Messaggio del 09-01-2008 alle ore 23:40:47
Uno che fa parte del PD è democristiano al pari della Nenna D'Antonio, di Coletti, D'Alfonso, Ginoble e Boschetti...
Messaggio del 09-01-2008 alle ore 23:24:05
Signori come avete potuto dimenticare il grande presidente della nostra provincia Tommasone Colletti che su 105 presidenti di prov si è classificato 98° mai si era scesi così in basso in abruzzo si salva solo D'alfonso,ma sul quale si sta indagando per 1 faccenda di assunzione di personale e voto di scambio,ogni commento risulterebbe superflo
Messaggio del 09-01-2008 alle ore 17:57:18
loturcoloturcoloturcoloturcoloturcoloturcoloturcoloturcoloturcoloturcoooooooooooo......
cazzz, vi lamentate sempre che la regione non ci caca a noi frentani........mo c'è danno pure la monnezza da smaltììììììì............mo dico io nin è pe la munnezza ma almene che ci pagassero visto che so già insolventi............. a già ma la colpa è solo delle solite banane........
Messaggio del 09-01-2008 alle ore 17:47:16
Crasso, lo sapevamo già che il nord sta avanti mentre noi ci troviamo ancora nel regno delle 2 sicilie, tra una sagra della porchetta e la SCU.
Messaggio del 09-01-2008 alle ore 09:40:54
Nelle altre posizioni di coda si affollano i presidenti di Regioni con problemi di conti, a partire da quelli sanitari che impegnano i due terzi dei bilanci regionali. L'Abruzzo di Ottaviano Del Turco ha appena approvato una Finanziaria regionale che prosegue sulla strada della razionalizzazione, ma l'anno scorso il deficit sanitario ha fatto scattare fino al livello massimo le aliquote regionali di Irap e addizionale Irpef. Lo stesso è accaduto in Lazio, Molise, Campania, Sicilia, dando altrettanti colpi al favore dei presidenti regionali. La Puglia di Niki Vendola prova il tutto per tutto per evitare gli automatismi, ma anche lei si deve avventurare nel terreno minato dei rincari fiscali per chiudere il buco. E mentre il presidente Vendola vede aprirsi, almeno nel dibattito politico- giornalistico, la strada della leadership della nascente Sinistra arcobaleno, la graduatoria del favore dei cittadini lo relega a un non esaltante terzultimo gradino.
Messaggio del 09-01-2008 alle ore 09:39:52
cittadini promuovono i governatori del Nord
Il sole 24 ore, 7 gennaio 2008
«Farai strada», ha detto qualche settimana fa don Antonio Mazzi a Roberto Formigoni mentre lo intervistava per una televisione locale lombarda. Davanti a sé don Mazzi non aveva propriamente un esordiente della politica, visto che Formigoni, classe 1947, è già stato tra l'altro vicepresidente del Parlamento europeo (dove entrò nel 1984) e deputato a Montecitorio per quattro legislature (dal 1987 al 1995).
Soprattutto, da 12 anni Formigoni è l'inquilino numero uno del Pirellone, da dove guida la Regione Lombardia con un piglio decisionista attento a non lasciarsi sfuggire nessuno dei temi caldi del dibattito. Dalle parti del centrodestra, si sa, la corsa alla leadership impone ottimi polmoni, costanza di ferro e capacità di far fruttare a lungo termine il proprio capitale politico, senza cedere alle tentazioni di un'accelerazione contro Berlusconi che può essere fatale.
E Formigoni, da questo punto di vista, può dare lezioni. Quando la vendita Alitalia agita lo spettro della crisi su Malpensa, il Governatore impiega un giorno per mettersi alla testa dell'idea di una «compagnia del Nord» che faccia base nella brughiera. E quando a Roma il federalismo fiscale si arena nelle secche del Parlamento, lui si butta lancia in resta sul «federalismo differenziato», che con proposta di legge regionale assegna alle singole amministrazioni nuove competenze e più risorse. E dalla scuola alla dote extra sugli stipendi per gli infermieri, dalle infrastrutture alle relazioni internazionali della Regione, non c'è campo in cui Formigoni non intervenga a forzare i confini dell'attività "classica" della Regione. Gli altri Governatori del Nord, in gruppo, si affannano all'inseguimento.
La stessa immagine è restituita dal Governance Poll 2007, la rilevazione di Ipr Marketing per Il Sole-24 Ore che misura il gradimento dei politici confrontandolo con quello ottenuto alle elezioni. Formigoni conferma il primato dello scorso anno, anzi guadagna un paio di punti rispetto a 12 mesi fa, e si lascia dietro Riccardo Illy, Vasco Errani, Giancarlo Galan e Mercedes Bresso, in una graduatoria che nelle posizioni di testa punta decisamente a Nord. Con le eccezioni di Maria Rita Lorenzetti, che però parte avvantaggiata da un'Umbria da sempre decisamente schierata a sinistra, e del lucano Vito De Filippo, che in due anni ha perso 13 dei 67 punti che nel 2005 lo avevano reso il Presidente di Regione più votato d'Italia.