Cultura & Attualità
La voce del padrone
Messaggio del 23-12-2007 alle ore 16:44:12
C’è tutto, nella telefonata fra Saccà e Berlusconi: sulla Rai, sul Senato, sui consiglieri fedeli al Cavaliere, su come nascono i telefilm, come vengono scelte le attrici, come si cerca di far cadere il governo. La politica è un temporale buio, le telefonate come questa sono i fulmini che mostrano cielo e terra. Guardiamoli.
Anzitutto, il contatto. È Saccà che chiama, ma non può chiamare direttamente il presidente.
Saccà chiama una segretaria. Il contatto significherebbe parità, ambedue alla stessa altezza. Qui uno sta in alto e l’altro in basso. Il presidente saluta: «Agostino!», per nome. Chiamando uno per nome, lo tocchi nella persona, non nel ruolo. La persona toccata non può toccare, deve rispettare la distanza: «Presidente!». Presidente è il ruolo, il potere. Cosa fa il debole di fronte al potente? Lo serve? Troppo poco. Il potente disprezza il servitore, e il servitore che offre un servizio si offre al disprezzo. Il servitore deve dichiarare un’altra cosa: amore. «Lei è sempre più amato», dice Saccà. Chi ama, innalza l’amato, e abbassa se stesso. Si presenta come un niente a un tutto. Ma il tutto, che sa di essere tutto, che tutto è? Economico? Politico? Molto di più: l’economico ha soldi, il politico ha un partito, ma stanno in terra. Berlusconi, con un salto mitopoietico, si alza fra terra e cielo, e colloca il suo potere nel sacro. Dice: «Mi scambiano per il papa». Il papa è il vicario del figlio di Dio. Guardando il papa lo vedi in alto, tra umanità e divinità, e provi il bisogno di adorare quel che lui rappresenta e piangere sulla miseria che tu sei. Con un èmpito creativo che lo fa non-mediocre, Saccà dice di rivolgersi al papa senza «piangeria», che è una piaggeria prossima al pianto: da lui escono preghiere e lacrime. Come dai fedeli di Lourdes, ma anche dalle ragazzine di fronte ai Beatles. La formula di chi riceve il Dio è: «non sum dignus». La usa Berlusconi: «Sono indegno», ma in lui diventa una formula attiva, non passiva, introduce l’indegnità fra lui e gli uomini, sono gli uomini che sono indegni di lui. Colui che ci fa sentire indegni è il nostro stupore, «stupor mundi». «Ma è stupendo» esclama Saccà, anzi meglio Agostino. «Stupendo» è ciò che abbiamo davanti a noi, il «vuoto» è dentro di noi. La frase di questo Agostino: «C’è un vuoto... che lei copre anche emotivamente», vale l’«inquietum est cor meum» di un altro Agostino. Noi siamo inquieti, ma ciò che adoriamo è per definizione quieto: noi dobbiamo muoverci, lui è il motore immobile. Noi siamo estasiati, ma ciò che ci fa estasiare non fa nulla, estasiare è nel suo essere, perciò rimane imperturbato, anzi annoiato. La sequenza: Saccà: «È bellissima», Berlusconi: «Vabbè... e allora?», mette a contatto due sfere, l’adorazione e la noia. I due parlano del consigliere Urbani, Saccà è cauto, non sa come lamentarsene: Urbani è vicino al padrone, c’è il rischio che oscurando Urbani un’ombra cali sul padrone. Il padrone non corre questo rischio: «Urbani fa lo stronzo, no?». «Stronzo» non è un’offesa, è un insulto de-semantizzato, perfino affettuoso, corre fra amici.
Saccà soffre che un comandante subalterno faccia lo stronzo e il comandante supremo ci scherzi sopra, ma sa di non poterci fare nulla, però ecco il suo potere: lui può spingere il comandante supremo a mettere in riga i disobbedienti, e in tal modo Saccà si mette sopra e davanti al comandante, lo scuote e lo indirizza: «Li richiami all’ordine, Presidente!». In questo modo si colloca rispetto al presidente più vicino di coloro che bisogna richiamare all’ordine, in un certo senso è lui che li richiama all’ordine. L’accenno al film su Barbarossa e al regista e alle attrici a cui trovare un ruolo da qualche parte è un tram che ci sbatte in faccia. Noi pensavamo: un film si fa perché il progetto è nell’aria, un regista si sceglie perché è fatto per quel progetto, un’attrice perché è tagliata per quella parte. Qui Berlusconi vuole il film su Barbarossa, ma lo chiama «cavolo di fiction», perché è Bossi che lo vuole, dunque la sequenza che noi credevamo storia-arte-film-Rai diventa Bossi-Berlusconi-Saccà-cavolo. Quando uscirà il «cavolo», noi che scriviamo, in sede di recensione, dovremo trovarne i significati filosofici e metafisici.
C’è un’attrice da sistemare in qualche parte. Lo chiede Berlusconi, che non la conosce, ma quell’attrice gli serve per... far cadere il governo.
C’è un senatore del centro-sinistra che se viene sistemata la sua attrice 10E noi, se il governo cade, cercheremo di capire perché: poco welfare, troppo welfare. E invece sarebbe una donna, che una volta sistemata sarebbe grata al senatore, che per quella gratitudine sarebbe grato al presidente. Dicono che tutto questo è privacy, da rispettare. Come se, cadendo il governo, cadesse privatamente. Se davvero tutto questo è privacy, allora tutta la nostra vita è diventata una faccenda privata del potere.
Ferdinando Camon
C’è tutto, nella telefonata fra Saccà e Berlusconi: sulla Rai, sul Senato, sui consiglieri fedeli al Cavaliere, su come nascono i telefilm, come vengono scelte le attrici, come si cerca di far cadere il governo. La politica è un temporale buio, le telefonate come questa sono i fulmini che mostrano cielo e terra. Guardiamoli.
Anzitutto, il contatto. È Saccà che chiama, ma non può chiamare direttamente il presidente.
Saccà chiama una segretaria. Il contatto significherebbe parità, ambedue alla stessa altezza. Qui uno sta in alto e l’altro in basso. Il presidente saluta: «Agostino!», per nome. Chiamando uno per nome, lo tocchi nella persona, non nel ruolo. La persona toccata non può toccare, deve rispettare la distanza: «Presidente!». Presidente è il ruolo, il potere. Cosa fa il debole di fronte al potente? Lo serve? Troppo poco. Il potente disprezza il servitore, e il servitore che offre un servizio si offre al disprezzo. Il servitore deve dichiarare un’altra cosa: amore. «Lei è sempre più amato», dice Saccà. Chi ama, innalza l’amato, e abbassa se stesso. Si presenta come un niente a un tutto. Ma il tutto, che sa di essere tutto, che tutto è? Economico? Politico? Molto di più: l’economico ha soldi, il politico ha un partito, ma stanno in terra. Berlusconi, con un salto mitopoietico, si alza fra terra e cielo, e colloca il suo potere nel sacro. Dice: «Mi scambiano per il papa». Il papa è il vicario del figlio di Dio. Guardando il papa lo vedi in alto, tra umanità e divinità, e provi il bisogno di adorare quel che lui rappresenta e piangere sulla miseria che tu sei. Con un èmpito creativo che lo fa non-mediocre, Saccà dice di rivolgersi al papa senza «piangeria», che è una piaggeria prossima al pianto: da lui escono preghiere e lacrime. Come dai fedeli di Lourdes, ma anche dalle ragazzine di fronte ai Beatles. La formula di chi riceve il Dio è: «non sum dignus». La usa Berlusconi: «Sono indegno», ma in lui diventa una formula attiva, non passiva, introduce l’indegnità fra lui e gli uomini, sono gli uomini che sono indegni di lui. Colui che ci fa sentire indegni è il nostro stupore, «stupor mundi». «Ma è stupendo» esclama Saccà, anzi meglio Agostino. «Stupendo» è ciò che abbiamo davanti a noi, il «vuoto» è dentro di noi. La frase di questo Agostino: «C’è un vuoto... che lei copre anche emotivamente», vale l’«inquietum est cor meum» di un altro Agostino. Noi siamo inquieti, ma ciò che adoriamo è per definizione quieto: noi dobbiamo muoverci, lui è il motore immobile. Noi siamo estasiati, ma ciò che ci fa estasiare non fa nulla, estasiare è nel suo essere, perciò rimane imperturbato, anzi annoiato. La sequenza: Saccà: «È bellissima», Berlusconi: «Vabbè... e allora?», mette a contatto due sfere, l’adorazione e la noia. I due parlano del consigliere Urbani, Saccà è cauto, non sa come lamentarsene: Urbani è vicino al padrone, c’è il rischio che oscurando Urbani un’ombra cali sul padrone. Il padrone non corre questo rischio: «Urbani fa lo stronzo, no?». «Stronzo» non è un’offesa, è un insulto de-semantizzato, perfino affettuoso, corre fra amici.
Saccà soffre che un comandante subalterno faccia lo stronzo e il comandante supremo ci scherzi sopra, ma sa di non poterci fare nulla, però ecco il suo potere: lui può spingere il comandante supremo a mettere in riga i disobbedienti, e in tal modo Saccà si mette sopra e davanti al comandante, lo scuote e lo indirizza: «Li richiami all’ordine, Presidente!». In questo modo si colloca rispetto al presidente più vicino di coloro che bisogna richiamare all’ordine, in un certo senso è lui che li richiama all’ordine. L’accenno al film su Barbarossa e al regista e alle attrici a cui trovare un ruolo da qualche parte è un tram che ci sbatte in faccia. Noi pensavamo: un film si fa perché il progetto è nell’aria, un regista si sceglie perché è fatto per quel progetto, un’attrice perché è tagliata per quella parte. Qui Berlusconi vuole il film su Barbarossa, ma lo chiama «cavolo di fiction», perché è Bossi che lo vuole, dunque la sequenza che noi credevamo storia-arte-film-Rai diventa Bossi-Berlusconi-Saccà-cavolo. Quando uscirà il «cavolo», noi che scriviamo, in sede di recensione, dovremo trovarne i significati filosofici e metafisici.
C’è un’attrice da sistemare in qualche parte. Lo chiede Berlusconi, che non la conosce, ma quell’attrice gli serve per... far cadere il governo.
C’è un senatore del centro-sinistra che se viene sistemata la sua attrice 10E noi, se il governo cade, cercheremo di capire perché: poco welfare, troppo welfare. E invece sarebbe una donna, che una volta sistemata sarebbe grata al senatore, che per quella gratitudine sarebbe grato al presidente. Dicono che tutto questo è privacy, da rispettare. Come se, cadendo il governo, cadesse privatamente. Se davvero tutto questo è privacy, allora tutta la nostra vita è diventata una faccenda privata del potere.
Ferdinando Camon
Messaggio del 23-12-2007 alle ore 17:13:46
Messaggio del 23-12-2007 alle ore 19:28:59
Quante storie pe sta cazzata
Quante storie pe sta cazzata
Messaggio del 23-12-2007 alle ore 19:38:13
Adonai,
se fosse stato Prodi o Sircana a fare la telefonata tu non l'avresti smessa da qui a carnevale con gli inzummi...
Adonai,
se fosse stato Prodi o Sircana a fare la telefonata tu non l'avresti smessa da qui a carnevale con gli inzummi...
Messaggio del 23-12-2007 alle ore 21:29:51
Una al giorno, credo che non basterà la mia e la vitazza di Adonai!
Una al giorno, credo che non basterà la mia e la vitazza di Adonai!
Messaggio del 23-12-2007 alle ore 23:24:38
Quando mai ho fatto inzummi per le cazzate?
Piuttosto, perché non parliamo dei magistrati che vengono dimessi forzosamente perché indagano su prodi e d'alema?
Quando mai ho fatto inzummi per le cazzate?
Piuttosto, perché non parliamo dei magistrati che vengono dimessi forzosamente perché indagano su prodi e d'alema?
Messaggio del 24-12-2007 alle ore 02:27:04
I magistrati che indagano su D'Alema e Prodi, senza violare le norme di comportamento per un magistrato, stanno ancora al loro posto e con i loro fascicoli. Forse dovrebbero abituarsi tutti a rilasciare meno interviste televisive e sui giornali e lavorare un pò di più. E non lasciando, soprattutto, in giro la chiave dove tengono custodini gli interrogatori e le intercettazioni.
I magistrati che indagano su D'Alema e Prodi, senza violare le norme di comportamento per un magistrato, stanno ancora al loro posto e con i loro fascicoli. Forse dovrebbero abituarsi tutti a rilasciare meno interviste televisive e sui giornali e lavorare un pò di più. E non lasciando, soprattutto, in giro la chiave dove tengono custodini gli interrogatori e le intercettazioni.
Messaggio del 24-12-2007 alle ore 04:37:01
"...Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni...."
"...Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni...."
Messaggio del 24-12-2007 alle ore 12:48:38
Ormai Ghino ha la sindrome di Stoccolma
Ormai Ghino ha la sindrome di Stoccolma
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