Cultura & Attualità

la sanità che funziona...
Messaggio del 06-04-2008 alle ore 12:11:10
Ma perchè tu conosci i medici degli altri reparti?
Messaggio del 06-04-2008 alle ore 11:37:21
Non si può osannare il Renzetti per 1-2 reparti che funzionano,perchè una struttura ospedaliera deve funzionare in tutti i suoi reparti.
Il primario di ortopedia è da elogiare,ma è una mosca bianca che posa su un mare di merda.
Messaggio del 06-04-2008 alle ore 10:13:31

up per Albertone

Messaggio del 02-04-2008 alle ore 23:04:43
Messaggio del 02-04-2008 alle ore 15:23:11

anche in Frentania:
tratto da primadanoi.it

Primo trapianto di caviglia al “Renzetti”

LANCIANO. Poteva muoversi solo su una sedia a rotelle o al massimo fare pochi passi utilizzando degli speciali appoggi, da quando un grave incidente le aveva frantumato un piede rimasto ciondolante e senza alcuna capacità di sostenere carichi.

Ora una donna di 59 anni, residente in un comune del teramano, potrà tornare a camminare grazie al trapianto di caviglia a cui è stata sottoposta all’ospedale di Lanciano dal primario di Ortopedia Lorenzo Ponziani e dalla sua equipe. Alla paziente è stata impiantata una tibia prelevata da cadavere che servirà a ricostituire la parte del piede che era stata letteralmente frantumata dall’incidente.
«Le condizioni della paziente – spiega il primario – erano rese particolarmente difficili dal fatto che fra la gamba e il piede non c’era più continuità ossea che doveva invece essere ricostruita per permettere un corretto appoggio a terra e la conseguente ripresa della deambulazione. Abbiamo perciò impiantato la parte distale di una tibia, richiesta a un istituto di Bologna, inserendola fra il piede e la gamba della paziente dove l’osso trapiantato svolgerà essenzialmente una funzione guida, fungendo da supporto per la formazione di un nuovo tessuto osseo che si rigenererà nel tempo, fino a diventare un tutt’uno con quello della paziente stessa. In casi del genere il trapianto è funzionale proprio a ricostituire il tratto di necessaria continuità che permette all’organismo di ricominciare a produrre in proprio un nuovo osso e ridare funzionalità all’arto danneggiato».
L’intervento è perfettamente riuscito e la paziente e la paziente nella giornata di ieri è stata dimessa. Ora seguirà una fase di 30 giorni di adattamento dell’osso impiantato, durante i quali l’arto ingessato non potrà essere sottoposto a carico. Successivamente, dopo i controlli radiologici si passerà alla fase di recupero graduale della funzionalità dell’arto.

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