Cultura & Attualità
Lavoro: tutto il Mondo è paese
Messaggio del 13-10-2005 alle ore 13:56:26
Mat l'argomento richiederebbe tanto tempo e spazio.
Se dovessi esprimere una mia opinione comincerei con una precisazione: Gli Inglesi non sono costretti a cambiare lavoro,scelgono di farlo.
Nella citta` in cui vivo qui in Inghilterra il livello di disoccupazione e` al 3%, le aziende che vogliono assumere sono in teoria le prime a essere danneggiate da questa condizione, se ne vogliamo parlare in questi termini.
L'Inglese tipo trova oggi un lavoro ma potrebbe benissimo nell'arco di un tempo assai breve ritrovarsi tra le mani una nuova opportunita`, migliori condizioni e cosi' via. Tutti i soldi , il tempo e le risorse impiegati alla formazioe, training vanno in fumo.
Esattamente l'opposto di quanto succede giu`da noi, cosa scegliere? Non avrei dubbi, pur trovando il sistema Inglese a volte un poco selvaggio non posso fare altro che arrendermi alle evidenze.
Il paese in cui mi trovo oggi ,molti anni fa ,come spesso ci ricorda Dean, ha avuto il coraggio e l'intelligenza di rimettersi in discussione, la trasformazione in societa` di servizi ha permesso il grande salto di qualita`(Santa Tatcher).
Sara` pure una questione di cicli ma negli ultimi cinque anni per quanto io ne sappia L'inghilterra e` forse l'unico paese al mondo tra quelli industrializzati a subire in forma minore la grossa onda recessiva che colpisce le economie occidentali.
Potremmo noi arrivare un giorno a tale condizione?, forse si, sono ottimista sulle risorse e sulle capacita`, un poco meno se penso alla nostra classe politica tutta.
Il piu` grande difetto degli Italiani e` probabilmente quello di parlare dei loro difetti come diceva Flaiano, io aggiungo solo che per risollevare la nostra economia non e` necessario andare a spiare o copiare gli inglesi.
Pensate solo al turismo cazzo, in Abruzzo solo non avete idea di quanti posti di lavoro potrebbero nascere con una politica attenta a favorire chi ha idee e voglia di attuarle piuttosto che i soliti ladroni di sempre.
Un discorso che non troverebbe fine...
Mat l'argomento richiederebbe tanto tempo e spazio.
Se dovessi esprimere una mia opinione comincerei con una precisazione: Gli Inglesi non sono costretti a cambiare lavoro,scelgono di farlo.
Nella citta` in cui vivo qui in Inghilterra il livello di disoccupazione e` al 3%, le aziende che vogliono assumere sono in teoria le prime a essere danneggiate da questa condizione, se ne vogliamo parlare in questi termini.
L'Inglese tipo trova oggi un lavoro ma potrebbe benissimo nell'arco di un tempo assai breve ritrovarsi tra le mani una nuova opportunita`, migliori condizioni e cosi' via. Tutti i soldi , il tempo e le risorse impiegati alla formazioe, training vanno in fumo.
Esattamente l'opposto di quanto succede giu`da noi, cosa scegliere? Non avrei dubbi, pur trovando il sistema Inglese a volte un poco selvaggio non posso fare altro che arrendermi alle evidenze.
Il paese in cui mi trovo oggi ,molti anni fa ,come spesso ci ricorda Dean, ha avuto il coraggio e l'intelligenza di rimettersi in discussione, la trasformazione in societa` di servizi ha permesso il grande salto di qualita`(Santa Tatcher).
Sara` pure una questione di cicli ma negli ultimi cinque anni per quanto io ne sappia L'inghilterra e` forse l'unico paese al mondo tra quelli industrializzati a subire in forma minore la grossa onda recessiva che colpisce le economie occidentali.
Potremmo noi arrivare un giorno a tale condizione?, forse si, sono ottimista sulle risorse e sulle capacita`, un poco meno se penso alla nostra classe politica tutta.
Il piu` grande difetto degli Italiani e` probabilmente quello di parlare dei loro difetti come diceva Flaiano, io aggiungo solo che per risollevare la nostra economia non e` necessario andare a spiare o copiare gli inglesi.
Pensate solo al turismo cazzo, in Abruzzo solo non avete idea di quanti posti di lavoro potrebbero nascere con una politica attenta a favorire chi ha idee e voglia di attuarle piuttosto che i soliti ladroni di sempre.
Un discorso che non troverebbe fine...
Messaggio del 11-10-2005 alle ore 14:01:16
Per sarchiare dobbiamo aspettare la prossima estate però
Per sarchiare dobbiamo aspettare la prossima estate però
Messaggio del 11-10-2005 alle ore 14:00:01
Mat sulle riforme all'italiana sono d'accordissimo
La liva la raccolgo, ed ho anche provato a sarchiare
Mat sulle riforme all'italiana sono d'accordissimo
La liva la raccolgo, ed ho anche provato a sarchiare
Messaggio del 11-10-2005 alle ore 13:49:23
Dean se vuoi posso anche trovarti un posto come sarchiatore le patane...
Dean se vuoi posso anche trovarti un posto come sarchiatore le patane...
Messaggio del 11-10-2005 alle ore 13:45:05
Sono sicuro Biginjapan, conosco molti inglesi che devono cambiare lavoro più volte durante l'arco di un anno. Non volio dire che è giusto o sbagliato, è un sistema diverso dal nostro, forse più efficiente, come dice dean è possibile anche grazie agli ammortizzatori sociali che lo stato predispone. La cosa che mi lascia perplesso è di come vengono affrontate le riforme in Italia dove per stare al passo con gli altri spesso ci si dimentica il contorno, che è poi ciò che rende efficiente e "migliore" una riforma.
Poi Big tu che lavori all'estero puoi benissimo darci un tuo bel punto di vista dal "di dentro" invece di chiedermi se sono sicuro delle mie affermazioni.
Sono sicuro Biginjapan, conosco molti inglesi che devono cambiare lavoro più volte durante l'arco di un anno. Non volio dire che è giusto o sbagliato, è un sistema diverso dal nostro, forse più efficiente, come dice dean è possibile anche grazie agli ammortizzatori sociali che lo stato predispone. La cosa che mi lascia perplesso è di come vengono affrontate le riforme in Italia dove per stare al passo con gli altri spesso ci si dimentica il contorno, che è poi ciò che rende efficiente e "migliore" una riforma.
Poi Big tu che lavori all'estero puoi benissimo darci un tuo bel punto di vista dal "di dentro" invece di chiedermi se sono sicuro delle mie affermazioni.
Messaggio del 11-10-2005 alle ore 09:18:39
Mat e allora perchè migliaia di ragazzi lasciano l'Italia per andare a lavorare a Londra?
Siamo sicuri che la mobilità, quando non divneta precarietà ovviamente, sia così disprezzabile?
In Inghilterra, ma anche negli USA vige un sistema di protezione sociale diverso dal nostro, noi siamo ossessionati dall'ipotesi di perdere il lavoro. Li considerano la possibilità di cambiare lavoro il fatto più normale del mondo e con i sussidi di disoccupazione assicurano un paracadute nei momenti inevitabili di passaggio.
Tony Blair ha lavorato essenzialmente su questo, mitigare gli effetti della rivoluzione tartcheriana, che inevitabilmente ha portato a problemi sociali, ma ad oltre 15 anni si può tranquillamente dire che l'economia britannica sia l'unica che non boccheggi nell'asfittica palude europea.
Per quanto riguarda l'Australia kle misure sembrano, come ho già detto, draconiane, ma nulla sappiamo dei provvedimenti nel loro complesso, non sappiamo se ad esempio siano previsti ammortizzatori sociali, sussidi di disoccupazione, programmi di investimenti pubblici.
In un'altra intervista il premier australiano ha affermato
"Mica possiamo diventare come la Germania!"
Evidnetemente non conosce Epifani e Cofferati
Mat e allora perchè migliaia di ragazzi lasciano l'Italia per andare a lavorare a Londra?
Siamo sicuri che la mobilità, quando non divneta precarietà ovviamente, sia così disprezzabile?
In Inghilterra, ma anche negli USA vige un sistema di protezione sociale diverso dal nostro, noi siamo ossessionati dall'ipotesi di perdere il lavoro. Li considerano la possibilità di cambiare lavoro il fatto più normale del mondo e con i sussidi di disoccupazione assicurano un paracadute nei momenti inevitabili di passaggio.
Tony Blair ha lavorato essenzialmente su questo, mitigare gli effetti della rivoluzione tartcheriana, che inevitabilmente ha portato a problemi sociali, ma ad oltre 15 anni si può tranquillamente dire che l'economia britannica sia l'unica che non boccheggi nell'asfittica palude europea.
Per quanto riguarda l'Australia kle misure sembrano, come ho già detto, draconiane, ma nulla sappiamo dei provvedimenti nel loro complesso, non sappiamo se ad esempio siano previsti ammortizzatori sociali, sussidi di disoccupazione, programmi di investimenti pubblici.
In un'altra intervista il premier australiano ha affermato
"Mica possiamo diventare come la Germania!"
Evidnetemente non conosce Epifani e Cofferati
Messaggio del 10-10-2005 alle ore 23:20:55
Sei sicuro Mat3o3?
Sei sicuro Mat3o3?
Messaggio del 10-10-2005 alle ore 19:48:54
Infatti in inghilterra milioni di persone sono costrette a vivere tutta la vita con contratti a termine e a cambiare lavoro più volte nel corso della loro vita...
Dean impara a potare la liva che ti trovo il lavoro io...
Infatti in inghilterra milioni di persone sono costrette a vivere tutta la vita con contratti a termine e a cambiare lavoro più volte nel corso della loro vita...
Dean impara a potare la liva che ti trovo il lavoro io...
Messaggio del 10-10-2005 alle ore 16:16:49
E poi scusa? ma tutto il mondo quale?
E poi scusa? ma tutto il mondo quale?
Messaggio del 10-10-2005 alle ore 16:05:54
sti cazzi
L'australia viveva una profonda crisi economica dovute alle ingessature volute dai laburisti.
Queste sono misure in effetti draconiane, che colpiranno duramente la società, ma bisogna vedere quali saranno gli effetti da qui a 10 anni, esattamente come accadde con le riforme della tatcher in Gran Bretagna negli anni 80
sti cazzi

L'australia viveva una profonda crisi economica dovute alle ingessature volute dai laburisti.
Queste sono misure in effetti draconiane, che colpiranno duramente la società, ma bisogna vedere quali saranno gli effetti da qui a 10 anni, esattamente come accadde con le riforme della tatcher in Gran Bretagna negli anni 80
Messaggio del 10-10-2005 alle ore 15:50:14
Licenziamento libero e sciopero vietato
E' la riforma del lavoro in Australia
Licenziamento senza giusta causa per le aziende con non più di cento dipendenti, possibilità che il governo dichiari illegale uno sciopero se questo "comporta un danno all'economia", contratti privati tra datore di lavoro e singoli impiegati. Queste le norme della riforma del diritto del lavoro introdotta in Australia dal primo ministro conservatore John Howard. Secondo il premier i cambiamenti sono "considerevoli ma giusti", e soprattutto eviteranno all'Australia di "finire con lo stesso tasso di disoccupazione della Germania". Mentre il leader dell'opposizione, Kim Beasley, ha detto che "lotterà fino a che sarà necessario, per salvaguardare il diritto dei lavoratori australiani".
Howard oggi ha sottolineato quanto sia importante per l'Australia muoversi nel mercato libero, e ha anche chiesto ai lavoratori "fiducia nelle nuove misure e fiducia nel governo, che non ha alcuna intenzione di introdurre misure che siano dannose per i lavoratori australiani".
Ma a contestare le nuove norme è soprattutto il sindacato, il cui ruolo diventa davvero marginale nel Paese. Intanto proclamare lo sciopero diventerà un rischio: le grandi imprese potranno citare i sindacati per danni, portandoli in tribunale con relativa facilità. Quello che il quotidiano "The Australian" ha definito "il più grande attacco ai sindacati mai verificatosi in Australia", prevede anche che il governo possa di fatto interrompere ogni sciopero nel settore automobilistico, in quello minerario e in tutti i settori dei trasporti, da quello dei portuali a quello aereo e delle costruzioni.
Inoltre diritti finora regolati dalla legge e dai sindacati, come giorni feriali e orari di lavoro, potranno essere inclusi in contratti stipulati individualmente. Ai sindacati sarà anche vietato l'ingresso nei posti di lavoro dove non vi sono contratti siglati attraverso un accordo sindacale.
Il segretario del principale sindacato, Greg Combet dell'Actu, ha definito le nuove misure "estremamente repressive", denunciando il fatto che "fanno diventare la salvaguardia dei lavoratori una pura illusione".
Ma c'è anche chi ha opinioni opposte. Peter Hendy, a capo dell'Australian Chamber of Commerce and Industry, che fornisce il più alto numero di impiegati alle aziende australiane, ha detto che "le riforme non sono abbastanza coraggiose".
Le nuove misure introdotte da Howard promettono di infiammare il dibattito tra conservatori e laburisti, soprattutto in vista delle prossime elezioni, previste per la fine del 2007.
Per Dennis Shannnan, editorialista del quotidiano "The Australian", Howard avrebbe scelto bene i tempi, perchè "per allora i dibattito avrà perso consistenza, e i conservatori non rischieranno di perdere voti". Votare in Australia è obbligatorio per legge.
proprio qualche giorno fa una mia amica elogiava la grande cultura australiana per il lavoro, australia isola felice dove tutti fanno il lavoro dei propri sogni
Licenziamento libero e sciopero vietato
E' la riforma del lavoro in Australia
Licenziamento senza giusta causa per le aziende con non più di cento dipendenti, possibilità che il governo dichiari illegale uno sciopero se questo "comporta un danno all'economia", contratti privati tra datore di lavoro e singoli impiegati. Queste le norme della riforma del diritto del lavoro introdotta in Australia dal primo ministro conservatore John Howard. Secondo il premier i cambiamenti sono "considerevoli ma giusti", e soprattutto eviteranno all'Australia di "finire con lo stesso tasso di disoccupazione della Germania". Mentre il leader dell'opposizione, Kim Beasley, ha detto che "lotterà fino a che sarà necessario, per salvaguardare il diritto dei lavoratori australiani".
Howard oggi ha sottolineato quanto sia importante per l'Australia muoversi nel mercato libero, e ha anche chiesto ai lavoratori "fiducia nelle nuove misure e fiducia nel governo, che non ha alcuna intenzione di introdurre misure che siano dannose per i lavoratori australiani".
Ma a contestare le nuove norme è soprattutto il sindacato, il cui ruolo diventa davvero marginale nel Paese. Intanto proclamare lo sciopero diventerà un rischio: le grandi imprese potranno citare i sindacati per danni, portandoli in tribunale con relativa facilità. Quello che il quotidiano "The Australian" ha definito "il più grande attacco ai sindacati mai verificatosi in Australia", prevede anche che il governo possa di fatto interrompere ogni sciopero nel settore automobilistico, in quello minerario e in tutti i settori dei trasporti, da quello dei portuali a quello aereo e delle costruzioni.
Inoltre diritti finora regolati dalla legge e dai sindacati, come giorni feriali e orari di lavoro, potranno essere inclusi in contratti stipulati individualmente. Ai sindacati sarà anche vietato l'ingresso nei posti di lavoro dove non vi sono contratti siglati attraverso un accordo sindacale.
Il segretario del principale sindacato, Greg Combet dell'Actu, ha definito le nuove misure "estremamente repressive", denunciando il fatto che "fanno diventare la salvaguardia dei lavoratori una pura illusione".
Ma c'è anche chi ha opinioni opposte. Peter Hendy, a capo dell'Australian Chamber of Commerce and Industry, che fornisce il più alto numero di impiegati alle aziende australiane, ha detto che "le riforme non sono abbastanza coraggiose".
Le nuove misure introdotte da Howard promettono di infiammare il dibattito tra conservatori e laburisti, soprattutto in vista delle prossime elezioni, previste per la fine del 2007.
Per Dennis Shannnan, editorialista del quotidiano "The Australian", Howard avrebbe scelto bene i tempi, perchè "per allora i dibattito avrà perso consistenza, e i conservatori non rischieranno di perdere voti". Votare in Australia è obbligatorio per legge.
proprio qualche giorno fa una mia amica elogiava la grande cultura australiana per il lavoro, australia isola felice dove tutti fanno il lavoro dei propri sogni
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