Messaggio del 06-05-2007 alle ore 14:30:02
Attualità della prospettiva liberalsocialista:
Questa possibilità n questi ultimi anni sembra essere stata particolarmente disattesa.
A destra direi che a partire dalla fine degli anni Settanta, il liberalismo è stato messo in secondo piano dal liberismo economico.
J. S. Mill difficilmente si sarebbe riconosciuto in questo liberismo!
Se penso ad una certa destra che ha tenuto banco negli anni Ottanta e Novanta mi sembra che la virulenza nell’affermare – e cito -"CHE NONESISTE QUELLA COSA CHIAMATA SOCIETA'! " non possa essere ricondotta a J. S. Mill !
La destra di questi anni ha usato il linguaggio della libertà per giustificare, legittimare l’ingiustizia. In nome della libertà economica, della globalizzazione e della libera concorrenza, il liberismo è riuscito a rimettere in discussione e contestare diritti sociali acquisiti.
Per qualche tempo la sinistra è stata a guardare. Ma le ricette del liberismo economico hanno prodotto troppe ingiustizie, troppa disparità e povertà per non indignare chi crede nella libertà e nell’uguaglianza.
In questo senso gli anni che abbiamo alle spalle non sono stati anni di sintesi, di incontro di due alti ideali: giustizia e libertà.
Le strade si sono divise proprio sul modo di intendere il concetto di libertà.
Per la sinistra la libertà del cittadino è garantita dal ruolo regolatore dello Stato, dall’accesso equo all’istruzione, alla salute, alla previdenza.
Per i puristi della dottrina di destra lo Stato può essere invece ridotto fino ad essere sciacquato giù nella vasca da bagno per riprendere una celebre espressione dell’americano Barry Goldwater (Washing governement down the bathroom drain).
Come reagire all’avvilimento del liberalismo economico? Come raddrizzare la pericolosa piega presa dal mondo capitalista industrializzato ?
Io credo che qui sia proprio l’Europa con la sua civiltà e la sua tradizione, con la sua capacità di tradurre il suo senso della vita in realtà istituzionale, che abbia da dire la sua.
La tradizione europea così come ha sempre puntato l’accento sull’individuo piuttosto che sulla totalità, a differenza di altre culture,per es."L'AMERIKANA", ha sempre concepito da Aristotele in poi l’individuo nel suo rapporto con la società che lo circonda.
Questo significa che il liberalismo( non parlo più di LIBERISMO, è una bestemmia per l'essere umano) non è soltanto l’esercizio della propria libertà senza limiti, ma limitato dove comincia la libertà dell’altro.
Questo significa che nel perseguire legittimamente il proprio
benessere, l’individuo deve sentire che la qualità della sua vita non riguarda soltanto lui stesso ma anche il mondo che lo circonda.
Per concludere, credo che per parlare concretamente di liberalsocialismo occorra riconoscere che la coniugazione tra socialismo e liberalismo è anche un modo di governare, un modo pragmatico che tiene conto della necessità di creare compromessi.
Compromessi costruttivi, frutto della solidarietà e della giustizia sociale, dell’ascolto serio delle ragioni dell’altro.
Ma garantire alle cittadine e ai cittadini giustizia e libertà è molto di più che il risultato di un compromesso contingente perché non si può avere libertà senza giustizia.
Messaggio del 06-05-2007 alle ore 16:44:35
ma quali programmate! sei tu che da un mese ripeti che non scriverai più sul forum perché si dicono solo cazzate, perché gli anticlericali sono più rompipalle dei clericali.
Sei un uomo senza spina dorsale
Messaggio del 06-05-2007 alle ore 16:58:31
l'età ti ha conferito una certa saggezza, e ogni volta che ragioni in base alla tua vasta esperienza, dici cose molto sensate. Purtroppo non riesci ancora a staccarti dalla stoltezza giovanile...
Messaggio del 07-05-2007 alle ore 11:01:07
Il discorso è molto complesso, pieno di sfaccettature che ne sono il cuore.
Prima di tutto il liberismo, qualsiasi cosa esso sia, in Italia non ce n'è l'ombra.
Ditemi un settore economico dove i principi del libero mercato regnino sovrani.
Un settore dove non ci sono barriere ne all'ingresso ne all'uscita, dove una pluralità di soggetti si confrontano in un'arena competitiva dove gli unici parametri di valutazione siano efficienza ed efficacia, dove le cosiddette aziende extramarginali vengano eliminate e liberino risorse affinche altri competitors possano presentarsi.
Buono o cattivo che sia, questo sistema in Italia non c'è.
E a maggior ragione nei cosiddetti servezi essenziali non c'è trraccia dell'unico regolatore, efficace o meno, del meno: il mercato.
Normalemnte asistiamo alla presenza di un "concessionario" Mediaset, Tim o Autostrade che sia, che in virtù di una "tangente" pagata allo stato è libero di comportarsi da monopolista o oligopolista.
Su qualsiasi trattato di economia c'è scritto che il monopolio è quanto di peggio ci possa essere per il consumatore e per il cittadino, se poi qiesto monopolio assomma in se gli aspetti peggiori del monopolio pubblico con quelli del monopolio privato, la frittata è fatta.
Questione dei diritti dei cittadini e dei lavoratori:
IL LAVORO E' UNA MERCE
può non piacere ma è così. Quindi una merce viene scambiata su un mercato tra chi ce l'ha e chi ne ha bisogno. Obiettivo di chi acquista lavoro è quello di trasformare questo costo da fisso a variabile, insomma di pagarlo solo quanto se ne ha effettivamente bisogno (ovviamente il meno possibile). Obiettivo di chi vende lavoro è quello di concentrare l'offerta e cercare di spuntare sia prezzi migliori che soprattutto costringere chi acquista a fare ordinativi di lungo periodo.
Un certo Carlo nato a Lipsia (ma poi trasferito a Londra dove si stava meglio) ci è diventato famoso più di Scamarcio per aver scritto questo cose.
Tutte e due le posizioni sono legittime, poi devono comporsi in un rapporto dialettico.
Una prospettiva Liberlsocialista come deve porsi di fronte a queste, enormi, questioni?
Semplice (a parole) difnedere la libertà di iniziativa nell'idea che l'individio allocherà sempre al meglio le proprie risorse, nello stesso tempo eliminare quelle barriere che i soggetti dominanti cercano (anche inconsciamente) di apporre in difesa del proprio status.
Quindi ovviamente sottoscrivo l'accesso ai servizi di base, temo che non concorderempo mai sul come farlo.
Quindi controllando che la competizione capitalistica avvenga nel rispetto delle regole, vedi le autority.
Per evitare che mi scanniate torniamo all'aspetto del lavoro, attenzione, lavoro tout court, quindi anche quello d'impresa.
Negli anni 70 si pensò di risolvere il problema stilando un elenco di dirittidei lavoratori e nona caso questo elenco prenderà il nome di un socialista: Gino Giugni.
Ma gli anni 70 sono la preistoria, rimanere legati alo statuto dei lavoratori, di cui non metto in dubbio l'utilità, è sintomo di conservatorismo becero.
La globalizzazione, lo sviluppo di un nuovo modo di lavorare, dovuto al boom tecnologico pone nuove enormi sfide che nont rovano risposta nei testi sacri del socialismo.
Che fare?
Intanto partire dal riconoscimento che il lavoro è una merce, ma poi aggiungere che è una merce particolare, troppo legata all'essenza stessa dell'uomo (nessun impreditore serio, oserà contraddirvi) e che quindi ha bisogno di essere trattata in manoera particolare.
Le aziende hanno bisogno di trasformare il lavoro in un costo variabile? benissimo, accontentate, ma devono esserne loro a pagarne o costi.
Questo però porterà ad uno shock culturale anche per i lavoratori e di riflesso per i sindacati, che dovranno abbandonare posizioni cristallizzate da troppi decenni.
Per scendere nel concreto, è impensabile parlare di flessibilità se non si approntano gli ammortizzaotri sociali del caso, chi paga questi ammortizzatori? Le aziende ovviamente, sono loro ad avvantagiarsene, ma questo comporta un ripensamento da parte dei lavoratori degli ammortizzatori sociali esistenti e pensati per un mondo che non c'è più.
Siamo sinceri c'è qualcosa di più ingiusto per il mondo del lavoro della cassa integrazione? ormai limitata ad una elite operaia?
Secondo me questo è Liberalsocialismo, difesa delle libertà individuali di tutti ed eliminazione di quelle barriere che impediscono a chiunque di avere una chance
Messaggio del 07-05-2007 alle ore 11:54:15
Una sintesi tra due ideali considerati generalmente antitetici, quello della libertà che anima il movimento liberale, e quello della giustizia che anima il socialismo credo sia possibile.
A parte le tue "poco eleganti" battute sul pensatore che viene universalmente considerato tra i più grandi dell'800 e scartando l'idea di mercato "monstrum", senza umanità regolatrice, che hai a mente, caro Dean.
Penso che l'idea di socialismo liberale sia diventata popolare ed che sia in fieri.
Quando penso al liberalismo, non intendo certo il vorace capitalismo e neanche il monopolio (statale e non) bensì ho in mente Locke, J.S. Mill, Kant e Marx.
Nella pratica ho in mente le esperienze passate e di oggi dei Paesi Scandinavi:
Tra il Socialismo e il Liberalismo la grande antitesi è tra economia di mercato ed economia che guarda al sociale.
Nei Paesi Scandinavi e nel liberal-socialismo questa antitesi si risolve praticamente, vorrei quasi dire empiricamente, nella proposta e realizzazione della economia a due settori, quello privato e quello pubblico. Fruttando risultati molto-molto positivi!
Messaggio del 07-05-2007 alle ore 12:01:54
un corso di ironia tu?
No no aspetta, non mi sono spiegato. Nella prima parte dicevo semplicemente che da noi non c'è mai stat del vero liberismo.
Per quanto riguarda le regole di mercato esse devon o essere ferree, sia per quanto riguarda i rapporti tra impresa e lavoratori, impresa e ambiente, impresa e stato.
Uno stato che da un lato consenta al mercato di evolversi secondo le proprie regole, dall'altro che fornisca un'adeguata "copertura" a chi inevitabilmente viene escluso da tale mercato.
Io ho a mente proprio il modello danese dove le aziende sono libere di licenziare con 5 giorni di preavviso, ma i lavoratori sono adeguatamente tutelati con sussidi di disoccupazione che vanno dal 70 al 90% del salario e che nel giro di unmese organizza insieme a centri per l'impiego efficienti il reinserimento in ambito lavorativo nel giro di un anno, di solito in una posizione migliore di quella lasciata
Messaggio del 07-05-2007 alle ore 12:18:25
Se il mercato lo si fa funzionare per bene si creano meno ingiustizie di quanto si pensi, come dice Dean
Francamente il nostro capitalismo all'amatriciana ha creato monopoli, un mercato dei capitali nelle mani di quelle 4-5 famigghie(senza che tirino fuori un euro) e un mercato del lavoro in cui competere significa calarsi le braghe, per non parlare della legalità(presupposto del mercato) che praticamente non esiste più.
Insomma, c'ha rimaste Pulicinelle.
Il lavoratore non è un essere necessariamente da punire, solo perchè dipendente, col licenziamento!
Ci sono tante belle cose nel liberalismo e vai sempre a cadere sull'aspetto punitivo e negativo.
Sii più positivo e propositivo!
Messaggio del 07-05-2007 alle ore 12:51:41
Mi riferivo alle battute su carletto.
Io da buon liberale sono sempre ottimista
Io non intendo l'interruzione di un rapporto di lavoro come una punizione, ma semplicemente comela possibilità di una nuova occasione, sarà una deformazionementale dovuto al mio lavoro, ma io dopo un po mi annoio a fare sempre la stessa cosa, quindi la chiusura di un lavoro è un sollievo, anche perchè di solito mi pagano e mi da la possibilità di fare qualcosa di diverso
Messaggio del 07-05-2007 alle ore 13:18:10
Ci penso, ma il vero problema non è non essere licenziati, ma avere l'opportunità di ritrovare lavoro in un tempo accettabile e cmq di essere protetto nel periodo in cui non si lavora