Cultura & Attualità

LA CHIESA PAGHI LE TASSE!!!
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 16:28:23
Il sottosegretario all'Economia: «Se ne parli dalla prossima Finanziaria»
«Chiesa paghi giuste tasse, troppi privilegi»

Cento: «Nel corso degli anni sono stati accumulati dei privilegi. Non sarebbe sbagliato aprire una discussione su questo»

ROMA - «Anche la Chiesa paghi tasse giuste. Il sottosegretario al ministero dell'Economia, il verde Paolo Cento, afferma che «nel corso degli anni la Chiesa ha accumulato dei privilegi. Non sarebbe sbagliato aprire una discussione su questo». Cento, nel ricordare che ci sono dei principi concordatari che regolano il rapporto con lo Stato, rileva che anche le attività commerciali dovrebbero essere sottoposte a un trattamento fiscale «al pari di quello a cui vengono sottoposti gli altri contribuenti nel nostro paese».
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 16:30:00
se non le paga Valentino perchè le devono pagare la chiesa?
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 16:34:28
..pure quess' e lu vere!..

allora se la chiesa e valentino non pagano le tasse ni li paghe mangh' i'!!!!

Messaggio del 21-08-2007 alle ore 16:37:22
Zitte, ca sinnò cacche d'une pense ca la Leghe sta pure a ecche
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 16:39:04
D'accordissimo purchè si faccia chiarezza e non si parli per sentito dire.
Cominciamo: scuole cattoliche, centri per disabili, strutture di beneficenza, immobili per la formazione professionale e centri culturali di proprietà di enti ecclesiastici non hanno mai pagato l’Ici. E continueranno a non pagarla. Altri immobili di proprietà di enti religiosi come ad esempio i cinema parrocchiali o le case affittate a terzi hanno sempre pagato questa imposta e continueranno a pagarla. A leggere molti giornali e forum malati di pregiudizio, sembra che nella disciplina dell’esenzione dall’Imposta comunale sugli immobili ci si aun privilegio. Dichiarazioni talvolta inesatte nei toni, oltre che totalmente inesatte nella sostanza.

Per orientarsi nella complessa vicenda bisogna partire dal 1992, anno di nascita dell’Ici. La legge istitutiva del tributo stabilisce, infatti, non solo chi deve pagare, ma anche chi ne è esentato. Non sono soggetti all’imposta gli immobili degli enti pubblici, gli edifici di culto della Chiesa cattolica (le chiese e le loro pertinenze: ad esempio i locali dove si fa il catechismo, la casa canonica, l’oratorio) e anche quelli di tutte le confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa con lo Stato. Sono esenti, inoltre, quegli immobili degli enti non commerciali (cioè senza fini di lucro) che siano esclusivamente destinati a una serie di finalità elencate nella legge: e cioè attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive.

In questo gruppo rientrano anche gli enti ecclesiastici, ma la categoria è molto ampia, comprendendo gli enti del terzo settore, le organizzazioni non profit, le onlus, le cooperative sociali, gli enti delle altre confessioni religiose e le fondazioni che non hanno scopo di lucro. Si calcola, in base ai dati del Ministero dell’Economia, che gli enti ecclesiastici rappresentino solo il 4 per cento del numero complessivo di tutti i soggetti esenti.

Venendo agli esempi concreti, ciò significa che non pagano l’Ici ospedali, scuole e case di cura non solo facenti capo alla Chiesa cattolica, ma a uno qualunque degli organismi esentati per legge. Invece gli enti ecclesiastici hanno sempre pagato l’Ici per gli appartamenti di proprietà dati in locazione a terzi, oppure per i locali fittati ad attività commerciali come bar o ristoranti. Più complessa è invece la definizione dell’attività ricettiva. Un conto sono le case adibite a sede di campi scuola estivi da parte di gruppi autogestiti (queste rientranti nell’area dell’esenzione). Un altro conto è invece l’attività alberghiera vera e propria. E un caso particolare è rappresentato, infine, dagli immobili utilizzati in parte per una finalità esente, in parte no. In questi casi occorre fare una divisione catastale, altrimenti l’Ici si paga su tutto l’immobile.

Fin qui la norma del 1992, che – ripetiamo – non riguarda solo la Chiesa cattolica e che è stata pacificamente applicata in tutti questi anni. Ovviamente, trattandosi di una tassa comunale, singole controversie interpretative si sono avute qua e là. Ma la mole del contenzioso risulta abbastanza limitata. La vera difficoltà nasce in seguito a una sentenza della Cassazione del 2004, che è chiamata a decidere sull’attività di ospitalità svolta da un istituto religioso (bisogna ricordare a questo proposito che i due terzi dei beni ecclesiastici esenti dall’Ici sono di istituti religiosi e non fanno capo a parrocchie o a diocesi, né tanto meno alla Cei). L’attività sottoposta a giudizio è ricettiva (e dunque esente) o alberghiera? La Corte prima ribadisce i due requisiti fondamentali dell’esenzione (ente non commerciale e immobile destinato esclusivamente a una delle finalità previste dalla legge), poi introduce un terzo requisito che non è previsto dalla legge stessa. L’attività, afferma, deve essere oggettivamente non commerciale. La sentenza, però, crea tutta una serie di difficoltà pratiche e giuridiche. Ad esempio, se l’attività deve essere oggettivamente non commerciale, come si può gestire una scuola o un ospedale senza porre in essere operazioni commerciali? Senza contare che, proprio per legge, l’attività ricettiva, ammessa all’esenzione, è sempre considerata commerciale ai fini fiscali. Di qui la necessità di un intervento interpretativo del legislatore. Tale è, appunto, l’articolo 6 del decreto legge approvato l’altroieri al Senato. Il quale ribadisce semplicemente che sono esenti dall’Ici gli immobili degli enti ecclesiastici utilizzati «per attività di assistenza, beneficenza, istruzione, educazione e cultura, pur svolte in forma commerciale, se connesse a finalità di religione o di culto». Ed è proprio in quell’inciso la natura interpretativa della norma. Se, infatti, non fosse intervenuto il legislatore, la sentenza del 2004, portata alle estreme conseguenze, avrebbe fatto sì che mentre gli altri enti non commerciali potrebbero continuare a usufruire dell’esenzione per tutti gli immobili previsti nella legge del 1992, gli enti ecclesiastici non pagherebbero l’Ici solo per le chiese, i seminari e poco altro. Non c’è, dunque, alcuna estensione dell’esenzione. Ma solo un provvedimento che impedisce un’arbitraria discriminazione.

Non è superfluo richiamare quei criteri che erano parsi qualificanti in questa delicata materia di esenzioni dall’Ici. Criteri già presenti nella legge istitutiva dell’imposta (emanata nel 1992), di cui si sono avvalsi finora tutti gli enti non commerciali senza distinzione confessionale (e quindi non solo quelli riconducibili alla Chiesa cattolica) e che sono stati pacificamente applicati per 13 anni anche agli enti religiosi destinati ad attività non-profit, fino a che una sentenza della Cassazione non ne ha dato una lettura restrittiva non adeguatamente motivata.

Primo criterio da tenere presente.
L’esenzione prevista dalla legge del 1992 non spetta solo agli immobili degli enti ecclesiastici, ma riguarda anche quelli nei quali tutti gli altri enti non commerciali (pubblici o privati, laici o religiosi, cattolici o di altre confessioni) svolgono le attività indicate nella nota 1) (in basso). Facciamo l’esempio dell’edificio che ospita una scuola materna. Quell’immobile non paga l’Ici sia se la scuola è gestita da una parrocchia o da un istituto religioso, sia se è gestita da un’associazione di genitori o da qualsiasi altra onlus anche appartenente ad altre confessioni religiose che abbiano l’intesa con lo Stato, sia, infine, se è gestita dal Comune o dallo Stato. Va ricordato per inciso che anche se si è esenti dall’Ici, si pagano comunque le imposte sulle attività. Perciò quella scuola sarà egualmente soggetta all’imposta sul reddito, all’Iva, all’Irap e così via.

Secondo criterio qualificante.
Perché il legislatore del 1992 ha ritenuto di dover escludere questi beni dal pagamento dell’Ici? I giuristi spiegano che «la norma esenta gli immobili nei quali, attraverso lo svolgimento di attività di rilevanza sociale da parte di soggetti che non operano con finalità di lucro, si creano le condizioni per una promozione del territorio comunale». Per questo l’esenzione spetta a tutti i soggetti del cosiddetto non profit, non importa se laici o religiosi, cattolici o meno: fondazioni, comitati, organizzazioni di volontariato e Ong, associazioni di promozione sociale, sportive dilettantistiche, familiari, sindacali, culturali, ricreative. Da chiunque questi organismi siano promossi.

Terzo criterio: i requisiti.
Secondo la legge del 1992, l’esenzione spetta all’intero mondo degli enti non commerciali, e non solo agli enti ecclesiastici, sulla base di due requisiti. Uno soggettivo: ad utilizzare l’immobile deve essere un ente non commerciale. E l’altro oggettivo: l’immobile deve essere totalmente destinato ad una o più attività indicate dalla legge (assistenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive). Non importa, invece, che queste attività siano svolte in forma commerciale (spesso, anzi, è quasi impossibile che non lo siano).
Riferito agli enti ecclesiastici, ciò comporta una conseguenza che è stata sistematicamente ignorata in questi giorni sia dagli organi di informazione, sia nelle dichiarazioni di certi politici. L’esenzione non riguarda tutti gli immobili degli enti ecclesiastici, ma solo quelli nei quali vengono svolte le attività indicate dalla legge sull’Ici. Sono esenti, ad esempio, le scuole e le mense per i poveri, ma non gli alberghi (come pure è stato ingiustamente affermato). E l’Ici viene regolarmente pagata anche per quei locali di proprietà ecclesiastica dati in fitto ad attività commerciali.

Allora, perché si rende necessario un nuovo intervento del legislatore? Perché la Cassazione in alcune sentenze del 2004 ha ritenuto di dover introdurre, accanto ai due già citati, un terzo requisito. Mentre per la legge del 1992 è necessario e sufficiente che l’immobile sia utilizzato da un ente non commerciale e che sia destinato ad una o più delle attività tassativamente elencate, per la Corte occorre anche che queste attività siano svolte in forma non commerciale. E proprio qui c’è la differenza. Perché quelle attività sono svolte spesso in forma almeno in parte commerciale (si pensi alla scuola cattolica che si sostiene sulle rette). Se prevalesse la lettura restrittiva della Cassazione, tutti questi immobili non sarebbero esenti dal pagamento dell’Ici. Ma se si esamina bene la legge del 1992 si ha la prova che la natura commerciale o meno dell’attività svolta nell’immobile è ininfluente ai fini del pagamento dell’Ici; la norma di esenzione non dà alcuna indicazione su come le attività debbano essere svolte. Basta che siano svolte da enti non profit e rientrino nell’elenco tassativo.

L’Ici, infatti, è un’imposta patrimoniale e grava sugli immobili e non sui redditi da questi prodotti. Ecco perché il legislatore può forse tornare a riconsiderare i criteri originari di esenzione. Anche in considerazione del fatto che un ripristino di tali criteri non comporta comunque alcuna nuova agevolazione e nessun danno alle casse dei Comuni. Su tutti i beni indicati dalla tabella, infatti, proprio perché le esenzioni esistono fin dal 1992, non è mai stata pagata l’Ici. E niente si può chiedere a titolo di rimborso. Di conseguenza, non c’è neanche bisogno, in parlamento, di alcuna copertura finanziaria.

1) Ecco l’elenco:
SOGGETTO A ICI O NON SOGGETTO A ICI 



ATTIVITÀ ASSISTENZIALI
Mense per poveri 
Case di accoglienza per indigenti 
Comunità di recupero per emarginati 
Centri di ascolto 
Dopo scuola 
Centri diurni 
Centri di aggregazione giovanile 
Consultori familiari 
Asili nido 

ATTIVITÀ SANITARIE
Case di cura 
Ambulatori 

ATTIVITÀ DIDATTICHE
Scuole materne 
Scuole primarie e secondarie 
Formazione professionale 

ATTIVITÀ RICETTIVE
Alberghi O
Case per ferie 
Pensionati 
Residence O
Ostelli per la gioventù 
Case per esercizi spirituali 

ATTIVITÀ CULTURALI
Musei 
Biblioteche 
Teatri 
Sale della comunità O

ATTIVITÀ RICREATIVE
Spazi attrezzati per giochi 

ATTIVITÀ SPORTIVE

Proprietà di Stato e Regioni
Immobili destinati esclusivamente all’uso istituzionale posseduti dallo Stato, dalle Regioni, dalle Provincie, dagli Enti Locali, dalle Comunità montane, dai Consorzi tra gli enti precedenti, dalle Aziende sanitarie locali, dalle Istituzioni sanitarie pubbliche autonome, dalle Camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura;

Ferrovie, ponti, fiere, torri dell’orologio e fortificazioni
Fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9 (E/1: stazioni per servizi di trasporto terrestri, marittimi, aerei, metropolitane, ferrovie, impianti di risalita in genere; E/2: ponti comunali e provinciali soggetti a pedaggio; E/3: Costruzioni e fabbricati per speciali esigenze pubbliche; E/4: Recinti chiusi per mercati, fiere, posteggio bestiame e simili; E/5: fabbricati costituenti fortificazioni e loro dipendenze; E/6: fari, semafori, torri per rendere l’uso dell’orologio; E/7 - E/8: fabbricati destinati all’esercizio pubblico del culto; E/9: altri fabbricati non compresi nelle precedenti categorie del gruppo E;

Musei, biblioteche, archivi
I fabbricati con destinazione a usi culturali esenti dall’irpef e irpeg come musei, biblioteche, archivi, ecc.;

Esercizio del culto
I fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e loro pertinenze, quelli di proprietà della Santa Sede;

Stati esteri e organizzazioni internazionali
I fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;

Edifici inagibili o inabitabili
I fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e recuperati per attività assistenziali limitatamente al periodo in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette;

Terreni agricoli in montagna o in collina
I terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della Legge 27 dicembre 1977, n. 984;

Attività sanitarie, didattiche e ricreative
Gli immobili utilizzati da enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive.
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 16:53:38
Stu copia ed incolla mo lo fai su tutti i post dove si parla dei privilegi fiscali della Chiesa?
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 17:10:22
No, solo perchè l'argomento era troppo simile. Comunque che ne pensi della chiarificazione?
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 17:11:35
me la leggo stanotte
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 17:18:59
Lo "ius cogens" in questo caso mi interessa meno del "de iure condendo". Per dimostrarti che non sempre prendo il diritto vigente per oro colato
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 17:20:57
E tanto per chiarire con Ghino per me possono pure pagarla l'Ici. Però poi la devono pagare prorio tutti, sindacati e compagnia bella. Pi nessun privilegio
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 17:32:07
Da qualcuno qua hai sentito dire che se un sindacato ha una casa di cura o una scuola privata non deve pagare l'ICI?
Messaggio del 21-08-2007 alle ore 17:41:50
Io voglio che paghiamo tutti così paghiamo meno. Ti dirò mi batterò affinchè lo paghino sempre più persone od enti, vorrà dire che Crasso avrà lavorato di più.
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 12:38:47
La disputa sui «privilegi» (continuiamo pure a chiamarli così, per ora) di cui godrebbe la Chiesa cattolica italiana ha radici lontane, anzi remote: da quando cioè la cosiddetta manomorta - ovvero il patrimonio di beni soprattutto immobili accumulati attraverso le donazioni - entrò nel mirino del potere temporale. A dar fuoco alle polveri cominciò il Regno delle Due Sicilie alla fine del XVIII secolo, ma furono soprattutto i giacobini francesi che approfittando della Rivoluzione incamerarono e distribuirono (a se stessi, principalmente) i beni della Chiesa, esempio seguito settant'anni dopo dai piemontesi, che unificando l'Italia trasferirono al neonato stato nazionale la quasi totalità del patrimonio ecclesiastico presente nelle varie regioni e città italiane (Roma compresa). Non bastasse, alla Chiesa venne applicata fino al 1954 (ossia da Cavour che la introdusse fino a De Gasperi che la soppresse) l'"imposta di manomorta", consistente in un'aliquota del 7,20% sulle rendite degli enti ecclesiastici, e una dello 0,90% sulle rendite degli istituti di carità, di beneficenza e di istruzione. Dubitiamo che il tortuoso iter attraverso il quale è passata la tassazione dei beni ecclesiastici sia noto in ogni suo dettaglio al grande pubblico, e non perché si tratti di un arcano che non deve essere divulgato, ma perché attiene alla fine materia giuridica che regola i rapporti tra gli Stati e le confessioni religiose e parimenti alla storia delle relazioni in Italia fra le due sponde del Tevere. Per questo è doppiamente grossolana la recentissima uscita del sottosegretario all'Economia Paolo Cento, il quale mosso da un rinnovato impeto giacobino - che peraltro non si addice alla sua paciosa corpulenza - ha proclamato solennemente (si veda fra i tanti La Repubblica di mercoledì 22 agosto) che «anche la Chiesa deve pagare le giuste tasse. È un dovere di tutti».
E ancor più greve è suonata martedì sera la dichiarazione dell'onorevole Angelo Piazza dello Sdi-Rnp per il quale «se l a Chiesa paga le tasse, tutti i cittadini pagheranno meno». Al che qualcuno potrebbe arrivare a pensare che se il carico fiscale italiano è arrivato al livello che tutti sanno, colpa è - anche in questo caso - della Chiesa cattolica. Insomma, veri spropositi circolano dalle parti dei massimalisti di governo. Il principio da cui questi partono è che le attività commerciali della Chiesa vengano sottoposte a un trattamento fiscale «al pari di quello a cui vengono sottoposti gli altri contribuenti nel nostro Paese». Ma è esattamente questo ciò che oggi avviene, onorevole Cento. Si informi bene, legga le «carte» del mestiere, e legga quel che su tale materia viene scritto non solo su questo giornale ma anche sul Sole 24Ore. E che gli enti religiosi si sottopongano «al regime di imposizione fiscale quando hanno una funzione economica» non lo sta esigendo lei ora, ma lo diciamo non da oggi pure noi. Anzi, è ciò che già avviene in tutta l'Italia. A lei questo non risulta? C'è qualche situazione che, a suo avviso, sfugge a questo criterio legislativo? Beh, allora faccia denunce circostanziate, come è esigito dalla sua responsabilità politica. E non spari a vuoto affermazioni di portata universale, come se la Chiesa cattolica fosse un'associazione a fini di lucro, una sorta di Grande Evasore da smascherare ad ogni costo, magari traducendo i suoi ministri in ceppi davanti al tribunale del popolo perché paghino le loro malefatte fiscali. Visione riduttiva e ben misera, quella che in simili frangenti si cerca di contrabbandare. Una visione che forse - ma la nostra è solo un'innocua congettura - non fa che ricalcare l'orizzonte concettuale di cui Cento e Piazza dispongono, largo quanto basta per dire sciocchezze, ristretto quanto basta perché tali sciocchezze, abbiano il fiato corto, anzi cortissimo.
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 13:07:17
Angelo Piazza un massimalista? Una barzelletta come questa non l'ho mai sentita
Angelo Piazza non capisce nulla di diritto?Questa è ancora più divertente
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 15:44:40

esempio seguito settant'anni dopo dai piemontesi, che unificando l'Italia trasferirono al neonato stato nazionale la quasi totalità del patrimonio ecclesiastico presente nelle varie regioni e città italiane



Mi sembra necessario precisare però che se questo avvenne fu perchè i beni "della Chiesa" erano percepiti, allora più di oggi, come beni della comunità, come beni pubblici destinati ad una funzione pubblica.
Per questo comventi e monasteri vennero trasformati in edifici pubblici come ospedali, scuole, tribunali, prigioni etc etc.
I beni patrimoniali furono invece alienati (privatizzati come diremmo oggi) in favore delle casse dell'erario e si può dire che nella nostra zona permise anche la nascita di un ceto di contadini possidenti.

A tutto questo bisogna aggiungere che comunque la Chiesa venne risarcita delle sue "perdite" con i patti lateranensi quando vennero versate nelle casse del Vaticano 750 milioni di lire dell'epoca e titoli di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire per i danni finanziari subiti dallo Stato pontificio in seguito alla fine del potere temporale (Somma equivalente a circa 1.500.000.000.000 miliardi di vecchie lire o a 772 milioni di euro).

Neppure si può dimenticare l'Assegno di congrua.

Fino al 31 dicembre 1986 - data di entrata in vigore dell'art. 21 della legge 20 maggio 1985, n. 222 - i parroci ricevevano dallo Stato l'Assegno di Congrua. Fino al 1932 la spesa gravava sul bilancio del Ministero della Giustizia e degli Affari di Culto. Il beneficio era considerato diritto personalissimo dell'investito ed aveva natura di assegno alimentare, intrasmissibile agli eredi, i quali avevano però diritto alla percezione delle annualità di congrua maturate e non riscosse dal parroco (circolare del Ministero della Giustizia e degli Affari di Culto - Ragioneria Generale - n. 9617 del 18 maggio 1924).

Dal 1 luglio 1932, in seguito all'entrata in vigore del Regio Decreto 20 luglio 1932, n. 884, la competenza delle attribuzioni in materia di affari di culto passò al Ministero dell'Interno. I pagamenti venivano effettuati su ruoli di spesa fissa, come avviene ancor oggi per i dipendenti statali, a cura degli Uffici Provinciali del Tesoro (allora sezioni dell'Intendenza di Finanza).

Per esempio ad un parroco - dal 1925 fino al 1944 - veniva liquidata la somma annua di 3.500 lire, negli anni '50 l'importo annuo era di poco superiore alle duecentomila lire e nel 1986, ultimo anno di pagamento della Congrua da parte delle Direzioni Provinciali del Tesoro, gli importi variavano tra gli otto e i dieci milioni di lire annue, circa 11 euro di oggi.

Aledimat ma sei per caso chi penso io?



Messaggio del 24-08-2007 alle ore 15:54:27
Finalmente c'è uno che ha studiato un po' di storia e ricorda che durante l'Unità d'Italia ci fu un saccheggio verso i beni della Chiesa.

Bruce non so cosa pensi...
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:09:45
Il tuo nick somiglia al nome di un mio carissimo amico...
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:12:59
Che lavoro fai?
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:14:06
Gestione di beni e servizi culturali...
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:19:13
Troppo generico, qualche altra dritta ci riesci a darla?
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:19:48
ci sono le mie foto nella home page....
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:34:58
Salutami il tuo papà, a tua sorella ho mandato un sms giorni fa per augurarle una magnifica gravidanza (e guardando le sue foto nella tua homepage ho ripensato che da adolescente avevo visto giusto, è sempre rimasta e sarà una bellissima ragazza/onna, cosa che le ho detto a Milano due anni fa al Convegno famoso...).
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:38:47
Dimenticate che molti dei terreni confiscati con le Leggi eversive( le più belle che io ricordi, bei tempi, liberali del genere non se ne vedono più in giro) erano incolti e fu un' opera meritoria assegnarle ai poveri contadini.
Come giustamente ha fatto notare Bruce, la Chiesa ha ottenuto nel XX secolo un risarcimento incommensurabile e continua ancora oggi a beneficiare di regalie e privilegi pur avendo raggiunto un equo ristoro molti decenni fa.
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:42:41
Io non dimentico. Se c'è privilegio va condannato. Se c'è pregiudizio altrettanto. Se c'è ignoranza (nel senso di ignorare) ancora di più. Se c'è astio... beh quello non si può condannare, è da compatire.
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:42:51
Allora sei tu!

Sono davvero contento di ritrovarti qui!
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:44:29
E' tornata tua sorella per queste vacanze?
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 16:46:17
Ti conviene entrare sulla chat prima che lincino entrambi!
Ps. qualche giorno intorno a ferragosto.
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 17:11:20
    
Quote:
A tutto questo bisogna aggiungere che comunque la Chiesa venne risarcita delle sue "perdite" con i patti lateranensi quando vennero versate nelle casse del Vaticano 750 milioni di lire dell’epoca e titoli di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire per i danni finanziari subiti dallo Stato pontificio in seguito alla fine del potere temporale (Somma equivalente a circa 1.500.000.000.000 miliardi di vecchie lire o a 772 milioni di euro).

Neppure si può dimenticare l’Assegno di congrua.

Se Aledimat conoscesse l'ammontare del debito pubblico italiano si renderebbe conto che questo è l'ordine di grandezza del fardello che grava sullo Stato italiano. adesso conosciamo la sua origine.

Lascio ad ognuno di voi il commento su quale sarebbe potuto essere il futuro del nostro Paese e dei suoi giovani se Mussolini non avesse firmato il Concordato.



Messaggio del 24-08-2007 alle ore 17:35:06
Bene, bene. Mussolini ha prodotto in combutta con il Vaticano il debito pubblico italiano. Complimenti per la fantasia storico-economica: i testi di Scienza delle Finanze, economia finanziaria, Storia moderna vanno riscritti. Meno male che qualche post fa avevo fatto delle precisazioni.
All'Università mi hnno insegnato che il debito pubblico italiano si è originato negli anni Settanta ma evidentemente il mio professore era stipendiato e foraggiato da Poletti (il predecessore di Ruini) per raccontare balle. Pregiudizi, ah benedetti pregiudizi...
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 17:42:38
Nelle Università si dà per scontato che le uscite a favore della Chiesa sono indisponibili per lo Stato italiano ed analizzano sono le altre voci. Ma se noi diamo per intoccabili quelle per pensioni, stipendi dipendenti, sanità, etc e cominciamo a considerare variabili, modificabili ed eliminabili tutti capitoli di spesa a favore della Chiesa, degli enti economici ecclesiatici e delle Parrocchie presenti nei bilanci di Comuni, Provincie, Regioni e Stato italiano dal 1929 ad oggi otteniamo una grandissima cifra economica, quella di cui sopra.

E' solo un cambio di paradigma, una rivoluzione culturale.
I tuoi professori ragionavano all'interno di un altro paradigma, non erano scorretti o erranti, semplicemente non vedevano i numeri economici anche da un altro punto di vista.
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 17:49:50
e vogliamo parlare dello scandalo degli insegnanti di religione? sono pagati da tutti ma sono assunti dal vescovo e possono essere licenziati dallo stesso

io naturalmente sono favorevole all'insegnamento di qualsiasi religione, ma non nella scuola statale, e non a mie spese !

quanto ci costa questo scandalo ? qualcuno è capace di fare 2 conti?
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 17:51:26
circa 1000 miliardi di vecchie lire
Messaggio del 24-08-2007 alle ore 17:54:24
500 milioni di euro? cominciamo a risparmiare su questo
Messaggio del 29-08-2007 alle ore 07:51:00
La Commissione deciderà se aprire un'inchiesta per aiuti di Stato illegali
Nel mirino alcune esenzioni Ici nella Finanziaria 2006. Forza Italia: "Sorpresi"
Vantaggi fiscali alla Chiesa
Ue chiede informazioni all'Italia
La Finanziaria 2006. Ad attirare l'attenzione della Commissione sarebbe stata in particolare una norma contenuta nella Finanziaria del 2006, l'ultima del governo Berlusconi, che prevede l'esenzione dall'Ici degli immobili di proprietà della Chiesa adibiti a finalità commerciali. Forza Italia, tramite il responsabile per i rapporti con il mondo cattolico Francesco Giro, "esprime la sua sorpresa" per le richiesta di Bruxelles.

L'esenzione è riconosciuta anche alle altre religioni che hanno un accordo con lo Stato italiano e alle attività no-profit. Bruxelles intenderebbe chiarire inoltre anche le riduzioni di imposta (al 50%) concesse alle imprese commerciali della Chiesa. Todd ha spiegato che le informazioni sono state chieste dopo le segnalazioni, nel 2006, da parte di soggetti italiani di cui non però ha riferito l'identità. Il portavoce ha sottolineato che, se l'inchiesta dovesse essere avviata, si tratterebbe della prima volta che l'antitrust europeo mette nel suo mirino la Chiesa, anche se in Belgio c'è stato un contenzioso per una questione di Iva e anche in Spagna c'è un'indagine in corso su delle facilitazioni fiscali.
Esenzione Ici. L'annuncio della Commissione arriva nel mezzo delle polemiche sui vantaggi di cui gode la Chiesa cattolica, in particolare su alcune forme di esenzione dall'Ici. Proprio oggi, il quotidiano dei vescovi Avvenire pubblicava un intervento di mons. Giuseppe Betori, il segretario della Cei. "L'esenzione dall'Ici - scrive Betori - si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale ed è del tutto uguale a quella di cui si giovano gli altri enti non commerciali, in particolare il terzo settore. Chi contesta un tale atteggiamento dello Stato manifesta una sostanziale sfiducia nei confronti di molteplici soggetti sociali di diversa ispirazione, particolarmente attivi nel contestare il disagio e la povertà".

(28 agosto 2007)




La chiesa ha molti privilegi ancora, e non credo che questo governo avvia il coraggio per toglierli, tutto rimarrà come prima..... e diciamo la verità Berlusconi ha fatto la sua parte

Nuova reply all'argomento:

LA CHIESA PAGHI LE TASSE!!!

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