Cultura & Attualità

La crisi alimentare internazionale
Messaggio del 26-04-2008 alle ore 10:03:01
» 2008-04-25 12:26
GIAPPONE: EMERGENZA CIBO, PREZZI ALLE STELLE
TOKYO - La crisi alimentare internazionale non risparmia neanche un Paese come il Giappone, seconda potenza economica mondiale, dove la corsa al rialzo dei prezzi sta causando carenze di scorte per generi di prima necessità che la popolazione nipponica aveva ormai dimenticato dopo la fine dalla seconda guerra mondiale. Ultimo in ordine di tempo a fare notizia è l'allarme per la scarsità di burro, che ha colpito prima i canali della ristorazione e adesso perfino gli scaffali della grande distribuzione. Questo a causa dell'impennata dei prezzi di mangimi per mucche e del taglio alle importazioni di latte, entrambi provenienti principalmente dall'Australia, con il risultato che oggi le aziende agricole non riescono a soddisfare la crescente domanda di burro, sempre più utilizzato in Giappone per l'alto interesse per la cucina europea. Secondo un recente sondaggio governativo, l'80% della popolazione dichiara di 'temere per la scarsita' di cibo nel prossimo futurò, anche alla luce dei recenti aumenti 'selvaggi' di generi di prima necessità. Con il costo del grano aumentato di oltre il 130% in un anno, il governo di Tokyo la settimana scorsa si è visto costretto ad approvare un finanziamento straordinario di 55 miliardi di yen (330 milioni di euro) in aggiunta al budget ordinario di 230 miliardi di yen, già speso con due mesi di anticipo rispetto alle previsioni. La principale preoccupazione del governo riguarda la forte dipendenza della nazione dall'import alimentare: secondo i dati del ministero dell'Agricoltura, nel 2006 la produzione interna é stata in grado di coprire solo il 39% del fabbisogno alimentare nazionale, la prima volta dal 1960 che la soglia di autosufficienza scende sotto quota 40%.



Ho visto cosi di sfuggita in qualche giornale e telegiornale la grande crisi dei cereali, paesi poveri che litigano per un chilo di farina o riso...Il Brasile sospende le esportazioni per soddisfare il mercato interno, l'Argentina non so casa sta a fare, mi informerò, già che i cereali sono in mano a poche famiglie che regolano il mercato...da noi si parla cosi poco, non si vuole parlare??? si continua a parlare dei comunisti e fascisti, e di Beppe Grillo che di sicuro non avrà problemi a trovare un chilo di farina o riso nel mercato nero....noi che misure stiamo prendendo, come faremmo a fare fronte a questa crisi???? nessuno si mette il problema, io si....perchè sta arrivando!!!
Messaggio del 26-04-2008 alle ore 10:05:47

mancherà il pane?
io mi sono fatto la scorta di brioches...


Messaggio del 26-04-2008 alle ore 10:09:44
non so si mancherà il pane ma i cereali sono il primo anello della catena, si fanno i mangimi per gli animali di allevamento, allora si comincia per le farine, pane, pasta per finire per le carni...la cosa è molto preoccupante in molti paesi, come mai qui no????
Messaggio del 27-04-2008 alle ore 10:50:40
da leggere molto interessante
clicca qui
Messaggio del 27-04-2008 alle ore 11:32:36
Luzy,
ti sbagli, la produzione di grano in Italia l'anno scorso è tornata a crescere e crescerà anche quest'anno. L'aumento del costo sta facendo tornare i nostri agricoltori a coltivarlo.
Messaggio del 28-04-2008 alle ore 09:28:58
Ghino ti sbagli!!! hai idea quanti campi fa bisogno per coltivare il grano??? l'italia su questo aspetto è poverissimo noi importiamo il grano dell'ucraina e il canada, lo sapevi questo???
Messaggio del 18-07-2008 alle ore 17:04:21
e in molti, come sempre, pensano che io dico cazzate, non sarà che leggo un po di cose in giro??


ROMA - Le scorte di pane e pasta, ottenute con il raccolto nazionale di grano appena concluso, basteranno all'Italia al massimo per sette mesi, poi bisognerà acquistare le derrate alimentari dagli altri Paesi. Lo rileva uno studio presentato oggi nel corso dell'Assemblea Nazionale della Coldiretti. L'emergenza cibo mondiale finisce così per farsi sentire anche in Italia, nonostante l'aumento della produzione nazionale e il calo dei consumi interni. Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, sottolinea quindi la necessità di aumentare la riserva strategica nazionale per evitare possibili rincari legati alle importazioni. «La sola speculazione internazionale sui cereali, stimata al valore medio indicato dagli analisti del 30%, è costata al sistema Paese nell'ultimo anno circa 400 milioni di euro», ricorda Marini.

Messaggio del 18-07-2008 alle ore 17:06:13
Luzy,
è dai tempi del fascismo che l'Italia importa il grano dall'estero perchè la produzione nazionale è insufficiente.
Messaggio del 18-07-2008 alle ore 17:18:31
cosa c'entra con il discorso?? se i paesi non vendono il grano dove lo compri??? e si è poco il prezzo si alza smisuratamente?? tu hai detto che il problema non esiste, ma tu leggi i giornali?? leggi quello che fa l'europa e altre paesi per fare fronte alla crisi??
Capisco che sei Piccioso ultimamente, che sei in crisi ma non girare le cose per avere ragione
Messaggio del 18-07-2008 alle ore 18:02:19
Ho scritto che l'aumento del prezzo del grano sui mercati internazionali ha fatto sì che già dall'anno scorso, dopo molti decenni, in Italia tornasse a crescere la produzione di grano. Non ho detto niente altro.
Messaggio del 18-07-2008 alle ore 18:18:24
Un motivo in piu' per diventare vegetariani (o almeno ridurre al minimo indispensabile il consumo di carne):


...(cut)I prodotti agricoli a livello mondiale sarebbero in realtà sufficienti
a sfamare i sei miliardi di abitanti, se venissero equamente divisi e
sopratutto se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare i
tre miliardi di animali da allevamento.

Ogni anno 150 milioni di tonnellate di cereali sono destinate a
bovini, polli e ovini, con una perdita di oltre l'80% di potenzialità
nutritiva: in pratica il 50% dei cereali ed il 75% della soia raccolti
nel mondo servono a nutrire gli animali di allevamento.

L'America meridionale, per fare posto agli allevamenti, distrugge ogni
anno una parte della foresta amazzonica grande come l'Austria.

Trentasei dei quaranta paesi più poveri del mondo esportano cereali
negli Stati Uniti, dove il 90% del prodotto importato è utilizzato per
nutrire animali destinati al macello.

Viviamo in un mondo dove un miliardo di persone non ha accesso
all'acqua pulita e per produrre un chilo di carne di manzo occorrono
più di trentamila litri di acqua.


Già oggi non riusciamo neppure a contare quante malattie e quante
morti potrebbe evitare un minore consumo di carne. Veniamo così
indirettamente alla seconda motivazione del vegetarianesimo, che è la
tutela della salute.

Non ci sono dubbi che un alimentazione povera di carne e ricca di
vegetali sia più adatta a mantenerci in buona forma. Gli alimenti di
origine vegetale hanno una funzione protettiva contro l'azione dei
radicali liberi, cioè quelle molecole che possono alterare la
struttura delle cellule e dei loro geni. Si può quindi pensare che chi
segue un alimentazione ricca di alimenti vegetali è meno a rischio di
ammalarsi e possa vivere più a lungo.

C'è poi un secondo fattore. Noi siamo circondati da sostanze
inquinanti che possono mettere a rischio la nostra vita. Sono sostanze
nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le ingeriamo.
Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione, perché
dall' atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi
sull'erba che, mangiata dal bestiame,(o attraverso i mangimi)
introduce le sostanze nocive nei suoi depositi adiposi, e infine nel
nostro piatto quando mangiamo la carne.
L'accumulo di sostanze tossiche ci predispone a molte malattie
cosiddette "del benessere" (diabete non - insulino dipendente,
arteriosclerosi, obesità). Anche il rischio oncologico è legato alla
quantità di carne che consumiamo. Le sostanze tossiche si accumulano
più facilmente nel tessuto adiposo, dove rimangono per molto tempo
esponendoci più a lungo ai loro effetti tossici.

Frutta e verdura sono alimenti poverissimi di grassi e ricchi di
fibre: queste agevolano il transito del cibo ingerito, riducono il
tempo di contatto con la parete intestinale degli eventuali agenti
cancerogeni presenti negli alimenti. I vegetali poi, oltre a
contaminarci molto meno degli altrialimenti, sono scrigni preziosi di
sostanze come vitamine, antiossidanti edinibitori della cancerogenesi
(come gli flavonoidi e gli isoflavoni), che consentono di
neutralizzare gli agenti cancerogeni, di "diluirne" la formazione e di
ridurne la proliferazione delle cellule malate.
(cut)
Umberto Veronesi Repubblica 6 giugno 2008

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