Cultura & Attualità
PRIVATIZZAZIONI ALLA SICILIANA
Messaggio del 24-06-2008 alle ore 14:09:51
La Corte dei Conti ha appena definito gli enti siciliani strumenti di "governance di scelte politiche" che "sommano sia i difetti del pubblico sia i difetti del privato".
Nel mirino la gestione clientelare dei partiti. E l'infiltrazione mafiosa diventa concreta nelle indagini condotte in Calabria.
[...]
Enna e la sua provincia, da Piazza Armerina ad Assoro, sono diventati il simbolo dell'emergenza rifiuti, prevedibile fin dall'inverno scorso per il caos gestionale in cui navigano gli Ato, i consorzi per la raccolta e lo smaltimento ormai alla bancarotta, certificata anche dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: "La questione rifiuti ad Enna ha assunto contorni preoccupanti. Gli Ato si sono rivelati una fabbrica di poltrone e di posti assolutamente inadeguati sul piano gestionale".
I comuni non pagano il servizio e a Enna operai e amministrativi sono senza stipendio da tre mesi. Qui, dove la raccolta differenziata raggiunge percentuali infinitesimali, il primo Ato sorto in Sicilia conta ben 660 dipendenti, dei quali 120 amministrativi, e ha fatto lievitare le bollette del 300 per cento per le utenze domestiche e fino al 500-600 per quelle industriali. Risultato: nessuno paga più, e il contenzioso ha dato ragione ai cittadini inferociti, che in larga parte non versano più la tassa dal 2003.
Il buco nero Sotto accusa il primo consiglio di amministrazione dell'Ato, che con i suoi 70 milioni di debiti assorbe un quarto del buco di tutti e 27 gli Ambiti Territoriali preposti alla raccolta in Sicilia, sette membri indagati per 101 assunzioni ritenute di favore, per reati societari e contabili nella costituzione del rapporto con i comuni.
La Corte dei Conti ha appena definito gli enti siciliani strumenti di "governance di scelte politiche" che "sommano sia i difetti del pubblico sia i difetti del privato".
Nel mirino la gestione clientelare dei partiti. E l'infiltrazione mafiosa diventa concreta nelle indagini condotte in Calabria.
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Enna e la sua provincia, da Piazza Armerina ad Assoro, sono diventati il simbolo dell'emergenza rifiuti, prevedibile fin dall'inverno scorso per il caos gestionale in cui navigano gli Ato, i consorzi per la raccolta e lo smaltimento ormai alla bancarotta, certificata anche dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: "La questione rifiuti ad Enna ha assunto contorni preoccupanti. Gli Ato si sono rivelati una fabbrica di poltrone e di posti assolutamente inadeguati sul piano gestionale".
I comuni non pagano il servizio e a Enna operai e amministrativi sono senza stipendio da tre mesi. Qui, dove la raccolta differenziata raggiunge percentuali infinitesimali, il primo Ato sorto in Sicilia conta ben 660 dipendenti, dei quali 120 amministrativi, e ha fatto lievitare le bollette del 300 per cento per le utenze domestiche e fino al 500-600 per quelle industriali. Risultato: nessuno paga più, e il contenzioso ha dato ragione ai cittadini inferociti, che in larga parte non versano più la tassa dal 2003.
Il buco nero Sotto accusa il primo consiglio di amministrazione dell'Ato, che con i suoi 70 milioni di debiti assorbe un quarto del buco di tutti e 27 gli Ambiti Territoriali preposti alla raccolta in Sicilia, sette membri indagati per 101 assunzioni ritenute di favore, per reati societari e contabili nella costituzione del rapporto con i comuni.
Messaggio del 24-06-2008 alle ore 14:17:17
...e ALLA CALABRESE:
Il rapporto Ecomafia di Legambiente mostra una situazione pericolosa: è al secondo posto nella classifica di reati ambientali, subito dopo la Campania.
Il poco invidiabile primato è dovuto a 4.141 infrazioni accertate, 816 sequestri, pari al 13,7 per cento dei delitti ambientali commessi in Italia.
La fine dell'era commissariale riapre il nodo irrisolto dell'affaire rifiuti in Calabria: le società miste della raccolta, che anche qui hanno generato debiti su debiti. Anche perché non è mai stata convocata la commissione tecnica regionale che avrebbe dovuto monitorare il loro operato. Con il risultato che la maggioranza societaria detenuta dai comuni è diventata pressoché inutile, lasciando mano libera ai privati. L'elenco delle società miste finite sul lastrico e mandate in liquidazione è già lungo.
La regione è divisa in due macrosistemi, ma da Reggio a Catanzaro, il problema è sempre lo stesso: le società miste.
Parecchie zone d'ombra, poi, si addensano sulle possibili infiltrazioni mafiose. Nella mani degli inquirenti le tracce, più o meno evidenti, degli interessi mafiosi nella gestione del business spazzatura.
Proprio la Leonia era finita nel mirino degli investigatori già lo scorso anno, nella maxi-inchiesta contro le cosche del reggino, che portò a un mandato di cattura, con l'accusa di concorso esterno per associazione mafiosa, per un consigliere comunale di An, l'ex poliziotto Massimo Labate.
Il politico ricopriva anche l'incarico di presidente della commissione tecnica di controllo della Leonia per conto dell'amministrazione comunale. Più che di conflitto d'interessi, una convergenza vera e propria. Tanto che nell'ordinanza di custodia cautelare, il gip Concettina Garraffa sottolineava il possibile interesse di Labate per favorire l'assunzione di alcune persone segnalate dalla cosca Libri.
Sempre la Leonia è al centro di episodi di cronaca avvolti nel più totale mistero. "Qui succedono cose che non ho visto neanche a Palermo, con assalti armati ai camion dei rifiuti", sottolinea il capo della squadra mobile di Reggio, Renato Cortese.
L'uomo che catturò Bernardo Provenzano: "Aspettiamo i risultati delle indagini in corso, ma qui per il controllo dei rifiuti si spara". E chi muore spesso viene dimenticato.
Come Alessandro Abruzzese. Con i colleghi della cooperativa Rom 95 si occupava della raccolta differenziata porta a porta. Il loro lavoro dava fastidio: erano riusciti a ottenere immobili requisiti alle cosche. Abruzzese è stato ucciso a colpi di pistola mentre si recava al lavoro. Dimenticato in un silenzio assordante.

...e ALLA CALABRESE:
Il rapporto Ecomafia di Legambiente mostra una situazione pericolosa: è al secondo posto nella classifica di reati ambientali, subito dopo la Campania.
Il poco invidiabile primato è dovuto a 4.141 infrazioni accertate, 816 sequestri, pari al 13,7 per cento dei delitti ambientali commessi in Italia.
La fine dell'era commissariale riapre il nodo irrisolto dell'affaire rifiuti in Calabria: le società miste della raccolta, che anche qui hanno generato debiti su debiti. Anche perché non è mai stata convocata la commissione tecnica regionale che avrebbe dovuto monitorare il loro operato. Con il risultato che la maggioranza societaria detenuta dai comuni è diventata pressoché inutile, lasciando mano libera ai privati. L'elenco delle società miste finite sul lastrico e mandate in liquidazione è già lungo.
La regione è divisa in due macrosistemi, ma da Reggio a Catanzaro, il problema è sempre lo stesso: le società miste.
Parecchie zone d'ombra, poi, si addensano sulle possibili infiltrazioni mafiose. Nella mani degli inquirenti le tracce, più o meno evidenti, degli interessi mafiosi nella gestione del business spazzatura.
Proprio la Leonia era finita nel mirino degli investigatori già lo scorso anno, nella maxi-inchiesta contro le cosche del reggino, che portò a un mandato di cattura, con l'accusa di concorso esterno per associazione mafiosa, per un consigliere comunale di An, l'ex poliziotto Massimo Labate.
Il politico ricopriva anche l'incarico di presidente della commissione tecnica di controllo della Leonia per conto dell'amministrazione comunale. Più che di conflitto d'interessi, una convergenza vera e propria. Tanto che nell'ordinanza di custodia cautelare, il gip Concettina Garraffa sottolineava il possibile interesse di Labate per favorire l'assunzione di alcune persone segnalate dalla cosca Libri.
Sempre la Leonia è al centro di episodi di cronaca avvolti nel più totale mistero. "Qui succedono cose che non ho visto neanche a Palermo, con assalti armati ai camion dei rifiuti", sottolinea il capo della squadra mobile di Reggio, Renato Cortese.
L'uomo che catturò Bernardo Provenzano: "Aspettiamo i risultati delle indagini in corso, ma qui per il controllo dei rifiuti si spara". E chi muore spesso viene dimenticato.
Come Alessandro Abruzzese. Con i colleghi della cooperativa Rom 95 si occupava della raccolta differenziata porta a porta. Il loro lavoro dava fastidio: erano riusciti a ottenere immobili requisiti alle cosche. Abruzzese è stato ucciso a colpi di pistola mentre si recava al lavoro. Dimenticato in un silenzio assordante.

Messaggio del 24-06-2008 alle ore 14:43:08
anima
ma ci hanno eliminato dagli europei e tu pinz a sse frignarie?? 
anima
ma ci hanno eliminato dagli europei e tu pinz a sse frignarie?? 
Nuova reply all'argomento:
PRIVATIZZAZIONI ALLA SICILIANA
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