Cultura & Attualità

scontri in uzbekistan
Messaggio del 24-05-2005 alle ore 23:26:07
i morti sono molti di più
Messaggio del 17-05-2005 alle ore 02:22:11
Messaggio del 14-05-2005 alle ore 15:04:45
ANDIJAN - Le sparatorie sono riprese stamattina ad Andijan, la citta' dell'Uzbekistan dove una sanguinosa insurrezione di matrice islamica, istigata dalla poverta' dilagante, e' in corso dalla notte tra giovedi' e venerdi'.
Tra duecento e trecento persone avrebbero gia' perso la vita nella sanguinosa insurrezione di matrice islamica che divampa da ieri ad Andijan, la quarta citta' dell'Uzbekistan.
Lo hanno indicato alcuni testimoni oculari della sommossa mentre il regime del dittatoriale presidente Islami Karimov insiste su un bilancio di nove morti.
''Venerdi' sera le truppe governative - racconta Saidgiakon Zainabitdinov, rappresentante di Appelazia, un'organizzazione che difende i diritti civili in Uzbekistan - hanno aperto il fuoco sui civili e centinaia di persone sono morte. All'alba i cadaveri sono stati portati via su quattro camion e un autobus. Tutti i veicoli erano pieni di corpi''.

A detta dell'attivista, che si trova ad Andijan, ''circa venti cadaveri rimangono in strada''.
Anche altri testimoni oculari interrogati dai pochi giornalisti presenti in citta' parlano di almeno duecento persone uccise, in buona parte attorno e dentro il palazzo dell'amministrazione regionale dove ieri pomeriggio le truppe sono entrate per stanare un gruppo di insorti che vi si era asserragliato assieme ad una decina di militari presi in ostaggio.

Secondo Zaibnaditdinov non si possono ad ogni modo paragonare i fatti di Andijan con la ''rivoluzione dei tulipani'' che a marzo ha portato al rovesciamento del presidente kirghizo Askar Akaiev.
''In Kirghizistan - sostiene il rappresentante di Appelazia - la gente lottava per il potere ed era scontenta per la violazione delle procedure elettorali. Qui non lottano per il potere ma esprimono la loro insoddisfazione per le persecuzioni giudiziarie e per gli ostacoli posti dalle autorita' all'attivita' economica''.
Da parte loro le autorita' uzbeke insistino sul fatto che l'ordine regna ad Andijan e hanno smentito di aver ordinato ai giornalisti che lavorano per i media stranieri di andarsene immediatamente dalla citta'.

La situazione appare confusa, con il regime del dittatoriale presidente Islam Karimov che cerca di dare una versione estremamente rassicurante degli eventi malgrado le notizie allarmanti in arrivo da fonti indipendenti.
Il presidente uzbeko Islam Karimov ha detto oggi che nei moti di Andijan sono morte una trentina di persone tra cui almeno nove soldati e dieci insorti. Il presidente uzbeko Islam Karimov ha accusato Akromia, ''una nuova corrente'' del movimento fondamentalista islamico Hizb ut Tahrir, di essere dietro la sanguinosa insurrezione scoppiata ieri ad Andijan.

''Il loro obiettivo - ha denunciato Karimov nel primo commento pubblico ai disordini - e' la diffusione dell'odio e il rifiuto di una strada laica verso lo sviluppo''. ''Gli estremisti - ha sostenuto il presidente uzbeko - istupidiscono i giovani con le idee di un unico califfato islamico. Ancora prima dei disordini sapevamo i nomi degli organizzatori di questa corrente. Ma non li abbiamo toccati fino a quando non hanno violato la legge''.

A detta di Saidgiakon Zainabitdinov, rappresentante di Appelazia, un'organizzazione che difende i diritti civili in Uzbekistan, i morti sarebbero addirittura 'qualche centinaia''. In effetti in una strada non lontano dalla sede del'amministrazione regionale, dove ieri si era asserragliato un gruppo di ribelli, un corrispondente dell'agenzia francese Afp ha visto a terra una trentina di cadaveri di civili, per la maggior parte uomini e adolescenti.

Gli scontri - ai quali ieri hanno partecipato migliaia di persone scese in piazza per chiedere le dimissioni di Karimov e anche ''lavoro, giustizia e democrazia''- sono ripresi stamattina in diverse aree della citta' dopo una notte trascorsa apparentemente nella calma. Almeno tremila persone hanno inscenato una nuova manifestazione di protesta contro il regime, al grido: ''Abbasso il presidente Karimov che fa sparare sul suo popolo!''. Negozi, scuole e mercati sono chiusi.

Il ministero degli Interni uzbeko sostiene ad ogni modo che le forze dell'ordine hanno il pieno controllo della citta' - situata nell'estremo est del paese e abitata da oltre trecentomila persone - e che a dispetto delle sporadiche sparatorie ''tutti gli estremisti sono stati sloggiati da Andijan''. L'attendibilita' di queste informazioni sara' difficilmente verificabile perche' le autorita' hanno stamattina espulso dalla citta' (''Avete 30 minuti per andarvene, non possiamo garantire per la vostra sicurezza'') i pochi giornalisti che lavorano per i media stranieri.
Karimov e' intanto ritornato a Tashkent, la capitale, dopo aver trascorso tutta la giornata di ieri ad Andijan dove ''ha dato direttive concrete alle organizzazioni e ai dipartimenti competenti per eliminare la crisi''.

Nel timore che la crisi sfoci in un immane bagno di sangue oltre seicento uzbeki abitanti la zona di Andijan si sono rifugiati stamattina in Kirghizistan. Altri tremilacinquecento uzbeki premono alla stessa frontiera, con l'obiettivo di raggiungere la citta' kirghiza di Osh.
ansa.it

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