Cultura & Attualità

Sempre dalla parte del più debole?
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 16:08:49
Questo è un grandissimo passo in avanti.... e sono commossa!
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 15:55:41
Il processo si è concluso:


DAL NOSTRO INVIATO
BUENOS AIRES — Dio lo sa, disse il cappellano: «Lui sa che è per il bene del Paese ». L'assoluzione al medico militare che aveva iniettato nel cuore dei sette sovversivi un velenoso liquido rossiccio. «Un gesto patriottico — gli sollevò la coscienza Christian von Wernich —, Dio lo sa». Trent'anni dopo, grigio, attento e silenzioso, stretto e quasi soffocato dal giubbotto antiproiettile e dal colletto da prete dietro al vetro blindato del Tribunale penale numero Uno di La Plata, per quei morti, per 31 casi di tortura, per 42 sequestri illegali, il cappellano Christian von Wernich ascolta la sentenza di condanna: ergastolo, «nell'ambito del genocidio » perpetrato dai militari argentini. È la prima volta per un esponente della Chiesa. La tv pubblica trasmette il processo in diretta. Un maxischermo mostra le immagini davanti al tribunale per la folla e gli attivisti per i diritti umani arrivati in autobus da Buenos Aires.



Luzy, so benissimo che le sentenze non compensano il dolore e le sofferenze, ma almeno è stata fatta giustizia.
Messaggio del 11-08-2007 alle ore 13:13:02
ma che schifo!
Messaggio del 25-07-2007 alle ore 16:25:35
dopo 30 anni quanto male mi fa ancora
Messaggio del 25-07-2007 alle ore 16:21:51
A S S A S S I N I ? No! Operatori Voli Anticomunisti Solo Andata



Risultato :



Messaggio del 24-07-2007 alle ore 16:09:06
IL GOLPE DEL 24 MARZO 1976
di Enrica Di Battista

Il 24 marzo 1976 una giunta militare composta dal generale Jorge Videla (nella foto a sinistra), comandante in capo dell'esercito, dall'ammiraglio Emilio Eduardo Massera, comandante della marina militare, e da Orlando Ramon Agosti, comandante dell'aeronautica, prese il potere, destituendo la "Presidenta" Maria Estela Martinez, vedova di Juan Domingo Peron e meglio conosciuta come Isabelita.

La "Presidenta" sali' al potere alla morte del marito (1 luglio 1974) ma a guidarla fu in realta' l'ambiguo Jose' Lopez Rega, artefice dello squadrone della morte denominato "Triple A" (Alleanza Anticomunista Argentina): cominciarono qui i sequestri e le torture. Veniva fatto "sparire" ("desaparecer") non solo chiunque facesse attivita' sovversiva ma anche coloro i quali erano impegnati nel sociale o nell'attivita' sindacale. Il Golpe militare argentino fu subdolo e non ostentato, come fu invece quello di Augusto Pinochet in Cile, tre anni prima.

A Buenos Aires tutto, o quasi, sembrava scorrere come prima. La gente continuava a fare la fila per entrare al cinema, ad esempio. A differenza di quanto avvenne a Santiago del Cile, nessuno vide immagini di prigionieri rinchiusi in uno stadio. Ma in Argentina si stava consumando uno sterminio silenzioso e a lungo taciuto: dal 1976 al 1983 circa 30 mila persone sono "desaparecidas" e circa 500 bambini sono stati sottratti alle madri, sequestrate e poi sistematicamente uccise dopo il parto, e affidati alle famiglie dei militari.

Spesso questi figli sono cresciuti con gli assassini dei veri genitori, senza saperlo. Da anni in Argentina alcune associazioni hanno contribuito al riconoscimento di molti figli, nipoti e fratelli "rubati". Si tratta, ad esempio, delle "Abuelas de Plaza de Mayo" (le nonne di Plaza de Mayo, il luogo di Buenos Aires - davanti al palazzo presidenziale - dove ogni giovedi' pomeriggio, dal 1977, le Madri sfilano con il fazzoletto bianco in testa e chiedono giustizia) e "Hijos" ("Figli e Figlie per l’Identita’ e la Giustizia contro l’Oblio e il Silenzio").

Ma il processo che porta a sottoporsi, sospettando una storia familiare cosi' tragica, ad un esame del Dna non e' semplice. I rappresentanti di Hijos spiegano infatti che e' quasi sempre necessario il supporto di uno psicologo per accettare l’idea che quelli che si credevano i propri genitori siano in realta’ assassini o che, comunque, i veri genitori siano morti in modo cosi' atroce. In Argentina molti trentenni, sebbene abbiano dubbi sulla propria identita', preferiscono infatti non sapere.



altra conferma allo che ho raccontato
Messaggio del 24-07-2007 alle ore 15:59:01
si può parlare, che la aeronautica non era troppo convinta di tutto quello, ce qualche piloto desaparesido, per negarsi a fare "certi lavori".
Messaggio del 24-07-2007 alle ore 15:58:55
La prossima udienza è per gennaio, nell’Aula bunker di Rebibbia a Roma, dove si tiene il dibattimento del “Processo Esma”, il campo di concentramento della Escuela Mecanica de l’Armada, "piccola Auschwitz argentina”, come lo ha definito il pm Francesco Caporale, da cui partirono centinaia di voli della morte. Tecnicamente il processo si è aperto sette anni fa, un giorno di giugno quando Inocencia Luca, una vecchia signora italo argentina, vedova dell’imprenditore Giovanni Pegoraro e madre di Susanna, patrocinata dagli avvocati Giancarlo Maniga e Marcello Gentili, ha presentato denuncia al tribunale di Roma.
Dall’Esma transitarono circa 5500 persone, spesso giovani uomini e donne, gran parte dei quali vennero gettati vive nel Mar de la Plata. Tra quei 5500 molti erano nati in Italia come Giovanni Pegoraro, imprenditore veneto, e Susanna Pegoraro sua figlia o Angelamaria Aieta Gullo, che aveva la terribile colpa di essere madre di Juan Carlos Dante Gullo dirigente della Joventud Peronista, sopravvissuto dell’Esma e ora parte civile nel processo che si celebra in questi mesi a Roma, procedimento che si basa sull’art.8 del Codice Penale relativo a omicidi politici commessi contro cittadini italiani all’estero. Un processo celebrato “in contumacia” come testimoniano le gabbie vuote, poiché i militari, accusati di crimini gravissimi, non si sognano lontanamente di presentarsi alle udienze, correndo il rischio di essere arrestati.
Gli imputati sono il generale Emilio Massera morto l’anno scorso in Argentina, il capitano Eduardo Acosta comandante del servizio informazioni e capo carismatico dell’Esma, il capitano Alfredo Astiz, comandante di uno dei gruppi di sequestratori e torturatori, il capitano Jorge Vildoza comandante dell’Esma, il prefetto navale Hector Febres, membro di uno dei gruppi che sequestravano e vendevano i bambini delle prigioniere desaparecide in stato di gravidanza e il contrammiraglio Jorge Vanek comandante delle operazioni navali
La storia dei tre italiani scomparsi nell’Esma è simile a quella dei tanti argentini, trentamila per la precisione, che persero la loro vita durante gli anni della più spietata dittatura militare della storia argentina. Angelamaria Aieta aveva cinquantasei anni, quando venne sequestrata il 5 agosto del ’76 da un “operativo” che la condusse all’Esma. I militari cercavano suo figlio Dante, leader del movimento della Joventud Peronista. Non trovandolo cominciarono col sequestrare e torturare Annamaria.
Marta Remedios Alvarez, che, all’epoca ventitreenne, era stata sequestrata e condotta nel luogo di tortura il 26 giugno del ’76, ha raccontato ai giudici italiani, che il 5 agosto del ’76, vide arrivare Angelamaria Aieta. Anche Horacio Peralta e l’allora sua compagna Hebe Lorenzo, sequestrati insieme il 26 agosto del ’76 conobbero Angelamaria tra le mura dell’Esma.
Non sono in tanti a poter testimoniare di aver vista viva Angelamaria perché, come spiega il figlio Dante, “nel primo periodo di questo centro clandestino i sopravvissuti erano pochissimi e la maggior parte di loro erano stati uccisi con i voli della morte”. Susanna Pegoraro di ventun’anni, studentessa universitaria e militante della Joventud Peronista, venne sequestrata insieme al padre Giovanni, un imprenditore edile di Mar del Plata, a Buenos Aires il 18 giugno del 1977. Finirono entrambi all’Esma come testimoniato da Sara Solarz Osatinsky, Graciela Beatriz Daleo e altre donne miracolosamente sopravvissute a quell’ inferno. Susanna al momento del sequestro aspettava una bambina di nome Evelyn, che nacque poi all’Esma nel novembre del ’77. Nel 1999, dopo ventidue anni, Evelyn è stata ritrovata in seguito a una lunga ricerca intrapresa da Angelamaria, la nonna materna, sostenuta dalle Abuelas de plaza de Mayo. Evelyn, hanno raccontato le Nonne, era stata “adottata” da un sottufficiale della Marina, di nome Policarpo Vasquez, attualmente indagato (dall’autorità giudiziaria argentina), insieme alla moglie, per i reati di sottrazione di minore.
Tra le diverse testimonianze che si sono tenute nel corso del 2006, vale la pena di ricordare quella di Horacio Verbiski autore de “Il volo”, nato da una confessione intervista del capitano della marina argentina che operava all’ Esma nei “voli della morte”. Verbiski ha raccontato il funzionamento dell’Esma, l’addestramento a torturare a cui venivano sottoposto i militari argentini e l’organizzazione dei voli della morte. Victor Basterra, un altro testimone argentino, ha minuziosamente descritto la vita quotidiana durante il suo lungo internamento all’Esma dal ’79 fino alla caduta del regime militare. Venne messo a lavorare in una sorta di tipografia clandestina e ricorda di avere dovuto tra l’altro creare quattro falsi passaporti nei confronti di una persona che successivamente apprese essere Licio Gelli, “maestro venerabile” della loggia massonica P2. In Svizzera, quando fu arrestato, Gelli ne aveva uno con sé. Basterra è ritenuto dagli avvocati di parte civile Maniga e Gentili, un testimone chiave, perché quando è uscito vivo dall’Esma riuscì a portare con sé ottanta negativi di foto di alcune vittime del centro di tortura.
Durante l’ultima udienza che si è tenuta nel mese di novembre, due magistrati italiani - Giuliano Turone e Gherardo Colombo che hanno a lungo indagato sulle oscure trame del venerabile Gelli - hanno dato in beneficenza, alle Abuelas de Plaza de mayo, tredici lingotti d’oro per un peso complessivo di 1300 grammi. Il tesoro riguardava un risarcimento per una causa per calunnia intentata a Gelli dai due magistrati. Un piccolo ma significativo gesto verso le vittime della dittatura che il “venerabile” Gelli ha sostenuto, attraverso una rete oscuri contatti tra la Giunta militare e il mondo politico economico italiano, fino ad arrivare alle gerarchie ecclesiastiche.
Nella prossima udienza, fissata il 25 gennaio, a testimoniare ci saranno Dante, Umberto e Gullo, che nell’Esma hanno perso gran parte della loro famiglia: la moglie, la madre e il fratello più giovane,Juan Carlos. Anche loro sequestrati, torturati e probabilmente spinti in mare dai bimotori dell’aviazione argentina. Gettati vivi si intende, dopo essere stati storditi dai sonniferi che, come raccontano gli stessi militari, venivano autorizzati da sacerdoti che, “cristianamente”, si prodigava affinché ai desaparecidos fosse riservata una “morte dolce” .



Escuela de mecanica dell'Armada
Messaggio del 24-07-2007 alle ore 15:56:03
no, della marina militare
Messaggio del 24-07-2007 alle ore 15:51:09
luzy l'Esma non era la scuola di meccanica dell'esercito?
Messaggio del 24-07-2007 alle ore 15:41:50
LE ATROCITA' NELL'ESMA E NEI 350 CENTRI DI DETENZIONE CLANDESTINI
di Enrica Di Battista

Tra gli oltre 350 Centri Clandestini di Detenzione (CCD) istituiti durante la dittatura, l'ESMA e' quello che piu' e' balzato agli "orrori" delle cronache. La vecchia Escuela Superior de Mecanica de la Armada, trasformata in anni recenti in Museo della Memoria dal presidente Nestor Kirchner, commosso al momento dell’inaugurazione, e' stato il luogo di tortura e di detenzione per circa 5 mila e 500 persone.

Di queste, oltre 4 mila sono state uccise nei cosiddetti "voli della morte": spesso persone giovanissime, buttate vive dagli aerei militari nell’Oceano Atlantico e nel Rio de la Plata. Ma la morte avveniva quasi sempre dopo giorni o mesi di torture efferate e “scientifiche”, all’ESMA come negli altri centri di detenzione.

Una volta sequestrati, in casa o in strada, davanti agli attoniti familiari, i presunti "sovversivi" venivano caricati sulle auto senza targa e portati nelle prigioni. Qui, dove rimanevano incappucciati e nudi, erano incatenati e costretti a fare i propri bisogni corporali in promiscuita’. Come primo 'benvenuto' il prigioniero veniva sottoposto ad interrogatori sotto tortura.

Lo strumento prediletto dai militari addetti a questo compito era la "picana elettrica", un bastone tramite il quale venivano trasmesse sul corpo del detenuto forti scariche elettriche, violente non da procurargli la morte ma al punto da farlo confessare, per sfinimento, anche se non aveva nulla da dire.

I testimoni al processo hanno piu' volte ribadito che, per porre fine alla tortura, i prigionieri sciorinavano nomi a caso, di persone che magari non avevano fatto attivita' "sovversiva", ne' sindacale, ne' politica che potesse giustificare un coinvolgimento. Ma i militari prendevano nota: ed erano altri sequestri.



queste articolo è la conferma alle cose che ho raccontato, e cavolo io viveva tra loro!!!!!!
Messaggio del 11-07-2007 alle ore 09:05:39
dopo avere letto quel articolo, mi ha tornato in mente tanti ricordi, e non belli precisamente, il giorno della pressa del potere da parte dei militari lo ho in mente anche adesso, io avevo 12 anni e viveva in un quartiere residenziale, e viveva tra loro, il mio vicino di casa, militare della marina, lavorava all'ESMA (scuola della marina militare) centro di torture in quei anni, a 50 metri abitava il ministro di comunicazioni di quella epoca; e io naturalmente anche se ero piccola non ero dalla loro parte.
Quel giorno, 24 marzo del 1976, la gente cercava di disfarsi delle cose che potevano essere compromettenti, libri, dischi..... le montagne negli angoli delle strade.......
scendere in continuazione dei pullman, per la richiesta dei documenti, a volta si portavano qualcuno e solo dio sa che fine ha fatto......mi viene da piangere a pensare che delle persone innocenti, uomini, donne e bambini siano coinvolti in una storia simile......bambini, si bambini strappate alle loro famiglie per darli in adozioni agli aguzzini, tutto perchè.... per avere una idea diversa e a volta era la sfiga, non avevi manche una idea.....
la chiesa che dire, non è stata della parte dei deboli, e quelle cose non si perdonano, sopratutto per chi crede in dio o è cristiano......
per quello quando noi qui , a volte diciamo siamo in dittatura, guardate quelle sono parole grosse, lo che ho raccontato è solo una piccola parte.....
Messaggio del 09-07-2007 alle ore 15:07:14
E che vuoi commentare... c'è poco da dire.
Altra persona di merda con idee e convinzioni degne di lui.
Giriamo pagina...
Messaggio del 09-07-2007 alle ore 14:48:44
La chiesa cattolica in America Latina è stata uno dei fulcri della
colonizzazione e si è sempre distinta sia per la sua ignoranza e distanza
dalla realtà dei poveri e degli oppressi , proponendosi come la Verità
evangelizzatrice, che per la grande capacità di accumulare ricchezze

Chissà quanti "garage Olimpo" hanno "operato"(sic!) in Argentina, con la benedizione di questi "mostri"?


ps: per chi vuol saperne di più "circolopink.it"
Messaggio del 09-07-2007 alle ore 13:56:55
purtroppo NO!


E' iniziato in Argentina il processo contro Christian Von Wernich, primo membro della chiesa cattolica chiamato in giudizio per aver partecipato a 7 omicidi e 41 casi di sequestro e tortura, tra cui quello del giornalista Jacobo Timerman.
Non si tratta di un serial killer, ma di uno dei tenti religiosi che abbracciarono completamente l'ideologia fascista della dittatura militare argentina partecipando in prima persona alle esecuzioni dei prigionieri politici.

Dallo scorso aprile, il cardinale Jorge Bergoglio va dichiarando che la chiesa cattolica argentina è perseguitata, calunniata e diffamata.
Praticamente le stesse parole utilizzate dai gruppi di estrema destra che su Internet definiscono un martire l'ex cappellano militare. Una opinione opposta a quella della «Commissione per la memoria» della provincia di Buenos Aires che il 2 giugno ha presentato un documento - sottoscritto, tra gli altri, dal vescovo Miguel Hesayne, la sorella Martha Pelloni e il premio Nobel Pérez Esquivel - in cui si afferma che «la gerarchia della chiesa (...) deve ancora affrontare le proprie responsabilità, non solo per non aver evitato l'orrore ma DI AVERLO GIUSTIFICATO IN TERMINI IDOLOGICI E TEOLOGICI».
In questo contesto, il governo ha fatto ritirare tutti i cappellani militari coinvolti nella dittatura: Alberto Zanchetta, che assisteva gli ufficiali durante i voli della morte, e Luis Mecchia, che predicava la dottrina controrivoluzionaria. L'ex vescovo castrense Antonio Baseotto, in una lettera inviata al ministero della salute, contro la distribuzione di preservativi e la depenalizzazione dell'aborto, ricordò un passaggio della bibbia in cui Gesù afferma che chi fa del male ai bambini merita di essere gettato in mare; cosa che il governo ha interpretato come un'apologia dei voli della morte. Antonio Baseotto, fervente critico della politica sui diritti umani, è stato rimosso lo scorso aprile dal papa, dopo un duro confronto con il governo argentino.
Christian Von Wernich scherzava sulle torture ai detenuti dicendo che dovevano pagare per le loro azioni contro dio e la patria. Per il giudice Félix Crous, che lo ha denunciato nel 1993, Von Wernich «SOTTO LA MAL SIMULATA APPARENZA DEL SOSTEGNO SPIRITUALE AGIVA COME UN QUALSIASI CARNEFICE».

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