Cultura & Attualità
L'America sta avanti :otiòp:
Messaggio del 06-04-2007 alle ore 11:54:55
WASHINGTON - Da un "mogul" della televisione via cavo trasformato in sindaco, nasce a New York un'iniziativa nuova contro la povertà, la paghetta comunale per i buoni cittadini, una "pay per virtù". Ai giusti, ma poveri, non saranno necessariamente aperte le porte del paradiso e della felicità, ma il borsellino della città, sì.
Nel crepaccio di miseria spalancato fra la carità religiosa e l'assistenzialismo pubblico, fra la fine dello stato mamma e la ferocia della giungla, New York cerca una terza via, lancia una piccola liana di sicurezza tessuta non secondo i bisogni, come Marx avrebbe voluto, ma secondo i meriti di chi la riceve, come avrebbe preferito Darwin. Proprio dalla New York dalla quale partì Franklin D. Roosevelt con la rivoluzione del New Deal quasi 80 anni or sono, si avvia questo esperimento della "pay per virtù", dove sarà aiutato finanziariamente soltanto chi dimostra di meritarsi l'aiuto.
Una paghetta per bambini buoni sulla scala di una famiglia metropolitana da 8 milioni di persone. Fate i bravi a scuola, prendete buoni voti, seguite diligentemente il cammino della prevenzione medica nelle cliniche di quartiere, astenetevi da comportamenti autodistruttivi, siate madri e padri responsabili (il sesso, fortunatamente, resta affare privato, senza tariffe premio né presunzioni infernali) e il comune di New York vi pagherà.
Soldoni veri, contanti, dollari, secondo un menù a' la carte che va dai 50 dollari per la frequenza regolare nelle classi, ai 150 per chi fa le vaccinazioni annuali previste per i bambini, fino ai 300 per gli scolari promossi con le migliori pagelle e addirittura 3000 all'anno come supplemento al salario di chi riesce a mantenere un impiego stabile. Non fortune, ma incentivi, carote, che alla fine dell'anno, per le famiglie e gli individui più meritevoli, può raggiungere i 4 mila dollari, un importante somma per quel milione e mezzo di newyorker a Brooklyn, Queens, nel Bronx, a Harlem, che hanno un reddito anno di 11 mila dollari, inferiore anche alla soglia di povertà, che è 14 mila dollari.
L'idea di trasformare l'evangelico precetto del "vestire gli ignudi" o gli assegni di povertà considerati da molti come finanziamenti indiretti a spacciatori e taverne, in un più americano "borsino della virtù", non è venuta per prima al sindaco dei cinque borghi di New York, Michael Bloomberg, che l'ha annunciata il 29 marzo scorso con il titolo di "Opportunity NYC" (New York City) affiancato dalla Rockefeller Foundation, la massima elemosiniera del progetto. L'idea parte, per una volta, dal sud della Frontera, dal Messico e da altre nazioni dell'America Centrale e Latina, dove questi programmi di incentivi sono in funzione da anni e con discreto successo. Da quando corrono i dollari, anzi, i pesos, per chi cammina sul sentiero stretto e diritto, in Messico la frequenza nelle classi elementari e media è cresciuta di quasi l'8%, e il numero di bambini regolarmente vaccinati di quasi il 2%, piccole percentuali, ma corrispondenti a migliaia di vite in più salvate, se tradotte in cifre assolute. Poiché il circolo vizioso della povertà è sostanzialmente identico ovunque, i metodi per tentare di invertire gli ingranaggi possono essere importati e copiati.
Non poteva essere che un sindaco decisamente fuori schema come il miliardario Michael Bloomberg, 43esimo americano più ricco nella graduatoria di Forbes grazie al suo canale satellitare di informazione finanziaria per Wall Street rigorosamemente apolitico, ad adottarlo, infischiandosene altamente sia del fondamentalismo "bushista", sia della correttezza ideologica dei liberal che infestano New York e credono ancora al New Deal. Democratico divenuto repubblicano sui generis, confesso fumatore di canne, dichiarato sottaniere e certamente non un "bushie" bigotto e politicamente corretto come li vorrebbero alla Casa Bianca, più simile all'altro anabolizzato repubblicano anomalo sulla sponda del Pacifico, Arnold "the Governator" Schwarzenegger, Bloomberg aveva promesso di governare la città come "si amministra un business".
Una formula che molti promettono (o minacciano) e quasi nessuno realizza, come aveva promesso lo stesso Bush, che ha devastato in sei anni il bilancio e l'immagine della Usa Inc. dando dimostrazione, ha detto lo stesso Bloomberg, di "incapacità manageriale".
Ma se l'idea della "pay-per-virtù" potrebbe scandalizzare gli ultimi apostoli dello stato balia, sempre meno numerosi anche tra democratici dopo che Bill Clinton vinse la Casa Bianca nel 1992 promettendo "la fine dello stato sociale", Bloomberg parte da una constatazione che scalda il cuore anche degli elettori progressisti. Muove dalla crescente iniquità di ricchezza che si sta spalancando fra gli "have" e "have not", tra chi ha e chi non ha.
"Questo squilibrio ormai enorme non è soltanto moralmente scorretto, è socialmente pericoloso" ha detto. È dunque necessaria, urgente, una redistribuzione di reddito da quell'1% che possiede il 57% della ricchezza cittadina e quel 99% che deve sgomitare per il resto. Come? Esclusi gli aumenti di pressione fiscale, che nei cinque borghi di New York City già succhia il 14% del reddito imponibile in cima alle tasse nazionali, portando il totale dell'aliquota complessiva ben oltre il 40%, detestate ormai le burocrazie assistenziali che costano più di quel che danno, la soluzione pare il finanziamento di privati, come la Rockefeller Foundation, le multinazionali della finanza come il gigante AIG o la "private charity" che uno dei miliardari di Borsa, Paul Tudor Jones, ha creato nel 2000 battezzandola "Robin Hood" e che conta tra i suoi benefattori star dello spettacolo, Gwyneth Paltrow, i Rolling Stones, i Who, signori del cinema come Harvey Weinstein ex della Miramax e il presidente della finanziaria Goldman Sachs.
Con quasi un miliardo di dollari all'anno da distribuire ai meritevoli secondo criteri oggettivi, presenze a scuola, pagelle, certificati medici, rapporti di insegnanti e di commissariati di quartiere, la "Opportunity NYC" non pretende di colmare paternalisticamente il grande canyon fra ricchi e poveri, ma di aiutare a capire che dipendere da sé stessi, dal proprio comportamento e dalla proprie scelte, anziché dalla fortuna o dallo stato, paga, e può avviare sulla strada della mitica "ricerca della felicità". O in attesa di quella, almeno sulla via dei soldi per pagare l'affitto.
(6 aprile 2007)
WASHINGTON - Da un "mogul" della televisione via cavo trasformato in sindaco, nasce a New York un'iniziativa nuova contro la povertà, la paghetta comunale per i buoni cittadini, una "pay per virtù". Ai giusti, ma poveri, non saranno necessariamente aperte le porte del paradiso e della felicità, ma il borsellino della città, sì.
Nel crepaccio di miseria spalancato fra la carità religiosa e l'assistenzialismo pubblico, fra la fine dello stato mamma e la ferocia della giungla, New York cerca una terza via, lancia una piccola liana di sicurezza tessuta non secondo i bisogni, come Marx avrebbe voluto, ma secondo i meriti di chi la riceve, come avrebbe preferito Darwin. Proprio dalla New York dalla quale partì Franklin D. Roosevelt con la rivoluzione del New Deal quasi 80 anni or sono, si avvia questo esperimento della "pay per virtù", dove sarà aiutato finanziariamente soltanto chi dimostra di meritarsi l'aiuto.
Una paghetta per bambini buoni sulla scala di una famiglia metropolitana da 8 milioni di persone. Fate i bravi a scuola, prendete buoni voti, seguite diligentemente il cammino della prevenzione medica nelle cliniche di quartiere, astenetevi da comportamenti autodistruttivi, siate madri e padri responsabili (il sesso, fortunatamente, resta affare privato, senza tariffe premio né presunzioni infernali) e il comune di New York vi pagherà.
Soldoni veri, contanti, dollari, secondo un menù a' la carte che va dai 50 dollari per la frequenza regolare nelle classi, ai 150 per chi fa le vaccinazioni annuali previste per i bambini, fino ai 300 per gli scolari promossi con le migliori pagelle e addirittura 3000 all'anno come supplemento al salario di chi riesce a mantenere un impiego stabile. Non fortune, ma incentivi, carote, che alla fine dell'anno, per le famiglie e gli individui più meritevoli, può raggiungere i 4 mila dollari, un importante somma per quel milione e mezzo di newyorker a Brooklyn, Queens, nel Bronx, a Harlem, che hanno un reddito anno di 11 mila dollari, inferiore anche alla soglia di povertà, che è 14 mila dollari.
L'idea di trasformare l'evangelico precetto del "vestire gli ignudi" o gli assegni di povertà considerati da molti come finanziamenti indiretti a spacciatori e taverne, in un più americano "borsino della virtù", non è venuta per prima al sindaco dei cinque borghi di New York, Michael Bloomberg, che l'ha annunciata il 29 marzo scorso con il titolo di "Opportunity NYC" (New York City) affiancato dalla Rockefeller Foundation, la massima elemosiniera del progetto. L'idea parte, per una volta, dal sud della Frontera, dal Messico e da altre nazioni dell'America Centrale e Latina, dove questi programmi di incentivi sono in funzione da anni e con discreto successo. Da quando corrono i dollari, anzi, i pesos, per chi cammina sul sentiero stretto e diritto, in Messico la frequenza nelle classi elementari e media è cresciuta di quasi l'8%, e il numero di bambini regolarmente vaccinati di quasi il 2%, piccole percentuali, ma corrispondenti a migliaia di vite in più salvate, se tradotte in cifre assolute. Poiché il circolo vizioso della povertà è sostanzialmente identico ovunque, i metodi per tentare di invertire gli ingranaggi possono essere importati e copiati.
Non poteva essere che un sindaco decisamente fuori schema come il miliardario Michael Bloomberg, 43esimo americano più ricco nella graduatoria di Forbes grazie al suo canale satellitare di informazione finanziaria per Wall Street rigorosamemente apolitico, ad adottarlo, infischiandosene altamente sia del fondamentalismo "bushista", sia della correttezza ideologica dei liberal che infestano New York e credono ancora al New Deal. Democratico divenuto repubblicano sui generis, confesso fumatore di canne, dichiarato sottaniere e certamente non un "bushie" bigotto e politicamente corretto come li vorrebbero alla Casa Bianca, più simile all'altro anabolizzato repubblicano anomalo sulla sponda del Pacifico, Arnold "the Governator" Schwarzenegger, Bloomberg aveva promesso di governare la città come "si amministra un business".
Una formula che molti promettono (o minacciano) e quasi nessuno realizza, come aveva promesso lo stesso Bush, che ha devastato in sei anni il bilancio e l'immagine della Usa Inc. dando dimostrazione, ha detto lo stesso Bloomberg, di "incapacità manageriale".
Ma se l'idea della "pay-per-virtù" potrebbe scandalizzare gli ultimi apostoli dello stato balia, sempre meno numerosi anche tra democratici dopo che Bill Clinton vinse la Casa Bianca nel 1992 promettendo "la fine dello stato sociale", Bloomberg parte da una constatazione che scalda il cuore anche degli elettori progressisti. Muove dalla crescente iniquità di ricchezza che si sta spalancando fra gli "have" e "have not", tra chi ha e chi non ha.
"Questo squilibrio ormai enorme non è soltanto moralmente scorretto, è socialmente pericoloso" ha detto. È dunque necessaria, urgente, una redistribuzione di reddito da quell'1% che possiede il 57% della ricchezza cittadina e quel 99% che deve sgomitare per il resto. Come? Esclusi gli aumenti di pressione fiscale, che nei cinque borghi di New York City già succhia il 14% del reddito imponibile in cima alle tasse nazionali, portando il totale dell'aliquota complessiva ben oltre il 40%, detestate ormai le burocrazie assistenziali che costano più di quel che danno, la soluzione pare il finanziamento di privati, come la Rockefeller Foundation, le multinazionali della finanza come il gigante AIG o la "private charity" che uno dei miliardari di Borsa, Paul Tudor Jones, ha creato nel 2000 battezzandola "Robin Hood" e che conta tra i suoi benefattori star dello spettacolo, Gwyneth Paltrow, i Rolling Stones, i Who, signori del cinema come Harvey Weinstein ex della Miramax e il presidente della finanziaria Goldman Sachs.
Con quasi un miliardo di dollari all'anno da distribuire ai meritevoli secondo criteri oggettivi, presenze a scuola, pagelle, certificati medici, rapporti di insegnanti e di commissariati di quartiere, la "Opportunity NYC" non pretende di colmare paternalisticamente il grande canyon fra ricchi e poveri, ma di aiutare a capire che dipendere da sé stessi, dal proprio comportamento e dalla proprie scelte, anziché dalla fortuna o dallo stato, paga, e può avviare sulla strada della mitica "ricerca della felicità". O in attesa di quella, almeno sulla via dei soldi per pagare l'affitto.
(6 aprile 2007)
Messaggio del 06-04-2007 alle ore 12:58:28
New York, 5° strada... dove il sole non batte mai..neanche la domenica...e dove tristemente cadono (facendosi anche male) le ombre della sera....
New York, 5° strada... dove il sole non batte mai..neanche la domenica...e dove tristemente cadono (facendosi anche male) le ombre della sera....
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