Cultura & Attualità

Picchiare a fin di bene...
Messaggio del 04-08-2007 alle ore 17:37:35
Messaggio del 04-08-2007 alle ore 17:14:38

di Anna Momigliano 

Quel che conta, si dice, è lo spirito con cui si fanno le cose. E così se un padre, una madre e un fratello chiudono in casa una ragazza, la legano a una sedia e la pestano a sangue («però solo tre volte»), la cosa diventa accettabile se i fustigatori sono animati dalle migliori intenzioni, se le botte sono «per il bene della ragazza». Dove il bene, in questo caso, risiede nell’intenzione dei genitori di evitare che la figlia si suicidasse per sottrarsi alle violenze della famiglia. In queste circostanze, evidentemente, la reclusione e i pestaggi non costituiscono reato: lo ha deciso, con una sentenza di due giorni fa, la Corte di Cassazione, nel terzo e ultimo capitolo di un vero e proprio processo alle intenzioni che ha scosso la stampa e alcuni politici di entrambi gli schieramenti. Una sentenza che conferma la decisione già presa dalla corte d’Appello di Bologna (in primo grado, invece, i tre erano stati condannati) e che fa sorgere il dubbio che, forse, in Italia si stia facendo qualche passo indietro in materia di diritti delle donne.

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