Cultura & Attualità
Da "Il tempo":
"Sergio D'Elia,ex membro dell'organizzazione terroristica di sinistra prima linea e condannato a 30 anni di carcere nel 1978 per l'omicidio di Fausto Dionisi(agente di polizia) è stato eletto segretario delle Presidenza dela Camera dei Deputati.
La moglie si è detta annicchita ed umiliata dall'elezione di D'Elia ed ha affermato: i terroristi hanno tutto,i nostri morti niente."
30 anni di carcere che,come si può notare,non sono passati per intero...come nella buona tradizione del sistema giudiziario italiano..
...santo cielo che schifo. si ma tanto adesso le cose cambiano
..vogliono concedere la grazia anche a chi non l'ha mai chiesta
devo informarmi su quanti ne ha fatti...è una vergogna..in meno di un mese stanno distruggendo l'italia ed i propri valori.. tirano fuori dal carcere serial killer,eleggono terroristi alla camera,aumentano le tasse..ed intanto luxuria la notte continua a dare sfogo al suo "io".
MA ANCORA...A DIRE STE SCEMENZE?
BERLUSCONI LO VEDI UNA PERSONA PULITA'
MA NON AVEVA1 O 2 PROCESSI CONTRO?
ASPE' MI SA CHE ERANO 99
E SE LI E' AGGIUSTATI CAMBIANDO LE LEGGI E CORROMPENDO LA GIUSTIZIA...
IL MOGGI DELLA POLITICA E' AFFONDATO.
ed intanto luxuria la notte continua a dare sfogo al suo "io".
E COSA HAI DA DIRE CONTRO CHI E' DIVERO?
VEDI CHE SEI UN FASCISTA?
INTOLLERANTE OTTUSO PREPOTENTE
LUXURIA E' STATA SICURAMENTE UNA PROVOCAZIONE MA CMQ A RAPPRESENTARE UNA PSRTE DI PERSONE...E A FAR RIFLETTERE SUL BISOGNO DI ACCETTARE E RISPETTARE LA DIVERSITA'...
CALDEROLI NON CREDO CHE SIA UNA PROVOCAZIONE...
MA NON E' DEI VOSTRI?
giusto un ca--o di radicale poteva essere
ED INOLTRE LUXURIA E' UNA PERSONA INTELLIGENTISSIMA...
NE AVESSERO' TUTTI UN PO' DELLA SUA...
ha fatto anche il prostituto per alcuni anni però...questo non lo scordiamo
ma io nn ce l'ho con i gay,anzi sono amico anke di determinate persone, però nn vedo "elegante" ke un parlamentare la notte si travesta ed organizzi festini di dominio pubblico. nn sono fascista affatto,sn uno ke ragiona.
berlusconi aveva processi,e ne è stao anke assolto.questo ha avuto una condanna x omicidio,suona un pò diverso,finitela d tirare sempre in ballo silvio e ad usarlo come scudo x parare le malefatte e le sporcizie della sinistra...
Xkè, frequenti Luxuria che sai cosa fa tutte le notti? Invece è risaputo che il 90% dei parlamentari organizza festini a base di coca e puttane... quelli invece so fregni? Io cmq sono x la legalità, dunque un parlamentare condannato non dovrebbe esercitare le proprie funzioni. Ce ne sono tanti a destra e a sinistra, io nn faccio distinzioni. Ma nn mi sembra che Muttley abbia mai aperto un post contro Andreotti candidato alla presidenza del Senato, uomo riconosciuto mafioso(dalla Cassazione) fino al 1980 e assolto in prescrizione.
ha fatto anche il prostituto per alcuni anni però...questo non lo scordiamo
E la Mussolini cosa faceva? E cmq, la prostituzione da strada è un mestiere nobile, è proletariato... Fa piuttosto schifo la prostituzione da salotto, quella che consente a tanti personaggi di scalare il successo
Ma mo che c'entrano le marchette di Luxuria con un terrorista? skin concordo ke in parlamento nn c devono essere parlamentari con condanne,ma qui rasentiamo l'inverosimile... rappresentati da un assassino!!! c rendiamo conto? su andreotti, che tutto definirei tranne ke di destra,visto ke ha votato la fiducia al comunista napolitano, t dico ke si è presentato a tutti i processi senza scappare, poi ke il reato è stato prescritto...
cmq skin lo so che la mussolini ne ha fatte anche lei...volevo solo sottolineare, visto che si faceva un bel elogio a luxuria, quella particolarità
cmq chiudiamo argomento luxuria in questo post
Qualche settimana fa sono stato presso una famosa azienda produttrice di elicotteri. All'ingresso mi hanno chiesto: ha qualche carico giudiziario pendente? Sennò non possiamo farla entrare...
Ed io ho risposto: No, alcun carico... ma il senatore Tal dei Tali cche viene in visita la prossima settimana (letto sul manifestino in bacheca all'ingresso)... anche a lui glielo domanderete? E se avessi avuto qualche carico giudiziario pendente mica sarei qui a lavorare... farei il politico!!!
skin...TI qUOTO IN PIENO
------------
Editato da Mistertillo il 02/06/2006 alle 19:20:30
Berlusconi aveva processi,e ne è stao anke assolto
Quote:
su andreotti, che tutto definirei tranne ke di destra,visto ke ha votato la fiducia al comunista napolitano, t dico ke si è presentato a tutti i processi senza scappare
Ok, mo diamo pure la medaglia al valore all'imputato Andreotti, che non ha mai saltato un processo!!! Ma ci rendiamo conto? Poi cazzo me ne frega se è di destra o di sx, Andreotti è democristiano e l'ha messo al culo a tutti!
------------
Editato da Skin il 02/06/2006 alle 21:58:03
Che poi i suoi anni di galera D'Elia se li è fatti e come, a differenza di tanti altri
nessuna medaglia ad andreotti,ho solo detto ke ha avuto la faccia di affrontare i processi...
qui il problema nn è se li ha scontati o no è ke ricopre una carica istituzionale...
non mi ricacciate berlusca,parliamo di d'elia x favore...
ma siete sicuri che è stato condannato per omicidio?
Mi sa che è stato condannato solo per associazione in banda armata...
E' solo per sapere, eh!
anch'io sono contrario alla partecipazione alla vita politica di persone condannate in via definitiva, specie per reati così gravi, come terrorismo o associazione a banda armata o peggio ancora omicidio.
Comunque c'è una grossa differenza tra "omicidio" e un generico "banda armata".
Aspè tom, daccordo su chi è condannato, ma non su chi ha scontato la pena (è una riflessione in generale, non so nulla su questo tizio)
è riportato da "il tempo".. è stato condannato x l'omicidio di un poliziotto... in ogni caso faceva parte di un'organizzazione terroristica,quindi non consono a rapresentare un popolo..
muttley?
dimmi indy.. hai qualcosa su berlusconi??
no no
MUTTLEY??????????????????
lettera di sergio d'elia al presidente della camera
clicca qui
vedi che non era omicidio!
in effetti "il tempo" negli ultimi anni non e' esattamente famoso per la sua obiettivita' .
Muttley, ogni tuo intervento non fa altro che aumentare il tuo livello da puro ignorante!
certamente,lui ke doveva dire? logico ke doveva districarsi in un modo o nell'altro,fatto sta ke sempre un terrorista rimane,quindi nn adatto a rappresentare l'italia.. alchemy mi susciti allegria quando parli
in effetti per rappresentare l'italia ci vogliono i mafiosi!
già
e ricacciate indirettamente silvio... voglio saxe che cosa ne pensate che d'elia sia segretario alla presidenza della Camera... se x voi unterrorista può ricoprire quella carica...
Non conosco il soggetto in questione e certamente posso dire che è cosa poco condivisibile che condannati in via definitiva (ma anche sospettati) possano rappresentarci; ma da te, caro Jair, che difendi a spada tratta mafiosi, corrotti, prepotenti e quant'altro che si camuffano da politici di centro-destra (e non parlo solo a livello nazionale...) proprio non mi aspetto questa critica... Ti invito infine ad informarti meglio (non esiste solo Bruno Vespa...) sui processi ad Andreotti, Berlusconi, Dell'Utri e via discorreggiando, troverai delle sorpresine
muttley,tutti i condannati in via definitiva per me dovrebbero stare lontano dalle istituzioni,anche se chi sconta la pena merita sicuramente più rispetto di chi la evita grazie all'immunità parlamentare e compagnia bella!
nn ha scontato un cazzo..trent'anni nn sono passati...
x me possono devono stare fuori dalla politica tutti quelli condannati in via definitiva...
sante parole di Giorgio Amirante:
"Il politico deve riuscire a stare nel fango senza sporcarsi i piedi"...
Almirante..scusate
si è fatto 12 anni di carcere!poichè la legge aveva deciso così.
Da quel che so si è impegnato molto nel sociale a partire dalla seconda metà degli anni80
Muttley lascia perdere la politica, non fa per te, ti vedo meglio davanti alle scuole superiori insieme a ragazzine di 15 anni
Lettera di Sergio D’Elia al Presidente e ai colleghi della Camera dei Deputati
Roma, 3 giugno 2006
Signor Presidente della Camera, colleghe e colleghi deputati,
a seguito delle dichiarazioni rese il 1° giugno 2006 dall’onorevole Giovanardi su di me e sulla mia storia personale e politica, desidero offrire questo mio contributo di conoscenza, che ritengo utile anche al fine di un più generale dibattito sulla giustizia, la civiltà del diritto e il senso della pena nel nostro ordinamento.
Sono stato uno di Prima Linea, trenta anni fa. Accetto che si dica ancora oggi di me: un “terrorista di Prima Linea”, mi rifiuto però di credere che qualcuno pensi davvero che sia il termine giusto, vero o esatto per dire, non solo quello che sono io oggi, ma anche quello che sono stato ieri. La mia identità politica e la mia lotta degli anni Settanta possono forse essere approssimate alle idee “libertarie” (il che non vuol dire: nonviolente) di un anarchico dell’Ottocento, non certo assimilate al terrorista suicida e omicida degli anni Duemila.
Insieme ai miei compagni, ero cresciuto con l’idea che fosse possibile cambiare il mondo, tutto e subito. Subivamo l’effetto di una sorte di frenesia: dopo i volantinaggi alle 6 di mattina davanti alle fabbriche, le proteste organizzate nella mensa degli studenti, i comitati di lotta nei quartieri popolari, pensavamo che fosse a portata di mano la realizzazione del paradiso in terra. Ritenemmo la lotta armata come mezzo necessario per accelerarne l’avvento o, comunque, verificarne la probabilità. Una sorta di “demone della verifica” ci ha spinto all’azione estrema e irreparabile.
Il fine che giustifica i mezzi a cui molti aderivano culturalmente e filosoficamente, per noi è stata linea di condotta coerente e pratica. Che fosse vero il contrario, cioè che i mezzi prefigurano i fini, per me c’è voluta l’esperienza della lotta armata e del carcere e poi, quand’ero ormai pronto, l’incontro con Marco Pannella. Voglio dire che Marco Pannella c’era già, e da una vita, su quella semplice verità; lui era pronto, non ero pronto io e come me, quelli che lui chiamava i “compagni assassini”, che lo avrebbero ri-conosciuto dieci anni dopo.
In quegli anni, i radicali erano gli unici a non considerarci dei mostri e quando Marco Pannella diceva “violenti e nonviolenti sono fratelli” capivamo il senso di quelle parole: violenti e nonviolenti avevano in comune la voglia di cambiare l’esistente, senza cedere all’indifferenza e alla rassegnazione. Noi, violenti, con la forza dell’odio; loro, nonviolenti, con la forza del dialogo e dell’amore.
Nel momento della rinuncia alla violenza come forma di lotta politica era quindi naturale – volendo mantenere il nostro impegno politico e sociale dalla parte dei più deboli e indifesi – che incontrassimo e ri-conoscessimo il partito del diritto e della nonviolenza.
I due anni di lotta armata mi avevano ampiamente dimostrato che la nostra lotta era vana rispetto agli obiettivi che ci eravamo dati e che le ragioni e le speranze di quella lotta erano andate distrutte dai mezzi usati per affermarle. Avevo accettato interiormente la verità della sconfitta, ancor prima della sua evidenza storica e politica. E quindi aspettavo il momento dell’arresto come un epilogo necessario. Giunse in una bella giornata di maggio del ’78, e fu una liberazione.
Personalmente non ho mai sparato a nessuno, anche se è stato solo un caso. Sarebbe potuto accadere a me, esattamente, come è successo a molti miei compagni, con cui ho condiviso tutto, di uccidere e/o essere uccisi. In quegli anni, solo una serie di – posso dire col senno di poi – fortunate circostanze mi hanno impedito di diventare un assassino.
Sono stato condannato in base a uno dei postulati della dottrina emergenzialista dell’epoca, per cui il responsabile di un’organizzazione terroristica andava considerato responsabile dei crimini commessi nel territorio in cui operava. Agli occhi dei giudici non valeva il principio costituzionale della responsabilità penale personale ma quello ben più politico del concorso morale. E’ agli atti del processo che ero lontano da Firenze al momento del fatto, che non ero stato tra gli ideatori e gli esecutori materiali della tentata evasione dal carcere delle Murate. Ciò nonostante, ero da considerare a tutti gli effetti responsabile dell’omicidio; per l’esattezza, di essere stato a conoscenza del piano di evasione e di non aver fatto nulla per impedirla, l’evasione evidentemente, non l’omicidio, che non era certo l’obiettivo di quell’azione, ma l’esito tragico di un fatto imprevisto. Una logica perversa che in futuro non sarebbe più stata applicata.
Peraltro, durante il dibattimento in aula, avevo sorpreso i miei stessi giudici rivendicando la giustezza del principio del concorso morale come il metodo più adeguato a descrivere le mie responsabilità di dirigente di Prima Linea, le cui azioni mi sono assunto in toto, che le avessi decise o meno, eseguite o meno, sapute o meno. Senza alcun spirito di autodifesa, intendevo evidenziare la contraddizione nella quale poteva cadere - e secondo molti cadde - un tribunale che applicasse in chiave giuridica il principio della responsabilità morale, per non dire chiaramente politica.
Sono stato condannato in primo grado a trenta anni di carcere, poi ridotti in appello a venticinque, infine dimezzati con l’applicazione della legge sulla dissociazione dal terrorismo e altri benefici di legge. Sono uscito dopo aver scontato dodici anni di carcere e, nel 2000, sono stato completamente riabilitato con sentenza del Tribunale di Roma, riabilitazione richiesta dallo stesso procuratore generale e sostenuta anche da decine di lettere di vittime dei miei reati, tra cui quella che mi ha fatto più piacere del capo della Digos di Firenze.
Avevamo sciolto Prima Linea nei primi anni Ottanta e, nell’86, insieme a moltissimi miei compagni di detenzione, mi ero iscritto al Partito radicale e, dopo poche settimane, il giudice di sorveglianza mi aveva concesso il permesso di uscire dal carcere per recarmi al congresso del partito, dove mi accolsero tra gli altri Enzo Tortora e Mimmo Modugno, parlamentari e presidenti del partito stesso. Era gennaio del 1987 e, davanti ai congressisti riuniti all’Ergife, consegnai simbolicamente Prima Linea, me stesso e la mia storia violenta, al partito della nonviolenza. Non si trattò di un bagno purificatore, di una catarsi nella folla del popolo radicale. Fu un vero e proprio evento politico: l’approdo definitivo alla democrazia e alle sue regole di chi la democrazia e le sue regole le aveva così tragicamente violate. Difficilmente un altro partito avrebbe avuto il coraggio di compiere un fatto al tempo stesso così concreto e simbolico.
Nel 1993, con la mia compagna Mariateresa Di Lascia, già deputata radicale e poi autrice del romanzo “Passaggio in ombra”, Premio Strega postumo del ’95, fondammo Nessuno tocchi Caino, l’associazione radicale che in questi anni ha contribuito a 42 tra abolizioni e moratorie della pena di morte che hanno salvato la vita a migliaia di condannati in varie parti del mondo.
Ora, sono stato eletto deputato della Rosa nel Pugno al Parlamento italiano assumendo un ruolo anche di responsabilità: credo che sia questo un altro fatto politico che può essere letto, non come la vergogna che denuncia il collega Giovanardi, ma – forse, anche – come la parabola felice di una storia, che è storia di cittadinanza democratica e di accoglienza umana e civile di cui, non solo Marco Pannella, ma anche lo Stato italiano può andare fiero... se ha senso l’articolo 27 della nostra Costituzione, se hanno senso le parole lì scritte sulla rieducazione e il reinserimento sociale del condannato.
Se qualcuno, ancora oggi, dopo trenta anni, vuole cristallizzare la mia vita nell’atto criminale di allora (che non ho materialmente commesso) e non tener conto della semplice verità che l’uomo della pena può divenire un uomo diverso da quello del delitto, rischia di non cogliere il senso profondo della giustizia, del carcere e della pena descritto dalla nostra Costituzione.
In uno Stato di diritto, è bene che il luogo del giudizio sia innanzitutto quello dei tribunali e che il tempo della pena sia stabilito secondo legge e Costituzione.
Ho pagato con 12 anni di carcere il conto che lo Stato e la legge italiana mi hanno presentato per ciò che ho fatto o non fatto. Non sono il solo a ritenere di aver compiutamente e consapevolmente pagato – in quel periodo per più versi “emergenziale” - anche l’altrimenti non necessario, il “sovrapprezzo” dovuto a leggi, tribunali, procedure e regole, opzioni politiche che si imposero come necessarie, carceri e detenzione speciali. Da libero, mi è accaduto anche di scontare la pena extra-giudiziale e per me pesantissima che il tribunale della vita, il destino, mi ha voluto riservare con la morte di Mariateresa, uccisa a quaranta anni da un male improvviso e incurabile, sicché ho dovuto far fronte al mio impegno morale, civile e umano inizialmente più solo e poi, grazie a tanti anche di voi, colleghe e colleghi, a portarlo avanti fino al punto in cui siamo di una decisione - ormai prossima, credo - della Assemblea Generale delle Nazioni Unite a favore di una moratoria universale delle esecuzioni capitali .
Ora, sono disposto ad accettare anche il giudizio inappellabile di quel severissimo tribunale della storia che è l’opinione pubblica. Quel che non accetto è di rimanere ostaggio perpetuo della memoria, del mio passato e di ciò che ho fatto trenta anni fa.
Signor Presidente della Camera, colleghe e colleghi deputati,grazie per la attenzione e – ne sono certo - le riflessioni che vorrete dedicare a queste mie considerazioni.
Sergio D’Elia,
Deputato della Rosa nel Pugno
beh signori, io rispetto + quest'uomo ke il centrodestra e sinistra al completo
Idem
"Ora, sono disposto ad accettare anche il giudizio inappellabile di quel severissimo tribunale della storia che è l’opinione pubblica"
vedremo...
vabbè allora beatifichiamolo..
cleox questa è la prova ke quando nn si ha niente da dire si cade nel banale e nel ridicolo
scusa se sono un pò acido... Pure Maria Maddalene facè la puttane!
bruce quess è lu vere
ma non abbiamo prove concrete
e rimango sempre dell'idea ke un condannato in via definitiva deve uscire dalla vita politica...
skin facendo 2 conti alla seconda metà degli anni 80 stav n'galè!

dal 1978 se si è fatto 12 anni è uscito nel 90.. i torni non contano
ah già tom.....solo associazione in banda armata.....niente di grave

Antico membro di "Prima Linea", l'organizzazione terrorista di sinistra di cui fu il dirigente. Condannato a 30 anni di prigione, ha scontato una lunga pena di prigione che è terminata recentemente. Nel 1986, si è iscritto al Partito Radicale durante la campagna per i mille iscritti, abbracciando così le posizioni nonviolente dei radicali. A partire dal 1987, nella Segreteria del Partito Radicale, si occupa soprattutto della riforma penitenzaria. Organizza in seguito un'associazione per far riconoscere il voto ai detenuti e per la riforma delle pene supplementari. Ha collaborato al progetto per il Partito Nuovo e fondato, con Maria Teresa De Lascia, l'Associazione "Nessuno Tocchi Caino" per l'abolizione della pena di morte nel mondo dopo l'anno 2000.
beh allora si è sbagliato pigro dicendo 12 anni di prigione..
scusa skinnolo se ho dubitato

tirando le somme alla fine da trenta nn ne ha fatti nemmeno dieci...
Muttley, di anni se n'è fatti esattamente 12, documentati. Poi nn è che in galera stai in isolamento perpetuo, si fanno tante attività li dentro. In ogni caso ha pagato i suoi errori e condotto, x anni, battaglie sui diritti civili. E' lecito porsi la domanda se una persona condannata può stare in parlmanento, ma francamente la tua è una parodia demagogica, perchè dovresti innanzitutto putnare il dito contro altri condannati, anche ex ministri e segretari di partito, che in galera nn ci sono nemmeno entrati
------------
Editato da Skin il 07/06/2006 alle 13:15:48
@ Muttley:
> tirando le somme alla fine da trenta nn ne ha fatti nemmeno dieci...
Il tuo disappunto è comprensibile, considerando (come credo di intuire da ciò che scrivi) la tua totale non conoscenza della materia giudirica, e nello specifico del diritto penale.
Cerca, anche superficialmente, di farti un’idea su concetti chiave (in questa storia) come Leggi "d’emergenza" e "anti-terrorismo", "Legge sulla dissociazione dal terrorismo", "funzione rieducativa della pena" e, se la materia dovesse cominciare ad appassionarti, continua leggendo "Dei delitti e delle pene" di Beccaria (1764).
Vedrai che, dopo un minimo approfondimento della materia, guarderai a questo caso e alla presunta iniquità del suo epilogo con occhi diversi. L’unica colpa che non ha alcuna giustificazione è la consapevole ignoranza.
Saluti
nn era disappunto..era un inzummo a skin
... grazie x la delucidazione cmq.. x muttley
kissà se i condannati possono stare in un consiglio comunale
guarda ke sono d'accordissimo bakunin...
allora muttley? confermi??
chi inizia a pulire?

certamente,ma non sono nessuno x alzare la voce e fare chiarezza...
Nuova reply all'argomento:
Scandaloso!
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui




















