Cultura & Attualità
Libertà o diritto?
Messaggio del 06-04-2007 alle ore 19:58:15
Il boccone avvelenato dell'età moderna è l'estensione infinita dei diritti come sanzione dello stato di uomo; e questa appare tanto mostruosa quanto essa appare come lo strumento non di liberazione ma di asservimento dell'uomo stesso, che cede alla lusinga di un dono infido accompagnato da mille lusinghe.
Il diritto è diventato fine ultimo di ogni enunciazione umanistica, prescindendo definitivamente dalla sua essenziale strumentarietà, caratteristica di una natura non originale, ma derivata. Anzi, esso si presenta come elemento di una unità costituita insieme al dovere, che la cultura moderna sembra sempre più interprestare non come una "collegialità", ma come un'autentica dicotomia, una idiosincrasia.
E in questo sentimento idiosincratico sta la perfidia del diritto, che viene lanciato, senza il dovere, nell'Olimpo dell'ideale, laddove il dovere costituisce la mora che teneva il diritto stesso agganciato alla realtà circostante.
Infame è il diritto, derivato ed esterno. Ed è esterno in quanto è sanzione che viene da fuori, rispetto a ogni individuo, sebbene le assurde pretese idealistiche per cui il diritto è connaturato con l'uomo. Ma il diritto non nasce con l'uomo e non nasce con la natura; esso è un espediente col quale l'uomo vuole tutelare il vero stato naturale che è quello della libertà.
Il diritto non è connaturato all'uomo; e ogni popolo ha il suo diritto, e spesso ciascuno contrastante con l'altro. Così l'elaborazione dei diritti non trova eguale riscontro ovunque e in ogni epoca. Essi sono inganno rivolto a schiavi perché accentando quelli, essi possa accettare tacitamente e inconsciamente il fardello che si trascinano dietro.
Ma la libertà, essa è il tesoro dell'uomo, che è l'essenza della sua natura, così vera e tenace che può essere conseguita anche contro ogni avversità.
Il boccone avvelenato dell'età moderna è l'estensione infinita dei diritti come sanzione dello stato di uomo; e questa appare tanto mostruosa quanto essa appare come lo strumento non di liberazione ma di asservimento dell'uomo stesso, che cede alla lusinga di un dono infido accompagnato da mille lusinghe.
Il diritto è diventato fine ultimo di ogni enunciazione umanistica, prescindendo definitivamente dalla sua essenziale strumentarietà, caratteristica di una natura non originale, ma derivata. Anzi, esso si presenta come elemento di una unità costituita insieme al dovere, che la cultura moderna sembra sempre più interprestare non come una "collegialità", ma come un'autentica dicotomia, una idiosincrasia.
E in questo sentimento idiosincratico sta la perfidia del diritto, che viene lanciato, senza il dovere, nell'Olimpo dell'ideale, laddove il dovere costituisce la mora che teneva il diritto stesso agganciato alla realtà circostante.
Infame è il diritto, derivato ed esterno. Ed è esterno in quanto è sanzione che viene da fuori, rispetto a ogni individuo, sebbene le assurde pretese idealistiche per cui il diritto è connaturato con l'uomo. Ma il diritto non nasce con l'uomo e non nasce con la natura; esso è un espediente col quale l'uomo vuole tutelare il vero stato naturale che è quello della libertà.
Il diritto non è connaturato all'uomo; e ogni popolo ha il suo diritto, e spesso ciascuno contrastante con l'altro. Così l'elaborazione dei diritti non trova eguale riscontro ovunque e in ogni epoca. Essi sono inganno rivolto a schiavi perché accentando quelli, essi possa accettare tacitamente e inconsciamente il fardello che si trascinano dietro.
Ma la libertà, essa è il tesoro dell'uomo, che è l'essenza della sua natura, così vera e tenace che può essere conseguita anche contro ogni avversità.
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