Cultura & Attualità

L'assassino moderno
Messaggio del 18-01-2007 alle ore 19:28:57
Ha applicato legittimamente le attenuanti generiche. A suo giudizio e non è detto che sia un giudizio apprezzabile.


bhe in certe circostanze magari, anche se la Corte non può certo dirlo esplicitamente, nella mente di una persona può scattare qualcosa che lo spinge al delitto

Allora tutto è lecito.


e s'ho mannato un omo all'antro monno
la corpa è tutta quanta dipennente
da quele sborgne che pijava nonno.
Messaggio del 18-01-2007 alle ore 15:50:01
L'omicidio avvenne a Milano tra il 18 e il 19 novembre 2003 quando Marian N. uccise Carlo F. presso l'abitazione di quest'ultimo durante una relazione omosessuale. Il clandestino, si legge nelle motivazioni della sentenza, aveva colpito con particolare efferatezza, infliggendo alla vittima, legata mani e piedi, «numerosi colpi sul cranio con un corpo contundente». Poi per oltre un'ora era rimasto a guardare Carlo F. agonizzante.

Ma ricordiamo la vicenda nei dettagli...


Di Annalisa Camorani e Lorenza Pleuteri - “La Repubblica”, 21 Novembre 2003



Alle undici di sera, negli uffici della squadra Omicidi, le luci sono ancora accese. Nella stanza degli interrogatori del secondo piano, ormai da ore, sotto torchio c’è l’ultimo uomo con cui il manager pubblicitario Carlo Ferrua è stato visto vivo. È un romeno. È la persona con cui l’imprenditore di 55 anni, poco prima di essere ucciso nella sua mansarda di piazza Mentana 7, martedì sera è andato a mangiare una pizza. I detective hanno scovato l’immigrato e lo hanno portato in questura, dicendogli che era per la solita trafila prevista per gli stranieri, una faccenda di routine. Le foto segnaletiche di fronte e di profilo. La registrazione delle impronte digitali. Il controllo dei dati anagrafici, di eventuali precedenti penali, di altri controlli subiti in città. Ma la posizione dell’immigrato, da subito, oscilla tra quella di semplice testimone e quella di sospettato numero uno. Le domande sono un fuoco di fila, incalzanti. Il pm che segue l’indagine, Eugenio Fusco, viene aggiornato in tempo reale dell’evolversi della situazione, pronto ad attivarsi per un interrogatorio formale.

Le carte in mano agli investigatori, per incastrare il romeno, sarebbero più d’una. La cena in pizzeria, innanzi tutto, sotto gli occhi di clienti e camerieri. E una certezza. Carlo Ferrua, martedì sera, a casa non è tornato da solo. Gay, «sessualmente disinibito», come dice un investigatore, non sembrava tipo da raccattare ragazzi di vita. In genere aveva relazioni con persone del suo ambiente, colte, raffinate, rassicuranti. Uno dei vicini conferma di averlo visto rientrare assieme ad un uomo più giovane di lui, di una spanna più alto, vestito bene, con «una faccia da pochi amici», da duro insomma, da cattivo. È la stessa persona della pizzeria? La questione, per chiudere il caso, sta in questa risposta. I tempi, in rapporto a quelli della cena, sembrano combaciare. Carlo Ferrua è stato ucciso intorno a mezzanotte. A quell’ora, è un altro solido riscontro, in attesa dei risultati dell’autopsia, l’inquilina del piano di sotto ha sentito dei rumori nella mansarda dell’imprenditore pubblicitario. «Capita a tutti di spostare un mobile, di lasciar cadere qualcosa, rovesciare una sedia - riferisce - Chi poteva pensare ad una tragedia del genere, alla colonna sonora di un omicidio? Era già successo che Carlo facesse un po’ di baccano, come avviene per tutti, spostando una scala o sbrigando qualche faccenda».

C’è un altro elemento che induce a scartare l’ipotesi che nella casa del delitto possa essersi infilato un estraneo, un ladro. La porta della mansarda non ha segni di scasso. Il manager pubblicitario, dunque, è entrato assieme all’assassino, poi fuggito portandosi via le chiavi e bloccando l’uscio con la chiusura a scatto. Forse ha sottratto anche l’arma dell’omicidio, ma non è detto. I detective, in una storia che per questo ed altri particolari richiama il giallo di Fruttero e Lucentini, La donna della domenica, hanno prelevato suppellettili, statue e oggetti e li hanno consegnati ai colleghi della Scientifica, incaricati di esaminarli alla ricerca di tracce di sangue. Gli stessi specialisti hanno anche il compito di "leggere" le molte impronte digitali rilevate nella mansarda e di confrontarle con quelle del presunto colpevole.

L’omicida ha frugato nell’appartamento, in disordine ma non completamente a soqquadro, con modalità che inducono a pensare più ad una messinscena che ad una rapina. Ha tolto dall’armadio i vestiti del manager e li ha buttati sul letto, però non ha rubato l’argenteria, né toccato o spostato le scatole con gli effetti personali del padrone di casa, possibile nascondiglio di soldi e valori. Ma ancora non è chiaro - perché parenti e conoscenti della vittima in questo non sono stati di molto aiuto - se siano spariti assegni, quadri, altre cose preziose e rivendibili.



Scusatemi, sarò un cinico, sarò uno stronzo ma io ci vedo solo un 55enne benestante che cerca di portarsi a letto una ragazzo sbandato di 21 anni in situazione di necessità....
bhe in certe circostanze magari, anche se la Corte non può certo dirlo esplicitamente, nella mente di una persona può scattare qualcosa che lo spinge al delitto...

La corte non si è inventata niente...ha solo applicato legittimamente le attenuanti previste dall'art. 62 bis del codice penale, dato l'abbruttimento "conseguente allo stato di clandestino" e si è rifiutata di applicare le circostanze aggravanti. L'imputato è stato comunque condannato a quasi 18 anni...
Messaggio del 18-01-2007 alle ore 15:08:36

in virtù della «situazione di emarginazione sociale conseguente allo stato di..., senza uno stabile lavoro e senza uno stabile riferimento in Italia»



come il 79, 54% dei giovani d'oggi, praticamente
Messaggio del 18-01-2007 alle ore 13:17:21
A tal proposito alcuni sonetti di molti anni fa:

Eccome qua da lei, sor delegato:
vengo per l'omicidio ch'è successo.
Io so' Pasquale Teppi: lo confesso,
so' stato propio io che l'ho ammazzato.

[...]

Qual'è stato er movente der delitto?
Come sarebbe a di'? quale movente?
Io, pe' me tanto, nun movevo gnente
se l'ammazzato fosse stato zitto.

[...]

Perfino l'avvocato me consija
de confessa' sinceramente er fatto
perché me sarva un vizzio de famija:

nono beveva, nonna più de lui,
mi padre, poveretto, è morto matto,
mi' madre era epilettica: per cui...

Co' questo sto a cavallo, è indubbitabbile;
più c'è un perito de frenologgia
ch'ha già trovato su la faccia mia
li segni d'un carattere eccitabile.

[...]

e s'ho mannato un omo all'antro monno
la corpa è tutta quanta dipennente
da quele sbogne che pijava nonno.
Messaggio del 18-01-2007 alle ore 13:17:01

Agli immigrati clandestini può essere applicato uno sconto di pena anche se hanno compiuto delitti efferati, in virtù della «situazione di emarginazione sociale conseguente allo stato di immigrato, senza uno stabile lavoro e senza uno stabile riferimento in Italia» di cui essi sono vittima, nonché della loro «arretratezza culturale».

Sulla base di queste considerazioni la prima sezione penale della Suprema Corte ha bocciato il ricorso del procuratore generale della corte d’Assise di Milano, che si era opposto al riconoscimento delle attenuanti generiche per Marian Neagu, un romeno di 25 anni senza fissa dimora autore di un omicidio con rapina particolarmente brutale. La Cassazione ha quindi confermato quanto stabilito lo scorso marzo dalla corte d’Assise d’Appello, che aveva concesso all’uomo uno sconto di pena, riducendola a 17 anni e 4 mesi di reclusione.

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