Cultura & Attualità
Recentemente un avvocato milanese di mia conoscenza, un’autorità nel campo del lavoro, se ne è uscito con una considerazione illuminante sul periodo che stiamo attraversando. Come quasi sempre, una riflessione concreta val più di intieri tomi. “Vedi”, mi ha detto, “tutte le volte che difendo un cliente contro una banca, un’azienda importante, pubblica o privata, le Ferrovie, la stessa Rai o Mediaset, la Telecom ecc., ho paura della moglie di Cesare”.
“Cesare Previti”, ho interloquito per tirarmi un po’ su di morale.
“Non sto scherzando”, ha ribadito sul serio. “Diamo per scontato che il lavoratore abbia ragione, piena ragione: e che dal dibattimento questo risulti con chiarezza. Ebbene, non ho affatto timore che la controparte provi a corrompere il giudice, è già successo, risuccederà. Ma quella è la patologia della giustizia, spero non accada, ma mi interessa meno. La mia vera paura è, diciamo, fisiologica, non patologica. Temo sempre che il giudice vada a casa, magari esasperato dal lavoro e dall’inefficienza della macchina giudiziaria, che trovi una scodella di minestra calda e la moglie che gli domanda: come è andata oggi, che cause avevi?, e cose così. Lui dirà anche della causa di Tizio contro l’Ente Caio”.
“E allora?”, ho fatto io per stringere sulla moglie di Cesare.
“E allora temo sempre che la moglie lo pressi chiedendogli se ha pensato a nostro figlio o a nostra figlia, che a trent’anni sono ancora vagabondi per casa senza lavoro, perché il Paese è quello che è, eccetera eccetera. E che dai e dai anche il povero Cesare, il giudice intendo, ceda e trovi il modo di non scontentare troppo in aula la mia controparte. E così è tutto alterato, e si normalizza una giustizia ingiusta, o ingiustina se vuoi, al diminutivo. E il costume, le abitudini, i valori precipitano.”
????
Forse sarebbe il caso di citare la fonte della citazione...
.... sai, di questi tempi!
"Crescete e prostituitevi" di Oliviero Beha
Ecco meglio!
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La moglie di Cesare
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