Cultura & Attualità
L’APARTHEID IN PALESTINA
Messaggio del 29-10-2007 alle ore 00:06:19
Detto da un fascista...
Detto da un fascista...
Messaggio del 28-10-2007 alle ore 23:30:53
hanno fatto bene..............avevano dei sospesi aperti,e poi con tutti le amicizie nel petrolio.......che si arrangessero
hanno fatto bene..............avevano dei sospesi aperti,e poi con tutti le amicizie nel petrolio.......che si arrangessero
Messaggio del 28-10-2007 alle ore 22:09:07
Criminali!
Oggi hanno interrotto pure il rifornimento di gas e carburanti
Criminali!
Oggi hanno interrotto pure il rifornimento di gas e carburanti

Messaggio del 28-10-2007 alle ore 14:10:26
Ma il compagno Arafat non si sarebbe mai sognato di dividere il suo popolo
Ma il compagno Arafat non si sarebbe mai sognato di dividere il suo popolo
Messaggio del 28-10-2007 alle ore 13:59:09
Come sono cambiati i tempi.
Quando Ghino di Tacco trattava alla stregua di un fratello Arafat, quest'ultimo era considerato il nemico numero 1 e peggior terrorista da USA e Israele.
Come sono cambiati i tempi.
Quando Ghino di Tacco trattava alla stregua di un fratello Arafat, quest'ultimo era considerato il nemico numero 1 e peggior terrorista da USA e Israele.
Messaggio del 28-10-2007 alle ore 13:53:11
Non mi sembra che si possano paragonare i dirigenti di Hamas a Nelson Mandela.
Non mi sembra che si possano paragonare i dirigenti di Hamas a Nelson Mandela.
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 21:14:30
Devo dire che gli israeliani hanno la memoria corta...per quello che li conviene...
Devo dire che gli israeliani hanno la memoria corta...per quello che li conviene...
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 21:06:44
Ho capito.
Si può discutere di Iraq, di Cina, di Cuba (non tanto), di peni e vagine, di santi, di Myammar e del sesso degli angeli, ma non dei Palestinesi...è tabù.
Eppure il popolo palestinese è lo specchio di "cosa" erano gli Ebrei poco più di 60 orsono.
Esso è l'emblema della sofferenza, della persecuzione, della miseria insostenibile e della segregazione nel mondo.
Ormai non regge più nessun ragionamento, siamo al limite dell'allucinazione...hanno tolto pure la corrente e l'acqua
Ho capito.
Si può discutere di Iraq, di Cina, di Cuba (non tanto), di peni e vagine, di santi, di Myammar e del sesso degli angeli, ma non dei Palestinesi...è tabù.
Eppure il popolo palestinese è lo specchio di "cosa" erano gli Ebrei poco più di 60 orsono.
Esso è l'emblema della sofferenza, della persecuzione, della miseria insostenibile e della segregazione nel mondo.
Ormai non regge più nessun ragionamento, siamo al limite dell'allucinazione...hanno tolto pure la corrente e l'acqua

Messaggio del 26-10-2007 alle ore 18:50:37
Se rispondo ad un post vuol dire che l'ho letto e l'uomo di Hamas era riferito a te
Se rispondo ad un post vuol dire che l'ho letto e l'uomo di Hamas era riferito a te
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 18:20:48
... "nel popolo palestinese è diffuso un sentimento di disperazione causato dalla violazione dei diritti umani".
... "nel popolo palestinese è diffuso un sentimento di disperazione causato dalla violazione dei diritti umani".
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 17:59:44
Corso, leggi e poi commenta!
S tratta della relazione dell'inviato dell'ONU.
Ogni tanto questo organismo che raggruppa quasi tutti i Paesi del mondo, quando le cose non vanno bene, manda un inviato a fare, per così dire, un sopralluogo, a cui segue una relazione.
Proprio come fu fatto, quando serviva un motivo, per scatenare la guerra in Iraq, in Kosovo-Serbia, ecc.
L'unico stato al mondo che se ne impippa delle relazioni e delle risoluzioni ONU è Israele.
E anche gli USA.
Corso, leggi e poi commenta!
S tratta della relazione dell'inviato dell'ONU.
Ogni tanto questo organismo che raggruppa quasi tutti i Paesi del mondo, quando le cose non vanno bene, manda un inviato a fare, per così dire, un sopralluogo, a cui segue una relazione.
Proprio come fu fatto, quando serviva un motivo, per scatenare la guerra in Iraq, in Kosovo-Serbia, ecc.
L'unico stato al mondo che se ne impippa delle relazioni e delle risoluzioni ONU è Israele.
E anche gli USA.
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 17:21:43
Oh è arrivato l'uomo di Hamas
Oh è arrivato l'uomo di Hamas
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 16:37:42
Certo, è dall'eternità che ci sono pregiudizi contro gli ebrei, secondo loro
Certo, è dall'eternità che ci sono pregiudizi contro gli ebrei, secondo loro
Messaggio del 26-10-2007 alle ore 16:18:01
IN PALESTINA VITA PIU’ DURA CHE CON L’APARTHEID
Una richiesta che scatenerà polemiche: l’Onu si ritiri dal Quartetto per il Medio Oriente (Usa, Russia, Ue, Onu) nel caso in cui non vengano presi in maggiore considerazione i diritti umani dei palestinesi. Una richiesta tanto più significativa, e allarmante, perché ad avanzarla è John Dugard, inviato speciale delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani nei Territori palestinesi. Avvocato sudafricano, docente di Diritto internazionale, paladino della lotta all’apartheid, Dugard visita la Cisgiordania e Gaza da sette anni e redige i suoi dettagliati rapporti sulla situazione. “Dalla mia ultima visita - afferma - ho ricavato una impressione drammatica: nel popolo palestinese è diffuso un sentimento di disperazione causato dalla violazione dei diritti umani. Ogni volta che vado la situazione sembra essere ulteriormente peggiorata”.
Un peggioramento che investe sia la Cisgiordania che Gaza: “Gaza - sottolinea Dugard - è una prigione isolata dal mondo e che Israele sembra averne buttato via le chiavi”.
Professor Dugard, alla fine del mese lei presenterà il suo rapporto alle Nazioni Unite sullo stato dei diritti umani nei Territori. Qual è la situazione?
“Gravissima, direi disperata. Una percezione netta che ho maturato da una visione diretta della situazione. Ciò che più mi ha colpito è l’assenza di speranza del popolo palestinese. Tutti noi dovremmo interrogarci sulle ragioni di questo degrado” .
Qual è la sua risposta?
“Non vi è dubbio che questa situazione di sofferenza e disperazione è frutto della violazione dei diritti umani e in particolare delle restrizioni israeliane alla libertà di movimento dei palestinesi”.
Le autorità israeliane ribatterebbero che questa situazione è dovuta alla necessità di contrastare gli attacchi terroristici. I kamikaze palestinesi non sono certo un’invenzione israeliana.
“Non metto in discussione il diritto di Israele di difendere la sua sicurezza, ma ritengo che il governo israeliano continui a gestire la sua sicurezza con un uso sproporzionato della forza”.
A cosa si riferisce in particolare?
“Penso ai centinaia di check-point che spezzano in mille frammenti territoriali la Cisgiordania, penso a Gaza, prigione a cielo aperto dove sopravvivono a stento un 1milione e 400 mila palestinesi. Sì, Gaza è una prigione della quale Israele sembra aver buttato via le chiavi”.
Gaza, soprattutto dopo il colpo di mano militare di Hamas, molto si è detto e scritto. Meno della Cisgiordania. Lei l’ha visitata recentemente. Qual è la realtà che ha registrato sul campo?
“La Cisgiordania è oggi frammentata in quattro settori: il Nord (Jenin, Nablus e Tulkarem), il Centro (Ramallah), il Sud (Hebron) e Gerusalemme est che assomigliano sempre di più ai Bantustan del Sudafrica. Le restrizioni alla circolazione imposte da un rigido sistema di autorizzazioni, rinforzato da circa 520 check point e blocchi stradali, assomigliano al sistema del "lascia-passare" (in vigore nel Sudafrica dell’apartheid) applicato con una severità che va molto al di là…”.
La sua è un'accusa molto grave, alla quale più volte in passato Israele ha ribattuto con durezza accusandola di forzature inaccettabili viziate da un evidente pregiudizio.
“Vede, io non ho alcun pregiudizio anti-israeliano e rigetto con sdegno le accuse strumentali di antisemitismo. I miei rapporti non hanno nulla di ideologico, essi sono basati su fatti circostanziati, su una documentazione ineccepibile. Israele rivendica la sua democrazia ma i principi su cui si fonda non valgono per la popolazione palestinese dei Territori. Con grande amarezza, mi creda, devo affermare che molti aspetti dell’occupazione israeliana superano quelli del regime di apartheid. Si pensi alla distruzione in larga scala da parte israeliana di case palestinesi, lo spianamento di terreni fertili, le incursioni e gli omicidi mirati dei palestinesi, per non parlare del muro eretto per l’80% in territorio palestinese. Il Muro è, attualmente, costruito in Cisgiordania e Gerusalemme est in maniera da inglobare la maggior parte delle colonie nella sua cinta. Inoltre, i tre grandi blocchi di insediamenti di Gush Etzion, Ma’aleh Adumim e Ariel dividono il territorio palestinese in enclave, distruggendo così l’integrità territoriale della Palestina. Tutto ciò, lo ribadisco, produce sofferenze, umiliazioni e, ed è quello che più mi ha colpito nella mia recente visita nei Territori, la perdita di speranza da parte del popolo palestinese. A tutto ciò va aggiunto che, di fatto, il popolo palestinese è sottoposto a sanzioni economiche, e ciò è il primo esempio di un simile trattamento applicato a un popolo occupato. Verso i palestinesi dei Territori, Israele non si comporta come una democrazia ma come una potenza colonizzatrice”.
Dalla Cisgiordania a Gaza e allo scontro interno al campo palestinese. Uno scontro che aggiunge sofferenza a sofferenza. Qual è in proposito la sua valutazione?
“Se vuole sapere il mio modesto punto di vista, le dirò che a mio avviso la Comunità internazionale sta commettendo un errore gravissimo, che renderà ancor più ostica la ricerca di un accordo di pace con Israele”.
Quale sarebbe questo errore?
“Aver deciso di appoggiare solo una fazione palestinese, quella del Fatah. Questo ruolo non compete all’Onu”.
A fine mese lei illustrerà il suo rapporto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A quale conclusione è giunto?
“Al segretario generale Ban Ki-moon chiederò di ritirare le Nazioni Unite dal quartetto, se il Quartetto dovesse fallire nel tentativo di avere la massima attenzione per la situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi”.
Lei appare alquanto pessimista sulla possibilità di una svolta nella tutela dei diritti umani in Palestina. Perché?
«Perché sull’inazione del Quartetto in questo campo pesa l’influenza politica degli Stati Uniti. Una influenza negativa».
Umberto De Giovannangeli

IN PALESTINA VITA PIU’ DURA CHE CON L’APARTHEID
Una richiesta che scatenerà polemiche: l’Onu si ritiri dal Quartetto per il Medio Oriente (Usa, Russia, Ue, Onu) nel caso in cui non vengano presi in maggiore considerazione i diritti umani dei palestinesi. Una richiesta tanto più significativa, e allarmante, perché ad avanzarla è John Dugard, inviato speciale delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani nei Territori palestinesi. Avvocato sudafricano, docente di Diritto internazionale, paladino della lotta all’apartheid, Dugard visita la Cisgiordania e Gaza da sette anni e redige i suoi dettagliati rapporti sulla situazione. “Dalla mia ultima visita - afferma - ho ricavato una impressione drammatica: nel popolo palestinese è diffuso un sentimento di disperazione causato dalla violazione dei diritti umani. Ogni volta che vado la situazione sembra essere ulteriormente peggiorata”.
Un peggioramento che investe sia la Cisgiordania che Gaza: “Gaza - sottolinea Dugard - è una prigione isolata dal mondo e che Israele sembra averne buttato via le chiavi”.
Professor Dugard, alla fine del mese lei presenterà il suo rapporto alle Nazioni Unite sullo stato dei diritti umani nei Territori. Qual è la situazione?
“Gravissima, direi disperata. Una percezione netta che ho maturato da una visione diretta della situazione. Ciò che più mi ha colpito è l’assenza di speranza del popolo palestinese. Tutti noi dovremmo interrogarci sulle ragioni di questo degrado” .
Qual è la sua risposta?
“Non vi è dubbio che questa situazione di sofferenza e disperazione è frutto della violazione dei diritti umani e in particolare delle restrizioni israeliane alla libertà di movimento dei palestinesi”.
Le autorità israeliane ribatterebbero che questa situazione è dovuta alla necessità di contrastare gli attacchi terroristici. I kamikaze palestinesi non sono certo un’invenzione israeliana.
“Non metto in discussione il diritto di Israele di difendere la sua sicurezza, ma ritengo che il governo israeliano continui a gestire la sua sicurezza con un uso sproporzionato della forza”.
A cosa si riferisce in particolare?
“Penso ai centinaia di check-point che spezzano in mille frammenti territoriali la Cisgiordania, penso a Gaza, prigione a cielo aperto dove sopravvivono a stento un 1milione e 400 mila palestinesi. Sì, Gaza è una prigione della quale Israele sembra aver buttato via le chiavi”.
Gaza, soprattutto dopo il colpo di mano militare di Hamas, molto si è detto e scritto. Meno della Cisgiordania. Lei l’ha visitata recentemente. Qual è la realtà che ha registrato sul campo?
“La Cisgiordania è oggi frammentata in quattro settori: il Nord (Jenin, Nablus e Tulkarem), il Centro (Ramallah), il Sud (Hebron) e Gerusalemme est che assomigliano sempre di più ai Bantustan del Sudafrica. Le restrizioni alla circolazione imposte da un rigido sistema di autorizzazioni, rinforzato da circa 520 check point e blocchi stradali, assomigliano al sistema del "lascia-passare" (in vigore nel Sudafrica dell’apartheid) applicato con una severità che va molto al di là…”.
La sua è un'accusa molto grave, alla quale più volte in passato Israele ha ribattuto con durezza accusandola di forzature inaccettabili viziate da un evidente pregiudizio.
“Vede, io non ho alcun pregiudizio anti-israeliano e rigetto con sdegno le accuse strumentali di antisemitismo. I miei rapporti non hanno nulla di ideologico, essi sono basati su fatti circostanziati, su una documentazione ineccepibile. Israele rivendica la sua democrazia ma i principi su cui si fonda non valgono per la popolazione palestinese dei Territori. Con grande amarezza, mi creda, devo affermare che molti aspetti dell’occupazione israeliana superano quelli del regime di apartheid. Si pensi alla distruzione in larga scala da parte israeliana di case palestinesi, lo spianamento di terreni fertili, le incursioni e gli omicidi mirati dei palestinesi, per non parlare del muro eretto per l’80% in territorio palestinese. Il Muro è, attualmente, costruito in Cisgiordania e Gerusalemme est in maniera da inglobare la maggior parte delle colonie nella sua cinta. Inoltre, i tre grandi blocchi di insediamenti di Gush Etzion, Ma’aleh Adumim e Ariel dividono il territorio palestinese in enclave, distruggendo così l’integrità territoriale della Palestina. Tutto ciò, lo ribadisco, produce sofferenze, umiliazioni e, ed è quello che più mi ha colpito nella mia recente visita nei Territori, la perdita di speranza da parte del popolo palestinese. A tutto ciò va aggiunto che, di fatto, il popolo palestinese è sottoposto a sanzioni economiche, e ciò è il primo esempio di un simile trattamento applicato a un popolo occupato. Verso i palestinesi dei Territori, Israele non si comporta come una democrazia ma come una potenza colonizzatrice”.
Dalla Cisgiordania a Gaza e allo scontro interno al campo palestinese. Uno scontro che aggiunge sofferenza a sofferenza. Qual è in proposito la sua valutazione?
“Se vuole sapere il mio modesto punto di vista, le dirò che a mio avviso la Comunità internazionale sta commettendo un errore gravissimo, che renderà ancor più ostica la ricerca di un accordo di pace con Israele”.
Quale sarebbe questo errore?
“Aver deciso di appoggiare solo una fazione palestinese, quella del Fatah. Questo ruolo non compete all’Onu”.
A fine mese lei illustrerà il suo rapporto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A quale conclusione è giunto?
“Al segretario generale Ban Ki-moon chiederò di ritirare le Nazioni Unite dal quartetto, se il Quartetto dovesse fallire nel tentativo di avere la massima attenzione per la situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi”.
Lei appare alquanto pessimista sulla possibilità di una svolta nella tutela dei diritti umani in Palestina. Perché?
«Perché sull’inazione del Quartetto in questo campo pesa l’influenza politica degli Stati Uniti. Una influenza negativa».
Umberto De Giovannangeli

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