Cultura & Attualità

Le parolacce
Messaggio del 09-05-2005 alle ore 13:39:14
Sgualdrina: deriva dal franco gilda che significa molto semplicemente "festa"
Messaggio del 09-05-2005 alle ore 13:37:22
Prostituta viene dal verbo latino prostituere che significa semplicemente "essere esposto"
Messaggio del 09-05-2005 alle ore 13:34:55
Baldracca: questa parola, estremamente offensiva, oggi ci fa sorridere; da dove viene? la Baldracca era un'osteria di Firenze, nel medievo, che deve il suo nome a Baldacco, nome latinizzato della città di Baghdad
Messaggio del 08-05-2005 alle ore 12:48:24
Sorca, termine di area laziale nel significato volgare; è in realtà il femminile di sorco, variante di sorcio, che si può riscontrare sempre in Dante, nella Divina Commedia, col senso di topo.
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 16:56:49
Albertone, fatti na cultura con il CUL maiuscolo!!!
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 16:54:02
ma quando te ne vai pure tu?
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 16:52:15
Riguardo al catulum che ha dato esito in italiano cazzo, questa soluzione non è da tutti accettata; al contrario la derivazione di "cacchio" da catulum è cosa acclarata.
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 16:50:22
Per restare in termini di dialetto consideriamo la parola ruvelle o ruvellone; il termine deriva da ruva o rua che non è altro che il francese rue e lo spagnolo rua, ovvero via, strada; la cosa si chiarisce con il fatto che i termini dialettali indicano il tipico lavora di strada. Le voci francese e spagnola derivano dal latino ruga, cosa che fa sorridere; il termine latino, che significa appunto qualcosa di inciso o scavato, cmq non liscio (da rugidus viene l'italiano ruvido), nella Romània centroccidentale cominciò ad assumere tardamente il significato di strada.
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 16:41:32
Minchia: termine dialettale, area siciliana, indica il pene; storia antichissima la sua, risale al latino mentula con lo stesso significato e la stessa impronta emotiva. Mentula significa propriamente "piccola sporgenza", "piccolo mento", stessa radice anche di "monte". Interessante che sia per minchia che per mente (la mente), viene indicata la stessa forma radicale, con aree semantiche diverse: men per tutti i significati di sporgenza, "mento, monte, eminente, minaccia" e men per tutti i significati di pensiero e ricordo come "mente, monito, memoria, mentire" etc.
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 16:10:41
Epiteto ingiuriosissimo nel medioevo era fellone termine di origine germanica che indicava il tradimento del proprio signore, gravissimo in una società che faceva dei legami comitali la sua spina dorsale; la radice persiste ancora nell'inglese fellow e il bedfellow è l'amico di "letto".
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 15:12:27
grande satrapo...
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 14:33:46
Buzzurro era il termine con cui i romani incominciarono ad indicare i piemontesi trasferiti a Roma dopo l'unità; il termine deriva da buzzo la pancia e dovrebbe significare letteralmente panzone.
Coglione invece ha una storia abbastanza regolare: coleo era il termine oggettivo con cui in latino si indica il testicolo.
Altri termini si perdono nella notte dei tempi e, pur avendo indelebilmente il significato che portano, non ci suggeriscono niente, se non, si spera, un sorriso; è il caso dei verbi latini pedicare e inrumare; il primo indica la sodomizzazione e il secondo l'inserzione del pene nella bocca di una persona; per questo secondo pare interessante sottolineare il diverso punto di vista dell'approccio sessuale moderno e antico: modernamente è chi pratica la fellatio il soggetto attivo, mentre il verbo latino ha come soggetto la persona che la subisce. Entrambi questi verbi ci sarebbero sconosciuti se non potessimo leggerli ancora oggi in un carme di uno dei maggiori poeti latini, che fu maestro in parte anche di Virgilio, Gaio Valerio Catullo.
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 13:43:49
vatti a cercare l'etimologia di buzzurro
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 03:21:00
Ma che cazzo dici?
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 02:45:49
Fottere ha lo stesso significato da un po' di millenni...
Messaggio del 07-05-2005 alle ore 02:42:07
Cosa distingue la parolaccia dalle altre parole? Nulla, se non la portata emotiva. La parolaccia in sé non è volgare, è una parola come tutte le altre; tutte le parolacce nascono come parole dal senso innocente, oggettivo, innocuo.
Puttana, putta o puta in italiano antico, era semplicemente una fanciulla, tant’è che ancora rimane il termine putto o puttino per indicare le immagini dei bambini o degli angioletti, detti anche amorini. Il termine cesso deriva da cessus che è il participio di cederem verbo che poteva indicare più o meno lo spostarsi o il farsi da parte, quindi cesso dovrebbe indicare un luogo appartato (pensiamo ai recessi); stronzo deriva dal germanico strunz che indica semplicemente il letame (tra l'altro dovrebbe essere precisamente longobardo, lingua che ha portato in italiano diverse parole poco piacevoli come schifo che deriva dal termine longobardo che indicava le barche da quel popolo usate, stessa radice dell'inglese ship, oppure stanberga che è steinberg, casa di pietra); troia e scrofa sono semplicemente la femmina del maiale; cacca dal latino cacare il cui senso è chiaro, così chiaro anche ai romani che chiamavano cacula il soldato semplice.
Altre parole equivalenti non ci suonano altrettanto volgari: bastardo è il figlio di puttana nei secoli passati, come sgualdrina è la puttana; ma letame non fa lo stesso effetto di merda; così lupanare e bordello o casino non offendono le nostre orecchie come potrebbe farlo casa delle puttane; il termine lupa non susciterebbe niente di sconveniente nella maggior parte delle persone, ma se leggiamo quella famosa novella e ripensiano al lupanare e alla Lupa dantesca, forse possiamo cominciare a sospettare cosa voglia dire il termine; fa sorridere il fatto che mignotta abbia molto a che fare con mignolo; e come dimenticare che la Traviata di Verdi non era altro che una squillo dell'ottocento? E il cazzo molto probabilmente è il catulum il cucciolo, più propriamente gattino, in latino e che già in latino veniva usato, talvolta, per indicare il sesso maschile, un po' nello stesso modo in cui noi usiamo uccello o anche membro, che tuttavia mantengono un significato primario ben diverso.
Le parolacce sono, dunque, parole innocenti come le altre, in cui cambia la componente psicologica che, però, è fluttuante di modo che le parole normali di ieri diventano oggi parolacce e le parolacce di oggi diverranno parole innocenti domani.

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