Cultura & Attualità
GENOVA - Francesco de Barlis, maestro di scuola, e Giorgio Ardizzone, mastro cartaio, all’hora nona del 26 novembre 1482, si recano dall’eminente notaio Andrea De Cairo, pure cancelliere della Curia, che proprio sotto la dimora dell’arcivescovo ha l’ufficio. Un 'proto-Pacs' medievale. Si promettono reciprocamente di "stare, abitare e vivere come fratelli e veri soci in comunione, società e fraternità e di dividere il pane e il vino e il vitto, come è giusto che sia". E questo sarà ‘in perpetuum’, per sempre, e in modo che "questa società, in nessun tempo, possa essere dissolta nella loro vita e finché vivranno".
Francesco e Giorgio - come si legge in uno dei documenti ritrovati, che Repubblica ha potuto visionare - si presentano davanti al notaio puro corde, con cuore puro. E l’espressione non sembra casuale, ma mirata a mettere in fuga ogni maldicenza. Sono spinti a stipulare questo accordo da espliciti sentimenti di affectio, dilectio, benevolentia, e confidentia che li legano. E questi termini, spiega Alfonso Assini, direttore coordinatore dell’Archivio di Stato di Genova, sono davvero molto forti. Scritti da un notaio che sapeva ben calibrare, come tutti i suoi colleghi, ogni parola. È ovvio non trovare alcun cenno più esplicito al legame tra i due contraenti, perché siamo nel Medioevo e la sodomia, ricorda Assini, era uno dei peccati più gravi, punti con la morte.
Ciò non toglie, con buona pace dei "teodem", che fu proprio De Cairo, un notaio che molto lavorò per la Curia genovese e per il suo arcivescovo, a redigere almeno tre atti del genere, contratti nella seconda metà del Quattrocento tra persone dello stesso sesso. In tutti i casi, due uomini. Li ha scoperti, per caso, Valentina Ruzzin, archivista, che insieme ad altre quattro studiose, sta lavorando al progetto di riordino del "Fondo notai antichi" all’Archivio di Stato di Genova.
In questo ‘pacs’ medievale, viene anche regolata l’eredità: "Quando uno dei due uomini morirà, l’altro sarà erede e successore di tutti i beni". Il documento si conclude con la descrizione di una breve cerimonia con cui Francesco e Giorgio sanciscono ciò che si sono appena promessi: "Per dare solennità a ques’atto, i due si abbracciano, si stringono la mano, e si scambiano un bacio di pace". Un gesto, quest’ultimo, che non indica nulla, chiarisce Assini, perché era pratica comune scambiarsi un bacio, ad accordo concluso. Ad aver incuriosito Assini e le studiose è il numero di testimoni, citati in fondo all’atto. "Normalmente erano due - spiega Assini - in questo atto e negli analoghi sono cinque, tanti si convocavano solo per i testamenti". Questo, dunque, potrebbe essere indizio della delicatezza e dell'importanza del documento.
Non solo. La scelta di Andrea De Cairo, notaio eminente e attivissimo nei lavori della Curia, potrebbe essere stata necessaria e anche strategica. "De Cairo aveva una pratica immensa, solo un notaio con tanta e tale esperienza garantiva un atto di questo tipo con le formule giuste, incontestabili - riflette Assini e aggiunge - e poi, forse, non è da escludere che la sua preminenza nell'ambito ecclesiastico potesse mettere al riparo da sospetti un tipo di contratto del genere".
Intervista alla docente di Storia medievale Airaldi: "La società del Quattrocento non era ipocrita come la nostra".
Professoressa, in uno dei documenti si descrive il legame tra i due uomini con "dilectio", "affectio", "benevolentia", "confidentia".
"Questi termini sono specifici: per questo il documento mi pare molto interessante. Il valore delle parole, in questo tipo di atti, è fondamentale: venivano scelte e soppesate con cura. Per stabilire il contratto tra coniugi, ad esempio, si parlava di "affectio maritalis", e in questo documento torna proprio quella parola. E certo non si poteva andare oltre...".
Perché?
"Se tra i due signori ci fosse stato un rapporto sentimentale, non sarebbe stato certo trascritto, perché l´omosessualità era uno dei peccati più terribili. Anche se nel Medioevo era diffusissima, lo confermano i molti studi specifici che sono stai condotti".
Cosa spinse un maestro di scuola e un cartaio a rivolgersi al notaio?
"Dobbiamo partire da un presupposto fondamentale. La società medievale genovese ricorreva al notaio per tutto. Era il riferimento principale, l´unico ad avere la potestà pubblica di redigere atti che avessero validità universale. Si facevano contratti per ogni cosa, da quelli matrimoniali a quelli commerciali: anche tra gli uomini e le proprie concubine".
Un contratto con la concubina?
"Certo, si chiamavano atti di concubinato. In cui si regolavano i rapporti reciproci con la propria amante. Dobbiamo fare un balzo, per capire tutto questo: noi applichiamo a questi documenti la nostra cultura, che è fortemente impregnata della morale che arriva dal Concilio di Trento. Per leggere con la dovuta scientificità, dobbiamo saltare al di là del Concilio".
È possibile: gli uomini medievali avevano una mentalità molto più aperta di quelli del XXI secolo?
"È proprio così: moralmente le cose andavano in modo molto diverso da oggi. Non esisteva questa ipocrisia cui assistiamo, che spinge a correggere ogni minuto, e continuamente, il testo sui Pacs. Era una società, quella medievale, meno organizzata, a maglie più larghe, ma sostanzialmente più serena. C´erano, certo, le regole, ma c´era anche molto più spazio per le eccezioni".
Quindi non la stupisce che sia un cancelliere dell´arcivescovo a rogare un antenato dei "Pacs"?
"Per niente. La famiglia allora aveva confini tanto più grandi: era normale avere figli fuori dal matrimonio, così come era diffusissimo che gli uomini di Chiesa avessero figli".
Chissà cosa diranno i nostalgici

ma infatti a me i pacs mi stanno sul cazzo perchè sono retrogradi
vedi, tribù beduine del deserto, i pacs, la stessa cosa
più retrogrado di così muori
ma come hai fatto a leggere tutto in 40secondi?
non ho letto infatti, o meglio, la prima frase, l'ultima, e il tuo commento
la cosa nn può che farmi piacere
infatti ti ho detto cosa penso dei pacs
quello che facevano nel 1400, con la fame che ho adesso, mi interessa veramente veramente poco
se nn ti interessa nn sei obbligato a intervenire...
ma per caso mangi alla Caritas?
infatti sti copia e incolla nzi possono leggere ogni volta, tagliali un po almeno
Ma che ne sapete voi del Medioevo, bifolchi...
bellissimo articolo questo.
da molto da riflettere, soprattutto dovrebbe far riflettere le persone del mondo cattolico, così ipocrite e bacchettone.
invece di pensare ai DICO, pensassero a tenere a freno i piselli e le mani di quei sacerdoti che troppo spesso si fanno strada tra i vestiti dei bambini a cui sono affidati!
pensassero a tenere a freno i piselli e le mani di quei sacerdoti che troppo spesso si fanno strada tra i vestiti dei bambini a cui sono affidati!
bellissimo documento..
bellissimo documento..
Adonai, vedo che l'argomento ti urta tanto...hai la coda di paglia?

comunque se vuoi sapere qualcosa dei preti pedofili consulta internet o i giornali, è pieno di queste storie (anche se subito zittite dal vaticano, che cerca poi di sviare con i DICO)...
Ho scritto prete pedofilo ed è uscita una cosa su un rapimento da parte degli alieni... pensi sia attinente?
la cosa che più risalta nel documento è la dolcezza e la naturalezza con cui vengono stabilite regole, diritti e doveri
26 novembre 1482
Il 1482 non è medioevo, ma rinascimento
, manc Troisi si vist?
chi kakkio ha spostato il medioevo?
ero convinto che fosse finito nel 1492
Il 1482 non è medioevo
qual sorta di minchiata ciancia costui!!!??

Adonai, se non sei in grado di fare una ricerca con google stai messo proprio male

prova inserendo: sacerdote pedofilia
e se proprio non ci riesci da solo ti indico un sito interessante

basta che clicchi dove è scritto "clicca qui"
dai che ce la fai

clicca qui
Nuova reply all'argomento:
La sacra famiglia nel Medioevo :D
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui










