Cultura & Attualità

Schiavi dello sviluppo?
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 11:25:16

Precipitati nel terzo mondo
di VITTORIO ZUCCONI

La città annegata che vediamo affiorare come un clandestino caduto in mare è il film della nostra modernità umiliata. Se lo tsunami del 2004 nell'Oceano Indiano fu la parabola orribile della fragilità del mondo povero, la tragedia del Golfo è la rappresentazione del contrario.

È l'umiliazione della potenza industriale e tecnologica di fronte a un disastro cosiddetto naturale, che diventa disastro tale solamente perché si è abbatte su un mondo innaturale e quindi incapace di assorbirlo.
Il tremendo paradosso di quello che stiamo vedendo e vivendo negli Stati Uniti, dove il contraccolpo si avvertirà su tutta l'economia, sulla politica, persino sulla guerra in Iraq dimenticata anche nel giorno della strage di Bagdad, è che la complessità e la sofisticazione del tessuto urbano di una metropoli come New Orleans rende più difficile, e non più facile, sopravvivere.

La superiorità materiale del "Primo Mondo" si rivolta oggi contro abitanti sparati e in 24 ore in un "Terzo Mondo" che non sanno come affrontare. È più semplice per un villaggio di pescatori in Indonesia ricostruire la propria povera normalità di quanto lo sia per una città regione di 4 milioni di abitanti completamente dipendenti dalle proprie infrastrutture tecnologiche per vivere, mangiare, lavorare. Rimettere in funzione una centrale nucleare o centro direzionale devastato che, senza aria condizionata e senza collegamenti telefonici, è un inutile monumento di cemento armato è spaventosamente più complesso che riorganizzare la microsocietà di una piccola comunità elementare. A New Orleans non riapriranno le scuole per almeno due mesi, ci informano i governatori dei due stati più devastati, la Louisiana e il Mississippi che hanno parlato, con scarsa sensibilità storica, di una "Hiroshima". Non sanno che nella Hiroshima assai più primitiva di una New Orleans, le prime scuole riaprirono tre settimane dopo la Bomba, spesso all'aperto, con gruppetti di scolari seduti tra le macerie attorno al maestro. Cosa impossibile nella città americana o europea del 2005, dove il sistema scolastico è completamente schiavo del sistema dei trasporti e delle comunicazioni pubbliche o private, per funzionare.

Nutrirsi, mangiare, soddisfare le esigenze più elementari, il pannolino, la formula, i medicinali, un cambio di biancheria, un sapone, divengono imprese inarrivabili, nella chiusura dei supermercati e dei negozi, un fatto che spiega la furia dei saccheggi alla quale anche molti poliziotti si sono uniti. Una comunità condizionata e dunque prigioniera del proprio sviluppo si trova costretta a vivere improvvisamente come profughi del Darfur, ma senza avere il lungo, tragico addestramento quotidiano alla sopravvivenza e all'arrangiarsi. Creature addomesticate dallo sviluppo ora sono costrette a un passaggio nello stato di natura. Le vediamo vagare confuse, processioni di profughi che ciondolano sui mozziconi di ponti o si incamminano con fagotti sulle spalle, senza sapere dove vanno, pur di andare. Mentre incombono le notti affidate alla luna e alle stelle, tornato improvvisamente luminosissime nella mancanza di luci.

Nessuno osa fare previsioni sui tempi necessari per ricostruire la rete di trasmissione elettrica, perché i trasformatori e le sottostazioni sono tutte sott'acqua e le dighe hanno tutte ceduto. Le linee telefoniche terrestri sono fuori combattimento e soltanto i generatori tengono in funzione alcune "celle" per i telefonini e permettono ai camion satellitari delle televisioni di trasmettere i loro segnali.

La centrale nucleare che alimentava New Orleans è stata saggiamente bloccata prima che Katrina arrivasse. La distribuzione alimentare, costruita su frigoriferi di grossisti, dipende ora dalle colonne di autocarri militari che stanno avanzando con le razioni da campo. Parlare di lavoro, dunque di salari, non ha alcun senso, nella devastazione di magazzini, uffici, alberghi, casinò, persino di stazioni tv e giornali, tutti chiusi o evacuati. L'acqua deve essere bollita, ma con che fuochi, domanda la gente, se gas ed elettricità non ci sono?

La lezione di Katrina è banale eppure inascoltata. La modernità di una struttura urbana la rende non più resistente, ma più vulnerabile all'evento catastrofico, anche nel tempo della cosiddetta "guerra al terrorismo", quando le metropoli americane dovrebbero, ormai da almeno quattro anni, essere preparate a reagire in caso di attacchi devastati. Non esisteva invece un piano d'emergenza che fosse pronto a misurarsi con l'assalto di un terrorista naturale che aveva almeno, a differenza dei terroristi uomini, pubblicizzato da una settimana il suo arrivo. Se questo è il risultato della "sicurezza", che cosa accadrebbe a New York, a Boston, a San Francisco, a Washington, se il "doomsday scenario", la sempre annunciata aggressione terroristica con materiali radiottivi o con armi biologiche dovesse avvenire? Con i miliardi di dollari che il governo riverserà sulle zone colpite, ora che finalmente Bush si è deciso ad abbandonare le sue ormai insolenti ferie, a svolazzare a bassa quota sulla regione, dopo due giorni di inutili comizi su una guerra in Iraq che interessa soltanto chi la sta combattendo, New Orleans, Gulfport, Biloxi torneranno a vivere, tra mesi o anni.

Ma la mazzata di Katrina non ha scoperchiato uno stadio di football, ha scoperchiato la supponenza della nostra modernità, le illusioni del mondo wired, collegato, elettrificato, a banda larga, come ha scoperto imbarazzato un senatore del Mississippi quando ha invitato i cittadini a "collegarsi a internet per avere informazioni". Quale internet, senatore, gli ha chiesto un cronista? Non è più l'America, quella che vediamo a pezzi sullo sfondo delle processioni umane dei profughi vaganti, quasi tutti neri di pelle, perché sono loro, quelli che non avevano i mezzi e i soldi per fuggire (E per andare dove? Come? Con quali soldi?) quelli che sono andati a fondo. Non ci sono differenze visibili tra il pescatore cingalese e la vecchia nera rimasta con la sola borsetta, sfollata e in attesa di un autobus militare che la porti chissà dove. Entrambi vivono in un "Terzo Mondo", dipendenti dagli altri ma, per gli alieni in casa propria di New Orleans, reso più crudele dalle rovine di quel "Primo Mondo" che li ha traditi. E che ora li circonda come un set cinematografico reale e senza lieto fine.

Messaggio del 01-09-2005 alle ore 11:35:32
Skin ti stai immedesimando troppo con Jena
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 11:40:05
Mammamia, argomento interessante per carità, ma paragonarlo al terrorismo mi sembra un po' un clichè. Fra poco anche il brodo di pollo sarà fatto convergere su questo argomento. Per carità il soggetto di fondo dell'articolo, ovvero l'inadeguatezza delle città moderne nei confronti di eventi disastrosi lo trovo interessante come argomento ma l'analisi di Zucconi a tratti lascia sbalorditi per i paragoni arditi, altre volte invece ci mostra crudemente la strategia "facilona" dei governanti nel prevenire certe situazioni.
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 11:47:44
Ho sempre apprezzato Zucconi, ma stavolta non mi trovo per niente d'accordo e francamente mi scandalizza la malcelata soddisfazione che traspariva nei suoi articoli dei giorni scorsi per quello che è successo.
Non è laprima volta che non mi trovo d'accordo con lui, ma ho sempre ritenuto i suoi commenti non banali, ma come definire, stavolta il suo panegirico sullo sviluppo che si ritorce contro in caso venga spazzato via?
Trovo assolutamente banale quando afferma che un villaggio di pescatori a Ceylon ricostruisce prima di una città iper tecnologica la propria normalità.
La normalità di un villaggio di pescatori si fonda sull'assenza di quei beni e strutture tipiche di un società post moderna.
A New Olerleas non si può bollire l'acqua perchè manca elettricità e gas?
Nel villaggio di pescatori non ce l'hanno mai avuta l'elettricità.
I pescatori di ceylon sono predisposti meglio ad affrontare situazioni del genere?
Vaglielo a dire tra 1 anno quando lui morirà ancora di setticemia, colera e malaria, mentre a New Orleas stanno di nuovo festeggiando il carnevale nel quartiere francese.
A new orleas tornerà forse tra 6 mesi, forse tra 1 anno, ma tornerà, internet a ceylon continueranno a dover scaldare l'acqua se non vogliono beccarsi malattie mortali
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 11:50:24
siamo anche un pò schiavi della ghiandola mammaria..
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 11:51:15
Quello di zucconi mi sembra pauperismo d'accatto buono solo per chi lo può permettersi di pontificare da una villetta con giardino ben tosato e giardinetta sul vialetto
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 11:54:58
Un modo come un altro per dimostrare l'antiamericanismo ideologico della sinistra
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:10:04
Azzo, non pensavo di farvi scaldare così tanto
Cmq Dean, x fare 1 esempio, non credi che noi andremmo in tilt x giornata senz'acqua o senza elettricità? Pensa 1 settimana, o addirittura 1 mese... finiremmo nel panico più totale. E' 1 questione di abitudini, legate allo stato di benessere.
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Editato da Skin il 01/09/2005 alle 12:11:27
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:13:23
certo skin, ho detto che è banale, non che non è vero. Pensa a cucciolo che non possa spammare per un mese
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:15:31
Zucconi non si smentisce mai!

Con quel suo fare da finto buonista, predicatore parrocchiano....
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:27:10
Cmq è solo 1 post x introdurre il discorso dell'uragano
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:32:03
già nessun post aperto, probabilmente non è molto cool, visto che sono morti solo americani e nessu "eroico resistente" irakeno, quelli erano impegnati a massacrare 1000 persone a baghdad
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:34:43
Spero che questo Uragano riapra negli Stati Uniti il confronto sull'effetto serra!
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:37:09
bush voleva risolverlo: abbattendo tutte le foreste
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:37:58
Dean, calmati...

Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:43:37
Cmq non è stato aperto nessun post sugli irakeni...
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Editato da Skin il 01/09/2005 alle 12:46:01
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:47:15
non è vero sono stato appena adesso in edicola tranne libero che titola solo sull'Irak gli altri hanno titoli che raggruppano tutti e due gli argomenti.
La strage a Baghdad è avvenuta ieri, il tifone è passato 2 giorni fa
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:47:16
intanto le quotazioni di Dean salgono
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:50:22
Solo Repubblica riporta la notizia dell'uragano a caratteri cubitali
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 12:53:12
glia latri riportano titoli del tipo "Uragano e terroristi strage in america ed irak" più o meno
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 13:44:59
in effetti anche a me Zucconi ha dato l'impressione che un pochino ci godesse con quello che è successo laggiù

come ho detto a bob rock, vedere la "mia" New Orleans ridotta un cumulo di macerie ..io me la ricordavo caciarona durante il Mardi Gras o splendente anche se un pò decadente nella luce della primavera/inizio estate...
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 14:49:22
la mia new orleans

ho messo alcune foto nella mia gallery.
Purtroppo lanciano.it è lentissimo oggi e non posso fare di meglio...per ora
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 16:13:52
Se mi ostino a costruire dove non si può per puri intenti speculativi è ovvio che mi debba aspettare delle conseguenze.

E' indispensabile ripensare il nostro rapporto con la natura e col mondo... anzi direi che oggi l'umanità dovrebbe ripensare il suo rapporto con la REALTA'.

Credo oggi quasi nessuno più sia agganciato alla realtà.

Rifletterò meglio poi vi farò sapere!

Messaggio del 01-09-2005 alle ore 16:36:47
Un pianeta come il nostro non può contenere 6 miliardi di persone. Siamo noi i virus del pianeta, e quando noi siamo attaccati dai virus cosa succede? Intervengono gli anticorpi per debellarli. Ecco, il "corpo" Terra sta reagendo. Ovvio che dispiace umanamente per tutte le persone senza casa o morte, ma credo sia ora di pensare in modo diverso la nostra esistenza su questo pianeta. Non per noi o per i nostri figli, ma già per i nostri nipoti
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 16:56:34
Tolleranza zero contro gli sciacalli che, approfittando della situazione drammatica, saccheggiano case, negozi e mezzi che portano rifornimenti. Mentre a New Orleans sono in arrivo 22 mila uomini della Guardia Nazionale per far fronte alla situazione, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha minacciato il pugno di ferro contro quanti approfiterranno delle devastazioni provocate dall'uragano Katrina. ''Penso che ci debba essere tolleranza zero per le persone che violano la legge in una situazione d'emergenza come questa - ha detto Bush in un'intervista alla televisione Abc - Sono stato molto chiaro in proposito con il ministro della Giustizia''. ''E' molto importante che i cittadini di tutte le regioni coinvolte si assumano le loro responsabilità - ha aggiunto il presidente americano, che ieri, tornando dal Texas a Washington, ha sorvolato le zone devastate - e diano prova di senso civico, in modo che la situazione resti sotto controllo e che la gente non approfitti di coloro che sono vulnerabili''.

''Se ci sarà bisogno di altri uomini, ce ne saranno - ha annunciato Bush - per cercare e soccorrere le vittime e, in seguito, distribuire cibo, medicinali e acqua alla popolazione''. Problemi di sicurezza dunque ma anche emergenza sanitaria per il rischio di epidemie dovute all'acqua contaminata. "Siamo molto preoccupati circa il rischio di colera, tifo e casi di disdratazione'', dice Mike Leavitt del Dipartimento della Salute citato dalla Cnn on line. ''Per i prossimi giorni idratarsi è la cosa migliore evitando di consumare acqua e cibi contaminati'', ha suggerito ai residenti ancora bloccati in città il dottor Joseph Guarisco, a capo del dipartimento medicina d'emergenza presso la Fondazione Ochsner Clinic di New Orleans, sottolineando però allo stesso tempo come ''nonostante ci sia acqua e corrente elettrica stia diventando impossibile vivere qui, davvero impossibile''. Il sindaco della città Ray Nagin, che parla di migliaia di morti solo a New Orleans, ha invitato i residenti rimasti a lasciare la città. E' iniziato, intanto, lo sgombero delle 23 mila persone che avevano trovato rifugio nello stadio del Superdome. A bordo di 500 autobus gli sfollati vengono trasportati a Houston, in Texas, a 500 chilometri di distanza. Qui saranno ospitate temporaneamente in un altro stadio: l'Astrodome. Micahel Brown, direttore dell'Agenzia federale per le emergenze (Fema) ha promesso che i rifugiati ''non rimarranno nell'Astrodome per tre-quattro mesi'', indicando che il governo federale sta pensando ''ad un ampio piano edilizio''. Le operazioni di evacuazione sono state temporaneamente sospese, però, quando sono stati avvertiti alcuni spari contro uno degli elicotteri impegnati nelle operazioni di soccorso. Lo riferisce la Cnn. E ''centinaia e centinaia di lampade tascabile, e altre segnalazioni luminose'' sono giunte nella notte dalle persone dai tetti e dai piani alti di case di New Orleans per chiedere agli elicotteri di soccorso di poter essere sgomberati, ha raccontato uno dei soccorritori, il tenente Craig O'Brien. ''Il nostro primo obiettivo è di salvare vite''- ha detto alla Cnn Michael Brown direttore dell'Agenzia federale per le emergenze (Fema) - solo dopo ''raccoglieremo i corpi''. Secondo diverse testimonianze a New Orleans vi sarebbero centinaia di corpi che galleggiano nell'acqua o sono rimasti intrappolati nelle case.

Ci vorranno dai 3 ai 6 mesi per drenare l'acqua che ha inondato l'80% della città. Anche se potrebbe servire anche più tempo, spiega in un'intervista al Los Angeles Times il colonnello Richard Wagenaar, ufficiale del genio militare americano, il corpo dell'esercito statunitense che coordinerà le operazioni, se le condizioni metereologiche non lo permetteranno. ''C'è molta acqua qui - ha commentato - Temo che il peggio debba ancora arrivare''. Le operazioni, denunciano le autorità cittadine e statali, sono già partite con estremo ritardo. Il sindaco di 'Big Easy', Ray Nagin, ha pubblicamente accusato il reparto dell'esercito di inerzia, mentre il governatore della Lousiana, Kathleen Blanco, ha dichiarato senza mezzi termini di ''essere indignata'', pur ammettendo che i problemi di comunicazione hanno rallentato se non compromesso in un primo momento il coordinamento.

Difficilissima la situazione degli sfollati. Molti non trovano un posto dove rifugiarsi. ''Non sappiamo dove andare, non sappiamo dove dormire. I bambini hanno fame. Non ho più benzina''. E' disperata Rhonda Calderon, una donna di New Orleans giunta in auto a Houston con altri otto membri della sua famiglia. La sua ultima speranza era il grande stadio dell'Astrodome, ma anche qui le hanno chiuso le porte in faccia: la struttura è riservata ai profughi che sono stati sgomberati dallo stadio di New Orleans. Lo stadio di Houston era il quinto rifugio dal quale la famiglia Calderon è stata respinta nella città texana. La sua vicenda, raccontata dal quotidiano Houston Chronicle, non è isolata. Sono in molti i profughi arrivati in città che non sanno dove andare, malgrado la Croce Rossa abbia allestito 19 rifugi nell'area cittadina. Come l'afroamericana Nureka Jacobs, 29 anni, scoppiata in lacrime davanti all'ingresso dell'Astrodome dove è stata respinta. E' giunta da New Orleans con cinque figlie sotto i dieci anni, l'anziana donna di 95 anni di cui si prende cura e un cane. ''Mi hanno detto di andar via. Andare dove? non ho una casa'', si dispera. La notte scorsa hanno tutti dormito in un motel a Cullen, ma ormai Nureka ha quasi finito i soldi e nel suo minivan la benzina è agli sgoccioli.

Non solo. Katrina si appresta a diventare la catastrofe più costosa della storia degli Usa. Secondo gli economisti e gli esperti dell'Agenzia federale americana per le emergenze il devastante terremoto che nel 1994 colpì la California, cosiderato finora la catastrofe naturale più costosa della storia degli Stati Uniti con danni stimati per un totale di sette miliardi di dollari, sarà sopravanzata da Katrina, responsabile di devastazioni per una cifra, ancora imprecisata, che si aggira nell'ordine di decine di miliardi di dollari. ''Diventerà il disastro naturale più costoso della storia degli Stati Uniti'', ha assicurato il senatore del Mississippi Thad Cochran, membro della Commissione bilancio, che si dice pronto a fare pressioni affinché sia approvato al più presto lo sblocco dei fondi federali.
Messaggio del 01-09-2005 alle ore 17:33:09
L'Uragano Katrina ha definito il presidente Bush "uno dei peggiori disastri naturali della storia degli Stati Uniti".

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