Cultura & Attualità

les gendarmes...encore...
Messaggio del 09-07-2007 alle ore 15:02:02
Che schifo di persone.

Mi dispiace per tutti quei poliziotti che a differenza di questi coglionazzi fanno bene il loro lavoro.
Messaggio del 09-07-2007 alle ore 13:34:56
gli appartenenti a forze dell'ordine o esercito ke possiedano oggetti ke richiamano una parte politica, solo per questo dovrebbero essere cacciati..a nassiria c'erano appese in camerata bandiere fasciste...intollerabile, come se del resto ci fosse stata una bandiera rossa

se poi cc e ps fanno ql ke sappiamo, i colpevoli dovrebbero essere rinkiusi in un carcere pieno di ergastolani, e diventare le loro ragazze ... poi forse imparano il rispetto e la legalità
Messaggio del 09-07-2007 alle ore 13:29:11

Gabriele nel 2001 si era appena diplomato e l’occasione di partecipare al G8 non voleva perderla. Così, tesserato di Rifondazione a Palermo, partì in treno con loro. «Mi ero equipaggiato bene - racconta -: anfibi, giubotto di salvataggio e gli occhiali della Fincantieri presi in prestito dal mio papà operaio».

Aveva dormito allo stadio Carlini e la mattina dopo partecipò al corteo. «A metà corteo, quasi all’altezza di via Tolemaide mi ero staccato dal gruppo per vedere cosa accadeva in testa, dove i manifestanti avevano gli scudi in plexigas. I carabinieri che erano di fronte non volevano che proseguissero oltre, loro invece avanzavano. Così ecco la prima carica e il fuggi-fuggi generale. Io non mi sono mischiato, ho cercato riparo in una traversa laterale. Ma era una strada senza uscita. C’era un ferito sanguinante e un’infermiera che lo medicava, mi chiese aiuto ed io mi fermai. Ma all’improvviso arrivò un carabiniere e mi prese: “Tu vieni con me”, mi disse. Poi ne arrivarono altri, che urlavano: “Chi posso prendermi?”». E nella lotteria la sorte cadde su Paolo F., impiegato di Pavia, arrivato al G8 di Genova solo per scattare qualche fotografia.

Hanno subito lo stesso girone dell’inferno Paolo e Gabriele, senza conoscersi. Entrambi vegono fatti salire su un furgone e lì comincia un saliscendi di uomini in divisa che sputa, li insulta, li picchia. Solo l’inizio di un calvario, «mentre una voce urlava in una ricetrasmittente: “Sì aquilotto, chiama la canna. Li ho presi tutti io...». Poi le perquisizioni e i documenti. E per Gabriele le vessazioni diventano sempre più pesanti. «”Sei un comunista di merda”, mi dicevano - racconta il ragazzo -. Un “terrone comunista figlio di operai”... E giù botte e manganellate allo stomaco senza pietà. Avevano sul telefonino “Faccetta nera” e si misero a cantarla in coro addosso a me».


Messaggio del 09-07-2007 alle ore 13:03:26
CRONACA InviaStampaLa Procura ha dimostrato che quei rapporti non erano originali
Sarà richiesta l'audizione del perito che ha smascherato la bugia
"G8, quei falsi documenti di Bolzaneto"
I pm: precompilati i modelli degli arrestati
di MASSIMO CALANDRI


La caserma del Reparto mobile a Genova Bolzaneto
GENOVA - Massacrata a calci e manganellate nell'inferno della scuola Diaz. Arrestata illegalmente con prove false. Trascinata via per i capelli, il volto ridotto ad una maschera di sangue. Ma Anna Nicola Doherty, cittadina inglese di 27 anni, quella notte maledetta entrando nella caserma di Bolzaneto dichiarava di "non temere per la propria incolumità fisica". Di non voler parlare con i propri familiari, con un legale, tantomeno con l'ambasciata britannica. E come lei tutti gli altri no-global stranieri, 66 delle 93 vittime del blitz poliziesco durante il G8.

Secondo i verbali ufficiali del ministero della Giustizia - redatti nel centro di prima detenzione - i ragazzi non avevano paura e non volevano parlare con nessuno. Sei anni più tardi la Procura di Genova è riuscita a dimostrare la falsità di quei documenti, e stamani chiederà che venga ascoltato in aula il perito che ha smascherato la bugia delle forze dell'ordine. I rapporti erano stati compilati in anticipo.

Per evitare rogne e differire quanto più possibile i contatti tra le persone fermati nella scuola e l'esterno, circostanza che getta ombre ancora più cupe sulla sciagurata irruzione del 21 luglio 2001. Se oggi il presidente del tribunale non dovesse accettare l'inserimento della nuova indagine nel processo per i soprusi e le violenze di Bolzaneto - 47 imputati tra funzionari di polizia, ufficiali dei carabinieri e della polizia penitenziaria, guardie carcerarie e medici - , i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati apriranno l'ennesimo fascicolo per falso nei confronti delle persone allora responsabili della caserma.

Ancora un falso, ancora uno scandalo per coloro che durante il vertice internazionale dovevano garantire l'ordine pubblico. La perizia calligrafica dimostra che nel centro di prima detenzione furono preparati due modelli precompilati. In entrambi era scritto in anticipo che il detenuto sosteneva di "non" appartenere ad alcun clan criminale, ma soprattutto che "non" temeva per la propria incolumità personale o fisica e che "non" voleva che del proprio stato di detenzione venisse data comunicazione al consolato o all'ambasciata del suo paese.

La cosiddetta "dichiarazione di primo ingresso" recava l'intestazione Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, e in calce il timbro del magistrato Alfonso Sabella, allora capo del servizio ispettivo del Dap (la sua posizione è stata archiviata nel gennaio scorso). All'arrivo a Bolzaneto, ciascun detenuto si vedeva intestare il relativo verbale. E via, chiuso in cella, costretto a restare per ore con le mani alzate. Insultato, minacciato, ancora picchiato. Accecato con i gas lacrimogeni gettati tra le sbarre. Spogliato, deriso, con gli agenti che mimavano atti sessuali. Senza distinzione tra detenuti maschi o femmine.

Ad uno di loro, un poliziotto divaricò le dita di una mano fino a strappare letteralmente la pelle.
Ma ufficialmente, secondo i verbali, i fermati non avevano paura e preferivano non parlare con l'esterno. Il falso, certificato dal perito Laura Parodi, è oggettivamente distinguibile anche ad occhio nudo. In 49 casi è stato usato un modello pre-compilato, in 17 un altro. In questi che i pm ricordano essere atti redatti da pubblici ufficiali, ci sono poi alcuni strafalcioni grotteschi. In calce a quello di Anne Nicola Doherty c'è scritto che "il dichiarante si rifiuta di firmare".

La dichiarazione di Achim Nathrath, di Monaco di Baviera, non porta neppure la firma.
Quella di stamani è l'ultima udienza dei processi genovesi per i fatti del G8, prima della pausa estiva. Sabato è in programma l'interrogatorio dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, indagato recentemente per aver istigato il questore Francesco Colucci a testimoniare il falso.

(9 luglio 2007)

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