Cultura & Attualità
Lanciano = Corleone?
Messaggio del 07-12-2005 alle ore 21:47:36
La mafia è un'associazione a delinquere la cui forza sta essenzialmente in un culto della prepotenza, nella carenza di senso civico (lo spirito di cittadinanza), nel disinteresse per il bene e l'utile pubblico; ma possiamo chiamare mafia anche la mentalità che si compone dei tre elementi che ho appena elencato; mafia è una forma di governo di una comunità, ma è al tempo stesso la negazione dello Stato inteso come strumento, come società originale volta alla sopravvivenza della comunità. Se con mafia intendiamo un'associazione con lo scopo consapevole di sostituirsi allo Stato, di essere parastato, a Lanciano non esiste, parrebbe, nulla del genere; se intendi con "mafia" una mentalità, Lanciano è una città profondamente mafiosa. Strisciano, nel corso della vita pubblica, una miriade di "si dice" che, al di là del veleno che diffondono, rivelano un malessere diffuso, sia verso la politica, sia verso la magistratura, sia verso le forze dell'ordine; e materializzano quell'assenza dello Stato, o forse quell'abuso dello stato, che è prassi inscindibile dell'attività che, poco poco, peregrina al di fuori della sfera dell'intimità; ma questa cascata di chiacchiere, spoglie dell'onere della prova, e purtuttavia tenace e proterva, a punto da guadagnarsi quella credibilità che le spetta di diritto, agli occhi del cittadino; spoglia, ho detto, di riscontri che in ambito ufficiale dovrebbero essere investigati pignolamente e, aggiungo, onestamente; questa chiacchiera, che quotidianamente ascoltiamo, ma che spesso è privilegio di pochi addentri, non trova il coraggio della denuncia, per quanto configuri situazioni gravi, perché la denuncia spetta a chi ha i mezzi materiali per provarla, non a chi incappa in racconti vaghi su fatti di cui non s'è testimoni. Essa non trova soddisfazione nello Stato e il popolo "mormorante" si chiede: quis custodiet ipsos custodes? Ma lo stesso popolo mormorante, sopraffatto dai mormorii, ineducato al civismo, scoraggiato dal gattopardismo, terrorizzato dalla solitudine istituzionale e da inedite (ma non troppo) alleanze tra pastori e lupi, s'è adeguato all'andazzo generale; e vediamo che alto e basso si alimentano mutuamente, in un circolo vizioso, terribile e sconcertante. A cosa serve un palazzo di giustizia, un commissariato, una stazione dei carabinieri, un consiglio comunale, un corpo di polizia municipale; insomma, a cosa serve lo Stato a Lanciano? Una domanda tanto oziosa, per chi ha i sensi ottusi dalla ripetitiva quotidianità, dall'indifferente omogeneità del mondo che ci circonda e che non ci siamo "guadagnati"; eppure, a ben osservare, v'è una risposta tanto più tragica quanto più prende corpo una reale e razionale descrizione dei fatti. Alcuni giorni fa, un bambinetto, dall'apparente età di 7 anni, allegramente gettava dei petardi nel pieno centro, in piazza del Plebiscito, nel più totale disinteresse di un vigile urbano, uno che più volte è osservabile, nelle sue dimostrazioni di superbia, agitare boriosamente in aria una specie di distintivo; costui, invece di dimostrare un minimo di coscienza, sorretta dai diritti e dai doveri che il suo ufficio conferisce, e intervenire per evitare quelle disgrazie che non raramente si verificano in casi simili, per impedire al bambinetto d'invalidarsi o nuocere ad altri, si allontanava distrattamente; cosa che, del resto, fanno generalmente le forze dell'ordine ogniqualvolta i pedoni e gli automobilisti, in violazione del codice della strada, assumono comportamenti che seriamente rendono pericolosa la circolazione e, lo vediamo ogni giorno, congestionano il traffico. Alcuni anni fa, la città di Lanciano - e un locale del centro, molto frequentato dai giovanissimi - fu al centro di una operazione antidroga di portata nazionale, su iniziativa di una procura ligure. Che faceva, e che continuano a fare, la procura di Lanciano, le forze dell'ordine, mentre la polizia e le procure di altre regioni d'Italia portano avanti investigazioni che ci riguardano? Ci sarebbe da domandarsi quali sconcertanti rivelazioni ci verrebbero fatte se lo Stato centrale si prendesse la briga di osservare cosa faccia "lo stato locale". Allora ci sveglieremmo un bel mattino, scandalizzandoci di qualcosa che ci era stato già vociferato, di cui avevamo conoscenza "inconscia"; esattamente come è avvenuto oggi per la questione che ha fatto conoscere Lanciano in tutta Italia - e non solo! E se io, in passato, avessi sporto denuncia, alla quale non avesse fatto seguito nessuna azione penale, incomincerei a voler verificare per quale motivo non ci siano stati dei provvedimenti! Cosa ne salterebbe fuori? Ma la riflessione di fondo resta la medesima, che non vale solo per Lanciano, ma per tutta la Nazione: l'assidua pratica dell'illegalità, per i più disparati motivi, in alcuni casi, e senza motivi, in altri casi; la diffusa collusione tra controllori e controllati, la questione del "quis custodiet ipsos custodes"; l'assenza dell'interesse comune come "interesse diffuso dei singoli"; l'idiota prevalenza di un interesse particolare immediato; tutti questi elementi che si sommano e convivono inscindibilmente, creando un "valore aggiunto"; tutto ciò costituisce una cancrena pericolosissima che mette a dura prova, non solo la sussistenza di uno stato e di un ordinamento civile; non solo la sterile affermazione di principii generici; ma anche, e soprattutto, l'esistenza concreta della società e dei suoi componenti minimi: ovvero gl'individui. Qui vige, ma ovunque è così, una mentalità mafiosa; e da essa si traggono le premesse per cui all'idealità della mentalità corrisponda la concretazione, una realizzazione materiale del pensato: il trionfo dell'idealismo! È ora, più che mai, che i cittadini si sottomettano, nei limiti del dovuto e dell'opportuno, allo Stato; lo Stato sottragga uno scorcio di libertà ai cittadini singolarmente, affinché lo ridistribuisca a loro collettivamente. Ma i tutto ciò, la garanzia della libertà dell'individuo non sia attribuita allo Stato (che è strumento e non soggetto), ma all'autonoma e consapevole e volontaria sottomissione allo Stato, per ciò che a quest'ultimo compete. Questa, a mio avviso, sia una nuova democrazia; in cui non lo Stato, ma i cittadini stessi sono garanti. Questa sia la vera democrazia; che sia impegno e partecipazione; partecipazione che non si chiude nel momento banale del voto; il voto sia il minimo della democrazia, sia la toletta della democrazia; una democrazia che si fa solo nelle urne è una democrazia miserabile.
La mafia è un'associazione a delinquere la cui forza sta essenzialmente in un culto della prepotenza, nella carenza di senso civico (lo spirito di cittadinanza), nel disinteresse per il bene e l'utile pubblico; ma possiamo chiamare mafia anche la mentalità che si compone dei tre elementi che ho appena elencato; mafia è una forma di governo di una comunità, ma è al tempo stesso la negazione dello Stato inteso come strumento, come società originale volta alla sopravvivenza della comunità. Se con mafia intendiamo un'associazione con lo scopo consapevole di sostituirsi allo Stato, di essere parastato, a Lanciano non esiste, parrebbe, nulla del genere; se intendi con "mafia" una mentalità, Lanciano è una città profondamente mafiosa. Strisciano, nel corso della vita pubblica, una miriade di "si dice" che, al di là del veleno che diffondono, rivelano un malessere diffuso, sia verso la politica, sia verso la magistratura, sia verso le forze dell'ordine; e materializzano quell'assenza dello Stato, o forse quell'abuso dello stato, che è prassi inscindibile dell'attività che, poco poco, peregrina al di fuori della sfera dell'intimità; ma questa cascata di chiacchiere, spoglie dell'onere della prova, e purtuttavia tenace e proterva, a punto da guadagnarsi quella credibilità che le spetta di diritto, agli occhi del cittadino; spoglia, ho detto, di riscontri che in ambito ufficiale dovrebbero essere investigati pignolamente e, aggiungo, onestamente; questa chiacchiera, che quotidianamente ascoltiamo, ma che spesso è privilegio di pochi addentri, non trova il coraggio della denuncia, per quanto configuri situazioni gravi, perché la denuncia spetta a chi ha i mezzi materiali per provarla, non a chi incappa in racconti vaghi su fatti di cui non s'è testimoni. Essa non trova soddisfazione nello Stato e il popolo "mormorante" si chiede: quis custodiet ipsos custodes? Ma lo stesso popolo mormorante, sopraffatto dai mormorii, ineducato al civismo, scoraggiato dal gattopardismo, terrorizzato dalla solitudine istituzionale e da inedite (ma non troppo) alleanze tra pastori e lupi, s'è adeguato all'andazzo generale; e vediamo che alto e basso si alimentano mutuamente, in un circolo vizioso, terribile e sconcertante. A cosa serve un palazzo di giustizia, un commissariato, una stazione dei carabinieri, un consiglio comunale, un corpo di polizia municipale; insomma, a cosa serve lo Stato a Lanciano? Una domanda tanto oziosa, per chi ha i sensi ottusi dalla ripetitiva quotidianità, dall'indifferente omogeneità del mondo che ci circonda e che non ci siamo "guadagnati"; eppure, a ben osservare, v'è una risposta tanto più tragica quanto più prende corpo una reale e razionale descrizione dei fatti. Alcuni giorni fa, un bambinetto, dall'apparente età di 7 anni, allegramente gettava dei petardi nel pieno centro, in piazza del Plebiscito, nel più totale disinteresse di un vigile urbano, uno che più volte è osservabile, nelle sue dimostrazioni di superbia, agitare boriosamente in aria una specie di distintivo; costui, invece di dimostrare un minimo di coscienza, sorretta dai diritti e dai doveri che il suo ufficio conferisce, e intervenire per evitare quelle disgrazie che non raramente si verificano in casi simili, per impedire al bambinetto d'invalidarsi o nuocere ad altri, si allontanava distrattamente; cosa che, del resto, fanno generalmente le forze dell'ordine ogniqualvolta i pedoni e gli automobilisti, in violazione del codice della strada, assumono comportamenti che seriamente rendono pericolosa la circolazione e, lo vediamo ogni giorno, congestionano il traffico. Alcuni anni fa, la città di Lanciano - e un locale del centro, molto frequentato dai giovanissimi - fu al centro di una operazione antidroga di portata nazionale, su iniziativa di una procura ligure. Che faceva, e che continuano a fare, la procura di Lanciano, le forze dell'ordine, mentre la polizia e le procure di altre regioni d'Italia portano avanti investigazioni che ci riguardano? Ci sarebbe da domandarsi quali sconcertanti rivelazioni ci verrebbero fatte se lo Stato centrale si prendesse la briga di osservare cosa faccia "lo stato locale". Allora ci sveglieremmo un bel mattino, scandalizzandoci di qualcosa che ci era stato già vociferato, di cui avevamo conoscenza "inconscia"; esattamente come è avvenuto oggi per la questione che ha fatto conoscere Lanciano in tutta Italia - e non solo! E se io, in passato, avessi sporto denuncia, alla quale non avesse fatto seguito nessuna azione penale, incomincerei a voler verificare per quale motivo non ci siano stati dei provvedimenti! Cosa ne salterebbe fuori? Ma la riflessione di fondo resta la medesima, che non vale solo per Lanciano, ma per tutta la Nazione: l'assidua pratica dell'illegalità, per i più disparati motivi, in alcuni casi, e senza motivi, in altri casi; la diffusa collusione tra controllori e controllati, la questione del "quis custodiet ipsos custodes"; l'assenza dell'interesse comune come "interesse diffuso dei singoli"; l'idiota prevalenza di un interesse particolare immediato; tutti questi elementi che si sommano e convivono inscindibilmente, creando un "valore aggiunto"; tutto ciò costituisce una cancrena pericolosissima che mette a dura prova, non solo la sussistenza di uno stato e di un ordinamento civile; non solo la sterile affermazione di principii generici; ma anche, e soprattutto, l'esistenza concreta della società e dei suoi componenti minimi: ovvero gl'individui. Qui vige, ma ovunque è così, una mentalità mafiosa; e da essa si traggono le premesse per cui all'idealità della mentalità corrisponda la concretazione, una realizzazione materiale del pensato: il trionfo dell'idealismo! È ora, più che mai, che i cittadini si sottomettano, nei limiti del dovuto e dell'opportuno, allo Stato; lo Stato sottragga uno scorcio di libertà ai cittadini singolarmente, affinché lo ridistribuisca a loro collettivamente. Ma i tutto ciò, la garanzia della libertà dell'individuo non sia attribuita allo Stato (che è strumento e non soggetto), ma all'autonoma e consapevole e volontaria sottomissione allo Stato, per ciò che a quest'ultimo compete. Questa, a mio avviso, sia una nuova democrazia; in cui non lo Stato, ma i cittadini stessi sono garanti. Questa sia la vera democrazia; che sia impegno e partecipazione; partecipazione che non si chiude nel momento banale del voto; il voto sia il minimo della democrazia, sia la toletta della democrazia; una democrazia che si fa solo nelle urne è una democrazia miserabile.
Messaggio del 07-12-2005 alle ore 22:09:19
Perché non riesco ad editare?
Perché non riesco ad editare?
Messaggio del 08-12-2005 alle ore 01:23:55
Adonai, stai fuori pista
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Editato da Phar Lap il 08/12/2005 alle 01:24:18
Adonai, stai fuori pista

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Editato da Phar Lap il 08/12/2005 alle 01:24:18
Messaggio del 08-12-2005 alle ore 14:32:09
Bentornato dr House.
Bentornato dr House.
Messaggio del 08-12-2005 alle ore 23:16:28
Adonà finiscila..
Adonà finiscila..
Messaggio del 09-12-2005 alle ore 00:06:36
Dimas è l'esempio lampante della cultura mafiosa imperante
Dimas è l'esempio lampante della cultura mafiosa imperante
Messaggio del 11-12-2005 alle ore 23:41:20
Dr House, non essere così prolisso quando scrivi cose così "importanti" sennò nessuno ti legge.
Dr House, non essere così prolisso quando scrivi cose così "importanti" sennò nessuno ti legge.
Messaggio del 12-12-2005 alle ore 12:13:05
Adonà l'hai capito finalmente...
..quindi silenzio..sennò CAPUT!
Adonà l'hai capito finalmente...
..quindi silenzio..sennò CAPUT!
Messaggio del 12-12-2005 alle ore 12:14:15
kaputt, a limite, caput è la coccia
kaputt, a limite, caput è la coccia
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