte e riporto altri pareri (anche sull'informazione in generale):


Le notizie che non lo erano
Ieri è caduto il Governo, in una cornice di senatori che si ingozzavano, altri che si sputavano, e ministri che declamavano poesie, come l'ex ministro Mastella. Che ha aperto il suo intervento leggendo piuttosto faticosamente dei versi, e dichiarando che “questa poesia di Pablo Neruda denota il mio stato d'animo”. L'anomala trovata è stata subito esaltata da tutte le notizie d'agenzia, dai siti internet e dai telegiornali: “Mastella cita Neruda”, “Mastella declama una poesia di Neruda”. Bene.
Ora, il fatto è che quella poesia non è del poeta cileno Pablo Neruda. Come hanno raccontato subito alcuni blogger, gli viene attribuita per sbaglio in molti siti internet, ma la bufala è stata già svelata più volte. La Fondazione Pablo Neruda, interpellata da un giornalista spagnolo, fece sapere a suo tempo che l'opera non le risultava: qualcuno poi spiegò in rete che quei versi sono di una meno nota poetessa brasiliana, Martha Medeiros. Perché siano stati attribuiti a un certo punto a Neruda, non si sa, ma è vero che la stessa cosa capitò anni fa con un'infantile e patetica poesia di addio alla vita attribuita a Garcia Marquez, e che lui non aveva mai scritta.
Comunque, entro la serata chiunque frequentasse internet era ormai informato del capitombolo (nel capitombolo) di Mastella. Lo stesso, quasi tutti i quotidiani (eccezioni a me note: il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport; il Giornale un po' convalida Neruda, un po' dubita) hanno pubblicato gran commenti sull'uso da parte del ministro uscente di “una poesia di Neruda”.
Solo poche righe per segnalare il tono trionfalistico con cui l'Espresso racconta di una mail personale di gratitudine per il suo sostegno scritta da Hillary Clinton all'ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: a dimostrazione degli intimi rapporti tra i due. Solo che la mail - ripresa dal fiero sito di Orlando - è una circolare, ricevuta da tutti coloro che si sono registrati sul sito elettorale della Clinton.




Postilla Neruda
Non è tanto che Repubblica arrivi con un giorno di ritardo sulla notizia (e sul Corriere!), pubblicando oggi questa brevissima:
"«Lentamente muore/chi diventa schiavo...»: la poesia letta da Mastella al Senato non è di Neruda, ma della poetessa brasiliana Martha Medeiros. Lo svela Stefano Passigli, l'editore che pubblica le opere di Neruda. Delle 47 copie clandestine del "Versi del capitano", una ce l'ha Giorgio Napolitano"
È il fatto che per Repubblica la notizia diventi tale solo se "svelata" da un ex senatore al venerdì, piuttosto che da una blogger il giovedì (e lo sapevano), a dare la misura del rapporto con le fonti e con la rapidità dell'informazione contemporanea


Wittgenstein.it

Messaggio del 26-01-2008 alle ore 10:21:05
Qualkuno diceva anke:

Bisogna vincere la morte, quella che non si fa vedere, che viene senza far rumore, che non si fa aprir le porte, che non fa mai vestir di nero tutti i parenti all'ospedale, che non ha mai camere ardenti, nè cerimonie, nè funerali. Quella nascosta nella tua noia, nella mia noia, nelle parole che ci diciamo senza capire nemmeno quel che vogliamo dire, quella che come un regista esperto ci mette in scena nel suo deserto.

Messaggio del 26-01-2008 alle ore 10:15:28

Peccato che, e lo precisa oggi Stefano Passigli, Presidente della Passigli Editori, editore italiano delle opere di Pablo Neruda, il Nobel mai abbia scritto quei versi. Ma come, si chiederanno in molti fra quelli che l'hanno ricevuta e letta in e-mail in una delle infinite catene di Sant'Antonio di cui la rete è prodiga. Certo che è di Neruda. Invece no. Si tratta di una delle molte leggende metropolitane del web, dove girano anche le presunte ultime volontà di Garcia Marquez e una poesia di Borges che invano si cercherebbe nel doppio volume dei Meridiani Mondadori dedicato al grande argentino.

«Ode alla vita» sarebbe in effetti opera di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana autrice di numerosi romanzi, tradotti anche in Italia, già ospite della Fiera del Libro di Torino. La poesia è stata pubblicata per la prima volta nel 2000, su un giornale di Porto Alegre, Brasile. «Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità», recita l'ultimo verso, non citato da Mastella, della poesia pseudo-nerudiana. Richiamand0, peraltro, Rimbaud: «All’alba, armati di ardente pazienza, entreremo nelle città splendide» (Una stagione all'inferno). Recitala di nuovo, Clem.



W LA REPUBBLICA DEI




Messaggio del 26-01-2008 alle ore 09:51:42
Mastella sei un grande.
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 15:36:02
Nella poesia di Neruda, io ci vedrei molta autobiografia e carriera politica dell'ex ministro (dal latino 'minister', servitore) dello Stato, ops...scusate, del suo portafoglio. O no?
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 13:12:41
A chi vuol vivere di vita,a chi non morirà di morte ma con la morte,a quanto costi ad un essere vivente non diventar morente,a quanto si debba agli altri di nostro,più che di loro,a chi vuol arrivare anche se non è facile arrivare ad arrivare

Prosit.
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 12:37:41
...bella, xò succede anche qst e qst
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 12:01:56
oh, Mastellone l'ha anche recitata bene, c'era enfasi e catarsi
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 10:17:10
bella, vero?
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 10:15:15
Mourir pour des idées?



Messaggio del 25-01-2008 alle ore 10:08:52
Evitiamo la morte a piccole dosi
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 10:06:01
"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo
ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai
sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un
sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice
fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità".

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