Cultura & Attualità
La conversione impossibile
Messaggio del 21-09-2006 alle ore 01:17:40
Vi è una linea invisibile che separa distintamente l'Occidente cristiano dall'Oriente islamico. Tale linea fu tracciata ben prima che le due massime religioni monoteiste si affacciassero sul Mediterraneo e sul mondo, per inserirsi alla perfezione nel contesto che trovarono. E non è un caso che si spartissero il Mondo nella maniera a cui abbiamo assistito.
Ma proprio perché esse si sono inserite in una Storia già cominciata molti secoli prima, non c'è alcuna possibilità che il fronte possa modificarsi, tranne che in un solo caso: una migrazione di massa che porti alla sostituzione fisica di uno dei due elementi, con lo sterminio di quello minoratario.
Agli occhi di Cicerone i popoli orientali erano nati per essere schiavi. Questi popoli erano, come sperimentarono i Romani che faticavano non poco a contenere gl'inassimilabili ebrei e arabi, poco inclini a rinunciare alle abitudine ataviche per abbracciare i costumi di una società nata nelle città-stato della Grecia e dell'Italia. Mentre gli Europei mediterranei avevano sviluppato una coscienza civile, un ordine sociale e una legislazione positiva, i popoli orientali tendevano a un frazionamento caotico e ingovernabile che poteva solo essere contrastato da sistemi dispotici e oppressivi.
Fu così che si svilupparono quei due opposti modelli per cui l'Arpinate poteva giudicare gli orienatali come "nati ut servi sint".
La schiavitù millenaria del Medio Oriente non è rimasta un'esperienza esclusivamente politica e, per così dire, fisica, ma si ha avuto profonde ripercussioni culturali e psicologiche, prostrando quei popoli nell'animo, incapaci di autogoverno e bisognosi di essere indirizzati senza l'accessorio della discrezionalità personale, ma in maniera cieca e irrazionale.
Ciò è possibile scorgere soprattutto dalle istituzioni religiose, essendo la religione la fondamentale espressione culturale di un popolo, non il compendio, ma la sintesi totalitaria di tutte le inclinazioni e tensioni di una società. La caratteristica del Cristianesimo Cattolico, che è neotestamentario, è il tema fondamentale del Nuovo Testamento e consiste nella "liberazione dell'uomo" dal male, che è il fulcro della fede cattolica. Tale tema è molto accentuato nel cristianesimo, ma non è da considerarsi motivo di rottura con la tradizione ebraica, in quanto anch'essa, a fianco ai motivi dell'obbedienza a Dio e della meschinità dell'uomo di fronte alla divinitò, contiene anche quello della "liberazione" rappresentata dalla figura del Messiah venturo di cui parlano i profeti; rispetto al Cattolicesimo ortodosso, alcune chiese protestanti, invece, hanno preferito sottolineare gli altri temi del Vecchio Testamento, rompendo quel filo progressivo che tutta la Bibbia sembra seguire.
Assolutamente sul piano opposto sta l'Islam. Questo termine deriva dall'espressione "islam al Lah", sottomissione a Dio. Appunto ciò ci indica che il motivo portante del musulmanesimo è la sottomissione dell'uomo, esattamente l'opposto della liberazione.
Il cristiano anela al perfezionamento, alla liberazione; e seppure l'Occidente è secolarizzato, esso è informato a quei principi che per secoli sono stati accostati e conciliati il più possibile col sostrato culturale ariano-mediterraneo.
Il musulmano anela all'obbedienza, alla conformazione ai precetti e alla volontà di Allah; non perché tale adesione porti al compimento dell'uomo e al suo perfezionamento, ma come forma di "sottomissione" e di annullamento dell'uomo di fronte alla divinità.
Mi risulta assolutamente impossibile credere che o gli Occidentali o gli Orientali possa seriamente convertirsi gli uni alla religione degli altri, per queste fondamentali caratteristiche culturale e psicologiche forgiate nel corso dei millenni.
Mi risulta ovvia l'inconciliabilità totale tra le due culture e l'adozione da parte di una dei modelli sociali e politici dell'altra. Tale realtà è affermata anche, stranamente, dal Corano che ribadisce che ogni dialogo è impossibile coi cristiani e cogli ebrei.
Vi è una linea invisibile che separa distintamente l'Occidente cristiano dall'Oriente islamico. Tale linea fu tracciata ben prima che le due massime religioni monoteiste si affacciassero sul Mediterraneo e sul mondo, per inserirsi alla perfezione nel contesto che trovarono. E non è un caso che si spartissero il Mondo nella maniera a cui abbiamo assistito.
Ma proprio perché esse si sono inserite in una Storia già cominciata molti secoli prima, non c'è alcuna possibilità che il fronte possa modificarsi, tranne che in un solo caso: una migrazione di massa che porti alla sostituzione fisica di uno dei due elementi, con lo sterminio di quello minoratario.
Agli occhi di Cicerone i popoli orientali erano nati per essere schiavi. Questi popoli erano, come sperimentarono i Romani che faticavano non poco a contenere gl'inassimilabili ebrei e arabi, poco inclini a rinunciare alle abitudine ataviche per abbracciare i costumi di una società nata nelle città-stato della Grecia e dell'Italia. Mentre gli Europei mediterranei avevano sviluppato una coscienza civile, un ordine sociale e una legislazione positiva, i popoli orientali tendevano a un frazionamento caotico e ingovernabile che poteva solo essere contrastato da sistemi dispotici e oppressivi.
Fu così che si svilupparono quei due opposti modelli per cui l'Arpinate poteva giudicare gli orienatali come "nati ut servi sint".
La schiavitù millenaria del Medio Oriente non è rimasta un'esperienza esclusivamente politica e, per così dire, fisica, ma si ha avuto profonde ripercussioni culturali e psicologiche, prostrando quei popoli nell'animo, incapaci di autogoverno e bisognosi di essere indirizzati senza l'accessorio della discrezionalità personale, ma in maniera cieca e irrazionale.
Ciò è possibile scorgere soprattutto dalle istituzioni religiose, essendo la religione la fondamentale espressione culturale di un popolo, non il compendio, ma la sintesi totalitaria di tutte le inclinazioni e tensioni di una società. La caratteristica del Cristianesimo Cattolico, che è neotestamentario, è il tema fondamentale del Nuovo Testamento e consiste nella "liberazione dell'uomo" dal male, che è il fulcro della fede cattolica. Tale tema è molto accentuato nel cristianesimo, ma non è da considerarsi motivo di rottura con la tradizione ebraica, in quanto anch'essa, a fianco ai motivi dell'obbedienza a Dio e della meschinità dell'uomo di fronte alla divinitò, contiene anche quello della "liberazione" rappresentata dalla figura del Messiah venturo di cui parlano i profeti; rispetto al Cattolicesimo ortodosso, alcune chiese protestanti, invece, hanno preferito sottolineare gli altri temi del Vecchio Testamento, rompendo quel filo progressivo che tutta la Bibbia sembra seguire.
Assolutamente sul piano opposto sta l'Islam. Questo termine deriva dall'espressione "islam al Lah", sottomissione a Dio. Appunto ciò ci indica che il motivo portante del musulmanesimo è la sottomissione dell'uomo, esattamente l'opposto della liberazione.
Il cristiano anela al perfezionamento, alla liberazione; e seppure l'Occidente è secolarizzato, esso è informato a quei principi che per secoli sono stati accostati e conciliati il più possibile col sostrato culturale ariano-mediterraneo.
Il musulmano anela all'obbedienza, alla conformazione ai precetti e alla volontà di Allah; non perché tale adesione porti al compimento dell'uomo e al suo perfezionamento, ma come forma di "sottomissione" e di annullamento dell'uomo di fronte alla divinità.
Mi risulta assolutamente impossibile credere che o gli Occidentali o gli Orientali possa seriamente convertirsi gli uni alla religione degli altri, per queste fondamentali caratteristiche culturale e psicologiche forgiate nel corso dei millenni.
Mi risulta ovvia l'inconciliabilità totale tra le due culture e l'adozione da parte di una dei modelli sociali e politici dell'altra. Tale realtà è affermata anche, stranamente, dal Corano che ribadisce che ogni dialogo è impossibile coi cristiani e cogli ebrei.
Messaggio del 21-09-2006 alle ore 19:26:28
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