Cultura & Attualità
Marco Buticchi
Messaggio del 20-10-2007 alle ore 13:00:12
uno che leggeva Wilbur Smith mi perplime, ma qualsiasi cosa italiana diversa da Baricco va incoraggiata
uno che leggeva Wilbur Smith mi perplime, ma qualsiasi cosa italiana diversa da Baricco va incoraggiata
Messaggio del 20-10-2007 alle ore 12:18:54
Buticchi, un italiano tra i big del romanzo
"Scrivo divertendomi. E non sono una spia..."
di MATTEO TONELLI
ROMA - "Ma se uno vende milioni di libri una ragione ci sarà, o no?". E tanti saluti a chi storce il naso davanti a chi vende milioni di copie. E all'immagine dello scrittore che deve essere per forza triste e macerato dall'angoscia. Marco Buticchi non è così. Diretto e senza troppi giri di parole. lo è adesso che vende milioni di copie e lo era anche nel 1991 quando pubblicò, a suo spese, il primo romanzo ("Il cuore del Profeta"). Le copie andarono esaurite nonostante le parole di un editore a cui era stato proposto: "Lascia stare, il romanzo non va". Poi l'incontro con Longanesi, gli altri romanzi e i milioni di copie vendute. Il nome di Buticchi campeggia accanto a quelli dei maestri dell'avventura tipo Clive Cussler e Wilbur Smith. In questi giorni è uscito il suo ultimo romano "Il vento dei demoni" (Longanesi. 19,60 euro. 584 pagine): è la storia "di una pietra scagliata da Dio nella notte dei tempi, portatrice di morte per chiunque si avvicini". Un romanzo che parte dell'età dei metalli, che passa per gli anni Trenta, le Germania nazista per approdare ai giorni nostri. E, adesso, Buticchi, con negli occhi la vista di Lerici e del Golfo dei Poeti dove vive, si gode il successo.
Si aspettava un successo così?
"Di queste proporzioni no, ma sapevo di scrivere bene. D'altronde questa è una passione che mi porto dietro da sempre".
Che libri legge?
"Prima leggevo tanta "concorrenza", tipo Wilbur Smith. Ma poi ho smesso. C'era il rischio che la memoria mi tradisse, magari facendomi inserire un elemento tratto da un libro di un altro scrittore nel mio. Insomma il rischio di copiare senza volerlo. Comunque l'ultimo libro che ho letto è "La cattedrale del mare" di Ildefonso Falcones. Bellissimo".
Quanto nei suoi libri c'è di verità e quanto di finzione?
"Diciamo che le storie vanno su binari ortodossi, poi attraverso il mio filtro le reinterpreto".
Leggendo i suoi libri viene il sospetto che lei abbia accesso a informazioni riservate..
"Vuol sapere se in realtà sono una spia? No, non lo, ma mi documento molto, sono un ricercatore insomma. Poi, certo, ho accesso ad alcuni fonti ben informate, ma alla fine le notizie ci sono. Basta cercarle".
Nei suoi libri c'è un continuo riferimento all'ebraismo, da che nasce?
"Io stimo molto gli ebrei, credo che siano il tassello su cui si regge l'equilibrio militare del mondo. Senza dimenticare che da sempre sono costretti a difendersi da continue aggressioni".
E del conflitto israelo-palestinese che pensa?
In realtà non mi preoccupa più di tanto, lo considero una malattia cronica. Piuttosto vedo con timore la questione curda o le ultime mosse della Russia".
I suoi libri sono anche lo spunto per parlare di parla di civiltà diverse e religioni diverse. E oggi si parla molto del cosidetto scontro di civiltà.
"Credo che sia necessario vedere gli interessi che ci sono dietro, se è solo religione o c'è dell'altro. Tanto per dire, nel romanzo racconto che la presunta corsa all'armamento nucleare dell'Iran è solo un bluff di Teheran per far lievitare il prezzo del petrolio".
Che ne pensa della scena letteraria italiana?
"Da quando ho iniziato il panorama è migliorato, prima era fatto da gente che si scriveva addosso. C'era una certa immagine dello scrittore che doveva essere triste, pieno di problematiche. Non è proprio il mio caso, a me scrivere piace, mi rilassa. Altro che sofferenza. Certo resta un certo snobismo nei confronti di chi vende, ma io mi chiedo: se uno vende tanti libri qualcosa vorrà pur dire, o no?"
Un'ultima curiosità, ma l'editore che anni fa l'ha bocciato che penserà adesso?
"Mah, so che ha avuto difficoltà economiche, comunque credo che si sarà mangiato le mani. Così come un altro che ha rifiutato i miei libri".
(20 ottobre 2007)
Qualcuno lo legge?
Buticchi, un italiano tra i big del romanzo
"Scrivo divertendomi. E non sono una spia..."
di MATTEO TONELLI
ROMA - "Ma se uno vende milioni di libri una ragione ci sarà, o no?". E tanti saluti a chi storce il naso davanti a chi vende milioni di copie. E all'immagine dello scrittore che deve essere per forza triste e macerato dall'angoscia. Marco Buticchi non è così. Diretto e senza troppi giri di parole. lo è adesso che vende milioni di copie e lo era anche nel 1991 quando pubblicò, a suo spese, il primo romanzo ("Il cuore del Profeta"). Le copie andarono esaurite nonostante le parole di un editore a cui era stato proposto: "Lascia stare, il romanzo non va". Poi l'incontro con Longanesi, gli altri romanzi e i milioni di copie vendute. Il nome di Buticchi campeggia accanto a quelli dei maestri dell'avventura tipo Clive Cussler e Wilbur Smith. In questi giorni è uscito il suo ultimo romano "Il vento dei demoni" (Longanesi. 19,60 euro. 584 pagine): è la storia "di una pietra scagliata da Dio nella notte dei tempi, portatrice di morte per chiunque si avvicini". Un romanzo che parte dell'età dei metalli, che passa per gli anni Trenta, le Germania nazista per approdare ai giorni nostri. E, adesso, Buticchi, con negli occhi la vista di Lerici e del Golfo dei Poeti dove vive, si gode il successo.
Si aspettava un successo così?
"Di queste proporzioni no, ma sapevo di scrivere bene. D'altronde questa è una passione che mi porto dietro da sempre".
Che libri legge?
"Prima leggevo tanta "concorrenza", tipo Wilbur Smith. Ma poi ho smesso. C'era il rischio che la memoria mi tradisse, magari facendomi inserire un elemento tratto da un libro di un altro scrittore nel mio. Insomma il rischio di copiare senza volerlo. Comunque l'ultimo libro che ho letto è "La cattedrale del mare" di Ildefonso Falcones. Bellissimo".
Quanto nei suoi libri c'è di verità e quanto di finzione?
"Diciamo che le storie vanno su binari ortodossi, poi attraverso il mio filtro le reinterpreto".
Leggendo i suoi libri viene il sospetto che lei abbia accesso a informazioni riservate..
"Vuol sapere se in realtà sono una spia? No, non lo, ma mi documento molto, sono un ricercatore insomma. Poi, certo, ho accesso ad alcuni fonti ben informate, ma alla fine le notizie ci sono. Basta cercarle".
Nei suoi libri c'è un continuo riferimento all'ebraismo, da che nasce?
"Io stimo molto gli ebrei, credo che siano il tassello su cui si regge l'equilibrio militare del mondo. Senza dimenticare che da sempre sono costretti a difendersi da continue aggressioni".
E del conflitto israelo-palestinese che pensa?
In realtà non mi preoccupa più di tanto, lo considero una malattia cronica. Piuttosto vedo con timore la questione curda o le ultime mosse della Russia".
I suoi libri sono anche lo spunto per parlare di parla di civiltà diverse e religioni diverse. E oggi si parla molto del cosidetto scontro di civiltà.
"Credo che sia necessario vedere gli interessi che ci sono dietro, se è solo religione o c'è dell'altro. Tanto per dire, nel romanzo racconto che la presunta corsa all'armamento nucleare dell'Iran è solo un bluff di Teheran per far lievitare il prezzo del petrolio".
Che ne pensa della scena letteraria italiana?
"Da quando ho iniziato il panorama è migliorato, prima era fatto da gente che si scriveva addosso. C'era una certa immagine dello scrittore che doveva essere triste, pieno di problematiche. Non è proprio il mio caso, a me scrivere piace, mi rilassa. Altro che sofferenza. Certo resta un certo snobismo nei confronti di chi vende, ma io mi chiedo: se uno vende tanti libri qualcosa vorrà pur dire, o no?"
Un'ultima curiosità, ma l'editore che anni fa l'ha bocciato che penserà adesso?
"Mah, so che ha avuto difficoltà economiche, comunque credo che si sarà mangiato le mani. Così come un altro che ha rifiutato i miei libri".
(20 ottobre 2007)
Qualcuno lo legge?
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