Cultura & Attualità

Lo Shamìr
Messaggio del 21-03-2005 alle ore 14:53:35
Bruce Urge una riunione dei "Superiori Sconosciuti"
Messaggio del 21-03-2005 alle ore 12:58:18
Ecco quanto si può leggere in un antico manoscritto conservato alla Biblioteca Marciana (Bruce credo ti possa interessare), circa un giuramento che la leggenda vuole Ammaele avesse dettato ad Iside


giuro pel cielo, per la luce, per le tenebre, giuro pel Fuoco, per l'Aria, per l'Acqua e per la Terra; giuro per l'altezza del cielo, la profondità della terra e per l'abisso del Tartaro; giuro per Mercurio e per Anubi, pei latrati del drago Chercuroboro e del cane tricipite Cerbero custode dell'inferno, giuro pel nocchiero dell'Acheronte; giuro per le tre Parche, per le furie e per la clava, di non rivelare ad alcuno queste parole se non al nobile e diletto figlio mio.
e ora và, cerca dell'agricoltore e domandagli quale sia il seme e quale il raccolto. Tu imparerai da lui che quegli che semina grano raccoglierà del grano, quegli che semina orzo raccoglierà dell' orzo. questo ti condurrà all'idea della creazione e della generazione e ricordati che l'uomo genera l'uomo, che il leone genera il leone, che il cane riproduce il cane. E' così che l'oro produce l'oro ed ecco tutto il mistero!

Messaggio del 20-03-2005 alle ore 20:38:44
complimenti Bruce Wayne,molto interessante
Messaggio del 20-03-2005 alle ore 18:53:15
Molto interessante !
Il soggettista di 'Superman' avrà trovato qui l'idea della kryptonite?
Forse portata sulla Terra da qualche alieno generoso, o il cui UFO (?!) avesse subito un'avaria ?
Si dice che la realtà talvolta può superare la fantasia, ma fantasticare resta sempre una delle più belle doti dell'uomo.
Grazie
Messaggio del 20-03-2005 alle ore 11:55:44
LA PIETRA DI LUCE
Qual è il segreto della Pietra di Luce, fondamento del potere supremo, di cui Christian Jacq parla in una sua quadrilogia ? E' un oggetto o un simbolo? E' forse la Tuaoi, il Cristallo primordiale in uso ad Atlantide, che sprigionava l'energia per cui tutto si muoveva, una pietra diversa da come noi intendiamo un cristallo... e che si attiva con un preciso raggio di luce?

Soma, Elixir di Vita, Manna, Prana, Pane quotidiano (o finto pane), nonchè Oro di Salomone, sono i termini attribuiti, nel tempo, a qualcosa che potrebbe essere la Pietra di Luce. Forse è la mitica mkfzt, la shem.an.na mesopotamica, la manna di Mosè, più leggera di una piuma, eppure chiamata "pietra". Chiamata poi dagli alchimisti medievali -pietra filosofale-. Forse la punta da posare sulla Grande Piramide, nascosta nell'Amenti. Qualsiasi cosa sia, la troveremo solo se siamo disposti a cercarla.

Tutti ci chiediamo come gli antichi popoli abbiano fatto certe cose: tagliare massi enormi con tanta precisione, affinare superfici fino a renderle lisce come specchi, assemblare monoliti come fossero tessere di domino, un gioco. O incidere microscopiche scritte su aree di duro, durissimo quarzo, per esempio. Ovviamente senza lenti d'ingrandimento, raggi laser, e tecnologie che, secondo il ragionamento comune, fanno parte di una evoluzione lineare e progressiva.

Se guardiamo a quanto ci è arrivato dal passato, ci sono delle incongruenze. Testimonianze discordi nell'evoluzione, nel bagaglio di attrezzi conservato, nella valutazione dell'insieme, rispetto a semplici quanto evidenti particolari. In compenso abbiamo un patrimonio mitologico mondiale infinito, che racconta e spiega "a modo suo", quello che non riusciamo ad immaginare e ci ostiniamo ad ipotizzare con i limiti della logica.

Sono le leggende, e i testi tradizionali antichi, a proporci spiragli di reinterpretazione dei misteri del nostro passato: paragonandoli, rivelano preziose analogie, segno di un barlume di verità comune (o di inconscio collettivo), nonostante migliaia di chilometri separino geograficamente e culturalmente, le etnie. Possono cambiare i nomi e i contorni, ma una ricerca approfondita e paziente ha rivelato, in più occasioni, radici comuni anche nei termini di idiomi apparentemente slegati tra loro.

Veniamo allo Shamìr. Cosa sia non si sa. Perchè ne scrivo? Perchè in questo momento è il più recente anello di una catena che lentamente si costruisce attraverso le notizie che mi capitano tra le mani, nella ricerca della Pietra di Luce.
Nel 587 aC, i Caldei (o Babilonesi) conquistarono per la seconda volta Gerusalemme, e asportarono dal Tempio di Salomone, tra le varie cose rimaste, la vasca per la purificazione dei Sacerdoti, le due colonne simboliche e, si dice, quello contenuto in esse (erano cave): l'archivio storico del popolo di Israele e i documenti che testimoniavano preziosi segreti scientifici, tra cui lo "Shamìr", misteriosa cosa, che permise di costruire il Tempio stesso.

Secondo la Legge mosaica, divina, nessun materiale (oro, pietra, legno, avorio o altro) poteva essere lavorato con attrezzi di metallo con cui eran fatte le armi.
L'unico modo alternativo di lavorare la pietra per il Tempio, senza utilizzare i suddetti strumenti, era quella di usare lo "Shamìr", consegnato a Mosè da Dio, sul Sinai, evento che ricordiamo almeno per le Tavole della Legge e per l'arbusto spinoso che ardeva senza carbonizzarsi.
Come arrivò lo Shamìr a Salomone, lo racconta una storia, che troviamo simile in tanti altri popoli: Asmodeo, demone che sa dove si trovano tutti i tesori nascosti, rivela al re che Dio aveva consegnato lo Shamìr all'Angelo del Mare, il quale lo affidava, raramente, al gallo selvatico (o altro uccello simbolico, anche un rapace), per piantare gli alberi sulle nude colline pietrose. Salomone, con uno stratagemma, sottrae lo Shamìr e viene a sapere che la "sostanza" proviene dalle Montagne dei Dormienti.

Dello Shamìr, attraverso narrazioni e ricerche (su testi rabbinici), si sa quindi che:

Fu creato il sesto giorno: quando Dio pone sulla Terra la fauna, l'uomo e la flora. La sua seconda apparizione sarà nelle mani di Mosè, ai tempi dell'esodo
Era grande più o meno come un grano di frumento o d'orzo.
Possedeva la mirabile proprietà di tagliare qualsiasi materiale per quanto durissimo, anche il più duro dei diamanti.
Per questo venne utilizzato da Mosè per lavorare le gemme poste sul "pettorale del giudizio" del Sommo Sacerdote. I nomi dei capi delle dodici tribù furono dapprima tracciati con l'inchiostro sulle pietre destinate a essere incastonate nel pettorale, poi incisi con lo Shamìr. Il fatto più straordinario fu che l'attrito (o l'azione) che segnò le gemme non produsse nessun residuo.
Non poteva essere conservato in un recipiente chiuso (di ferro o di qualunque altro metallo), poiché lo avrebbe fatto scoppiare.
Doveva essere avvolto in un panno di lana e deposto in un cesto di piombo pieno di crusca d'orzo.
Non inibiva la crescita delle piante, secondo il racconto dell'uso che ne faceva il gallo.
Divenne inattivo (?) negli anni intercorsi tra la costruzione del Tempio e la sua distruzione.
Rimase in paradiso sinché Salomone non ne ebbe bisogno e mandò l'aquila (o il gallo) a prenderlo. Era il più meraviglioso possesso del re.
Con la fine dei lavori del Primo Tempio, o con la distruzione del Tempio stesso, lo Shamìr scomparve.
Anche le due Tavole della Legge, portate da Mosè al suo popolo, potrebbero essere state incise usando lo Shamìr.

Il Testamento di Salomone (testo apocrifo del primo secolo, narrativo, a carattere prevalentemente leggendario), narra che durante la costruzione del Tempio, gli operai soffrivano di un male misterioso che provocava grande spossatezza di giorno, e incubi nella notte. Quando incominciarono a morire, Salomone salì sul monte Moria, pregò Dio, e ricevette - tramite l'arcangelo Michele - l'anello d'oro, quello su cui era incisa la stella che consciamo e il Suo ineffabile Nome, che dava poteri straordinari e immensa saggezza.
In quell'anello, in seguito, venne incastonato lo Shamìr, una specie di rutilante "pietra verde", un "portentoso gioiello che irradiava luce". Vampiri e dèmoni (gli incubi) furono messi a tagliar pietre giorno e notte, al posto degli operai! (ecco la capacità, attribuita a Salomone, di esorcista).
Quindi lo Shamìr, poteva essere simile a un granello d'orzo di colore verde; poteva essere usato per lavorare qualunque minerale, era in grado di intaccare il vetro, la sua azione non lasciava residui. Poteva essere manipolato a mani nude, sebbene con notevoli problemi di salute.
Il dizionario ebraico oggi definisce "shamìr":

diamante
verme leggendario che tagliava le pietre per il Santuario
finocchio
paliuro
L'unica indicazione aggiuntiva viene dal termine "niàr shamìr" che in ebraico moderno indica la comune carta vetrata. Shamìr deriva, probabilmente, dall'indoeuropea "smer" (polvere minerale per levigare o segare). In greco tale materiale venne chiamato "smeris" o "smiris", in latino "smericulum", per noi italiani è lo smeriglio. In inglese emery = smeriglio (il falcone smeriglio si dice "merlin").
Il disco diamantato e la carta smeriglio che conosciamo, durante l'uso creano polvere di scarto e non sono reattivi, pericolosi.
Il "verme" pare derivi dalla errata traduzione di "insectator", tagliatore, in insetto che pratica fori; personalmente ho ricordato il geroglifico corrispondente alle onde dell'acqua, una linea ondulata (la lettera "n") che può sembrare un verme, che richiama un pò tutte le forme di energia, in egizio. Quando, per esempio, le dee inviano la loro energia verso Osiride, si vede uscire dalle loro mani proprio questo segno. Un altra similitudine è possibile riscontrarla con la forma del serpente, la kundalini della tradizione orientale, o il caduceo (sapevate che nel 1818 il Corpo di Chirurgia Generale dell'esercito americano ha posto un gallo sopra lo stemma per metà rappresentante la bandiera americana e per metà il bastone di Esculapio?)

Pensare quindi ad una forma di energia? Corrosività e "attività" che può esaurirsi fanno pensare alla radioattività. Forse un minerale precipitato con un meteorite (lo portava un uccello, dal cielo). D'altra parte il malore comune agli operai, condotti fino alla morte, fa pensare a una contaminazione radioattiva, anche se ridotta a tre giorni.
Oppure un minerale particolare, generato da scariche elettriche. O generatore di scariche elettriche.... come un laser primitivo (senza nessuna accezione sminuente). Una luce in grado di uccidere (un verme il cui sguardo faceva morire). Ma perchè il collegamento moderno con il finocchio e il paliuro?
Conosciamo il primo, mangereccio, che nella tradizione mediterranea entrava in una serie di rituali contro il malocchio (chi non ricorda "occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio"?) e di cui conosciamo le proprietà curative.
Il secondo è conosciuto anche come marruca o spina-christi, per la tradizione è con essa che venne fatta la corona di Cristo.

Isaia, il profeta, parlando dello Shamìr, cita spini, rovi, pruni. Come la pianta intricata che Mosè vide ardere. La stessa pianta in grado di neutralizzare il veleno dei serpenti o intossicare, l'Haoma di Zarathustra (custodito dall'uccello Saena), il Soma di Brahama (gestito da Garuda, gigante mezzo aquila), l'Esphand assunta da Maometto prima di ricevere il Corano?
Ma il paliuro non è tossico. Tanti sono gli arbusti locali, quindi il riferimento, nel tempo, può essere stato addomesticato per "analogia" e ora indicare piante simili a quella originale. Una o più piante contenenti sostanze da mischiare?
E' plausibile una aggressione chimica: non lascia tracce di materiale di scarto, ma può sviluppare fumi velenosi ed ustionare, come l'acido fluoridrico, di cui è famosa l'altissima reattività e le lesioni irreversibili che crea nell'uomo, simili a una contaminazione radioattiva.

Forse una speciale "mistura vegetale", come quella conosciuta dai "sapienti" egizi preposti all'Arte, in grado di disgregare superficialmente qualunque roccia o pietra, trasformandola in una pasta malleabile fino a quando il solvente non fosse evaporato.
"Farr" o "khvarnah" ("Fortuna del Re" e "Gloria di Dio"), sono i nomi con cui una leggenda iraniana indica una essenza divina che permetteva di scavare le sostanze più dure, forgiare metalli e addirittura conoscere la natura di Dio.
L'ossidiana, veniva trattata con notevole perizia sull'altopiano anatolico, precedentemente al 6200 aC. Anche a Gerico e, ancora prima (10.000 aC) sui Monti Zagros, a Nimrud Dag, in Armenia, sul Lago Van.
In Cappadocia, a partire dal 9500 a.C., vennero costruite 36 città sotterranee articolate su 18-20 livelli, per ospitare una popolazione da 100.000 a 200.000 individui. Scavate nella roccia, collegate fra loro da una rete di tunnel alti anche più di due metri, aerate da condotti di ventilazione del diametro medio di 4 centimetri.

Secondo i miti egiziani il Dio Seth tagliò le rocce, la casa del fratello Osiride, con qualcosa di simile allo Shamir. A Tula possiamo notare statue con arnesi denominati "serpenti di fuoco", gli "Xiuhcoati", del tutto simili a quelli che, a Tiahuanaco, impugnano i miti di Kalassasaya: strumenti che si dice siano stati in grado di generare "raggi infuocati" tali da trapassare un essere umano.
E come spiegare le molte iscrizioni sui reperti in Mesopotamia ed Egitto? Pietre ornamentali e da sigillo, in diorite, ossidiana, basalto, lavorate come fossero cera, con incisioni di spessore inferiore agli 0,16 millimetri.

"Le pietre magiche", di Santini De Riols racconta che per lavorare queste pietre destinate al culto, veniva usato un "punteruolo consacrato".Quindi lo Shamìr spinoso, in grado di incidere pietre come il diamante e capace di crescere su terreni impervi: la Montagna dei Dormienti, nome che fa pensare a un luogo silenzioso, dedicato ai trapassati, come Petra, misteriosa città completamente scavata nella roccia.

Continua la ricerca della Pietra di Luce, e di ogni sua possibile espressione.

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