Appunto, che la giustizia sia più seria e si concentri sopra casi simili, le stronzate vengano risolte in posti diversi, oggi i tribunali sono strapieni di casi inutili.quote:
è proprio da questi casi "inutili" che possono nascere cose serie ,quindi meglio stroncarle subito "le stronzate"
una casa si costruisce dalle fondamenta e non dal tetto
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 20:29:58
Appunto, che la giustizia sia più seria e si concentri sopra casi simili, le stronzate vengano risolte in posti diversi, oggi i tribunali sono strapieni di casi inutili.
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 16:44:15
Almeno in quel caso i colpevoli hanno pagato...
Il 16 maggio 1987 la II Corte d’Assise di Milano, considerò Di Domenico assolto per insufficienza di prove, Cavallari estraneo ai fatti. Tutti gli imputati vennero ritenuti colpevoli di omicidio preterintenzionale: venne di fatto riconosciuta l'accettazione del rischio di uccidere insito nell'atto di violenza, ma non la volontarietà dell'atto.
Marco Costa ricevette 15 anni e 6 mesi di reclusione; Giuseppe Ferrari Bravo 15, Claudio Colosio 15; Antonio Belpiede 13; Brunella Colombelli 12; Franco Castelli e Claudio Scazza 11; 11 anche per Luigi Montinari.
Ferrari Bravo e Di Domenico ricevettero anche rispettivamente 11 e 10 anni per le altre imputazioni.
La condanna non soddisfò il Pubblico Ministero, che contestò il rigetto del ben più grave omicidio volontario in favore dell'omicidio preterintenzionale, per cui venne depositato un ricorso.
Il 2 marzo 1989 la II sezione della Corte d’Assise d’Appello, presidente Renato Cavazzoni accolse le richieste del PM.
Nonostante l'accusa fosse mutata in omicidio volontario, venne tuttavia riconosciuta l'attenuante del concorso anomalo, che ridusse sensibilmente le pene.
Costa quindi passò da 15 anni a 11 e 4 mesi; Ferrari Bravo da 15 a 10 e 10 mesi; 7 anni e 9 mesi a Colosio invece che 15; 7 anni invece di 13 a Belpiede; 6 anni e 3 mesi a Castelli, Colombelli, Montinari e Scazza invece degli 11 o 12 iniziali.
Insoddisfatta, la parte civile ricorse in Cassazione per ottenere il riconoscimento della premeditazione e quindi un aggravio delle pene. Il 22 gennaio 1990 la I sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale rigettò la richiesta e i ricorsi della difesa, confermando le sentenze di secondo grado.
Costa e Ferrari Bravo tornarono in carcere, anche per via delle condanne aggiuntive a quella per Ramelli, mentre gli altri imputati poterono usufruire di un condono e di pene alternative per via della loro condizione sociale e della loro ridotta pericolosità.
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 11:27:15
l'unica cosa buona di questi annni (anche se sono scomparsi i veri ideali) è che non accadono piu' morti del genere
Messaggio del 29-04-2008 alle ore 20:36:39
Uomodimondo, Ramelli vive nel ricordo di tutte quelle persone che lottano per le sue stesse idee, la memoria o il ricordo fanno parte della vita.