Cultura & Attualità

Omosessualità e pedofilia
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 11:51:23
Spesso la foga fa brutti scherzi.


Arriva da una ricerca tedesca apparsa sul Journal of Psychiatric Research, e ripresa dal New Scientist, la dimostrazione che nei pedofili potrebbe esserci una concentrazione ridotta di cellule nervose in aree chiave: meno materia grigia nella corteccia orbitofrontale.



Leggendo questa notizia sono rimasto sorpreso. Spesso e volentieri alcuni, per legittimare l'omosessualità, parlano del favore che ebbe in certune epoche storiche e di come alcuni grandi geni fossero omosessuali.

Tuttavia mi stupisco perché coloro che parlano di come gli antichi fossero favorevoli all'omosessualità, dimenticano che in realtà tale pratica fosse vivacemente e generalmente condannata, anche violentemente talvolta, nell'antichità, tranne alcune testimonianze di parte, mentre fosse ampiamente praticata la pedofilia.

Poi non stiamo a contare quanti geni furono omosessuali. Ma lo furono davvero? Leonardo da Vinci era omosessuale? Leonardo a 24 anni fu denunciato per illecita relazione con un diciassettenne. Ma lo scarto d'età è minimo per poter parlare di pedofilia. Tuttavia il suo più grande amore lo conobbe quarantenne, quando, prese in casa con sé un ragazzino di 10 anni. Eh, be', Leonardo non era omosessuale, era pedofilo.
E come lui molti altri grandi. Solo che si preferisce sottolineare la presunta omosessualità e tacere la palese pedofilia.

La foga fa brutti scherzi. Sarebbe il caso di evitare certi accostamenti perché, se chi ne vuole trarre un giovamento è il primo a farlo, dovrebbe rendersi conto che c'è più da perderci che da guadagnarci.
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 12:02:52
Se parliamo di pedofilia allora il campo si allarga a dismisura, essendo il 90 % dei pedofili eterosessuali.
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 12:22:27
quale è la percentuale degli eterosessuali non pedofili?
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 12:43:13
Se c'entrasse col mio discorso, potremmo parlare di eterosessuali. Ma la pederastia nasce come fenomeno maschile.
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 13:41:45
E' perchè gli uomini eterosessuali sono delle donne?
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 13:42:42
Scusate, volevo dire perchè gli uomini eterosessuali pedofili sono donne?
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 13:52:01
La pederastia implica due soggetti: un maschio adulto e uno impubere.
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 13:56:39
Adonai allarga le tue vedute, lo sai che l'altro giorno è stata arrestata una prostituta nigeriana di 23 anni, se non erro, a Napoli perchè si era appartata con un ragazzo di 13 anni?

Una donna adulta con un ragazzo
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:07:31
ma quella un prostituta che stava iniziando un ragazzo al sesso, non c'entra niente
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:09:57
ah...ho capito...

quindi anvedi se hai una figlia con meno di 14 anni passamela che la inizio al sesso...
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:30:04
Anvedi la prostituta è stata arrestata per violenza sessuale, la prostituzione in Italia non è reato
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:31:02
Ghino, il Kilimangiaro è altissimo. Non c'entra niente col mio discorso, però può allargare le nostre vedute.
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:34:11
C'entra Adonai, e come se c'entra. La maggior parte degli italiani confonde la pedofilia con l'omosessualità, ma pochi sanno che la pedofilia è un fenomeno quasi esclusivamente eterosessuale.
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:35:33
Appunto, stai dicendo cose che non c'entrano esattamente niente con quanto ho scritto.
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:37:18
Del resto la foga fa brutti scherzi
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:39:32
deleuze, ringrazia che non figli
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 14:42:15
Allora per gli antichi possiamo dare questa scusante: le norme penali non sono retroattive e la nostra sensibilità e legislazione in materia non può condannare a posteriori chi agì nel pieno della legalità nell'antichità.
Adesso sono in tema?
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 15:41:44
VARSAVIA
È scattato stamane un blitz della polizia in Polonia contro una presunta banda di pedofili. Fra i 48 fermati, ci sarebbero anche preti e un alto funzionario di una banca commerciale. Sono accusati di aver scaricato dalla rete e diffuso materiale pedofilo.

«Tra i fermati ci sono persone appartenenti a diversi gruppi sociali, tra cui insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale», spiega alla stampa il portavoce del comando generale di polizia, Mariusz Sokolowski.



Messaggio del 21-08-2007 alle ore 15:44:33
I funzionari di banca mi mancavano, aggiorno subito il database
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 15:56:34
che malati
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 18:20:35
anvè

a parte che se ce lo metti un verbo la frase si capisce meglio

e poi io ho solamente tratto le conseguenze della frase da te scritta
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 19:05:20
delù...sta attento
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 19:09:57
qui si minaccia
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 19:10:53
cane c'abbaie ni mocciche
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 20:45:48
Ghino, bonanotte
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 23:51:01
starò attento!!!

zu befehl mein herr
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 04:34:22
Psicologia Contemporanea 2001 o 2002?

Nella mente del pedofilo

L’IDENTIKIT DEL PEDOFILO

L’immagine popolare del pedofilo è quella cli un uomo di una certa età, una sorta di “sporcaccione” generalmente in pensione o disoccupato che, oltre a molestare qualsiasi bambino che gli capita a tiro, può anche avere altre anomalie del comportamento sessuale, o “parafilie”, come l’esibizionismo, il voyeunsmo o altro. Le statistiche più recenti indicano, invece, che l’abitudine di molestare i bambini inizia generalmente intorno ai 15-16 anni, che di solito la vittima è nota al pedofilo e che quest’ultimo spesso è un parente, un amico di famiglia o un frequentatore della casa che non presenta apparenti anomalie di comportamento.

L’attrazione erotica che alcuni sentono peri bambini non si traduce necessariamente in atti sessuali completi: il pedoflio può limitarsi a spogliare il bambino e a guardarlo, a mostrarsi, a masturbarsi in sua presenza, a toccarlo con delicatezza o ad accarezzarlo, può convincere il bambino a toccano a sua volta e così via. C’è anche chi si limita a guardare del materiale pornografico, materiale che oggi, navigando in Internet, può essere rintracciato abbastanza facilmente. Va infatti ricordato che, oltre ai pedofili attivi, ci sono anche i pedofili “latenti”, che non giungono a prendere l’iniziativa.

Alcuni pedofili sentono attrazione per bambini di una particolare fascia d’età, spesso quella in cui loro stessi ebbero per la prima volta delle esperienze erotico—sessuali con un adulto o un ragazzo più grande. Per altri ogni bambino può essere oggetto d’attenzione. C’è chi preferisce i maschi, chi le femmine, chi invece ricerca bambini di entrambi i sessi. Alcuni sono attratti sessualmente soltanto dai bambini (tipo “esclusivo”) altri sono talvolta attratti anche da adulti (tipo “non esclusivo”). Alcuni praticano la pedofilia occasionalmente e non ricercano attivamente i bambini.

La maggior parte dei pedofili cerca di non maltrattare i bambini che riesce ad avvicinare, sia per l’attrazione nei loro confronti, sia perché vuole evitare che essi possano lamentarsi, parlare, “fare la spia”. Se scoperti, i pedofili solitamente parlano delle loro molestie verso i bambini in termini molto delicati, ricorrendo alle più svariate razionalizzazioni. Possoho proclamare, ad esempio, il valore educativo di abbracci e carezze, oppure giustificarsi sostenendo che, in quell’occasione, il bambino era stato seduttivo, che era stato proprio il piccolo a sollecitare le avance sessuali dell’adulto, che da queste aveva poi ricavato un evidente piacere, ecc.

Alcuni rivendicano apertamente il loro “diritto” di amare i bambini da cui si sentono attratti a volte in maniera insopprimibile.
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 04:41:10
I LUOGHI E I MODI

Secondo studi condotti in diversi paesi occidentali, nell’85% circa dei casi l’abusante è un familiare, o un membro della famiglia allargata. Un tratto tipico dell’abuso sessuale nella famiglia nucleare o allargata è il silenzio: si teme che, parlando, il colpevole possa finire nelle mani della giustizia e la famiglia sfasciarsi. Questo è il motivo per cui i dati quantitativi sull’incesto peccano per difetto e i resoconti degli abusati sono per lo più retrospettivi.

I casi più numerosi nelle denunce sono a carico di patrigni e padri (70% dei casi), ma ci sono anche zii, cugini, fratelli, sorelle maggiori e, qualche volta, la madre. L’età media delle vittime è tra i 6-8 e i 12 anni, ma alcuni bambini sono stati abusati in età inferiore. Il padre, o patrigno, autore d’incesto (padre “endogamico”) occupa spesso una posizione dominante all’interno della famiglia e tende ad ostacolare qualsiasi tentativo degli altri membri (specialmente della vittima) di intraprendere delle relazioni sociali al di fuori delle mura domestiche. Anche la vittima dell’incesto (spesso la figlia, più raramente il figlio) è sovente isolata e alla ricerca di contatto umano. In alcuni casi il rapporto incestuoso può essere sostenuto da alcuni “vantaggi secondari”: l’abusante ricompensa la vittima con regali e privilegi all’interno del nucleo familiare e questa può considerarsi come l’unica persona in grado di tenere unita la famiglia. Poiché nelle famiglie incestuose c’è quasi sempre una diffusa paura di arrivare alla disgregazione familiare (con conseguenti difficoltà economiche per alcuni membri), è stato ipotizzato che l’incesto abbia, a volte, la funzione “secondaria” di tenere unita una famiglia disfunzionale: un uomo che, ad esempio, non ha più rapporti con la moglie potrebbe andarsene da casa se non fosse per il legame che intrattiene con la figlia. Per parte loro, le figlie che sono oggetto di attenzioni particolari sono spesso coinvolte in una situazione di “inversione di ruolo” nei riguardi della madre. Quest’ultima finisce col delegare (implicitamente) alla figlia il ruolo di “donna di casa” e, più o meno inconsciamente, la incoraggia ad assumeme anche gli aspetti sessuali. Il rapporto della figlia con la madre, in questi casi, è ovviamente molto conflittuale.

I genitori possono sembrare delle personalità ben adattate. Tuttavia, un esame più accurato della loro storia passata rivela spesso la presenza di un abbandono precoce da parte dei loro stessi genitori. Molti padri o patrigni incestuosi hanno subito deprivazioni affettive nell’infanzia. Analogamente, le madri sono spesso donne dipendenti e bisognose di affetto, le cui mamme sono state spesso assenti od ostili. Qualche volta ai test psicologici entrambi i genitori possono mostrare segni di paranoia, squilibri, grosse inibizioni sessuali.

La personalità dei pedofili è polimorfa. C’è infatti chi ritiene che «la tendenza ad avere un contatto sessuale con i bambini può essere considerata secondo un continuum che va dall’individuo per il quale il bambino rappresenta l’oggetto sessuale scelto (pedofilia) a quello (l’altro estremo) per il quale la scelta di un oggetto sessuale immaturo è essenzialmente una questione di opportunità o di coincidenza» (Ajuriaguerra, 1979). Nel secondo caso si tratterebbe di soggetti “adattabii”, o “superficiali”, individui che non si pongono molti problemi e prendono ciò che capita o che viene loro offerto. Ciò aiuterebbe, tra l’altro, a spiegare il fenomeno del turismo sessuale, praticato non solo da pedofili ma anche da persone che di norma hanno rapporti sessuali con partner adulti.

Anche le tecniche per adescare i bambini sono di vario tipo. Naturalmente, quelle degli estranei sono più sofisticate di quelle dei familiari. C’è chi in spiaggia corteggia la mamma per poi avvicinare la figlioletta, chi addirittura sposa una donna separata per avere accesso ai bambini, chi cerca di diventare amico di famiglia e ottenere la fiducia dei genitori, chi avvicina bambini con carenze affettive o trascurati e via dicendo. Un pedofilo pentito ha rivelato il suo metodo “infallibile”:

«Sono un radioamatore, era sufficiente che mi mettessi sulla veranda con la mia radio per avere intorno un nugolo di maschietti dagli Otto ai dodici anni» (Howitt, 1998). Il che non significa che tutti i pedoffii pianifichino le loro azioni così nel dettaglio: alcuni agiscono senza premeditazione, lasciandosi condurre dagli eventi e sfruttando le occasioni.

Un’inchiesta condotta da Conte et al. (1989), dell’Università di Chicago, su 20 pedofili in terapia mostra come generalmente gli “amanti dei bambini” siano ben consapevoli di ciò che fanno. E quello che emerse dalle risposte che i 20 pedofili “pentiti” (maschi tra i 20 e i 60 anni) osservati nel corso di quella ricerca dettero ai loro terapeuti. Quì di seguito ne sintetizziamo alcune.
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 04:55:16
LE CONFESSIONI DEI PEDOFILI

Alla domanda: «Quante sono state le tue vittime?», le risposte variavano da un minimo di i a un massimo di 40, con una media di 7.3. Diciotto mesi era l’età della vittima più giovane. In molti casi i minori erano imparentati con il pedofilo. Alla domanda: «C’era qualcosa nell’aspetto del bambino che ti attraeva?», alcuni indicavano soprattutto tratti fisici (pelle liscia e morbida, corpo snello, capelli lunghi, volto grazioso, aspetto femminile, ecc.), altri atteggiamenti e tratti del carattere: «Vivace, socievole, affezionato. Sentivo che era il soggetto ideale, perché aperto e fiducioso», «Mi attraeva molto lo sguardo che era pieno di fiducia. Quando sono sospettosi non ti guardano in faccia», «Aveva un aspetto vulnerabile. Era insicuro. Si fidava di tutti».

«Se erano in parecchi con un aspetto simile», veniva poi chiesto ai soggetti, «che cosa ti spingeva a sceglierne uno piuttosto che un altro?». Molti dissero di orientarsi verso i più deboli, quelli più bisognosi di protezione e più facilmente circuibili. Ecco alcune delle risposte:

«Sceglievo il più giovane o quello che, secondo me, non avrebbe parlato», «Quello che cercava protezione. Quello che fratelli e sorelle si trascinavano dietro come un peso», «Quello a cui piaceva essere tenuto sulle ginocchia, a cui piacevano le mie carezze, che si lasciava toccare senza protestare e nvoltarsi contro». Ancora:

«Capisco quando il bambino ripone fiducia in me: lo vedo da come si muove, da come mi si rivolge e mi chiede le cose», «Si capisce se un bambino ha già avuto di queste esperienze, perché è più tranquillo e remissivo quando si usano certe parole, si fanno delle allusioni o si prendono delle iniziative», Sceglievo gli isolati, quelli senza amici oppure i più trascurati e maltrattati, perché questi bambini sono alla ricerca di qualcuno che si prenda cura di loro».
Alla domanda: «Dopo aver identificato una vittima potenziale, pensavi alla possibilità di essere scoperto?», la maggior parte rispondeva affermativamente, spiegando come la paura di essere scoperto deterrninasse il modo in cui si avvicinavano ai bambini: «Sì, avevo paura di essere scoperto, perciò aspettavo il tempo e il luogo giusti. E il motivo per cui mi rivolgevo a bambini di non più di 7 anni. Alcuni ne avevano 3 e non penso che capissero che cosa stessi facendo. Cercavo bambini che non fossero in grado di riferire», «Avevo paura per tutto il tempo che li tenevo con me», «Mi assolvevo pensando che non li stavo molestando, ma che soddisfacevo una mia curiosità».

Alla domanda: «Dopo avere identificato la vittima, cosa facevi per convincerla a restare con te?», alcuni parlavano di regali, ma la maggior parte indicava strategie diverse: «Parlavamo, giocavamo insieme fino al- l’ora di andare a letto. Sedevo sul letto in slip e valutavo le sue reazioni», «Le facevo il solletico, la toccavo, tidevamo. Con i bambini il contatto fisico è molto più importante della seduzione verbale», «Cercavo di essere simpatico: gli proponevo dei giochi, gli mostravo attenzione, gli facevo dei complimenti», «Mi comportavo in modo tale che si sentisse sicuro con me», «Lo attiravo con qualche scusa: un giocattolo, una cosa buffa o altro», «Lo staccavo dagli altri. Una volta che l’avevo isolato cercavo di farlo ridere, di divenirlo, di interessarlo», «Gli dicevo che era speciale. Usavo un tono di voce dolce per non spaventano, ma più che parlargli lo toccavo, lo accarezzavo», «Lo rassicuravo, gli dicevo che quello che stavamo facendo era una cosa buona».

Alla domanda: «Li minacciavi?», alcuni negavano, altri ammettevano di aver impaurito i piccoli con la forza, sovrastando li fisicamente e minacciando ritorsioni: «Non li rninacciavo direttamente, ma i bambini mi avevano visto in scene violente con mia moglie almeno un paio di volte», «Gli bioccavo le braccia in modo che non potesse andarsene», «No, non lo minacciavo perché così avrei potuto perdere il suo affetto», «Avendo l’età dei loro genitori incutevo rispetto. Li intimidivo guardandoli negli occhi. Riuscivo a farmi obbedire», «Gli dissi che se sua madre l’avesse saputo sarebbe impazzita», «Gli dicevo che se lui avesse fatto la spia suo padre poi l’avrebbe picchiato a sangue».

L’ultima richiesta che gli studiosi di Chicago posero ai loro soggetti fu quella di tracciare il “decalogo del perfetto pedofilo” (presentato nel box qui sopra). Il quadro che emerse dalle risposte fu quello di un predatore a sangue freddo, calcolatore, pronto ad individuare e sfruttare fino in fondo la vuinerabiità delle vittime, lo svantaggio familiare e sociale di alcune di loro, perfettamente capace di alternare, con raffinata abilità, buone e cattive maniere.
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 04:56:14
LA PATOLOGIA

La maggior parte delle persone non pensa ai bambini come a dei possibili partner o “oggetti” sessuali. Perché per alcuni non è così? Si tratta di una malattia o di un impulso naturale? Secondo molti psicologi e psichiatri, i pedofihi hanno una personalità immatura, problemi di relazione, o sensi di inferiorità, che non consentono loro di reggere un rapporto amoroso adulto, “alla pari”: si focalizzano sui bambini perché possono controllarli e dominarli. Con loro non provano sentimenti di inadeguatezza. L’im- maturità emerge anche dall’incapacità di questi individui di assumere un ruolo responsabile. E vero che un bambino di tanto in tanto può assumere degli atteggiamenti “provocanti” o seduttivi, ma chi si lascia attivare sessualmente da tali atteggiamenti disinibiti e per lo più inconsapevoli è una persona che non sa tener conto del contesto. Quegli stessi atteggiamenti e movenze suscitano, in una persona responsabile, un sentimento di tenerezza o di divertimento, non una reazione di tipo sessuale.

Secondo la psicoanalisi classica, i pedofili abituali sarebbero preda di un disturbo narcisistico della personalità. Nei bambini essi rivedrebbero se stessi nel periodo della propria infanzia, idealizzerebbero il corpo e la bellezza infàntile, o preadolescenziale, e rievocherebbero lo stesso trattamento, o il suo opposto, subito in passato. Sarebbero dunque al centro di una specie di circuito che si autoalimenta e che li riporta compulsivamente indietro nel tempo, al momento in cui essi stessi hanno vissuto quel tipo di esperienza, hanno provato eccitazione—paura e anche il turbamento di essere depositari di un segreto incomunicabile, in una sorta di doppia vita.

I pedofihi sarebbero insomma rimasti “fissati” a quelle emozioni intense e a quegli schemi estetico—erotici che ora cercano di esplorare e rivivere, senza riuscire ad evolvere verso forme diverse di erotismo, incuranti della differenza tra generazioni e negando l’esistenza di ruoli e funzioni adulte. A ciò si aggiunge, nei pedofili abituali, il piacere della trasgressione e, oggi, anche quello di ritrovarsi con i propri simili su Internet. Qui, oltre a scambiarsi materiale e informazioni, possono rivendicare un’identità in contrapposizione a tutti CO- loro che disapprovano i loro comportamenti o combattono la pedofilia.

Infine, nei casi in cui il disturbo narcisistico di personalità sia associato a gravi tratti asociali, le determinanti inconsce del comportamento sessuale possono pericolosamente connettersi alle dinamiche del sadismo. La conquista sessuale del bambino, in questo caso, rappresenta uno strumento di vendetta per gli abusi subiti, una sorta di puntello alla scarsa stima di sé. Un senso di trionfo e di potere può accompagnare la trasformazione di un trauma passivo in una vittimizzazione perpetrata attivamente: il bambino è così visto come un oggetto che può essere facilmente dominato e terrorizzato, che non provoca frustrazione e non si vendica.

Alcuni autori (Ward et al., 1995) hanno anche elaborato un modello teorico che mette in relazione i problemi di intimità dei pedofihi con i diversi stili di attaccamento. Essi hanno individuato tre principali categorie di molestatori:
1) Gli “ansiosi—resistenti”, che hanno scarsa autostima, si considerano indegni d’amore e ricercano costantemente l’approvazione degli altri. In presenza di un partner che può essere controllato (come un bambino in stato di bisogno o di carenza) essi si sentono sicuri, mentre sono incapaci di stabilire relazioni emozionali con adulti. Talvolta possono diventare dipendenti emotivamente dal rapporto con i bambini, con la conseguenza che i confini tra adulto e bambino si perdono e la relazione affettiva si trasforma in sessuale. Curano e corteggiano i bambini e raramente impiegano mezzi coercitivi.

2) Gli “evitanti—timorosi”, che presentano un forte desiderio di contatto insieme alla paura del rifiuto, tanto da evitare relazioni intime con gli adulti percepiti come rifiutanti. Le modalità con cui il soggetto mette in atto l’abuso sono caratterizzate da scarsa empatia e uso della forza.

3) Gli “evitanti—svalutativi”, che hanno come meta il conseguimento dell’autonomia e dell’indipendenza, per cui sono alla ricerca di relazioni che richiedano il minimo contatto sociale possibile e il minor grado di apertura emozionale e personale. Al pari degli evitantitimorosi cercano rapporti impersonali, caratterizzati però da un maggior grado di ostilità e aggressività che può condurre a comportamenti coercitivi violenti o sadici.
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 04:56:49
L’ASIMMETRIA E L’EQUIVOCO

Sono pochi i pedofili che accettano di farsi curare e molti non si considerano malati. Alcuni, come abbiamo già detto, rivendicano pubblicamente la liceità dei loro approcci, sostenendo che c’è abuso soltanto quando c’è costrizione violenta. Costoro affermano che anche un bambino piccolo è in grado di scegliere e di dimostrare il suo rifiuto, se non gradisce certi contatti. Sul sito Internet Danish Pedophile Association si possono trovare sintetizzate le risposte che i pedofili “buoni” danno ai quesiti principali: «La pedofilia non è una malattia e non deve essere curata; la pedofilia è sempre esistita; le cause della pedofilia non devono essere ricercate in ipotetiche violenze del passato; i pedofili, sia uomini che donne, nel 75% dei casi preferiscono soggetti del proprio sesso; non è nocivo il rapporto con un bambino consenziente, bensì il clamore suscitato se viene scoperto; la sessualità non è cattiva, in qualunque forma si manifesti, ma un aspetto gradevole dell’esistenza; i bambini hanno una loro naturale seduttività, perché reprimerla?».

I pedofili che usano seduzione e biandizie e condannano le violenze hanno fondato delle associazioni per difendere il “diritto alla libertà sessuale” del bambino, a parer loro oppresso da una società sessuofobica. Secondo quest’ottica, i veri danni sui bambini sarebbero provocati: a) dal fatto di dover mantenere il segreto sui “giochi” che fanno con gli adulti (segreto che di per sé creerebbe sensi di colpa); b) dalle trafile giudiziarie (interrogatori e confronti) che fanno seguito alle denunce; c) dal comportamento dei genitori: se questi non comunicassero al figlio il timore di poter essere vittima dì violenza, sostengono i pedofihi, il bambino non si sottrarrebbe alle attenzioni sessuali degli adulti, non ne proverebbe vergogna e, alla fine, non verrebbe neppure ucciso.

Uno degli obiettivi dei pedofili organizzati è proprio quello di indebolire l’influenza che i genitori hanno sui figli. A questo proposito l’associazione di pedofihi The S?urp ha stilato una lettera, idealmente rivolta a tutti i bambini, allo scopo di vincere le loro resistenze. Ne riportiamo alcune parti, per dare l’idea della dimensione psicologica in cui si muovono i pedofili: «Puoi dire no ma anche sì. Probabilmente qualcuno ti ha detto che “puoi dire di no”. Forse ti avranno spiegato che cosa significa: se qualche adulto ti chiede di fare delle “cose”, non devi farle. Questo ovviamente non si riferisce al fatto che tua madre ti dice di lavarti i denti [...j, si riferisce solo a certi adulti e a certe cose.
Bene, ricorda solo una cosa: se puoi dire di no, puoi anche dire di sì. Questo significa che se ti senti di fare qualcosa, hai il diritto di farlo. Non importa ciò che ti hanno detto i tuoi genitori. Perché è un diritto. Sei tu che puoi scegliere».

Più avanti: «Perché non devi raccontare nulla. Talvolta gli amici con i quali ti diverti ti dicono di non raccontare agli altri quello che avete fatto insieme. Questo capita spesso quando i tuoi amici sono degli adulti. Il motivo di ciò è semplice: se la gente scopre che hai fatto delle “cose” con un amico adulto (o un’amica), questo può farlo andare in prigione e rovinargli la vita. Specialmente se il tuo amico è un uomo, o anche solo un ragazzo più grande. Perciò il tuo amico ha paura.

A questo punto tu dovresti fare una scelta. Se senti che quella persona è stata buona e sincera con te e che non si merita di essere punita, dovresti aiutarlo e non raccontare a nessuno, nemmeno ai tuoi arnichetti, quello che è successo. Prima di raccontare a qualcuno chiedi a te stesso: il mio amico merita di andare in prigione? Può darsi di sì, ma per favore pensaci prima o potresti pentirtene dopo.

Oh, c’è un’altra cosa. Sai cosa capita a te quando la gente lo scopre? Bene, vai in terapia. Terapia vuol dire che devi sottostare a qualcuno che cercherà di convincerti che tutto quello che hai fatto con il tuo amico è stata una cosa orribile e che il tuo amico stesso è una persona orribile. Quindi, pensaci molto bene!».

Altri siti Internet, come Pedophile Liberation Front, Boy Love, Garonnière, ecc., sostengono propositi espliciti di voler continuare a ricercare la compagnia dei bambini «per poter esprimere liberamente la propria sessualità». Ma, se è vero che lievi contatti o frasi scherzose su parti del corpo dell’uno o dell’altro possono essere innocui, non altrettanto si può dire per carezze capziose, approcci subiti, o addirittura dolorosi, che vengono fatti ad un soggetto che non è né consenziente nè non consenziente, in quanto non sa che cosa sta per accadere. Non è affatto semplice, anche nei casi considerati “lievi”, stabilire ciò che è innocuo, piacevole o’ opportuno per un bambino nel rapporto erotico con un adulto e ciò che invece, non potendo essere integrato alle altre sue esperienze infantili, turba la gradualità del suo sviluppo, i ritmi della crescita, resta “incluso” nella sua psiche come un nodo irrisolto che potrà in seguito crearghi dei problemi, tra cui quello di ricercare compulsivamente lo stesso tipo di rapporti che ha subito, perpetuando così, generazione dopo generazione, il ciclo dell’abuso. I punti cruciali di tutta la questione restano, da un lato, l’asimmetria tra adulto e bambino, ossia la disparità di potere e di consapevolezza che c’è tra l’adulto esperto e il bambino ignaro e, dall’altro, il grosso equivoco su cui si basano i contatti fra pedofilo e bambino, vale a dire il fatto che da un adulto che mostra interesse e disponibilità nei suoi confronti un bambino non si aspetta altro che protezione e supporto.

Anna Oliverio Ferraris è Ordinario di Psicologia dello sviluppo presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Psicologa, psicoterapeuta e saggista, da una decina d’anni conduce studi e ricerche sul rapporto che bambini e adulti instaurano con i mass media e sulle forme di influenza che questi esercitano sul pubblico. In tale ambito ha pubblicato una serie di articoli, Imparare la TV, comparsi su «Psicologia contemporanea» dal n. 128 al n. 135, 1995-1996. E autrice di numerosi saggi, tra cui ricordiamo: Zone & ombra: storie di normale psicopatologia (Giunti, Firenze, 1995), La macchina della celebrità (Giunti, Firenze, 1999), Le domande dei bambini (Rizzoli, Milano, 2000).

Barbara Graziosi, psicologa ad indirizzo clinico, da circa tre anni collabora con Anna Oliverio Ferraris presso la Cattedra di Psicologia dello sviluppo dell’Università “La Sapienza” di Roma. Attualmente si occupa di prevenzione del disagio scolastico nell’ambito di progetti-intervento finanziati dal Comune di Roma.
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 05:05:24
Il decalogo del perfetto pedofilo:

1) Trascorri più tempo possibile con il bambino. Insinuati in casa o portalo in un luogo sicuro. Fagli trovare casualmente del materiale pornografico. Parlagli di sesso. Osserva le sue reazioni.
2) Fai capolino dalla porta quando si sveste. Sii gentile, simpatico. Fagli dei complimenti. Toccalo accidentalmente oppure trova una scusa per toccano. Procedi per gradi.
3) Sii simpatico, aperto. Prendi di mira
bambini poco seguiti dai genitori, con problemi in famiglia o già abusati. Individua i loro punti deboli.
4) L’ideale è un bambino proveniente da una famiglia difficile e disgregata perché è alla ricerca disperata di appoggio. Anche i bambini taciturni e isolati sono alla ricerca di qualcuno che si accorga di loro.
5) Meglio un bambino senza amici. Diventa suo amico. Comportati in modo che possa fidarsi completamente.
6) Cerca di diventare amico di un uomo dedito all’alcol e alla droga, che considera i propri figli un peso e li maltratta. Quei bambini soffrono, se gli si dà un po’ di attenzione sarà facile raggirarli. Quando un genitore ha fiducia in te offniti come baby-sitter. A questo punto sei solo con lui: il piccolo che teme i genitori è contento di stare con te.
7) Usa l’amore come esca. Evita le minacce finché è possibile. Dagli l’impressione di essere libera, o libero, di scegliere, di fare o non fare. Digli che per te lei, o lui, è speciale. Meglio i bambini che hanno già subito degli abusi e sono abituati a certe cose.
8) Mostrati interessato al suo benessere. Se non ha un amichetto, chiedi il motivo. Procedi lentamente per non destare sospetti. Quando si fida completamente incomincia a toccare. Osserva le reazioni.
9) Assicurati che non ci sia nessuno intorno. Accarezzalo pesantemente. Il passo successivo consiste nel convincere il bambino che tutto va bene, non c’è nulla da temere, non è il caso di scappare.
10) Digli che quello che state facendo è lecito. Se non riesci a convincerlo, usa le minacce e, se necessario, la coercizione fisica.


Messaggio del 25-08-2007 alle ore 12:37:38
in quanto a decalogi nessuno è + ferrato dei preti
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 13:07:46
Esatto Bakunin,
Edb ha presentato una bellissima analisi sull'efferato mondo della pedofilia. Ha però omesso l'aspetto di cui si dibatte in questi ultimi 2 anni. Cioè i preti pedofili e le coperture adottate dalla Chiesa.
Invitiamo pertanto Edb a completare la sua disamina con questo aspetto sottovalutato, che rovina la vita a migliaia di bambini ogni anno in tutto il mondo, Italia compresa.

Nuova reply all'argomento:

Omosessualità e pedofilia

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